Diritto e Fisco | Articoli

Rissa: chi ha torto e chi ha ragione

12 Febbraio 2020 | Autore:
Rissa: chi ha torto e chi ha ragione

Rissa: cos’è? Quante persone occorrono per una rissa? Tutti i partecipanti commettono reato? Come dimostrare la propria innocenza? Legittima difesa e rissa.

Immagina di trovarti in discoteca. All’improvviso vedi delle persone che si spingono e, tra questi, c’è un tuo amico che cade a terra sotto i pugni di un altro. Cerchi di separare i due ma, senza neanche accorgertene, ti ritrovi nel bel mezzo di una rissa. Per difenderti dalle aggressioni ingiustificate di gente che nemmeno conosci, sei costretto a usare la forza e perfino a colpire con uno pugno qualcuno. In un caso del genere, cosa rischi da un punto di vista legale? In una rissa, chi ha torto e chi ha ragione?

Il problema non è di poco conto se solo tieni presente che, per la legge, la rissa è un reato in piena regola: nello specifico, secondo il codice penale, chiunque partecipa a una rissa si macchia di un illecito.

Ti chiederai: «Ma come? Io non c’entro nulla! Anche se mi sono limitato a difendermi rispondo del reato di rissa? C’è differenza tra chi prende parte a una rissa per fare del male e chi, invece, si preoccupa solo di proteggersi o di proteggere un amico?» Scopriamolo insieme chi ha torto e chi ha ragione in una rissa. 

Rissa: è reato?

Come anticipato, la rissa costituisce un reato per la legge. Per la precisione, il codice penale [1] stabilisce che chiunque partecipa a una rissa è punito con la multa fino a trecentonove euro.

La pena tuttavia è di gran lunga diversa nel caso in cui dalla rissa dovessero derivare conseguenze per i partecipanti: e infatti, il codice penale afferma che se nella rissa taluno rimane ucciso, o riporta una lesione personale, la pena, per il solo fatto della partecipazione alla rissa, è della reclusione da tre mesi a cinque anni. La stessa pena si applica se l’uccisione o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza di essa.

Dunque, il solo fatto di prendere parte a una colluttazione ove sono coinvolte più persone è sufficiente a far scattare il reato di rissa, anche nell’ipotesi in cui nessuno dei partecipanti dovesse riportare alcuna conseguenza.

Quando è rissa?

Secondo la legge, quando può dirsi che sia in atto una rissa? In altre parole: quando si può parlare di rissa? È sufficiente che due uomini si prendano a pugni oppure che due donne si tirino i capelli perché si integri questo reato?

In realtà, la legge nulla dice a proposito di quante persone occorrano per una rissa; di conseguenza, in teoria basterebbero anche solo due avversari a dare vita a una zuffa penalmente rilevante.

Tuttavia, se fossero sufficienti anche solo due persone a integrare il reato di rissa, si perderebbe il senso della distinzione tra questo reato e, ad esempio, quello di lesioni personali. In altre parole, se una persona colpisse con un pugno un’altra, si troverebbe a rispondere contemporaneamente del reato di rissa e di quello di lesioni.

È dunque preferibile ritenere che, per aversi una rissa, sia necessario il coinvolgimento di almeno tre persone: solamente in questa ipotesi, dunque, potrebbe integrarsi il reato di rissa. Anche la Corte di Cassazione ritiene che la rissa è una contesa tra tre o più persone, intrapresa con il proposito di farsi del male reciprocamente [2]. Facciamo degli esempi.

Tizio, in preda ai fumi dell’alcol, insulta Caio nonostante questi non gli abbia fatto nulla. Caio reagisce dandogli una spinta; Tizio risponde sferrandogli un pugno in pieno viso. In un caso del genere, Tizio risponde solamente del reato di lesioni personali.

Mevio e Sempronio sono coinvolti in un acceso diverbio. Filano, amico di entrambi, intuendo che tra i due si mette male, si intromette cercando di placare gli animi. Anziché raggiungere l’effetto sperato, i tre cominciano ad azzuffarsi, tirandosi calci e pugni. Tutti e tre commettono il reato di rissa.

Rissa: tutti i partecipanti commettono reato?

In linea di massima, tutti coloro che partecipano a una rissa commettono reato, anche se dalla colluttazione non dovessero derivare conseguenze negative, tipo lesioni personali, percosse, ecc.

Tuttavia, come ha ricordato la giurisprudenza [3], affinché si possa rispondere del reato di rissa occorre la particolare intenzione di fare del male. In altre parole, commette il delitto di rissa colui che partecipata attivamente alla zuffa con l’intento di arrecare pregiudizio ad altri.

Da tanto deriva che colui che si è trovato coinvolto in una rissa contro la propria volontà e che, anziché fuggire, si è limitato a difendersi, non risponderà del reato di rissa, in quanto la sua intenzione non è stata quella di offendere alcuno.

Torto e ragione in una rissa

In parole molto semplici, possiamo affermare che, in una rissa, hanno torto (e quindi risponderanno penalmente) coloro che partecipano con l’intenzione di fare del male, mentre hanno ragione coloro che si limitano a difendersi.

Il problema, però, è come dimostrare alle autorità che si è stati solamente vittime della rissa, non autori. Immagina che, durante una baruffa scoppiata all’interno di un locale pubblico, intervengano i carabinieri e, ristabilita la calma, comincino a chiedere le generalità di tutte le persone presenti. Cosa fare in questo caso? Come difendersi da un’ingiusta accusa? Te lo dico nel prossimo paragrafo.

Rissa: come dimostrare la propria innocenza?

Sei stato coinvolto, tuo malgrado, in una rissa tra più persone; ciò che hai fatto è stato solamente difenderti dai colpi altrui. Giungono le autorità e chiedono a tutti le generalità al fine di redigere verbale di ciò che è accaduto. Cosa puoi fare per dimostrare la tua assoluta estraneità?

Diciamo che, in una situazione del genere, ti sei proprio trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Innanzitutto, devi sapere che non puoi rifiutarti di comunicare le tue generalità alle forze dell’ordine: rischieresti di commettere il reato di rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale [4].

Inoltre, sappi che la legge [5] consente alle autorità, giunte sul luogo o nell’immediatezza del fatto, di poter assumere dalle persone indagate notizie e indicazioni utili ai fini della immediata prosecuzione delle indagini, anche senza la presenza del difensore.

Dunque, se la polizia o i carabinieri intervenuti per sedare una rissa lo ritengono opportuno, potrebbero anche chiederti informazioni utili per le indagini, come ad esempio i nominativi delle persone che, alla vista delle autorità, se la sono date a gambe. In questo caso, non avresti nemmeno diritto all’avvocato. Queste dichiarazioni, tuttavia, non sono utilizzabili contro di te, né si può procedere alla loro trascrizione per iscritto.

Ciò che puoi fare è solamente attendere che, successivamente, ti venga fatta qualche comunicazione da parte della Procura della Repubblica: in questo caso, se vieni a conoscenza del fatto che sei formalmente indagato per rissa, allora potrai nominare un avvocato e chiedergli di fare i dovuti controlli in Procura. Potrai anche depositare memorie difensive e documenti che provino che non hai preso parte attiva alla rissa.

Ad esempio, per dimostrare di essere innocente puoi indicare i testimoni che hanno assistito alla tua condotta pacifica, ovvero il referto del pronto soccorso ove ti sei dovuto recare a seguito delle ferite che hai riportato a causa dell’aggressione altrui.

Legittima difesa e rissa

Oltre a quanto detto nel precedente paragrafo, per poterti scagionare da un’imputazione di rissa nel caso in cui qualcuno ti accusi di avergli fatto del male puoi anche sostenere che hai agito solamente per legittima difesa [6].

La giurisprudenza è poco incline a riconoscere la legittima difesa in caso di rissa: ciò perché, come detto nei paragrafi superiori, i corrissanti sono originariamente animati dall’intento reciproco di offendersi.

Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ammesso la possibilità che ricorra la legittima difesa nel caso in cui la condotta sia necessaria per difendersi da un’azione imprevedibile e sproporzionata, ossia un’offesa che, per essere diversa e più grave di quella accettata, si presenti del tutto nuova e autonoma [7]. Facciamo un esempio.

Tizio, Caio, Sempronio e Mevio, dopo una violenta lite verbale, giungono alle mani. Per i primi attimi si tratta solamente di spintoni, schiaffi e pugni; all’improvviso, però, Mevio sfodera una pistola. Tizio, impaurito dall’arma e non pensando, all’inizio della rissa, che si sarebbe giunto a tanto, per evitare di essere ucciso spinge violentemente Mevio in strada, facendolo rovinare a terra proprio mentre passa un’auto a tutta velocità.

In un’ipotesi come quella appena illustrata, tutti i corrissanti sono consapevoli di partecipare a una colluttazione e, pertanto, sono tutti passibili del reato di rissa; tuttavia, l’arma mostrata da una delle persone coinvolte ha giustificato la reazione nei suoi confronti, cosicché colui che si è difeso potrà invocare la legittima difesa.

È appena il caso di ricordare, però, che i giudici difficilmente accordano la legittima difesa nel caso di rissa; l’esempio appena fatto, dunque, rappresenta solamente una possibilità di ciò che, in teoria, si potrebbe sostenere come propria linea difensiva in un eventuale processo.


note

[1] Art. 588 cod. pen.

[2] Cass., sent. del 25.02.1988.

[3] Cass., sent. n. 5156 del 04.05.1992.

[4] Art. 651 cod. pen.

[5] Art. 350 cod. pen.

[6] Art. 52 cod. pen.

[7] Cass., sent. n. 36143 del 16.08.2019.

Autore immagine: Canva.com


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube