Coronavirus: è boom di nuovi casi, ecco il perché

13 Febbraio 2020
Coronavirus: è boom di nuovi casi, ecco il perché

Il bilancio dei contagiati ora include i casi diagnosticati clinicamente anche quando non presentano sintomi. La Cina ha adottato questo nuovo criterio.

Sono ad oggi circa 60mila le persone contagiate dal coronavirus in tutto il mondo, ma si registra un’impennata di ben 14.840 casi aggiunti tra ieri ed oggi. Sono tutti situati in Cina e precisamente nella provincia di Hubei, l’epicentro dell’epidemia. Nella stessa provincia, sono anche stati registrati 242 nuovi decessi che fanno arrivare il totale complessivo dei morti per coronavirus a 1.350.

Questi sono gli ultimi aggiornamenti forniti dalle autorità cinesi sulla diffusione del virus, che ci giungono in redazione attraverso la nostra agenzia stampa Adnkronos (per conoscere la situazione aggiornata in tempo reale, consulta la mappa di diffusione del coronavirus con tutti i dati).

Ma qual è il motivo di questo improvviso boom di nuovi casi? Tutto si spiega con il nuovo metodo di conteggio adottato dalle autorità cinesi, che adesso comprende anche i casi “diagnosticati clinicamente”, che finora erano esclusi.

I funzionari sanitari della provincia di Hubei hanno spiegato che il nuovo sistema di classificazione della malattia ha lo scopo di garantire che ”i pazienti possano ricevere il trattamento previsto per i casi confermati il più presto possibile per migliorare ulteriormente la possibilità di successo”.

In effetti, in questi giorni, erano sorte numerose perplessità da parte degli esperti sulle regole di calcolo dei contagiati adottate dalla Cina; i conti non tornavano, come aveva detto ieri all’Adnkronos Salute l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, dell’università di Pisa, che parlava di “numeri sottostimati” ed il virologo Roberto Burioni che su ‘Medical Facts’ aveva affermato chiaramente: “Probabilmente la Cina bara sui dati che fornisce al mondo”.

In pratica la Cina, fino a ieri, considerava casi accertati solo quelli che risultavano positivi al test e avevano sintomi, escludendo arbitrariamente, invece, tutti i pazienti che pur essendo positivi erano asintomatici. “Parliamoci chiaro, contare i casi in questo modo ha un nome ben preciso: barare” aveva detto Burioni, aggiungendo “Spero che non sia vero o che nel malaugurato caso fosse vero l’Organizzazione Mondiale della Sanità non consenta questo comportamento”.

Il criterio era sbagliato perché – spiega Burioni – “anche se non presenta sintomi in atto una persona positiva per il virus è un paziente che è stato infettato, nel quale il virus si sta replicando e fino a prova contraria infettivo”.

La polemica era dunque esplosa, e adesso la Cina è corsa ai ripari, così indirettamente confermando che il numero dei casi ufficiali era stato precedentemente sottostimato. Ecco perché i dati sono aumentati all’improvviso: nel conto sono stati riversati tutti coloro che in precedenza non erano stati compresi. Adesso l’interpretazione di quanto succede sarà più chiara.

Intanto, i primi pareri qualificati che giungono sulla correzione apportata sono positivi: “La Cina è un Paese enorme e in una parte del suo territorio una commissione interna aveva dato una serie di indicazioni nel calcolo dei casi positivi” al nuovo coronavirus “in contrasto con l’Oms, ovvero non venivano conteggiati anche i positivi asintomatici. Ora si sono rimessi alle indicazioni dell’Oms e chiaramente c’è stata un’impennata dei casi. Ma non ci deve essere allarme“, ha spiegato all’AdnKronos Salute Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene e Medicina preventiva all’Università Cattolica di Roma e rappresentante dell’Italia nell’Executive Board dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.


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