Tumore infantile bloccato con un farmaco

12 Febbraio 2020
Tumore infantile bloccato con un farmaco

Un vecchio antidiabetico efficace contro il medulloblastoma. La scoperta in Italia. Nuovi studi su cibi e integratori salvavita.

Nuove speranze per combattere il medulloblastoma, il tumore maligno del cervello più comune fra i bambini. Un farmaco antidiabetico si è mostrato efficace nel contrastare questo tipo di cancro al cervello, che in Italia colpisce circa 7 bimbi colpiti ogni milione. La scoperta è stata fatta da un’equipe italiana di ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma, dell’Istituto Pasteur Italia e dell’Istituto italiano di tecnologia, coordinati da Gianluca Canettieri. Lo ha reso noto l’agenzia Adnkronos. Lo studio dei ricercatori è stato pubblicato sulla rivista Cell Reports: è stato provato il meccanismo d’azione della fenformina, un farmaco utilizzato in passato come antidiabetico assieme alla più conosciuta metformina.

Provocato da mutazioni del Dna, il tumore si forma nel cervelletto, l’area del sistema nervoso situata alla base del cervello e deputata al controllo dell’equilibrio e della coordinazione dei movimenti.

Il medicinale “caricabatteria”

Aumentare la sopravvivenza, al momento poco più del 60% a 5 anni dalla diagnosi, è l’obiettivo dello studio italiano che ha identificato il farmaco che è in grado di bloccare l’avanzata del cancro. E lo fa agendo come una batteria, ma al contrario: carica le cellule per spegnerle.

L’equipe ha svelato, dunque, il processo biochimico alla base dell’azione della fenformina. Tale molecola agisce, infatti, su una sorta di interruttore cellulare denominato mGpd, presente nei mitocondri, attivando un’alterazione dello stato di carica elettrica interno alla cellula tumorale. Questa alterazione elettrica, a differenza di quanto accade nelle cellule sane, determina una inibizione della crescita tumorale. Ciò significa che la fenformina – spiegano i ricercatori – agisce come una batteria al contrario: “carica” le cellule tumorali, per spegnerle. Una scoperta dimostrata su questo tumore cerebrale, ma che potrebbe valere anche per altre neoplasie.

«Ciò che avviene nella cellula trattata con la fenformina è un processo di ossidoriduzione, ovvero un fenomeno simile a ciò che accade quando ricarichiamo le pile con il caricabatterie: aumentiamo la presenza di cariche elettriche dentro la cellula. Ma le cellule tumorali hanno delle pile che, una volta ricaricate, avviano un processo che le porta a rallentare la crescita», spiega Gianluca Canettieri, specificando che «pur avendo effettuato i nostri studi sul medulloblastoma, riteniamo che questo meccanismo di ricarica-spegnimento sia efficace anche per altri tumori, come mostrano alcuni nostri dati recenti».

Cibi e integratori: le nuove frontiere

«Queste osservazioni ci spingono a focalizzare i nostri studi futuri sulla messa a punto di nuove strategie antitumorali basate sull’uso di farmaci o, addirittura, di specifici alimenti in grado di aumentare lo stato ossidoriduttivo cellulare, ricaricando le batterie antitumorali », evidenzia Laura Di Magno, giovane ricercatrice che ha svolto il suo lavoro al Centro IIT di Roma. La Di Magno, prima autrice dello studio, ha aggiunto: «Inoltre, se futuri studi clinici valideranno le osservazioni precliniche, la fenformina stessa potrebbe rappresentare una nuova arma efficace contro alcuni tumori, tra cui quelli cerebrali».

I ricercatori ipotizzano, dunque, l’esistenza di cibi e integratori che siano in grado di aumentare lo stato di ossidoriduzione delle cellule, ma si tratta solo di un’ipotesi in fase di approfondimento. Al momento, infatti, lo studio dell’evoluzione del tumore è stato condotto su cellule e animali di laboratorio, offrendo una prospettiva anche per l’applicazione negli esseri umani. Sarà questo il prossimo passo. La ricerca è stata sostenuta dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, dall’Istituto Pasteur Italia – Fondazione Cenci Bolognetti e dall’Istituto italiano di tecnologia.


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