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Editoriali Classi pollaio: quando l’eccezione diventa la regola

Editoriali Pubblicato il 18 settembre 2013

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> Editoriali Pubblicato il 18 settembre 2013

In molte scuole italiane il numero di studenti per classe è superiore rispetto a quanto la legge prevede.

La scuola è iniziata da poco ed i primi malcontenti si fanno già sentire. Anche quest’anno le classi di ogni ordine e grado risultano essere sovraffollate. Di “classi pollaio”, da Nord a Sud Italia, ce ne sono parecchie. A Modica, in Sicilia, in un Liceo Musicale è stata formata una classe di ben 49 alunni. A Sant’Elpidio, nelle Marche, la dirigenza scolastica ha giocato d’anticipo, scrivendo all’Ufficio Scolastico Regionale, per evitare la formazione di una classe di 31 allievi “stipati” in un’aula piccolissima. Risultato? In attesa di altre soluzioni gli allievi dell’Istituto alberghiero “Tarantelli” dovranno stringersi un po’ ed i loro docenti adattarsi ad un’utenza cospicua.

Quelli appena segnalati non sono casi sporadici: ormai la media è di 28-30 allievi per classe. L’affollamento è una delle tante conseguenze determinate dai tagli della riforma Gelmini: riduzione degli organici del corpo docente e del personale Ata, dimensionamento scolastico. A ciò si aggiunga la presenza di edifici strutturalmente non idonei.

Le definizioni di “aula” e “classe” finiscono per essere fortemente correlate: mentre il primo termine indica lo spazio fisico entro cui si svolge giornalmente l’attività didattica, il secondo indica il gruppo di studenti che occupano quello spazio fisico e dove passano, in media, 35 ore settimanali.

Affinché l’attività didattica possa pienamente realizzarsi è necessario che gli spazi a disposizione dell’utenza garantiscano la vivibilità, la salubrità dell’ambiente, partendo da standard igienico-sanitari medio alti, nonché la sicurezza infrastrutturale.

Di fatto quest’anno, pur avendo il Governo stanziato – con il Decreto scuola –  milioni di euro da destinare alle strutture scolastiche, il risultato non cambia. Il Miur conferma l’applicazione della legge 111/2011 imponendo lo stesso numero di insegnanti dell’anno precedente.

L’incremento di alunni non compensato da un aumento di docenti è ormai un vecchio problema. L’eccezione dei limiti numerici stabilita dall’ex ministro Gelmini [1], è divenuta una regola: nella scuola dell’infanzia si è passati da 28 a 29 alunni, alla primaria da 25 a 28 ed alle superiori si sono concesse deroghe sino a 33 alunni per classe.

E se in classe c’è un disabile?

La scuola ha l’obbligo di attenersi alle disposizioni di cui al Decreto del Presidente della Repubblica [2] che contiene i tetti massimi per la formazione delle prime classi delle scuole di ogni ordine e grado. Esso stabilisce che “di norma” tutte le prime classi frequentate da alunni con disabilità “non devono avere più di 20 alunni”. Il termine “di norma” consente per altro delle “eccezioni” per tutte le prime classi – comprese quelle con alunni con disabilità – sino ad un incremento del 10% fino ad arrivare, dunque, ad un massimo di 22 alunni.

Chi forma le classi [3]?

Il Dirigente scolastico organizza le classi iniziali di ciclo delle scuole con riferimento al numero complessivo degli iscritti e assegna ad esse gli alunni secondo le diverse scelte effettuate, sulla base del piano dell’offerta formativa. Il numero minimo e massimo di alunni costitutivo delle classi può – come già detto – essere incrementato o ridotto del 10%.

Scuola dell’infanzia

Le sezioni della scuola dell’infanzia sono costituite con un numero minimo di 18 e un massimo di 26 alunni, salvi i casi di presenza di alunni disabili. Eventuali iscritti in eccedenza dovranno essere ridistribuiti tra le diverse sezioni della stessa scuola, senza superare il numero di 29 alunni per sezione.

Scuola primaria

Le sezioni della scuola primaria sono costituite con un numero minimo di 15 e un massimo di 26 alunni, salvi i casi di presenza di alunni disabili. Eventuali iscritti in eccedenza dovranno essere ridistribuiti tra le diverse sezioni della stessa scuola, senza superare il numero di 27 alunni per sezione. Nelle scuole nelle quali si svolge il tempo pieno, il numero complessivo delle classi è determinato sulla base del totale degli alunni iscritti. Nei comuni di montagna, nelle piccole isole e nelle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche possono essere costituite classi con un numero minimo di 10 alunni.

Scuola secondaria di I grado

Le sezioni della scuola secondaria di I grado sono costituite con un numero minimo di 18 e un massimo di 27 alunni. Eventuali iscritti in eccedenza possono essere ridistribuiti tra le diverse sezioni della stessa scuola, senza superare il numero di 28 alunni per classe. Si procede alla formazione di un’unica classe quando il numero degli iscritti non supera le 30 unità. Nei comuni di montagna, nelle piccole isole e nelle aree geografiche abitate da minoranze linguistiche possono essere costituite classi anche con alunni iscritti ad anni di corso diversi, con un numero massimo di 18 alunni.

Scuola secondaria superiore

Le sezioni della scuola secondaria superiore sono costituite con un numero minimo 27 alunni. Eventuali iscritti in eccedenza possono essere ridistribuiti nelle classi dello stesso istituto, sede coordinata e sezione staccata, senza superare il numero di 30 alunni per classe. Le classi del primo anno di corso delle sedi coordinate e delle sezioni staccate e aggregate, le sezioni di diverso indirizzo o specializzazione funzionanti con un solo corso, devono essere costituite con un numero minimo di 25 alunni.

Norme per l’edilizia scolastica

Per la formazione delle classi si deve tener conto anche delle norme per l’edilizia scolastica che prevedono che le aule superino i tre metri di altezza e che il rapporto alunni/superficie sia di 1.80 metri quadri per alunno nelle scuole dell’infanzia, elementari e medie e di 1.96 metri quadri per alunno nelle scuole superiori. Il decreto ministeriale 26 agosto 1992, relativo alle norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica prevede che il massimo affollamento ipotizzabile sia di 26 persone per aula.

Di MANUELA MAGNELLI

note

[1] Legge 133 sulle “Disposizioni in materia di riorganizzazione scolastica”.

[2] DPR) 81/09, art. 5.

[3] Riferimenti normativi: Decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, art. 5, comma 2 e 3; art. 9, comma 2 e 3; Decreto del Ministro della pubblica istruzione 24 luglio 1998, n. 331, art. 15.


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