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Balconi condominio: ultime sentenze

14 Marzo 2020
Balconi condominio: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: delibera dell’assemblea condominiale; elementi decorativi del balcone di un edificio in condominio; balconi aggettanti; imputazione del costo del recupero dei balconi al condominio.

Condominio: i balconi non sono parti comuni dell’edificio

In tema di condominio, i balconi – essendo elementi accidentali, privi di funzione portante rispetto alla struttura del fabbricato e non essendo destinati all’uso comune, ma soltanto all’uso e godimento di una parte dell’immobile oggetto di proprietà esclusiva – non costituiscono parti comuni dell’edificio, ma devono considerarsi appartenenti esclusivamente al proprietario dell’unità immobiliare corrispondente, della quale costituiscono naturale prolungamento e pertinenza.

Tribunale Roma sez. V, 07/01/2020, n.125

I balconi aggettanti

I balconi aggettanti, consentendo l’affaccio sia in senso anteriore che laterale su entrambi i lati, costituiscono immancabilmente delle vedute.

Cassazione civile sez. II, 19/02/2019, n.4834

Rifacimento dei balconi

I balconi aggettanti costituiscono un prolungamento della corrispondente unità immobiliare sita in un edificio condominiale e appartengono perciò in via esclusiva al proprietario di questa, salvo i rivestimenti e gli elementi della parte frontale e di quella inferiore, i quali devono considerarsi beni comuni quando si inseriscono nel prospetto dell’edificio e contribuiscono a renderlo esteticamente gradevole.

Da ciò consegue che possono essere ripartite tra tutti i condomini le sole spese relative ai rivestimenti e ai frontalini e non anche quelle relative alle ringhiere e all’intonaco dei balconi di competenza dei proprietari delle relative singole unità immobiliari.

Ciò posto, il tribunale ha ritenuto che la delibera dell’assemblea condominiale oggetto di causa nella fattispecie fosse nulla laddove l’assemblea aveva deliberato sull’esecuzione dei lavori per il rifacimento delle facciate e dei balconi, andando al di là dei propri poteri, ovvero deliberando su beni, quali frontalini, parapetti e solette, ringhiere, che esulano dalle parti comuni.

Tribunale Milano sez. XIII, 21/06/2019, n.6076

Parapetti dei balconi

Gli elementi decorativi del balcone di un edificio in condominio – come i cementi decorativi relativi ai frontali (ed ai parapetti) – svolgendo una funzione di tipo estetico rispetto all’intero edificio inserendosi nel suo prospetto, costituiscono, come tali, parti comuni ai sensi dell’art. 1117, n. 3, c.c., con la conseguenza che la spesa per la relativa riparazione ricade su tutti i condomini, in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno.

Cassazione civile sez. II, 29/10/2018, n.27413

Il costo della restaurazione del balcone

Per imputare il costo del recupero dei balconi al condominio non occorre che l’edificio mostri particolari pregevolezze artistiche o architettoniche, essendo sufficiente che il rivestimento esterno al balcone contribuisca alla gradevolezza estetica dell’intero manufatto.

Cassazione civile sez. II, 25/10/2018, n.27083

Le spese per la riparazione degli elementi esterni e decorativi di balconi

Gli elementi esterni, quali i rivestimenti della parte frontale e di quella inferiore, e quelli decorativi di fioriere, balconi e parapetti di un condominio, svolgendo una funzione di tipo estetico rispetto all’intero edificio, del quale accrescono il pregio architettonico, costituiscono, come tali, parti comuni ai sensi dell’articolo 1117 n. 3 del Cc, con la conseguenza che la spesa per la relativa riparazione ricade su tutti i condomini, in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno.

Cassazione civile sez. II, 02/03/2018, n.5014

Le spese per la manutenzione dei frontalini 

In tema di condominio, gli elementi esterni, quali i rivestimenti della parte frontale (c.d. frontalini) e di quella inferiore, e quelli decorativi di fioriere, balconi e parapetti di un edificio, svolgendo una funzione di tipo estetico rispetto all’intero stabile, del quale accrescono il pregio architettonico, costituiscono, come tali, parti comuni ai sensi dell’art. 1117, n. 3), c.c., con la conseguenza che la spesa per la relativa riparazione ricade su tutti i condomini, in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno.

Cassazione civile sez. II, 19/09/2017, n.21641

I balconi aggettanti sono di proprietà esclusiva

In tema di condominio negli edifici e con riferimento ai rapporti tra la generalità dei condomini, i balconi aggettanti, costituendo un prolungamento della corrispondente unità immobiliare, appartengono in via esclusiva al proprietario di questa; soltanto i rivestimenti e gli elementi decorativi della parte frontale e di quella inferiore si debbono considerare beni comuni a tutti, quando si inseriscono nel prospetto dell’edificio e contribuiscono a renderlo esteticamente gradevole.

Cassazione civile sez. II, 02/02/2016, n.1990

Nullità della delibera condominiale

Nel procedimento di opposizione al decreto ingiuntivo emesso a favore del condominio, ai sensi dell’art. 63 disp. att.c.c., per la riscossione dei contributi condominiali, il giudice può sindacare, in via incidentale, anche la validità della relativa delibera assembleare, qualora essa sia af fetta da vizi che ne comportino non la semplice annullabilità, ma la nullità radicale (nella specie, la controversia riguardava spese per lavori sui balconi di proprietà esclusiva dei condomini intimati).

Cassazione civile sez. II, 12/01/2016, n.305

Concessione edilizia e licenza di abitabilità

Nel caso di edifici in condominio, i proprietari dei singoli piani possono utilizzare i muri comuni, nella parte corrispondente agli appartamenti di proprietà esclusiva, aprendovi nuove porte o vedute verso aree comuni, ingrandendo o spostando le vedute preesistenti o trasformando finestre in balconi o in pensili, a condizione che l’esercizio della indicata facoltà, disciplinata dagli art. 1102 e 1122 c.c., non pregiudichi la stabilità e il decoro architettonico dell’edificio e non menomi o diminuisca sensibilmente la fruizione di aria e luce per i proprietari dei piani inferiori.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 29/07/2014, n.1211

Limiti all’uso del tetto comune

In tema di condominio negli edifici, non costituisce “nuova fabbrica” in sopraelevazione, agli effetti dell’art. 1127 c.c., la cosiddetta “altana” (denominata anche “belvedere”), struttura tipica dei palazzi veneziani consistente in una piattaforma o loggetta, di regola in legno, realizzata sulla sommità del fabbricato, la quale a differenza delle terrazze e dei balconi, normalmente non sporge dal corpo principale dell’edificio, dando luogo ad un intervento che non comporta lo spostamento in alto della copertura, mediante occupazione della colonna d’aria sovrastante il medesimo fabbricato, quanto, piuttosto, la modifica della situazione preesistente, attuata attraverso una diversa ed esclusiva utilizzazione di una parte del tetto comune, con relativo potenziale impedimento all’uso degli altri condomini.

Cassazione civile sez. II, 28/02/2013, n.5039



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23 Commenti

  1. si può fumare sul balcone del luogo di lavoro? Immaginiamo che il mio capo mi consenta i classici cinque minuti per la pausa sigaretta. Potrei affacciarmi dalla finestra o sul terrazzo facendo attenzione a non far entrare il fumo all’interno dei locali?

    1. Non è consentito fumare, oltre che negli spazi chiusi pubblici o aperti al pubblico (si pensi a un centro commerciale), anche all’interno degli uffici e degli studi professionali privati (ad esempio quello di un commercialista o di un avvocato). Il divieto si estende anche ai locali non aperti alla clientela ma al cui interno ci sono dipendenti e collaboratori. Così, l’ufficio di una assicurazione ove si svolgono solo pratiche amministrative ed a cui l’utenza non ha accesso è ugualmente coperta dal divieto di fumo. Il divieto di fumare sul posto di lavoro, in sostanza, trova applicazione in tutti gli uffici, sia che si tratti di luoghi di lavoro pubblici (ad esempio quelli della Pubblica Amministrazione), sia che si tratti di luoghi di lavoro privati.la legge vieta di fumare sui luoghi di lavoro, pubblici o privati, purché al chiuso. A ben vedere, il luogo di lavoro “non al chiuso” potrebbe essere quello del netturbino o del guardiano di un parco che, per le proprie attività, devono restare all’aria aperta. Leggi Fumo e sigarette sul luogo di lavoro https://www.laleggepertutti.it/140673_fumo-e-sigarette-sul-luogo-di-lavoro Il balcone invece costituisce una “terra di mezzo” tra il chiuso e l’aperto. Difatti, a ben vedere, secondo la normativa civilistica, il balcone costituisce un prolungamento dell’appartamento e la sua proprietà è del relativo titolare. Quindi può ugualmente configurarsi come «luogo di lavoro» essendo parte dell’ufficio o dello studio. Tuttavia non si può neanche dire che il balcone sia un luogo chiuso, seppur direttamente confinante con il luogo chiuso. Ecco perché il ministero della Salute, nelle proprie FAQ, ha detto che è legale fumare in tutti i luoghi all’aria aperta, compreso i balconi. Tuttavia, tenuto conto che, da tali spazi, il fumo si diffonde facilmente anche all’interno dei locali in cui vige il divieto, nei luoghi di lavoro è preferibile consentire ai dipendenti di recarsi all’esterno dell’edificio per fumare, ovviamente solo durante pause di lavoro concordate, oppure in locali per fumatori, dotati di adeguati sistemi di ventilazione. Il datore di lavoro, nel proprio regolamento aziendale, può vietare di fumare sui balconi. Il regolamento deve, però, essere visibile.

    1. Fumare sul proprio balcone è lecito a patto, però, che il fumo non arrivi al vicino. Spesso, succede che un balcone sia diviso in due parti appartenenti a due condomini distinti, separate tra loro da una ringhiera o da un vetro. In tali ipotesi, non è possibile fumare nel proprio balcone se il vento spinge il fumo verso l’altro lato, impedendo al vicino di assaporare l’aria pulita. Allo stesso modo, se si fuma dal balcone o dalla finestra bisogna fare in modo che il fumo non entri negli appartamenti adiacenti.

  2. I balconi aggettanti, cioè quelli che sporgono dalla facciata dell’edificio, sono un prolungamento esterno dell’appartamento dal quale protendono. È il tipo di balconi più frequente nei palazzi, al contrario dei balconi incassati, che sono incastonati all’interno. I balconi aggettanti sono di proprietà esclusiva, con tutte le facoltà connesse di uso e di godimento; ma sorgono spesso controversie con il condominio quando si tratta di ripartire alcune spese, come quelle di manutenzione. Infatti, se è vero che le spese devono essere sostenute in via principale dal proprietario dell’appartamento, è anche vero che i balconi contribuiscono al decoro architettonico della facciata, per cui alcune spese che riguardano gli elementi accessori e di tipo architettonico devono essere sostenute dal condominio.

  3. Il fatto che la proprietà del balcone sia esclusiva e non condominiale non significa che tutte le spese debbano essere addossate al proprietario dell’appartamento, e dunque al singolo condomino. Infatti i balconi aggettanti, oltre che servire all’unità immobiliare singola, rappresentano anche un elemento decorativo della facciata del palazzo, e questa è in comune fra tutti i condomini.Quindi occorre individuare a quale tipo di spesa ci si riferisce, per stabilire se è di pertinenza del singolo proprietario oppure diventa condominiale. Per arrivare a questo occorre anche verificare su quale o quali parti del balcone aggettante insistono i lavori da effettuare: il pavimento, la soletta, le ringhiere, i frontalini, le eventuali vetrate e le fioriere.In alcuni casi viene in aiuto il regolamento condominiale, che individua in partenza quali parti strutturali del balcone aggettante sono da considerare condominiali.

  4. La regola generale è che tutte le spese riguardanti le parti ornamentali del balcone, come ad esempio i parapetti, le ringhiere e i frontalini, saranno di pertinenza del condominio. In questi casi sarà quindi l’assemblea a decidere gli interventi da effettuare e a deliberare la ditta incaricata dell’esecuzione, i costi da sostenere ed i tempi di realizzazione.La ripartizione tra i condomini avverrà poi automaticamente in base alle tabelle millesimali. I casi più frequenti sono quelli di rifacimento dell’intonaco e tinteggiatura.

    1. Gli edifici non sono più quelli di una volta quando, tra un piano e l’altro, c’erano anche 4 metri di distanza. Oggi, invece, gli spazi sono risicati e le distanze minime previste dal Codice civile del 1942 non possono essere più rispettate. Tant’è che la stessa giurisprudenza ha detto che tali distanze minime tra due proprietà, pari a 3 metri, valgono solo in senso orizzontale (ossia tra terreni confinanti) e non in senso verticale, ossia nei condomini. Ciò nonostante non bisogna dare fastidio ai vicini.Secondo una sentenza del 2005 del tribunale di Napoli, è un grave disagio che supera la normale tollerabilità il comportamento del condomino che lascia ad areare ed asciugare fuori dal proprio balcone coperte e lenzuola, per tutta la loro lunghezza, fino a coprire parte del balcone dell’appartamento sottostante. Tale condotta impedisce, infatti, che filtri la luce e che passi regolarmente l’aria. Dovrai, quindi, fare in modo di piegare il lenzuolo su se stesso tante volte per quante è necessario affinché non finisca davanti al balcone o alla finestra sottostante.

  5. E che succede se cadono gocce d’acqua in un altro balcone (cosa di per sé naturale visto che i panni vengono stesi proprio perché bagnati)?

    1. Penserai che è impensabile evitare che, dai panni bagnati, non possa cadere qualche gocciolina d’acqua. Una o due, magari. Ma non tante da dare fastidio ai vicini. In questo caso, infatti, potresti rischiare una querela per getto di cose pericolose. Tale molestia non deve però risolversi in un episodio occasionale, ma deve essere reiterata ossia che i fenomeni di gocciolamento abbiano una frequenza e un’intensità tali da costituire una limitazione apprezzabile del possesso dell’immobile da parte del relativo proprietario. Secondo il tribunale di Bari commette reato di molestia chi costringe il vicino del piano di sotto a subire lo “sciorino” di panni intrisi di acqua (col sorriso provocatorio dell’imputato consapevole del disturbo arrecato).

  6. Il condominio può vietarti di appendere camicie, biancheria intima e altri indumenti per tutelare il decoro e l’estetica del fabbricato?

    1. Qualcuno potrebbe dire che, se tutti i condomini dovessero stendere la biancheria intima fuori dal balcone, penzolanti sull’aria, potrebbe essere uno spettacolo non bello a vedersi per i passanti e il palazzo perderebbe valore economico. Ma per configurare una violazione all’estetica dell’edificio è necessario che le opere siano stabili e fisse, non quindi mobili come appunto i panni stesi. In questo caso, dunque, non si può fare nulla se non inserire nel regolamento di condominio un apposito divieto, da approvare (come detto sopra) all’unanimità.

  7. Si può allargare un balcone? La prima cosa a cui pensi è il permesso del condominio; poi immagini quali trafile burocratiche siano necessarie al Comune. E non in ultimo ti preoccupi della tenuta della nuova costruzione: può cadere? Su quest’ultimo aspetto il professionista ti rassicura: non ci sono rischi. Del resto, numerosi palazzi, anche datati, presentano dei veri e propri terrazzi che circonvallano l’intero perimetro dell’edificio. Sotto un aspetto tecnico, quindi si può allargare il balcone, ma quali sono gli ostacoli giuridici da affrontare?

    1. Anche se, in teoria, l’ampliamento del balcone è un’opera non vietata dalla legge, per raggiungere questo obiettivo bisogna superare una serie di vincoli. Il primo, ovviamente, è il rispetto della normativa edilizia e urbanistica imposta dal Comune. Anche per pochi centimetri di spazio in più ricavati dal balcone aggettante, è necessario chiedere il permesso di costruire (la vecchia concessione edilizia). Il permesso amministrativo è infatti necessario perché la nuova opera realizza un aumento della volumetria. L’ampliamento del balcone non può essere considerato una manutenzione straordinaria, per la quale altrimenti la disciplina sarebbe stata differente. Il proprietario dell’appartamento infatti non fa altro che incrementare la superficie utile del proprio immobile e, peraltro, modifica il prospetto del palazzo. Il testo unico dell’edilizia, del resto, parla chiaro: nella manutenzione straordinaria rientrano i lavori per ripristinare o rinnovare parti anche strutturali dei fabbricati, compresi gli interventi per rifare i bagni o i servizi tecnologici. Sono invece escluse le opere che, come nella fattispecie, creano nuovi spazi all’esterno del volume del fabbricato in difformità dall’originario titolo edilizio.L’ampliamento del balcone non è, infatti, diretto a soddisfare mere finalità conservative, perché non consiste nel rispristino o rinnovamento di elementi dell’edificio, ma comporta la formazione di ulteriore superficie utile non residenziale, all’esterno del volume del fabbricato, rispetto a quanto previsto dal titolo.La legge prevede però una sorta di “sanatoria” per tutte le violazioni di altezza, distacchi, cubatura o superficie coperta che non superino il 2% per singola unità immobiliare (inteso quindi con riferimento all’intero appartamento e non solo al balcone).

  8. Regolamento contrattuale permettendo, ciascun condomino è libero di collocare sul proprio balcone un condizionatore d’aria, una parabola tv e altri oggetti senza chiedere alcun permesso all’assemblea condominiale. Per chiudere il balcone e farne una veranda non c’è bisogno del consenso dell’assemblea, ma del permesso a costruire del Comune.Resta, però, fermo che ogni installazione sul balcone non deve né pregiudicare la stabilità del palazzo, né mettere a repentaglio la sicurezza degli altri condòmini, né, infine, alterare il decoro architettonico dell’edificio

  9. Quando hai finito di mangiare, dove butti le molliche di pane e le altre briciole che si raccolgono sulla tavola da pranzo? Qualcuno usa il metodo antico e, senza inibizioni o preoccupazioni per chi vive al piano di sotto, si affretta a scrollare la tovaglia dal balcone.Scuotere la tovaglia e gettare briciole sul balcone del piano inferiore è reato?

    1. La Cassazione si è occupata del comportamento di chi scuote la tovaglia dal balcone o dalla finestra, facendo cadere briciole, avanzi di cibo e altri rifiuti sulla proprietà sottostante. Secondo la Corte, non c’è reato di getto di cose pericolose. I giudici ritengono, infatti, che le briciole non possono né far male, né sporcare trattandosi di oggetti di minima dimensione (peraltro facilmente asportabili anche dal vento). Lo stesso principio è stato affermato anche con riferimento a chi sbatte i tappeti.Come in tutti i casi, però, le sentenze vanno lette e comprese sulla base dei fatti posti all’attenzione dei giudici. Nulla, infatti, potrebbe escludere che, dinanzi a un comportamento reiterato e ad avanzi di cibo di dimensioni consistenti, potrebbe porsi un problema di incriminazione penale. Bisogna, insomma, giudicare la vicenda concreta, con tutti i risvolti probatori presentati in giudizio. E, difatti, non sono mancate sentenze di tribunali di primo e secondo grado che hanno ritenuto integrato il reato per lo scuotimento di tovaglie da pranzo.

  10. Come si suddividono le spese di manutenzione del sottobalcone? Chi paga il risarcimento in caso di danni?

    1. La manutenzione del sottobalcone spetta al proprietario del balcone stesso, in quanto il sottobalcone ne rappresenta un elemento essenziale. Quindi, se il sottobalcone presenta problemi legati alla fatiscenza, al distacco di calcinacci o ad altro, sarò sua cura provvedere alla riparazione.A quanto detto fa eccezione il caso in cui il sottobalcone presenti elementi di fregio o di abbellimento che vanno a giovamento dell’intero condominio: in un caso del genere, la riparazione e la manutenzione spetta a tutti i condòmini in proporzione delle rispettive quote. Detto in altri termini, quando il sottobalcone rappresenta un elemento estetico, le spese ad esso inerenti si suddividono tra tutti i condòmini.Ebbene, chi paga il risarcimento dei danni provocati dalla cattiva manutenzione del sottobalcone? La risposta è molto semplice: la responsabilità va ripartita secondo i criteri per gli interventi da effettuarsi su questa parte dell’appartamento. Di conseguenza, se il danno a terzi è stato causato dalla caduta di una parte del sottobalcone che non debba intendersi come elemento decorativo dell’intero condominio, a risponderne sarà solamente il proprietario dell’appartamento cui il balcone si riferisce.

  11. Abito al primo piano. Ho il timore che i ladri possano entrare in casa, arrampicandosi per le grondaie che passano proprio accanto al mio terrazzo. Così, oltre a montare una porta blindata e le grate alle finestre, ho deciso di posizionare alcune telecamere sul balcone. In questo modo potrò controllare chi si avvicina e, spinto da cattive intenzioni, tenta di forzare i vetri del mio appartamento. C’è però un problema: l’occhio della videosorveglianza finisce per riprendere la strada pubblica, utilizzata quotidianamente dagli altri condomini e dai vicini di casa. Questi si sono ribellati: con i miei dispositivi elettronici – sostengono – finisco per violare la privacy altrui. Hanno pertanto intenzione di denunciarmi. A me sembra assurdo dover rinunciare alla sicurezza solo per le altrui manie di persecuzione. Ho pertanto intenzione di andare avanti con i miei progetti. Ma prima, per non avere alcun dubbio, volevo chiedere a voi se posso installare una telecamera sul balcone?

    1. Secondo la Cassazione non commette reato il proprietario di casa che installa sul balcone una telecamera puntata sulla strada, che dunque riprende e registra i vicini mentre rincasano, parcheggiano o compiono altre attività. E ciò perché bisogna bilanciare le libertà individuali con le esigenze di sicurezza sociale: la videosorveglianza sull’area aperta al pubblico, allora, può essere ritenuta legittima quando serve al titolare dell’immobile a tutelare un bene fondamentale come la salute, la vita propria o della sua famiglia, la proprietà privata. In tali casi il trattamento dei dati personali può essere effettuato senza il consenso dell’interessato se è strettamente necessario alla realizzazione di un interesse costituzionale del responsabile del trattamento. La Corte ha affermato che «l’installazione di sistemi di videosorveglianza con riprese del pubblico transito non costituisce in sé un’attività illecita, né lo sono le concrete modalità di attuazione di tale condotta neanche se ciò può comportare un cambiamento delle abitudini da parte di alcuni vicini di casa» (magari costretti a fare “il giro largo” o percorsi alternativi per non finire nel mirino nell’impianto). Si tratta infatti di condizionamenti minimi se rapportati all’interesse del titolare dell’impianto, quello alla sicurezza personale e della sua abitazione.Resta comunque l’obbligo di presegnalare la presenza dell’impianto tramite il cartello di avviso. Ricorda a riguardo la sentenza che chi installa un sistema di riprese di videosorveglianza deve provvedere a segnalarne la presenza, facendo in modo che qualunque soggetto si avvicini all’area interessata dalle riprese sia avvisato della presenza di telecamere già prima di entrare nel loro raggio di azione. «La segnalazione – prosegue la Corte – deve essere effettuata tramite appositi cartelli, collocati a ridosso dell’area interessata e in modo tale che risultino chiaramente visibili».Nel caso deciso dalla Suprema Corte, il proprietario di un appartamento aveva installato un impianto di videosorveglianza sul muro perimetrale dell’immobile. Lo scopo era quello di contrastare una serie di comportamenti illegittimi che finivano per lederlo: schiamazzi, auto parcheggiate fuori posto, escrementi di cane lasciati davanti al cancello. Il video dunque serviva per poter sporgere denuncia contro i responsabili.Anche la Corte di Giustizia della Comunità Europea ha sposato lo stesso indirizzo: in base a una sentenza del 2013, infatti, il trattamento di dati personali altrui senza consenso dell’interessato deve ritenersi possibile quando risulta strettamente necessario a realizzare l’interesse del responsabile, ad esempio la difesa della proprietà privata, il che rende lecito ciò che in astratto è illegittimo.

  12. Buonasera,
    nella prossima riunione condominiale vorrei convincere i condomini a usufruire del bonus facciate per ripristinare i parapetti in ferro e vetro dei balconi. I vetri di quasi tutti gli appartamenti sono rotti e si sono distaccati dalle loro cornici in ferro con rischio di caduta al suolo. I vetri sono di colore verde bottiglia di difficile reperimento sul mercato, mi hanno confermato che non si realizzano più, quindi vorrei proporre la sostituzione di tutti i vetri di uguale colore.
    I vetri sono rettangolari ed ogni balcone ne ha 3/4/5 dipende dalla grandezza del balcone.
    secondo voi se malauguratamente cadesse un vetro in strada provocando danni, chi è il responsabile? il proprietario dell’appartamento o il condominio?
    Se è responsabilità del proprietario significa che ognuno può mettere i vetri del colore che più gli piace, rovinando così il decoro dello stabile. Se è responsabilità del condominio significa che tutti i condomini devono essere d’accordo anche sul colore dei vetri oltre che essere responsabili di eventuali danni provocati da qualsiasi vetro di qualsiasi appartamento dello stabile.
    grazie per il vostro supporto

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