Pensioni: addio a Quota100, arriva una nuova riforma

13 Febbraio 2020 | Autore:
Pensioni: addio a Quota100, arriva una nuova riforma

Il confronto tra Governo e sindacati è già avviato, ma il nodo risorse condiziona i tempi e i contenuti delle proposte in corso di elaborazione. 

Il tramonto di Quota 100 è segnato ma non si conosce ancora il colore dell’alba. Si sa già, invece, da che parte sorgerà la nuova riforma pensionistica. Lo hanno rivelato i due alfieri del Governo impegnati nei tavoli di elaborazione delle soluzioni per il superamento di Quota 100 e presenti nei momenti di confronto con i sindacati: il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, e il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta.

Ieri sera, erano insieme al premier Giuseppe Conte al primo appuntamento della fase 2.2 del Governo  e si trovano vicini anche nell’impegno per arrivare alle soluzioni. La prima per trovare i meccanismi, il secondo per fornire le risorse necessarie.

Il ministro del Lavoro ha già fissato i ritmi della tabella di marcia; i tavoli con i sindacati sono già iniziati e quelli politici arriveranno appena questo confronto – che appare un ascolto per la ricerca di nuove proposte – sarà terminato. Il sottosegretario  all’Economia e Finanze sta già pensando a come racimolare i soldi necessari per finanziare gli interventi in arrivo; si parla, secondo quanto anticipa il Sole 24 Ore oggi, di 5-6 miliardi all’anno, dunque meno degli 8 e più che si erano ipotizzati in precedenza. Ma bisogna considerare anche i risparmi ottenuti grazie alla minore spesa per Quota 100 sostenuta l’anno scorso.

L’importante in questa fase è che ci sia la convergenza sull’utilizzo di queste risorse, e Baretta ha già dichiarato di essere d’accordo affinché vadano alla previdenza, e non ad altri settori, come ad esempio la riforma Irpef, che dovrà essere finanziata con i proventi ottenuti dalla lotta all’evasione fiscale.

Catalfo invece ha annunciato che il punto sulle risorse a disposizione si farà alla vigilia del tavolo politico convocato a marzo, non prima. E non si sbilancia sulle ipotesi allo studio in questi giorni per fissare i contenuti della riforma: «Troveremo delle soluzioni per la flessibilità in uscita, i lavoratori discontinui e le pensioni di garanzia dei giovani e la non autosufficienza», dichiara.

E quanto alle risorse, prosegue, «abbiamo un prossimo tavolo a breve, il 19 febbraio, e ci siamo detti di fare un primo punto a fine marzo». Subito dopo chiarisce: «È ovvio che tutto questo si fa con le risorse che andranno poi stanziata in legge di bilancio».

A proposito di bilancio, se si prova a farlo adesso si scopre una falla: è la spesa assistenziale il punto debole del sistema pensionistico. Ha sfondato il tetto dei 110 miliardi annui, stando ai dati di un rapporto diffuso ieri da Itinerari previdenziali. Riguarda più di 4 milioni di persone che ricevono benefici assistenziali: prestazioni per invalidi civili, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali e pensioni di guerra; se consideriamo anche i percettori di altre prestazioni assistenziali (come le integrazioni al minimo, le maggiorazioni sociali e l’importo aggiuntivo) si arriva a poco meno di 8 milioni di interessati, quasi la metà dei pensionati totali.

Cifre che si aggiungono alla spesa per pensioni al netto delle gestioni per gli interventi assistenziali (Gias) che è stata di 225 miliardi lo scorso anno. Fa riflettere che un Paese come l’Italia abbia quasi il 50% di pensionati totalmente o parzialmente assistiti, ha sottolineato Alberto Brambilla, il presidente del Centro studi e ricerche itinerari previdenziali; significa che ci sono molte persone che in 66 anni di vita non sono riuscite a versare neppure 15 o 17 anni di contributi regolari.

Anche i sindacati sono preoccupati dal nocciolo del problema e comprendono bene che ogni ipotesi di superamento di Quota 100 è vincolata dalle risorse necessarie a finanziare gli interventi e da quelle disponibili per farlo. Infatti il segretario Uil, Domenico Proietti, che era presente all’illustrazione dei dati che abbiamo appena esposto. ha subito osservato che «Il confronto in atto tra governo e sindacati deve portare alla definizione di una flessibilità più diffusa di accesso alla pensione intorno a 62 anni, come avviene nel resto d’Europa» e per arrivare a questo «il governo deve postare risorse significativamente maggiori dei risparmi ottenuti con Quota 100».

Tutto ciò tenendo anche conto che questa scadrà il 31 dicembre 2021 e nel frattempo bisognerà individuare le nuove regole destinate a sostituire quelle attuali, evitando “scaloni” e vuoti improvvisi che penalizzerebbero chi a quella data non è riuscito a raggiungere le soglie di età e contributive previste e non potrà essere costretto ad attendere anni. Anche per questo è necessario stringere i tempi dei lavori in corso per arrivare alla riforma. Sui tavoli di confronto già avviati, però, non ci sono ancora i soldi per l’importo sufficiente.



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