Soldi in regalo: niente accertamenti fiscali

13 Febbraio 2020 | Autore:
Soldi in regalo: niente accertamenti fiscali

L’accertamento con redditometro può essere smontato con la documentazione degli estratti conto bancari che dimostrano la legittima provenienza della somma ricevuta.

Quando si ricevono soldi in regalo è inevitabile dover fare i conti con il Fisco, che prima o poi ti chiederà giustificazione della provenienza del denaro e dei suoi impieghi. Infatti le somme ricevute grazie a queste elargizioni accrescono il patrimonio di chi le ha ottenute, e questo lo fa diventare, o semplicemente apparire, più ricco: l’ammontare del suo deposito in banca crescerà, oppure ci saranno maggiori spese che i redditi e gli altri proventi non riescono a giustificare.

Se le cifre sono consistenti (non parliamo cioè della paghetta settimanale ai figli o del regalo di compleanno dei nonni) emergerà una sproporzione rispetto al consueto tenore di vita e a questo punto è fatale finire nel mirino degli accertamenti fiscali. Molti pensano che per sfuggire agli occhi dell’Agenzia delle Entrate sia preferibile ricorrere ai soldi contanti; sbagliato, sia perché vi sono precisi limiti di tracciabilità che impongono di non superare la soglia di 2mila euro, sia perché mancherebbe una giustificazione precisa degli importi ricevuti e delle relative causali e questo aumenterebbe i problemi anche quando non c’è un intento evasivo.

Il criterio è che ogni movimentazione del denaro che non sia di piccola entità deve essere sempre documentata, specialmente per premunirsi dagli accertamenti fiscali che tengono d’occhio tutti i casi in cui le disponibilità del contribuente superano i redditi dichiarati. Anzi, è proprio questo accorgimento che aiuta a salvarsi: quando il Fisco usa il redditometro ed opera la presunzione di maggiori guadagni ottenuti in evasione, gli si può opporre come prova le risultanze dell’estratto conto bancario.

È quanto è accaduto in una vicenda decisa da una nuova sentenza della Cassazione [1] dove il contribuente è riuscito a dimostrare la legittimità di una donazione di denaro ricevuta dal padre proprio grazie al fatto che era stata effettuata con assegni e questi titoli erano stati versati sul conto del beneficiario. I giudici hanno ritenuto la prova valida perché dimostrava appunto come il contribuente accertato, cioè il figlio, fosse venuto in possesso delle somme.

Infatti non bisogna dimenticare che il redditometro è un accertamento sintetico, non analitico, che si limita a raffrontare i beni posseduti e le spese sostenute con l’ammontare dei redditi dichiarati e degli altri guadagni conseguiti; ragiona cioè per presunzioni, ma la sproporzione che emerge può essere “smontata” facendo ricorso a prove documentali: tra queste rientrano anche gli estratti conto intestati al contribuente, integrati ove occorra dalla ulteriore documentazione che riguarda l’accredito o l’incasso di determinati titoli, come gli assegni circolari.

L’importante in questi casi è – precisa la Cassazione – che la prova fornita riguardi anche l’entità e la durata del possesso delle somme (non il loro transito temporaneo), in maniera da ancorare a dati precisi la disponibilità finanziaria ottenuta nel corso del tempo e così dimostrare che c’è corrispondenza tra quanto ricevuto e quanto speso, o accantonato al risparmio. L’estratto conto periodico documenta proprio tutto questo, molto meglio di una mera scrittura contabile limitata ad una singola operazione; il redditometro infatti tiene d’occhio i movimenti realizzati nell’intero periodo ed è con essi che bisogna confrontarsi.

Ad esempio, se ricevi un bonifico di 10mila euro da tuo padre e poi stacchi un assegno di pari importo per pagare l’acquisto di un’autovettura, sarai giustificato (semmai il Fisco potrebbe rivolgersi a tuo padre chiedendogli informazioni sulla provenienza della somma, per chiarire se si tratta di redditi già dichiarati e tassati o esenti da imposte, oppure no); non lo saresti, invece, se hai speso nel corso del tempo cifre ben superiori che neppure quella donazione, assommata ai tuoi redditi dichiarati, coprirebbero.

Così la suprema Corte ha annullato la sentenza della Commissione tributaria regionale, che aveva respinto gli estratti conto prodotti dal contribuente accertato dall’Agenzia delle Entrate poiché da essi non risultava il nome dell’emittente degli assegni, ma solo gli importi e le date degli accrediti; una circostanza ritenuta dagli Ermellini non indispensabile ai fini dell’accertamento fiscale svolto.

Per capire meglio come evitare problemi fiscali ed anche quali altre precauzioni è opportuno adottare per prevenire questioni ereditarie, leggi anche donazioni in denaro ai familiari e come donare soldi ai figli.


note

[1] Cass. sent. n. 3239 del 12 febbraio 2020.


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