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Conseguenze legali morso cane

13 Febbraio 2020
Conseguenze legali morso cane

Responsabilità del proprietario e azioni legali della vittima danneggiata dall’aggressione dell’animale. Quali difese?

Se tuo figlio ha riportato una ferita per un morso di un cane subito al parco; se, passeggiando per strada, sei stato aggredito dal fido compagno di un passante a cui distrattamente hai calpestato la coda; se, accarezzando il cucciolo di un amico, hai ricevuto, per tutta risposta, i segni dei suoi denti sul tuo dito, ti chiederai quali sono le conseguenze legali del morso del cane. 

La giurisprudenza si è più volte occupata di questo argomento partendo da una regola generale fissata nel Codice civile: il proprietario di un animale – o chi lo ha in custodia – è sempre responsabile per i danni da questo cagionati a meno che non dimostri che l’evento si è verificato per caso fortuito. Questa responsabilità si estende anche se il cane è smarrito o fuggito. 

Si tratta, quindi, di ciò che comunemente viene chiamata responsabilità oggettiva, ossia una responsabilità per un fatto di cui si potrebbe non avere alcuna colpa. Questo perché il proprietario del cane deve adottare tutte le misure possibili per scongiurare il rischio di lesioni ad altre persone. Misure come: dotare l’animale di una museruola, tenerlo al guinzaglio in modo che non si avvicini ad altri, evitare che estranei possano accarezzarlo. Sono condotte che, di norma, vengono compiute senza tanti accorgimenti; addirittura, c’è chi lascia il quadrupede libero di correre nel parco comunale. Ma bisogna essere consapevoli delle conseguenze legali del morso del cane qualora quest’ultimo, in un impeto istintivo, faccia male a terzi.

Ecco allora alcune cose da sapere. Leggi anche Cane che morde: legge.

Morso di cane: risarcimento

Partiamo dagli aspetti civili del morso del cane. Il primo è chiaramente legato al risarcimento alla vittima. Quest’ultima è tenuta a dimostrare il danno. Il danno può essere di due tipi. 

Viene, innanzitutto, in rilievo il danno patrimoniale, quello cioè al portafogli. Il padrone del cane dovrà, quindi, risarcire le spese mediche e l’eventuale perdita di guadagni determinata dall’impossibilità di lavorare sino alla guarigione. 

C’è poi il danno non patrimoniale, ossia quello biologico, derivante dalla menomazione subita. Questa, anche se non invalidante e passeggera, viene determinata sulla base di alcune tabelle tipicamente usate per gli incidenti stradali, ma applicabili anche al morso di cane. Nel danno non patrimoniale è compreso anche il danno morale, ossia quello per la sofferenza fisica patita.

Per ottenere il risarcimento, però, la vittima deve intentare una causa contro il proprietario del cane o chi, in quel momento, ne aveva l’uso (quindi, il coniuge, il dog-sitter, ecc.). Si tratta di un giudizio civile nel corso del quale il danneggiato deve prima produrre le prove del fatto, ossia del morso; poi, dimostrare l’entità dei danni con certificati medici e del pronto soccorso.

Il responsabile può difendersi solo dimostrando che il morso è avvenuto per caso fortuito. Di questo, parleremo nel successivo paragrafo.

Morso di cane: cos’è il caso fortuito?

L’unico modo, per il proprietario dell’animale, di evitare il risarcimento del danno è provare che l’evento si è verificato per caso fortuito, ossia per colpa esclusiva del danneggiato, come nel caso in cui questo entri in un terreno recintato con la coscienza e volontà di introdurvisi o di chi calpesta la coda al cane. Non basta dimostrare la normale mansuetudine dell’animale, né di aver usato nella custodia di esso la comune diligenza.

La giurisprudenza ha definito il caso fortuito come un fattore esterno, estraneo cioè alla sfera di azione del proprietario e da questi non neutralizzabile. Tale fattore esterno deve essere imprevedibile, inevitabile ed eccezionale.

Non configura il caso fortuito il fatto che il cane sia fuggito dal recinto o sia sfuggito al guinzaglio, trattandosi di circostanza imputabile ad inadeguata vigilanza e controllo del proprietario.

Il caso fortuito è quasi sempre legato al comportamento del danneggiato (colposo o doloso) purché avente carattere di imprevedibilità e inevitabilità. Quindi, non può essere il fatto di aver accarezzato l’animale in un momento d’ira dello stesso o di averlo fatto contropelo o sul muso: si tratta di eventualità che il padrone deve calcolare in anticipo. Ma potrebbe esserlo il fatto di averlo infastidito tirandogli la coda o calpestandogliela, fingendo di volerlo picchiare o altre condotte che possano aver determinato una reazione difensiva del quadrupede. 

Il padrone deve prendere le contromosse in anticipo: laddove si tratti di cane di taglia grossa e, per sua natura, aggressivo, non può farlo circolare senza guinzaglio e museruola. 

Morso di cane: denuncia

La seconda conseguenza per il proprietario o il custode del cane che abbia ferito un passante è la denuncia penale. Il morso del cane è, infatti, un reato, di cui risponde il detentore e non certo l’animale. Per la precisione, il proprietario di un cane che non presta la dovuta diligenza nella custodia dell’animale risponde del reato di lesioni personali colpose. Questo perché – come anche sottolineato dalla Cassazione – chi ha con sé un animale e se lo porta a spasso deve adottare ogni cautela per evitare e prevenire possibili aggressioni a terzi. E ciò vale anche all’interno della propria abitazione nel caso in cui arrivino ospiti.

Il reato di lesioni colpose è punito con la reclusione fino a 3 anni e la multa fino a 309 euro. Alla vittima basta sporgere querela alla polizia, ai carabinieri oppure depositare l’atto alla Procura della Repubblica. Il procedimento penale va avanti su iniziativa del Pm, ma se la vittima viene risarcita si può ridurre la condanna. 

Anche se ci sono tre mesi per sporgere querela, è bene presentarsi subito al pronto soccorso per farsi rilasciare un certificato medico nell’immediatezza. Solo così si può dimostrare che la lesione è stata determinata dall’animale.

Il danneggiato può costituirsi parte civile nel processo penale e chiedere anche una provvisionale (ossia un anticipo) del risarcimento del danno, da liquidarsi poi in via definitiva con causa civile.

Non si può lasciare il cane senza guinzaglio se si tratta di una bestia aggressiva. Chi non ha cura del proprio animale e lo lascia colpevolmente in libertà rischia di incorrere nel reato di omessa custodia, a prescindere dal fatto che il cane morda o meno una persona. Lo prevede espressamente il Codice penale.

In caso di custodia di animali, al fine di escludere l’elemento della colpa, rappresentato dalla mancata adozione delle debite cautele nella custodia dell’animale pericoloso, non basta che questo si trovi in un luogo privato o recintato, ma è necessario che in tale luogo non possano introdursi persone estranee. 

Morso di cane randagio: chi risarcisce?

Se il morso viene sferrato da un cane randagio, l’azione legale civile può essere intentata contro l’Asl e la Regione, responsabili del servizio di accalappiacani. Per “cane randagio” si devono intendere tutti quelli sprovvisti di microchip. 



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2 Commenti

  1. Va accolta la domanda di risarcimento del danno a seguito dell’aggressione di un cane di razza pitbull essendo la stessa stata accertata in sede penale come risulta dalla sentenza penale confermata in appello prodotta in giudizio, nonché dalla documentazione medica

  2. In caso di aggressione da parte di un cane randagio, la responsabilità è esclusivamente del Comune; nessuna responsabilità per l’Azienda sanitaria, cui sono affidati semplici compiti di generale controllo della popolazione canina.

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