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Violenza contro la donna: quali prove?

13 Febbraio 2020 | Autore:
Violenza contro la donna: quali prove?

Come dimostrare  una violenza sulla donna? Quante prove servono? Che valore ha testimonianza della vittima? Foto, video e registrazioni audio: si possono usare?

Secondo le statistiche, in Italia gli atti di violenza nei confronti delle donne non accennano a diminuire: non si tratta solo di femminicidi, ma di ogni tipo di maltrattamento nei confronti del gentil sesso: dallo stalking alle molestie sul lavoro, pare che queste deprecabili condotte siano dure a morire. Purtroppo a volte c’è anche la diffidenza delle vittime a denunciare gli abusi subiti: spesso infatti si tratterebbe di denunciare un proprio familiare, ovvero una persona dalla quale dipende economicamente la propria famiglia. Altre volte, poi, è davvero difficile fornire delle prove convincenti. Con questo articolo ci occuperemo proprio di questo argomento, e cioè di quali prove servono per dimostrare la violenza contro le donne.

Devi sapere che, contrariamente a quanto probabilmente pensi, non occorre portare per forza dei testimoni in giudizio per provare una violenza subita: spesso è sufficiente la sola narrazione della vittima per convincere il giudice. Ad ogni modo, se ciò è possibile, è bene fornire quante più prove è possibile a sostegno delle proprie ragioni. Come si dimostra una violenza contro una donna? È quello che scopriremo insieme.

Principali reati contro la donna

Prima di vedere quali sono le prove per dimostrare una violenza contro una donna, vorrei spendere due parole per illustrarti quali sono i principali reati di cui sono vittime le donne. Prosegui nella lettura.

Stalking contro le donne

Commette stalking chiunque minaccia o molesta ripetutamente una persona, arrecandole una grave e perdurante stato d’ansia o di paura, ovvero incutendole un ragionevole timore per la propria o l’altrui incolumità, ovvero ancora obbligandola a mutare le proprie abitudini di vita [1].

Spesso le donne sono vittime di stalking da parte dei propri ex compagni, oppure da individui che non accettano di essere rifiutate.

Nel caso di stalking, le vittime hanno sei mesi di tempo per sporgere querela contro l’autore della condotta illecita.

Reato di violenza sessuale

Purtroppo è elevato il numero di donne che subisce abusi sessuali, soprattutto tra le mura di casa. La violenza sessuale è punita dalla legge con la reclusione da sei a dodici anni, con possibilità per il giudice di decidere una riduzione di due terzi della pena nei casi di minore gravità [2].

Per violenza sessuale non si intende solamente il rapporto carnale completo consumato contro la volontà della donna, ma anche qualsiasi atto che coinvolga una delle zone erogene della vittima: di conseguenza, anche un bacio non ricambiato potrebbe configurare questo delitto.

Maltrattamenti contro familiari e conviventi

Un’altra violenza contro le donne che viene sistematicamente commessa è quella che si realizza tra le mura domestiche. È punito con la reclusione da tre a sette anni colui che maltratta le persone che convivono con lui; per maltrattamenti non devono intendersi solamente quelli fisici, ma anche (e, forse, soprattutto) quelli morali e psicologici [3].

La donna vittima di continue umiliazioni, di vessazioni, di insulti e di ingiurie potrà pertanto sporgere denuncia contro suo marito o contro il suo compagno quando ritiene di subire dei maltrattamenti, come detto non necessariamente fisici.

Violenza contro donne: cosa fare?

La donna vittima di violenza deve innanzitutto sporgere denuncia/querela presso le autorità competenti, cioè presso i carabinieri, la polizia oppure direttamente in Procura.

Va peraltro precisato che lo stalking e la violenza sessuale sono reati procedibili a querela di parte: ciò significa che la donna vittima di questi reati potrà ricevere tutela solo se presenterà personalmente (oppure a mezzo procuratore speciale, ad esempio un avvocato) la segnalazione alle autorità.

Il termine per querelare questi reati è di sei mesi, che decorrono dall’ultimo atto di violenza o di persecuzione subito.

Come provare la violenza sulle donne?

Come detto in apertura di questo articolo, molte donne, seppur vittime di violenza, desistono dal denunciare gli abusi subiti alle autorità: spesso ciò accade perché gli aguzzini sono a loro legate (per vincolo di sangue o sentimentale), oppure perché pensano di non essere credibili davanti alle autorità.

Come provare la violenza contro le donne? È quello che mi accingo a illustrarti. Prosegui leggendo i prossimi paragrafi.

La testimonianza della donna vittima di violenza

Secondo la legge italiana, è sufficiente la sola deposizione della vittima di un reato per poter ottenere la condanna dell’imputato.

Dunque, per provare una violenza contro una donna può bastare la testimonianza della vittima stessa. In un caso del genere, però, il giudice dovrà avere cura di valutare con particolare rigore l’attendibilità della narrazione della donna, visto che essa non può essere comprovata da altre persone.

Se, pertanto, una donna ha subito una violenza senza che nessuno vi abbia assistito, ciò non deve spingere la vittima a tacere: occorrerà ugualmente sporgere denuncia e narrare alle autorità per filo e per segno ciò che è accaduto.

Quanto appena detto è avvalorato dall’ultima riforma del 2019 [4], quella che ha introdotto il cosiddetto codice rosso per contrastare la violenza di genere.

In pratica, ogni volta che viene denunciato un reato riconducibile ai maltrattamenti in famiglia, allo stalking, alla violenza sessuale e, per estensione, a qualsiasi delitto commesso in famiglia, la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, deve immediatamente riferirne al pubblico ministero, anche in forma orale.

Il magistrato del pubblico ministero, entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, deve assumere informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato. Così facendo, il pubblico ministero potrà valutare fin da subito se sussistono gli estremi per chiedere al giudice l’emissione di una misura cautelare (tipo l’allontanamento da casa o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima).

Dunque, secondo la legge, è sufficiente la testimonianza della donna vittima di violenza affinché il pm possa determinarsi per chiedere al giudice l’emissione di una misura cautelare.

L’esame medico per provare la violenza

Quando la violenza contro la donna sia particolarmente forte, si potrà ricorrere a un esame medico che accerti l’abuso subito. La perizia medica potrà essere fondamentale sia nel caso di violenza fisica (stupro, percosse, ecc.) che nell’ipotesi di violenza psicologica: in entrambe le ipotesi, infatti, un consulente specializzato potrà rinvenire le tracce della violenza patita.

La prova scientifica può avere un valore determinante all’interno di un processo per violenza contro una donna, in quanto la certificazione medica potrebbe diventare una prova inconfutabile: pensa, ad esempio, alle analisi del sangue che dimostrino che la donna sia stata drogata prima di essere violentata, all’esame psichiatrico che attesti i gravi turbamenti psichici subiti dalla vittima di stalking o abusi in famiglia, oppure ancora alla visita medica che sia in grado di certificare lesioni genitali e malattie sessuali (conseguenze tipiche della violenza carnale).

Fotografie e filmati per dimostrare la violenza

Tra le prove documentali utili per dimostrare una violenza contro la donna rientrano senz’altro i filmati e le fotografie che immortalino le condotte illecite.

Allo stesso modo, valide prove possono essere le registrazioni audio: pensa alla donna che registri le telefonate del suo stalker oppure le continue minacce del compagno con cui vive.

Violenza sulle donne: testimonianze

Ovviamente, importantissime sono anche le testimonianze delle persone che hanno assistito alle violenze, o che comunque siano in grado di riferire in merito alle conseguenze negative sulla salute della vittima.

Perché una testimonianza sia valida, serve che il testimone abbia assistito personalmente alla violenza: ad esempio, la donna vittima di abusi domestici potrebbe chiamare i propri figli a testimoniare. Ricorda, infatti, che chiunque può testimoniare, anche il familiare, i propri genitori o i figli.

Quando non è possibile chiamare in giudizio una persona che abbia visto con i propri occhi le violenze subite dalla donna, allora si potrà chiamare a testimoniare chi ha assistito al peggioramento delle condizioni di salute della vittima.


note

[1] Art. 612-bis cod. pen.

[2] Art. 609-bis cod. pen.

[3] Art. 572 cod. pen.

[4] Legge n. 69 del 19 luglio 2019.

Autore immagine: Canva.com


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