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Prescrizione, venti di crisi sul governo

13 Febbraio 2020 | Autore:
Prescrizione, venti di crisi sul governo

Le ministre renziane fanno sapere che non parteciperanno al Consiglio dei ministri di stasera. Si alza la tensione sulla riforma Bonafede. Italia Viva non digerisce nemmeno il lodo Conte.

Il governo Conte bis scricchiola sempre più. Le ministre di Italia Viva, Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, non dovrebbero partecipare alla riunione del Consiglio dei ministri, prevista per questa sera. Lo ha reso noto il Corriere della sera, che ha appreso la notizia da fonti interne al partito di Matteo Renzi. La decisione nasce dalla contestazione che Italia Viva sta conducendo nei confronti della nuova legge sulla prescrizione, varata dal precedente governo. Contestazione che si è inasprita quando il presidente del Consiglio ha proposto un lodo per disinnescare le polemiche tra i renziani e il ministro Alfonso Bonafede (Movimento Cinque Stelle), padre della riforma. Italia Viva, infatti, ha bocciato anche il testo del premier. Proprio nel Consiglio dei ministri di stasera è in programma la discussione sul lodo Conte e sulla riforma della giustizia in generale. La decisione delle ministre Bellanova e Bonetti di non essere presenti alla riunione mira a sottolineare il contrasto. Una mossa che potrebbe aprire scenari imprevedibili per la tenuta del governo.

Renzi va alla guerra

«Sulla battaglia della giustizia giusta non molliamo perché è una questione di civiltà – ha tuonato Renzi, come riporta l’agenzia Adnkronos -. Ci sono più di mille innocenti mandati in carcere ogni anno. Lo Stato spende milioni e milioni di euro per i casi di malagiustizia. La Corte Costituzionale ha affrontato ieri i primi ricorsi contro le leggi di Bonafede dello scorso anno e ha già pronunciato la prima sentenza di incostituzionalità. E chiaramente incostituzionale è anche la proposta contenuta nel cosiddetto lodo Conte. Dunque: su questo tema, non si molla».

L’ex premier ha aggiunto: «Noi con i garantisti, gli altri con i giustizialisti. Perché il garantismo sta al giustizialismo come la democrazia sta alla dittatura. Ieri, intanto, si è votato il lodo Annibali alla Camera: se fosse passata la proposta di Lucia Annibali, sarebbe tornata in vigore la legge del Pd fatta da Orlando e Gentiloni. Invece il Pd, pur di votare contro Italia viva, ha tenuto in vigore la legge populista fatta da Bonafede e Salvini. A tutti quelli che mi dicono: ma perché hai fatto la scissione? Da ieri posso rispondere anche: perché un partito che sceglie il giustizialismo contro il garantismo non è più casa mia».

Il dibattito sulla prescrizione

La prescrizione resta uno degli argomenti sensibili per la giustizia e per la politica. Estingue i reati e, per questo, da sempre in Italia suscita un vivace dibattito. C’è chi la demonizza ritenendola causa di impunità, e chi ne esalta le virtù sottolineando l’opera meritoria che svolge, perché evita che l’accertamento della verità duri all’infinito.

La nuova normativa

Dal primo gennaio scorso è entrata in vigore la nuova legge sulla prescrizione. Varata dal primo governo Conte, quando in maggioranza c’era anche la Lega di Matteo Salvini, è stata fortemente voluta dal Movimento Cinque Stelle. La normativa approvata prevede che la prescrizione, che decorre nel primo grado di giudizio, si interrompa nel secondo. In questo modo, se si sta affrontando un processo con l’accusa di aver commesso un reato, non si ha più la possibilità di usufruire dei benefici della prescrizione dal secondo grado di appello.

Ma che cosa prevede questo istituto giuridico? Per la giustizia italiana, decorso un determinato periodo di tempo, che varia da reato a reato, non si potrà più rimanere sotto accusa. Si può farla franca se è stato commesso un reato, sostengono i detrattori della prescrizione; si ha il diritto di essere giudicato in tempi certi e brevi, è il parere dei sostenitori.

La proposta di modifica della legge sulla prescrizione

Il presidente del Consiglio ha indossato i panni del mediatore per cercare di giungere a un punto d’incontro e superare così le divisioni nella maggioranza. Il lodo Conte è sostenuto da Pd e Leu. Il M5s, che vorrebbe mantenere la riforma Bonafede, lo ha accettato senza entusiasmo. Italia Viva, invece, si è mostrata fortemente contraria. Il progetto del premier punta a superare la legge facendo decorrere la prescrizione per gli assolti in primo e secondo grado e stoppandola per i condannati.

Lo stop dopo la condanna di primo grado diventa definitivo se questa viene confermata anche in secondo grado. Se, invece, l’imputato in primo grado viene assolto, la prescrizione continua a decorrere. Se una persona viene condannata in primo grado e assolta in secondo grado, può usufruire della quota di prescrizione persa tra i due giudizi.

L’idea di Conte ha incontrato la critica di chi ritiene inviolabile il principio di presunzione di non colpevolezza, previsto dalla nostra Costituzione: ogni cittadino è ritenuto innocente fino al terzo grado di giudizio, cioè fino a quando non si sia pronunciata la Corte di Cassazione.

Avvocati, magistrati e la riforma della giustizia

La riforma Bonafede è stata bocciata anche dagli avvocati, che hanno scioperato per questo, mentre i magistrati non condividono la previsione di sanzioni nei loro confronti nel caso di ritardi nei processi. Le osservazioni pro e contro la normativa entrata in vigore il primo gennaio nascono dal fatto che non è stata approvata un’organica e strutturale riforma della giustizia, di cui la prescrizione è solo un aspetto. Una riforma sempre annunciata, ma mai varata. E attesa da troppo tempo.


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