Bevi più di due bicchieri? Sei a rischio

12 Febbraio 2020
Bevi più di due bicchieri? Sei a rischio

Alcol, l’allarme dei tossicologi: più di 8 milioni e mezzo possono diventare dipendenti. In Italia, 40mila morti l’anno.

Bere più di due bicchieri di vino, due birre o due superalcolici al giorno può essere rischioso. I tossicologi lanciano l’allarme: ogni anno, in Italia, muoiono circa 40 mila persone per malattie correlate all’alcol come cirrosi epatica, cancro, infarto, incidenti stradali o sul lavoro, suicidi e omicidi.

Nel nostro Paese i consumatori di alcolici con più di 11 anni di età sono circa 35 milioni (78,1% uomini, 35,5% donne). Di questi, 8,6 milioni sono a forte rischio dipendenza. A preoccupare di più sono i minorenni, i giovani fino a 24 anni e gli anziani.

Come riporta la nostra agenzia stampa Adnkronos, è questa la fotografia scattata a Bologna durante il XIX Congresso nazionale della Società italiana di tossicologia (Sitox) avente ad oggetto i disturbi da uso di alcol (Dua) e le terapie per liberarsi dalla schiavitù del bicchiere. Sul fronte farmaci – avvertono gli esperti – «la sfida più dura non è disintossicarsi, ma evitare ricadute». Dopo un anno di trattamenti, «la completa astensione dall’alcol arriva al 45%».

Il bicchiere e gli italiani

Ma quanto bevono gli italiani? Un consumatore su sei, spiegano dalla Sitox, è considerato “a rischio salute” per quantità o modalità di assunzione. Sono per lo più giovani, uomini e persone socialmente più avvantaggiate, senza difficoltà economiche o con un alto livello di istruzione. Più spesso, abitano nel Nord Italia (con un trend in aumento), in particolare nelle province di Bolzano e Trento, e nelle regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto.

Per «comportamento a rischio» – chiariscono i tossicologi – si intende il superamento di due unità alcoliche al giorno per l’uomo (pari a circa due bicchieri di vino, due birre o due superalcolici) e di una sola unità alcolica per la donna. Invece per «forte rischio» si intende una quantità superiore alle due unità alcoliche giornaliere, mentre si parla di binge drinking quando si superano le 5 unità alcoliche al giorno per l’uomo e 4 per la donna, consumate in una sola occasione e in rapida successione.

La genetica, l’ambiente e le cure antidipendenza

Indipendente dalla modalità del bere, che sia abituale o episodica, al Dua concorrono fattori genetici e ambientali.

«Il trattamento in campo alcologico, nelle sue linee essenziali – afferma Valeria Zavan, tossicologa e responsabile della Struttura Alcol, Dipartimento Dipendenze Asl del Piemonte – vede sempre prevalente l’approccio psicosociale inteso come applicazione di terapie di genere cognitivo o cognitivo-comportamentali, a cui si associa una componente farmacologica».

La disintossicazione in fase acuta (passare dall’essere forti bevitori all’astinenza completa) è «relativamente semplice», proseguono gli esperti ed avviene attraverso farmaci come le benzodiazepine. Mentre per la prevenzione della ricaduta in persone già disintossicate, «i trattamenti farmacologici disponibili sono principalmente tre: si avvalgono di disulfiram, acamprosato e naltrexone». Questi medicinali funzionano come farmaci anti-craving, in grado cioè di disincentivare il desiderio compulsivo di bere prevenendo il rischio di ricadute. Non eliminano il desiderio della sostanza, ma funzionano inducendo una serie di effetti sgradevoli come vomito e cefalea all’ingestione di alcol che dissuadono la persona dal bere.

Il sodio oxibato (Ghb) esce invece dalla classe dei farmaci anti-craving per decisione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa): la sua indicazione terapeutica è stata ristretta alla sola fase di astinenza acuta per un massimo di assunzione di 7-10 giorni, ricorda la Sitox. «La motivazione principale è che l’utilizzo a medio e lungo termine non è supportato da dati sufficienti sulla tossicità». Ma «tra le righe si legge la prudenza nei confronti di un farmaco, il Ghb, che è stato protagonista di tristi fatti di cronaca, spesso anche chiamato dai media “droga dello stupro”, in virtù del suo contrabbando e del suo effetto sedativo, a una certa dose, al fine di compiere violenze”.

Il successo delle terapie

Le terapie anti-alcol hanno successo? «Il risultato è molto individuale», premettono i tossicologi. «I tassi di ricaduta per l’alcolismo sono molto vicini a quelli di tutte le malattie recidivanti come asma, ipertensione e diabete, per intenderci. Quindi estremamente probabili – osserva Zavan – Tuttavia, la completa astensione dall’alcol a un anno arriva al 45%».

Dunque, uscire dalla dipendenza è possibile quasi in un caso su due, anche se è l’età a giocare un ruolo importante: «I giovani tendono a ricadere con più facilità, sostanzialmente perché hanno una minore percezione del rischio, mentre adulti e anziani percepiscono già il bisogno di una cura maggiore verso il proprio corpo, e se prendono già farmaci o sono in comorbilità sono aiutati da un atteggiamento più prudente».


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