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Femminicidio: una nuova strage

13 Febbraio 2020
Femminicidio: una nuova strage

Le uccisioni per mano di uomini che odiano le donne raggiungono percentuali da brivido. Un dato ancora più allarmante perché gli omicidi sono in calo.

Diminuiscono gli omicidi, ma aumentano i femminicidi. L’ultima analisi preoccupante del procuratore generale della Corte di Cassazione, Giovanni Salvi, parte da un dato concreto: vengono uccise meno persone, ma rimangono più elevate le percentuali di uccisioni di donne. Anche se in Italia gli omicidi in generale restano sotto la media Ue, «è ancora più drammatico il fatto che permangono pressoché stabili, pur in diminuzione, i cosiddetti femminicidi». Salvi ritiene che sia una «emergenza nazionale. Le donne uccise sono state 131 nel 2017, 135 nel 2018 e 103 nel 2019, e 6 nella sola settimana tra il 25 e il 31 gennaio 2020. Aumenta di conseguenza il dato percentuale, rispetto agli omicidi di uomini, in maniera davvero impressionante».

Il soccorso del Codice rosso

Dalla fine degli anni Ottanta, il numero degli omicidi scende anno per anno: nel 1991, ve ne furono 1.916, nel 2019 sono stati 297. Resta più o meno stabile, invece, il numero dei femminicidi. Non a caso, infatti, la politica nello scorso anno si è mobilitata ed è riuscita ad approvare la legge meglio conosciuta come Codice rosso.

«Uno strumento pensato per aiutare le tante donne che quotidianamente sono minacciate, perseguitate, stalkerizzate, sottoposte a violenze fisiche o psicologiche», aveva dichiarato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. E aveva fornito numeri allarmanti: «I dati parlano di una vittima ogni 72 ore. Evidentemente, nel Paese il problema della violenza contro le donne è prima di tutto culturale».

Le norme a tutela delle donne

Ma vediamo in breve i principali aspetti di questa legge, come riportati dall’agenzia di stampa Adnkronos. Sono, innanzitutto, previsti procedimenti penali più veloci per prevenire e combattere la violenza di genere. Il provvedimento incide sul Codice penale per inasprire le pene per alcuni dei delitti, per rimodulare alcune aggravanti e per introdurre nuove fattispecie di reato.

La polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, deve riferire immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale a cui seguirà senza ritardo quella scritta. Il pubblico ministero, entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato, assume informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti e, nel caso, scattano le indagini di polizia giudiziaria.

Inoltre, vengono rafforzate le norme in vigore che disciplinano il reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Le pene contro i maltrattamenti familiari

Elevata anche la pena per i delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi e di atti persecutori: si va da un minimo di 3 anni, fino a un massimo di 7. Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da 4 a 9 anni; con una lesione gravissima, la reclusione da 7 a 15 anni.

In caso di morte, la reclusione raddoppia da 12 a 24 anni. La fattispecie viene ulteriormente aggravata quando il delitto di maltrattamenti è commesso in presenza o in danno di minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità.

La lotta al revenge porn

Un aspetto innovativo della legge è la lotta al revenge porn, che punisce chi realizza e diffonde immagini o video privati, sessualmente espliciti, senza il consenso delle persone rappresentate per danneggiarle a scopo di vendetta o di rivalsa personale. Punito anche chi condivide le immagini on line: prevista la reclusione da uno a sei anni, con la multa da euro 5.000 a euro 15.000. Tra le aggravanti, la pubblicazione da parte del coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

È stato poi modificato l’omicidio aggravato dalle relazioni personali. Viene, infatti, applicato l’ergastolo anche in caso di relazione affettiva senza stabile convivenza o di stabile convivenza non connotata da relazione affettiva. Sono poi comminati da 8 a 14 anni di carcere a chi causa lesioni permanenti personali gravissime, come la deformazione o lo sfregio permanente del viso.

Violenza sessuale, fino a 24 anni di carcere

La legge, infine, inasprisce la pena per i delitti di violenza sessuale che, in caso di violenza su un minore di dieci anni, parte da un minimo di 12 fino a un massimo di 24 anni di reclusione. Una delle innovazioni introdotte dal Codice Rosso è l’articolo che punisce, con la reclusione da 1 a 5 anni, il delitto di costrizione o induzione al matrimonio che colpisce chi «con violenza o minaccia costringe una persona a contrarre vincolo di natura personale o un’unione civile».


1 Commento

  1. Mi spiace ma non sono d’accordo sulla radice culturale dei femminicidi, prima di tutto sono in continua diminuzione e non in aumento, non v’è nessuna emergenza, i femminicidi propriamente detti sono una cinquantina e siamo ai più bassi livelli mondiali di omicidi e femmnicidi.
    In secundis, i femmmnicidi avvengono a causa delle peggiori condizioni mondiali di separazione per gli uomini: perdita della casa ma pagamento del mutuo residuo, mantenimento a vita di mogli svogliate e fannullone, mantenimento dei figli tutto a carico del padre e perdita del rapporto coi figli. E, dulcis in fundo, false accuse e minacce di false accuse. Non basta?

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