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Articolo diffamatorio: ultime sentenze

26 Marzo 2021
Articolo diffamatorio: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: accertamento del giudice; lettura atomistica delle singole espressioni; significato di un articolo; responsabilità del gestore di un sito Internet; lesione della reputazione; reato di diffamazione a mezzo stampa.

Rilevanza del titolo

Il carattere diffamatorio di un articolo non va valutato sulla base di una lettura atomistica delle singole espressioni, ma con riferimento all’intero contesto della comunicazione, comprensiva di titoli e sottotitoli e di tutti gli altri elementi che rendono esplicito, nell’immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, come tali in grado di fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi, dovendosi dunque riconoscere particolare rilievo alla titolazione, in quanto specificamente idonea, in ragione della sua icastica perentorietà, ad impressionare e fuorviare il lettore, ingenerando giudizi lesivi dell’altrui reputazione.

Peraltro, la valutazione della idoneità del solo titolo a rivestire una potenzialità diffamatoria, va effettuata considerando che tale profilo ha assunto, nel tempo, maggiore rilevanza in considerazione della rapidità di diffusione delle informazioni attraverso la rete “internet”, che induce i fruitori ad un’informazione sintetica, spesso limitata alla lettura dei soli titoli presenti nella relativa “home page”.

Tribunale Arezzo, 12/10/2020, n.450

La valutazione del carattere diffamatorio di un articolo

In tema di diffamazione a mezzo stampa, il carattere diffamatorio di un articolo non va valutato sulla base di una lettura atomistica delle singole espressioni, ma con riferimento all’intero contesto della comunicazione, comprensiva di titoli e sottotitoli e di tutti gli altri elementi che rendono esplicito, nell’immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo.

Tribunale Crotone sez. I, 22/09/2020, n.791

Valutazione complessiva dell’articolo

La valutazione del carattere diffamatorio di un articolo, e la valutazione dei presupposti per l’esimente del diritto di cronaca, non vanno compiute sulla base di una lettura atomistica delle singole espressioni, ma con riferimento all’intero contesto della comunicazione, comprensiva di titoli e sottotitoli e di tutti gli altri elementi che rendono esplicito, nell’immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, come tali in grado di fuorviare i lettori più frettolosi, dovendosi comunque riconoscere particolare rilievo alla titolazione, in quanto specificamente idonea, in ragione della sua icastica perentorietà, ad impressionare e fuorviare il lettore.

Tribunale Torino sez. IV, 07/08/2020, n.2768

Impressionare e fuorviare il lettore

In tema di esercizio dell’attività giornalistica, il carattere diffamatorio di un articolo non va valutato sulla base di una lettura atomistica delle singole espressioni, ma con riferimento all’intero contesto della comunicazione, comprensiva di titoli e sottotitoli e di tutti gli altri elementi che rendono esplicito, nell’immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, come tali in grado di fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi, dovendosi dunque riconoscere particolare rilievo alla titolazione, in quanto specificamente idonea, in ragione della sua icastica perentorietà, ad impressionare e fuorviare il lettore, ingenerando giudizi lesivi dell’altrui reputazione.

Tribunale Milano sez. I, 15/07/2020, n.4250

Diffamazione a mezzo stampa: risarcimento danni

In tema di risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa, la verità dei fatti oggetto della notizia non è scalfita da inesattezze secondarie o marginali che, non mutando in peggio l’offensività della narrazione, non alterano, nel contesto dell’articolo, la portata informativa dello stesso rispetto al soggetto al quale sono riferibili.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione della corte territoriale che aveva affermato la sostanziale verità della notizia ed escluso il carattere diffamatorio dell’articolo di stampa, nel quale si attribuiva al preteso diffamato il reato di falsa perizia, meno grave rispetto a quello – concorso in tentata concussione – effettivamente contestatogli).

Cassazione civile sez. III, 26/06/2020, n.12903

Giudizi lesivi dell’altrui reputazione

In tema di esercizio dell’attività giornalistica, il carattere diffamatorio di un articolo non va valutato sulla base di una lettura atomistica delle singole espressioni, ma con riferimento all’intero contesto della comunicazione, comprensiva di titoli e sottotitoli e di tutti gli altri elementi che rendono esplicito, nell’immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, come tali in grado di fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi, dovendosi dunque riconoscere particolare rilievo alla titolazione, in quanto specificamente idonea, in ragione della sua icastica perentorietà, ad impressionare e fuorviare il lettore, ingenerando giudizi lesivi dell’altrui reputazione.

Corte appello Torino sez. III, 23/04/2020, n.399

Inesattezze secondarie o marginali

In tema di risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa, la verità dei fatti oggetto della notizia non è scalfita da inesattezze secondarie che non alterino, nel contesto dell’articolo, la portata informativa dello stesso rispetto al soggetto al quale sono riferibili. Sono da considerare marginali le imprecisioni che non mutano in peggio l’offensività della narrazione e, per contro, sono rilevanti quelle che stravolgono il fatto “vero” in maniera da renderne offensiva l’attribuzione a taluno, all’esito di una valutazione del loro peso sull’intero fatto narrato al fine di stabilire se siano idonee a renderlo “falso” e, oltre che tale, diffamatorio.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che aveva giudicato diffamatoria, senza una verifica concreta, una notizia per il fatto in sé che il giornalista aveva riferito due circostanze inesatte, vale a dire che un medico, indicato come autore della somministrazione di sostante dopanti ad un famoso ciclista, era stato radiato dalla Federazione sportiva, mentre il procedimento disciplinare si era concluso con l’archiviazione per via delle sue dimissioni, e che il medesimo sanitario era stato condannato “definitivamente” in appello, nonostante la proposizione di ricorso per Cassazione contro la sentenza che, peraltro, era stata alla fine confermata).

Cassazione civile sez. III, 08/04/2020, n.7757

Inesattezza: conferisce carattere diffamatorio all’articolo giornalistico?

Non ogni inesattezza conferisce di per sè stessa carattere diffamatorio all’articolo giornalistico, essendo pur sempre necessario che il giudice accerti se la discrasia tra realtà oggettiva ed i fatti così come esposti nell’articolo abbiano effettivamente la capacità di offendere l’altrui reputazione.

Tribunale Livorno, 05/10/2019, n.59

Esercizio dell’attività giornalistica

In tema di esercizio dell’attività giornalistica, il carattere diffamatorio di un articolo non va valutato sulla base di una lettura atomistica delle singolo espressioni, bensì avendo riguardo all’intero contesto della comunicazione, comprensiva di titoli e sottotitoli e di tutti gli altri elementi che rendono esplicito, nell’immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, come tali in grado di fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi, dovendosi dunque riconoscere particolare rilievo alla titolazione, in quanto specificamente idonea, in ragione della sua icastica perentorietà, ad impressionare e fuorviare il lettore, ingenerando giudizi lesivi dell’altrui reputazione.

Tribunale Lecce sez. I, 04/06/2019, n.1882

Responsabilità del danno non patrimoniale

Il gestore di un sito Internet è responsabile del danno non patrimoniale subito dalla persona la cui reputazione sia stata lesa da un articolo di carattere diffamatorio, ivi pubblicato, che si limitava a rielaborare, senza un’autonoma attività di verifica, quanto più ampiamente riportato e descritto da un altro articolo comparso nel sito di un quotidiano.

Tribunale Arezzo, 13/05/2019

Direttore di giornale: quando risponde del reato di diffamazione?

Il direttore responsabile di un giornale risponde del reato di cui all’art. 595, comma 3, c.p., in relazione al titolo di tenore diffamatorio che accompagni l’articolo pubblicato, soltanto laddove sia provato che egli abbia formato o contribuito a formare detto titolo o abbia consapevolmente aderito ai contenuti dello scritto prima della pubblicazione.

Cassazione penale sez. V, 19/11/2018, n.12548

Gli estremi dell’illecito diffamatorio

Integra gli estremi dell’illecito diffamatorio la frase, contenuta in un articolo giornalistico, che dal presupposto della conoscenza tra due persone fa derivare una, non meglio precisata, illecita cointeressenza.

Tribunale Firenze sez. I, 22/10/2018, n.2826

Diffamazione a mezzo stampa

In tema di diffamazione a mezzo stampa, per ritenersi assolto l’obbligo di contestazione è sufficiente che venga richiamato il testo dell’articolo ritenuto diffamatorio con la precisa indicazione degli estremi per la sua identificazione – adempimento sufficiente per conoscere i termini dell’accusa e per apprestare le proprie difese – non essendo invece necessario che venga riportato integralmente il contenuto dell’articolo stesso.

(In motivazione la Corte ha altresì precisato che il richiamo contenuto – anche implicitamente – all’intero testo dello scritto attribuito all’imputato, comporta che l’addebito non debba essere circoscritto alle sole espressioni riportate nella contestazione, non essendo necessaria l’integrale trascrizione dell’articolo, dovendosi viceversa fare riferimento al complessivo contesto comunicativo elaborato dal giornalista).

Cassazione penale sez. V, 27/09/2018, n.55796

La valutazione del carattere diffamatorio di un articolo

In tema di esercizio dell’attività giornalistica, il carattere diffamatorio di un articolo non va valutato sulla base di una lettura atomistica delle singole espressioni, ma con riferimento all’intero contesto della comunicazione, comprensiva di titoli e sottotitoli e di tutti gli altri elementi che rendono esplicito, nell’immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, come tali in grado di fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi, dovendosi dunque riconoscere particolare rilievo alla titolazione, in quanto specificamente idonea, in ragione della sua icastica perentorietà, ad impressionare e fuorviare il lettore, ingenerando giudizi lesivi dell’altrui reputazione.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, la quale aveva ridotto l’entità del risarcimento riconosciuto in primo grado ritenendo notevolmente attenuata la gravità del fatto e, quindi, del danno, dalla circostanza che la notizia era stata riportata in poche righe, senza particolare enfasi, così omettendo, però, di considerare il contesto in cui tale notizia si collocava, quale delineato, innanzitutto, dai titoli e sottotitoli).

Cassazione civile sez. III, 12/12/2017, n.29640

Titolo dell’articolo diffamatorio

In tema di diffamazione a mezzo stampa, ai fini della individuazione del soggetto passivo non è sufficiente avere riguardo al titolo dell’articolo diffamatorio ma è necessario estendere la disamina a tutto il complesso degli elementi topografici che concorrono a comporlo e cioè: titolo, occhiello, eventuali foto, oltre al testo dell’articolo stesso, in quanto la valenza diffamatoria di una affermazione è quella che il lettore ricava dall’intero corpo delle notizie che la compongono, indifferente essendo la contiguità grafica delle varie componenti o la possibilità che la lettura del titolo stampato in prima pagina e quella del testo pubblicato in altra pagina dello stesso quotidiano richiedano, in concreto, una attenzione maggiore e prolungata dell’interessato alla notizia stessa.

(In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione con cui il giudice di appello ha escluso – sulla base dell’assenza del requisito dell’identificabilità del diffamato, non essendo presente nella prima pagina del quotidiano in cui compariva il titolo alcun nome o foto – la responsabilità del giornalista e del direttore responsabile, rispettivamente a titolo di diffamazione e omesso controllo, per la pubblicazione di un articolo di stampa dal titolo “era lui il terrore delle prostitute”, dedicato come poteva comprendersi leggendo il corpo dell’articolo situato in una pagina interna del giornale a soggetto ben determinato).

Cassazione penale sez. V, 09/03/2010, n.16266

Risarcimento del danno patrimoniale o non patrimoniale

La previsione di cui all’art. 187, comma 2, c.p. – disponendo che i condannati per uno stesso reato sono obbligati in solido al risarcimento del danno patrimoniale o non patrimoniale – impone la solidarietà nel caso di condanna di più soggetti per uno stesso reato ma non la esclude quando più condotte, sia pure a titolo diverso, abbiano concorso a cagionare un unico evento dannoso, con la conseguenza che tale solidarietà deve affermarsi nel caso in cui il danno della parte civile sia dovuto alla pubblicazione di un articolo diffamatorio ascrivibile all’attività del giornalista ed a quella del direttore del giornale che ha omesso il controllo dovuto.

Cassazione penale sez. V, 18/01/2007, n.18656

L’identificazione dell’articolo indicato come diffamatorio

In tema di diffamazione a mezzo stampa, non viola il principio di correlazione tra l’imputazione contestata e la sentenza l’utilizzazione ai fini della condanna di frasi riferite a episodi non inclusi esplicitamente nel capo d’imputazione, essendo sufficiente l’identificazione dell’articolo indicato come diffamatorio, da ritenersi richiamato in ogni sua parte, compresi i titoli, nell’imputazione.

Cassazione penale sez. V, 04/06/2001, n.36347

La correlazione tra l’imputazione contestata e la sentenza

In tema di correlazione tra l’imputazione contestata e la sentenza (art. 521 c.p.p.) deve ritenersi assolto l’obbligo di contestazione, con riferimento al reato di diffamazione a mezzo della stampa, allorché sia richiamato l’intero articolo, quando la diffamazione risulti da tutto il contesto piuttosto che da singole specifiche espressioni, con la precisa indicazione degli estremi per richiamarlo. Al fine di garantire la più ampia possibilità di difesa non è peraltro necessario che nella contestazione sia riportato il contenuto dell’articolo di stampa ritenuto diffamatorio.

Cassazione penale sez. V, 14/04/2000, n.7500



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