Chiusura partite Iva: chi deve preoccuparsi di più

13 Febbraio 2020
Chiusura partite Iva: chi deve preoccuparsi di più

Le cessazioni di attività economiche analizzate per settori sulla base dei dati dell’Osservatorio del Mef. Nel 2019 meno chiusure rispetto agli anni precedenti. 

Chiusura partite Iva: un fenomeno difficile da interpretare, perché le cause della cessazione possono essere molteplici. Tant’è che lo stesso Osservatorio sulle partite Iva, che raccoglie i dati per il Mef, ministero dell’Economia e Finanze, suggerisce di interpretarli “con cautela”.

Nel nuovo rapporto dell’Osservatorio, diffuso oggi e comunicato attraverso l’agenzia stampa Adnkronos, si evidenzia che nel 2019 c’è stata “una forte riduzione delle chiusure” di partite Iva in tutti i settori. Mentre in media, negli ultimi 20 anni, il numero di chiusure ”è strutturalmente molto inferiore al numero di aperture”. Il tema è importante anche perché l’Agenzia delle Entrate sta provvedendo d’ufficio alla chiusura delle partite Iva inattive, con sanzioni e, dunque, con cartelle esattoriali in arrivo.

Esaminando i dati, il trend di lungo periodo, negli ultimi 20 anni, mostra che “le chiusure annue, in media, rappresentano circa il 70%-90% del numero delle aperture; le uniche eccezioni si registrano nelle annualità dal 2015 al 2017 con valori più alti. Infatti, si osserva un rilevante rialzo nel 2015 con un valore del 115% e nel 2016 con un valore del 135%, in cui si rileva l’effetto delle chiusure d’ufficio discusse in precedenza. Il rapporto ritorna poi nella media fino a raggiungere nel 2019 un valore pari al 74%.

Ora, se raffrontiamo questi dati con quelli relativi all’apertura di nuove partite Iva, che nel corso del 2019 stando ai dati del dossier sono state 545.700 (con un aumento del 6,4% rispetto all’anno precedente),  emerge che le cessazioni sono state circa 403.800. Il saldo tra aperture e chiusure è dunque attivo: si aprono più partite Iva in Italia di quante ne vengono chiuse nello stesso periodo di riferimento.

Ma è interessante andare quali sono stati i tipi di attività più colpiti dal fenomeno. Ecco dunque quali sono i principali settori posti sotto osservazione che emergono dal rapporto e spiccano per una distribuzione diversa dall’andamento medio.

Per i settori ‘Agricoltura silvicoltura e pesca‘ e ‘Attività professionali’, si osserva una percentuale di chiusure che si attesta al di sotto del 100% con un trend decrescente negli ultimi due anni. Per gli altri due settori riportati – quello delle Costruzioni e quello del Commercio all’ingrosso e al dettaglio – si registra un’impennata delle chiusure nel 2016 che, nel settore delle ‘Costruzioni‘ supera del 250% le aperture di partita iva, per poi ridursi drasticamente dal 2017.

Per le forme societarie, le percentuali di chiusure sulle aperture risultano più elevate per il settore ‘Attività immobiliari‘ con valori che negli anni 2016 e 2017 superano il 180%, per poi ridursi decisamente nel 2018 al di sotto del 100% e nel 2019 al 85%.

In tutti gli altri settori si rileva uno stesso trend, caratterizzato da un rialzo delle chiusure nel 2017 seguito da un notevole calo al di sotto del 100% nel 2018 e ancor più al di sotto dell’80% nel 2019 con eccezione delle attività manifatturiere dove la percentuale di chiusure nel 2019 rimane comunque alta al 98%.

L’esame della distribuzione delle chiusure di attività per settore mostra, nel 2019, valori eterogenei nelle diverse fasce di durata. Per le partite Iva con oltre 10 anni di attività si osserva un picco di chiusure in corrispondenza del settore ‘Estrazione di minerali da cave e miniere’ (82%), seguito da ‘Fornitura di acqua; reti fognarie, attività gestione rifiuti e risanamento’ (71,9%) e da ‘Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria’ (68,9%). Bisogna comunque considerare che si tratta di attività svolte da pochi soggetti, nelle quali quindi anche la cessazione di poche partite Iva ha un peso notevole.

Nella fascia 4-10 anni di attività, invece, il valore più alto di chiusure si registra per il settore ‘Organizzazioni ed organismi extraterritoriali’ (75%) seguito da ‘Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata’ (50,8%). Anche in questo caso è rilevante considerare l’esiguo numero di soggetti che svolgono tali attività che condiziona fortemente il valore della percentuale.

Infine, il settore interessato dal più alto numero di chiusure di attività aperte da meno di 4 anni è relativo a ‘Sanità e assistenza sociale‘ (41%).



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