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Autonomia Regioni: passo avanti in Parlamento

12 Febbraio 2020
Autonomia Regioni: passo avanti in Parlamento

Il ministro degli Affari regionali in audizione parlamentare illustra i contenuti della riforma che interesserà l’Emilia-Romagna, la Lombardia ed il Veneto.

Sullo spinoso tema dell’autonomia differenziata delle Regioni oggi si è svolta l’audizione parlamentare del ministro degli Affari regionali Francesco Boccia, che non ha usato mezzi termini nel descrivere e proporre l’impianto della riforma: “Chi è contrario all’autonomia differenziata regionale è contrario alla Costituzione” esclama, per come ci riferisce la nostra agenzia stampa Adnkronos.

“Lo voglio dire, per evitare dibattiti surreali sul tema”,spiega. Boccia ricorda che “il disegno di legge-quadro nella sua impalcatura è rimasto sostanzialmente coerente rispetto ai due mesi precedenti, l’impianto è lo stesso con tre articoli: l’articolo 1 che definisce il legame con l’attuazione della Costituzione, l’articolo 2 connesso ai Lep ovvero ai livelli essenziali di prestazione cambiato sostanzialmente, l’articolo 3 sulla perequazione rimasto identico”.

Ilministro ribadisce che “la riflessione di fondo da cui siamo ripartiti è relativa all’esperienza dei due anni precedenti, dalle richieste di autonomia differenziata delle regioni Emilia-Romagna, Lombardia e
Veneto, con un approccio basato sul rapporto ‘one-to-one’ fra Governo e Regioni, anziché basarlo sulla costruzione di un tavolo comune fra le Regioni, Città Metropolitane, Comuni ed enti locali”.

Però, osserva il ministro, “quell’approccio si è dimostrato non adatto rispetto al quadro complessivo, probabilmente perché spinto dalla convinzione che l’articolo 116 potesse essere attuato come se fosse sganciato dal resto della Costituzione“.

Così “questo approccio è stato cambiato, preso atto che il rapporto ‘one-to-one‘ non si è tramutato in un accordo, né con il Governo né con il Parlamento. Per questo motivo abbiamo indicato un perimetro condiviso tracciato non dal governo di turno ma da alcuni articoli della Costituzione, consentendo così a tutte le Regioni, del Nord e del Sud, di sedersi attorno allo stesso tavolo. Queste sono le linee del nuovo campo da gioco che il Governo Conte 2 ha proposto per definire l’intesa”.

“Trovo folle che alcune competenze amministrative facciano la navetta, su e giù, su e giù, dagli enti locali al ministero, per definire la correttezza dell’operato della Regione rispetto a Comuni e Province o viceversa. E’ semplicemente folle, arcaico e medievale. Ed è quel che ci contesta il sistema nel suo complesso”, dice Boccia davanti alla commissione parlamentare.

“Se siamo uno Stato, ci si fida della Regione che è parte dello Stato – spiega Boccia – il governo centrale controlla soltanto se la Regione ha rispettato le norme e se non l’ha fatto la sanziona; ma pensare di fare da balia a Regioni, Comuni, Province, Città Metropolitane, agli enti locali, è una cosa insopportabile, che francamente viola la stessa Costituzione”.

Così Boccia difende nel suo insieme il disegno della legge-quadro da lui predisposta e la definisce “è un mosaico da cui non va tolto nessun tassello” e chiede al Parlamento di approvarla: “”L’intero Parlamento condivida questo impianto, non per un unanimismo di facciata, ma per non avere più dubbi sull’autonomia differenziata per le Regioni, per condividere un percorso e rafforzare il meccanismo, salvo poi magari dividersi sulle terapie o sul fondo di perequazione o sulla definizione dei Lep, i livelli essenziali di prestazione”.

Ora bisognerà vedere se e come il Parlamento intenderà raccogliere questo auspicio e se le Regioni interessate si dimostreranno soddisfatte dell’impianto delineato con la riforma. Boccia si dichiara ottimista e parla di “rapporti sinergici” e di “fiducia ricreata, grazie all’impegno reciproco che c’è stato fra le tre Regioni che erano già partite e le altre Regioni, nell’ambito di regole condivise e garantite dallo Stato sulla base  di quanto è scritto nella nostra Costituzione”.


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