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Videocitofono: ultime sentenze

8 Maggio 2021
Videocitofono: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: installazione di un videocitofono; integrazione dell’impianto di citofono con una telecamera; malfunzionamento dell’impianto.

Il videocitofono ha numerosi vantaggi: consente di vedere chi suona alla porta, permette di vedere chi c’è nella zona circostante, consente di registrare immagini e voci di chi ci ha cercato o di chi si aggira furtivamente nelle vicinanze. Con il videocitofono è possibile monitorare l’eventuale presenza di estranei. Bastano due fili e, nel giro di poco tempo, è possibile installare un videocitofono.

Ma è possibile installare un videocitofono autonomo sul muro condominiale senza richiedere alcuna autorizzazione (all’assemblea o all’amministratore di condominio)? La risposta a questa domanda si trova in una sentenza della Cassazione (Cass. sent. n. 6643/2015). Nella pronuncia, la Suprema Corte ha riconosciuto il diritto del condomino di dotarsi di un impianto di videocitofono privato installato in prossimità del portone di ingresso dell’edificio condominiale.

Per saperne di più sul videocitofono, leggi le ultime sentenze.

Installazione videocitofono sulla parete condominiale

In tema di condominio, il condomino può installare un proprio videocitofono su parete condominiale a condizione che non impedisca agli altri condòmini di poter fare altrettanto. L’art. 1102 c.c. recita, infatti, che ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto; a tal fine, può apportare a proprie spese le modificazioni necessarie per il miglior godimento della cosa, purché non ne escluda in futuro un pari uso da parte degli altri condòmini.

Tribunale Brescia, Civile Sentenza 28 settembre 2020 n. 1908

Installazione di un videocitofono

In tema di servitù di passaggio carraio, il proprietario che abbia chiuso il fondo servente, dotandolo di cancello automatico, è tenuto all’installazione di un citofono per garantire, ai sensi dell’art. 1064, comma 2, c.c., il diritto al libero e comodo accesso ad esso da parte del proprietario del fondo dominante e dei terzi – da lui autorizzati, nei limiti della normalità – senza che ciò comporti alcun ampliamento delle facoltà del proprietario del fondo dominante, con aggravamento della servitù.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto sussistente il diritto, in capo al titolare del fondo dominante, di installare un videocitofono, con conseguente passaggio dei relativi cavi elettrici).

Cassazione civile sez. II, 29/12/2017, n.31145

Immobile dotato di videocitofono

L’accertamento del mutamento di destinazione d’uso per difformità totale rispetto al titolo abilitativo dev’essere effettuato, nel caso di lavori in corso d’opera, sulla base dell’individuazione di elementi univocamente significativi, propri del diverso uso cui l’opera è destinata e non coerenti con l’originaria destinazione della medesima; la modifica di destinazione d’uso è integrata anche dalla realizzazione di sole opere interne , così come con la predisposizione di impianti tecnologici sottotraccia all’interno di un vano autorizzato come “vuoto tecnico”, in quanto tale tipologia di intervento costituisce circostanza idonea per ritenere la destinazione abitativa dell’immobile.

(Nella specie, nell’immobile di proprietà dell’imputato – sottotetto in un condominio – era risultato suddiviso in più ambienti, compreso il bagno, giusta una parete in cartongesso, arredato, munito dì radiatori, di prese per corrente, televisive e punti luce, nonché di porta blindata e videocitofono).

Cassazione penale sez. fer., 30/08/2016, n.36563

Malfunzionamento dell’impianto dei citofoni e dei videocitofoni

Neppure con l’interpretazione più elastica dell’art. 1669 c.c., è possibile ricondurre difetti, quali un malfunzionamento dell’impianto dei citofoni e dei videocitofoni, all’ambito di quelli strutturali contemplati dalla norma. Infatti, rientrano nella previsione normativa solo quei vizi che siano tali da compromettere la funzionalità e l’abitabilità del fabbricato al quale ineriscono.

Pertanto, detta fattispecie può ravvisarsi anche con riferimento a vizi degli impianti degli immobili, solo con riguardo a quelli di riscaldamento, o a quelli idraulici (il cui malfunzionamento, all’evidenza, può determinare la inabitabilità dell’alloggio o comunque una possibilità molto limitata di destinarlo all’uso che gli è proprio), ma mai con riguardo all’impianto del citofono o del videocitofono, i cui difetti (o la cui assenza addirittura), per quanto creino disagio, non possono neppure minimamente compromettere la funzione e il godimento dell’alloggio.

Tribunale Lucca, 17/01/2014, n.80

Conversione dell’impianto di citofono in impianto di videocitofono

L’integrazione dell’impianto di citofono con una telecamera che lo converta in impianto di videocitofono, configura un uso legittimo del bene comune, in quanto rispetta i limiti posti dall’art. 1102 c.c., ove non comporti un’alterazione della destinazione di cose comuni o una lesione della sicurezza e del decoro architettonico dell’edificio; né, ovviamente arrechi pregiudizio alla sicurezza degli altri condomini. Pertanto, la deliberazione negativa adottata dall’assemblea è nulla perché lesiva del diritto spettante al condomino in base all’art. 1102 c.c.

Tribunale Roma sez. V, 26/06/2009, n.14262

Conservazione dell’impianto di videocitofono

In tema di spese relative alle parti comuni di un bene, come l’obbligo di partecipare ad esse incombe su tutti i comunisti, in quanto appartenenti alla comunione ed in funzione delle utilità, che la cosa comune deve a ciascuno di essi garantire, così il diritto al rimborso “pro quota” delle spese necessarie per consentire l’utilizzazione del bene comune secondo la sua destinazione spetta al partecipante alla comunione, che le abbia anticipate per gli altri in forza della previsione dell’art. 1110 c.c., le cui prescrizioni debbono ritenersi applicabili, oltre che a quelle per la conservazione, anche alle spese necessarie, perché la cosa comune mantenga la sua capacità di fornire l’utilità sua propria secondo la peculiare destinazione impressale.

Ne consegue che vanno considerate alla stregua di spese necessarie al mantenimento della funzionalità delle parti comuni di un edificio destinato ad abitazioni (e vanno, dunque, rimborsate al condominio antistatario) le spese relative non solo alla conservazione degli impianti elettrico, idrico, di riscaldamento e di videocitofono, ma, altresì, quelle intese al mantenimento della continuità nell’erogazione dei relativi servizi, non essendo più condivisibile un’interpretazione degli art. 1104 e 1110 c.c., che configuri come godimento, piuttosto che come conservazione della funzione essenziale d’un immobile ad uso abitativo, l’ordinaria erogazione dei servizi in questione, connaturati all’idoneità stessa dell’edificio a svolgere la sua funzione non altrimenti che le sue componenti strutturali.

Cassazione civile sez. II, 27/08/2002, n.12568



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