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Come sfuggire al postino

12 Febbraio 2020
Come sfuggire al postino

La notifica è nulla se il postino o l’ufficiale giudiziario non effettuano ricerca sulla dimora effettiva del destinatario. 

Non è facile sfuggire al postino. Chi non vuol ricevere una multa, una cartella di pagamento, un avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate o l’atto giudiziario per un recupero crediti non può limitarsi a togliere il proprio nome dal citofono o a rimuovere la cassetta delle lettere. Né gli è sufficiente dichiarare in Comune una residenza ove non vive. In verità, per rendere nulla una notifica, è necessario far leva su un errore del postino. Errore che, stando alle più recenti sentenze della Cassazione, è tutt’altro che infrequente. 

Proprio da una ordinanza di qualche anno fa [1] prendiamo spunto per spiegare come sfuggire al postino ed evitare raccomandate, cartelle di pagamento, decreti ingiuntivi e altre forme di recupero crediti. 

Che succede se tolgo il nome dal citofono?

Togliere il nome dal citofono non evita la notifica. Difatti, il postino o l’ufficiale giudiziario avvieranno la procedura di notifica per «irreperibilità assoluta» che si verifica quando non è noto il domicilio del destinatario. 

La busta viene depositata alla Casa Comunale (se l’addetto alla notifica è l’ufficiale giudiziario) o all’ufficio postale (se l’addetto alla notifica è il postino). Se si tratta di un atto giudiziario, il plico rimane lì in giacenza per 30 giorni; se è, invece, una normale raccomandata, la giacenza si riduce a 10 giorni. 

Non sono previsti altri adempimenti per mettere al corrente il destinatario del tentativo di consegna. Con la conseguenza che, decorsi 10 giorni dal suddetto deposito, l’atto si considera regolarmente notificato e, da tale momento, decorrono tutti i consueti effetti legali (termine per pagare o per presentare opposizione). 

Che succede se rimuovo la buca delle lettere?

Il fatto di togliere dalla buca delle lettere la targhetta con il proprio nome non impedisce la notifica della raccomandata. Anche se, stando a un decreto ministeriale del 9 aprile 2001 (modificato nel 2008), è obbligatorio il nome sulla cassetta della posta, secondo la Cassazione tale obbligo non è coercitivo in quanto non sono previste sanzioni.

Secondo la Corte [2], quindi, il postino può notificare un atto nella cassetta delle lettere del destinatario anche se, in questa, non c’è l’indicazione del proprietario (il postino potrebbe ricondurne la titolarità per via delle consegne effettuate in precedenza o traendo informazioni dall’amministratore o dagli altri condomini).  

In questo caso, il messo adotta la notifica per «irreperibilità relativa»: tentata la consegna e non avendo trovato nessuno a ritirare la busta, immette nella cassetta delle lettere l’avviso di giacenza e invia al destinatario una seconda raccomandata informativa in cui lo mette al corrente della possibilità di ritirare il plico presso la Casa Comunale (per le notifiche a mezzo di ufficiale giudiziario) o presso l’ufficio postale (per le notifiche a mezzo di postino).  Anche in questa ipotesi, spirati i termini di compiuta giacenza, l’atto si considera notificato correttamente. 

Che succede se do un indirizzo dove non vivo?

Non hanno una migliore sorte i tentativi di fornire all’ufficio del Comune un indirizzo di residenza in cui non ci vive nessuno. Anche in questo caso, la posta si considera ugualmente notificata all’abitazione in questione attuando il meccanismo della notifica per «irreperibilità relativa» di cui abbiamo parlato nel precedente paragrafo. Postino o ufficiale giudiziario sono tenuti a informare il destinatario del tentativo di consegna con l’avviso di giacenza nella buca delle lettere e l’invio di una seconda raccomandata informativa. Fatto ciò e decorsi 10 giorni, l’atto si considera conosciuto anche se mai ritirato.

Come sfuggire al postino?

Come dicevamo in apertura, non c’è altro modo di sfuggire alla notifica del postino se non confidando in un errore di quest’ultimo. E la legge stabilisce un iter ben preciso che l’addetto alla consegna deve seguire se non trova nessuno a casa. 

Come chiarito dalla Cassazione [1],  in caso di notificazione a mezzo posta, l’ufficiale postale, qualora non abbia potuto consegnare l’atto al destinatario o ad altra persona abilitata a riceverlo, deve rilasciare al notificando l’avviso di deposito del plico nell’ufficio postale e provvedere, dopo il deposito, alla compilazione dell’avviso di ricevimento che dovrà essere restituito assieme al plico al mittente, con l’indicazione di tutte le formalità eseguite, dopo la scadenza del termine di giacenza di 10 giorni. Da tale premessa discende che ove l’avviso di ricevimento non contenga precisa menzione di tutte le descritte operazioni e in difetto di dimostrazione dell’attività svolta dall’ufficiale postale, la notifica è radicalmente nulla.

Di qui, il principio: è causa di nullità della notificazione l’assenza, sull’avviso di ricevimento che deve essere riconsegnato al mittente unitamente al plico, dell’indicazione di tutti i passaggi posti in essere dall’ufficiale postale per procedere alla notificazione che non sia, però, andata a buon fine per la temporanea assenza del destinatario e per mancanza di altre persone autorizzate a ricevere l’atto (ad esempio, i familiari conviventi). 

Non solo. Sempre la Cassazione ha spiegato che, in caso di notifica per irreperibilità, il postino o l’ufficiale giudiziario devono tentare di notificare l’atto presso il luogo di lavoro del destinatario o, se sconosciuto anch’esso, assumere informazioni dai residenti per rintracciare quest’ultimo. Anche di ciò deve dare atto la relata di notifica. In caso contrario, anche qui, la notifica si considera nulla ossia come mai eseguita. 

Questo significa che, affinché la notifica possa dirsi valida, è necessario un minimo di ricerche (anche acquisite attraverso informazioni ottenute dalla gente del luogo) per verificare ove il soggetto effettivamente vive.

Ulteriori approfondimenti

Per maggiori informazioni leggi:

Sfuggire al postino e nullità della notifica: ultime sentenze

Le ricerche sono necessarie

In tema di notificazione degli atti impositivi, il messo notificatore o l’ufficiale giudiziario, prima di effettuare la notifica secondo le modalità previste dall’art. 60, comma 1, lett. e), del d.P.R. n. 600 del 1973, in luogo di quella ex art. 140 c.p.c., devono svolgere ricerche volte a verificare che ricorra l’irreperibilità assoluta del contribuente, ossia che quest’ultimo non abbia più né l’abitazione né l’ufficio o l’azienda nel Comune nel quale aveva il domicilio fiscale. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha annullato la decisione impugnata che aveva ritenuto sufficienti, ai fini della configurabilità di un’ipotesi di irreperibilità assoluta, le attività di ricerca svolte dall’ufficiale giudiziario presso il portiere dello stabile nel Comune di residenza del contribuente, poi risultato detenuto nel medesimo Comune).

Cassazione civile sez. VI, 08/03/2019, n.6765

Nulla la notifica nelle mani del portiere senza la prova circa l’assenza degli altri destinatari

In caso di notifica nelle mani del portiere l’ufficiale giudiziario deve dare atto, oltre che dell’assenza del destinatario, delle vane ricerche delle altre persone preferenzialmente abilitate a ricevere l’atto, ai sensi dell’art. 139 c.p.c., comma 2, onde il relativo accertamento, sebbene non debba necessariamente tradursi in forme sacramentali, deve, nondimeno, attestare chiaramente l’assenza del destinatario e dei soggetti rientranti nelle categorie contemplate dalla norma, secondo la successione preferenziale ivi tassativamente stabilita; tale omissione, peraltro, determina la nullità, e non l’inesistenza, della notificazione quando la relazione dell’ufficiale giudiziario ne sia priva.

Cassazione civile sez. lav., 22/05/2019, n.13855

Quando è noto il luogo di lavoro del destinatario non si può procedere alla notifica ex art. 143 c.p.c.

In tema di notificazioni, l’art. 139 c.p.c. non dispone alcun ordine da seguire nelle ricerche del luogo, potendo scegliere di eseguire la notifica presso la casa di abitazione o l’ufficio, purché si tratti di luogo situato nel Comune di residenza del destinatario. È, dunque, nulla la notifica effettuata con le modalità previste dall’art. 143 c.p.c., quando è noto il luogo di lavoro del destinatario.

Cassazione civile sez. III, 09/04/2019, n.9793

In caso di irreperibilità assoluta del contribuente presso il domicilio fiscale, la notifica degli atti tributari è correttamente effettuata da parte del messo notificatore con l’affissione nell’albo del Comune senza necessità di invio di raccomandata di conferma.

La notificazione degli avvisi e degli atti tributari impositivi, nel sistema delineato dall’art. 60 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, va effettuata secondo il rito previsto dall’art. 140 cod. proc. civ. (con invio di raccomandata di conferma) solo quando siano conosciuti la residenza e l’indirizzo del destinatario, ma non si sia potuto eseguire la consegna perché questi (o ogni altro possibile consegnatario) non è stato rinvenuto in detto indirizzo, per essere ivi temporaneamente irreperibile, mentre va effettuata secondo la disciplina di cui all’art. 60 cit., comma 1, lett. e), quando il messo notificatore non reperisca il contribuente perché risulta trasferito in luogo sconosciuto, accertamento, questo, cui il messo deve pervenire dopo aver effettuato ricerche nel Comune dov’è situato il domicilio fiscale del contribuente, per verificare che il suddetto trasferimento non si sia risolto in un mero mutamento di indirizzo nell’ambito dello stesso Comune.

Comm. trib. reg. Firenze, (Toscana) sez. VI, 02/04/2019, n.591

Notificazione degli atti impositivi e irreperibilità assoluta del contribuente

In tema di notificazione degli atti impositivi, il messo notificatore o l’ufficiale giudiziario, prima di effettuare la notifica secondo le modalità previste dall’art. 60, comma 1, lett. e), del d.P.R. n. 600 del 1973, in luogo di quella ex art. 140 c.p.c., devono svolgere ricerche volte a verificare che ricorra l’irreperibilità assoluta del contribuente, ossia che quest’ultimo non abbia più né l’abitazione né l’ufficio o l’azienda nel Comune nel quale aveva il domicilio fiscale. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha annullato la decisione impugnata che aveva ritenuto sufficienti, ai fini della configurabilità di un’ipotesi di irreperibilità assoluta, le attività di ricerca svolte dall’ufficiale giudiziario presso il portiere dello stabile nel Comune di residenza del contribuente, poi risultato detenuto nel medesimo Comune).

Cassazione civile sez. VI, 08/03/2019, n.6765


note

[1] Cass. ord. n. 6678/2018 del 19.03.2018.

[2] Cass. sent. n. 9798/2013.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, ordinanza 27 giugno 2017 – 19 marzo 2018, n. 6678

Presidente Chiarini – Relatore Positano

Fatto e diritto

Rilevato che:

con atto di citazione del 21 giugno 2011, M.E. ha proposto appello avverso la sentenza del Giudice di Pace di Ferentino del 26 febbraio 2010 con la quale era stato condannato alla restituzione della somma di Euro 1000,00 oltre accessori, in favore di D.M.C. , censurando la circostanza che la decisione era stata emessa sulla base di un’errata dichiarazione di contumacia, attesa la nullità della notifica. Con sentenza datata 25 ottobre 2013 il Tribunale di Frosinone, in accoglimento dell’appello, dichiarava la nullità della citazione introduttiva del giudizio di primo grado e, conseguentemente, della sentenza impugnata, rimettendo la causa dinanzi al giudice di prime cure, con compensazione delle spese di lite;

avverso tale decisione propone ricorso per cassazione D.M.C. sulla base di un unico motivo. Resiste in giudizio M.E. con controricorso e ricorso incidentale sulla base di tre motivi. D.M.C. deposita controricorso avverso il ricorso incidentale.

Considerato che:

con l’unico motivo di ricorso D.M.C. lamenta l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, ai sensi dell’articolo 360, n. 5 c.p.c. per avere il giudice di appello mancato di esaminare la documentazione comprovante l’attività svolta dall’ufficiale giudiziario, come analiticamente descritta nei documenti costituenti gli allegati numero 3) e 4) del ricorso, rispettivamente relativi alla documentazione attestante la regolarità della notifica ai sensi dell’articolo 140 c.p.c. e il fascicolo di parte del giudizio di primo grado svolto davanti al Giudice di Pace dal quale emerge che l’ufficiale giudiziario, non avendo trovato il destinatario ha provveduto al deposito di copia dell’atto nella casa comunale di Frosinone, all’invio dell’avviso di deposito in busta chiusa e all’affissione alla porta del destinatario, nonché all’invio di altro avviso spedito al destinatario con comunicazione dell’avvenuto deposito;

con il controricorso M.E. eccepisce che il ricorrente allega al proprio ricorso documentazione nuova, con specifico riferimento a quella costituente gli all.ti n. 3 e n. 4 (erroneamente indicato, quest’ultimo, come n. 5). Attesa la novità di tale documentazione, non presa in esame dalla Corte territoriale, è in atti soltanto la cartolina di ritorno, priva di qualsiasi indicazione relativa alle attività necessarie per la regolarità della notificazione (avviso affisso alla porta dell’abitazione, emissione della successiva raccomandata indirizzata al destinatario con l’avviso del tentativo della notificazione);

il motivo va correttamente qualificato ai sensi dell’articolo 360, numero quattro del codice di rito ed è infondato. Infatti sulla base della documentazione in atti emerge che i “campi modulo” dell’avviso di ricevimento datato 23 aprile 2009, sul retro della cartolina sono privi di indicazioni per cui la notifica e nulla. Infatti, in caso di notificazione a mezzo posta, l’ufficiale postale, qualora non abbia potuto consegnare l’atto al destinatario o a persona abilitata a riceverlo in sua vece, ai sensi degli art. 8 e 9 della legge 20 novembre 1982, n. 890, ha l’obbligo, dopo avere accertato che il destinatario non ha cambiato residenza, dimora o domicilio, ma è temporaneamente assente, e che mancano persone abilitate a ricevere il piego, di rilasciare al notificando l’avviso del deposito del piego nell’ufficio postale e di provvedere, eseguito il deposito, alla compilazione dell’avviso di ricevimento che, con la menzione di tutte le formalità eseguite, deve essere restituito con il piego al mittente, dopo la scadenza del termine di giacenza dei dieci giorni dal deposito; ne consegue che, ove l’avviso di ricevimento non contenga precisa menzione di tutte le descritte operazioni e in difetto di dimostrazione dell’attività svolta dall’ufficiale postale offerta “aliunde” dal notificante, la notifica è radicalmente nulla (Sez. 3, Sentenza n. 10998 del 19/05/2011, Rv. 617863 – 01);

a rigore va detto che sull’indice del fascicolo di appello dell’odierno ricorrente e annotata solo, al numero tre la copia dell’atto di citazione davanti al Giudice di Pace di Ferentino e non anche la indicazione degli adempimenti relativi alla notifica. In ogni caso è allegata alla richiesta di notifica numero 574 del 22 aprile 2009, la descrizione degli adempimenti ai sensi dell’articolo 140 del codice di rito del 23 aprile 2009 e numero di raccomandata relativa all’avvenuto deposito. Il documento attestante l’invio della raccomandata datata 24 aprile 2009, l’avviso di ricevimento, questa volta nuovamente datato 23 aprile 2009 privo di ogni indicazione diversa dalle generalità delle destinatario (numero 574) è una annotazione a matita di verosimile avvenuta giacenza datata 15 maggio 2009;

con il primo motivo del ricorso incidentale si deduce l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, ai sensi dell’articolo 360, n. 5 c.p.c., riguardo alla circostanza della nullità della notificazione effettuata in luogo diverso dalla residenza del convenuto (in particolare all’indirizzo di (omissis) , in luogo dell’indirizzo di via (omissis) , presso il quale, dal 2 gennaio 2009, M. risultava residente);

con il secondo motivo deduce l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio ai sensi della medesima disposizione, con riferimento alla nullità della citazione per assegnazione di un termine a comparire inferiore a quello stabilito dalla legge. In particolare, il Giudice di Pace assegnava un termine inferiore a quello di 45 giorni previsto dall’articolo 318 c.p.c. senza motivare l’urgenza di tale abbreviazione;

con il terzo motivo M. deduce l’omesso esame dell’eccepita incompetenza territoriale del Giudice di Pace;

I tre motivi sono essere trattati congiuntamente e sono assorbiti in considerazione del mancato accoglimento del ricorso principale;

ne consegue che il ricorso principale deve essere rigettato, mentre quello incidentale e assorbito; le spese del presente giudizio di cassazione – liquidate nella misura indicata in dispositivo – seguono la soccombenza, dandosi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17: “Quando l’impugnazione, anche incidentale, è respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale, a norma del comma 1-bis. Il giudice dà atto nel provvedimento della sussistenza dei presupposti di cui al periodo precedente e l’obbligo di pagamento sorge al momento del deposito dello stesso”.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito il ricorso incidentale e condanna il ricorrente al pagamento delle spese in favore del controricorrente, liquidandole in Euro500,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1 quater del d.p.r. 115 del 2002, da atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma Ibis dello stesso articolo 13.


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