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Rimborso ferie non godute: spetta agli eredi del lavoratore?

5 Marzo 2020
Rimborso ferie non godute: spetta agli eredi del lavoratore?

In caso di decesso del lavoratore il datore di lavoro deve erogare le somme spettanti al dipendente deceduto ai soggetti indicati dalla legge.

Sei un datore di lavoro, un tuo dipendente è deceduto e non sai a chi devi pagare i crediti del lavoratore? Sei l’erede di un lavoratore deceduto e vuoi sapere cosa ti spetta ricevere dal datore di lavoro del defunto? In linea generale, come noto, quando una persona muore tutti i suoi beni ed i suoi crediti passano agli eredi.

Ci sono, tuttavia, dei casi in cui tale passaggio avviene seguendo delle regole speciali che derogano alle norme sulla successione in generale.

Per quanto concerne il rapporto di lavoro, quando un lavoratore decede restano in sospeso tutta una serie di somme di denaro delle quali il lavoratore era creditore e che dovranno essere, dunque, pagate agli eredi del lavoratore.

Ecco, dunque, che nascono delle domande. A chi va erogato il Tfr accantonato? Rimborso ferie non godute: spetta agli eredi del lavoratore? Come vedremo, la legge fissa delle regole specifiche da seguire per stabilire a chi devono essere pagati i crediti retributivi che il lavoratore vantava nei confronti del datore di lavoro al momento del decesso. La regola non è la stessa per tutti in quanto la legge fissa due regimi diversi a seconda di quale sia la natura del credito retributivo da erogare al lavoratore.

Morte del lavoratore: a chi vanno i crediti retributivi?

Quando muore un lavoratore il datore di lavoro si chiede a chi deve pagare le somme che il lavoratore aveva diritto a ricevere al momento del suo decesso.

Facciamo un esempio.

L’azienda Alfa eroga gli stipendi del mese entro il giorno 10 del mese successivo.

Tizio, dipendente di Alfa, muore il 2 marzo e, dunque, nel momento del decesso, gli spettano:

  • la retribuzione del mese di febbraio;
  • ratei di tredicesima e quattordicesima maturati;
  • il trattamento di fine rapporto (Tfr);
  • eventuale indennità per ferie maturate e non godute;
  • eventuale indennità per permesi retribuiti maturati e non goduti.

Con riferimento alla sorte di questi crediti, il legislatore opera una distinzione nell’ambito degli elementi retributivi maturati in costanza del rapporto di lavoro dal dipendente deceduto. In particolare, occorre distinguere le indennità di fine rapporto da ogni altro elemento maturato e non corrisposto.

Per quanto concerne le indennità di fine rapporto, la legge [1] prevede che il Tfr (maturato e non percepito dal dipendente deceduto) ed un importo pari all’indennità sostitutiva del preavviso [2] dovranno essere corrisposti dal datore di lavoro agli aventi diritto individuati dalla norma stessa, vale a dire:

  • coniuge;
  • figli; se viventi a carico del prestatore di lavoro:
  • parenti entro il terzo grado ed affini entro il secondo.

Tali emolumenti, in base al dettato normativo, devono essere corrisposti ai predetti soggetti rispettando l’accordo raggiunto dagli stessi o, qualora manchi l’accordo, “rispettando il bisogno di ciascuno”.

Laddove, tuttavia, manchino gli aventi diritto sopra individuati, le stesse indennità di fine rapporto dovranno essere corrisposte:

  • nel rispetto della successione legittima [3]; ovvero
  • alle persone espressamente indicate dal defunto nel proprio testamento come beneficiarie di queste indennità.

Se tra gli aventi diritto vi sono dei minori d’età è indispensabile l’intervento del giudice tutelare, su domanda del genitore o del tutore, anche in presenza del genitore superstite, in quanto potrebbero sussistere dei conflitti di interesse tra genitore e figli.

Indennità di fine rapporto del lavoratore deceduto: come procedere?

Per la liquidazione agli aventi diritto delle predette indennità di fine rapporto (Tfr e indennità sostitutiva del preavviso) è dunque suggeribile di procedere in tal senso:

  1. ricevere una comunicazione da parte degli aventi diritto relativa alle quote concordate dai beneficiari o dal provvedimento del giudice che le determina (in caso di disaccordo o di presenza di figli minori);
  2. quantificare i compensi e l’aliquota media di tassazione del Tfr in capo al lavoratore deceduto;
  3. ripartire le somme secondo la percentuale di spettanza tra i beneficiari, al netto delle imposte;
  4. comunicare ai medesimi la corresponsione delle predette somme richiedendo una firma per ricevuta o una dichiarazione di quietanza.

Morte del lavoratore: gli altri emolumenti

Per quanto concerne ogni altro emolumento, diverso dal Tfr e dall’indennità sostitutiva del preavviso, maturato dal lavoratore defunto e non percepito dallo stesso (quali ad esempio la retribuzione dell’ultimo periodo di paga non concluso, i ratei di mensilità aggiuntive, le indennità per ferie e permessi maturati e non goduti, ecc.), dovrà essere cumulato nell’asse ereditario ed essere conseguentemente corrisposto agli eredi nella misura a ciascuno spettante.

Ne consegue che tali somme non possono essere corrisposte da parte del datore di lavoro agli eredi senza un preventivo accertamento dell’accettazione dell’eredità, che deve essere adeguatamente documentata dagli aventi diritto.

Con riferimento agli altri emolumenti è, dunque, suggeribile di procedere in tal senso:

  1. ricevere la documentazione dell’avvenuta accettazione dell’eredità, unitamente all’indicazione degli eredi e delle quote spettanti;
  2. comunicare agli eredi la corresponsione delle somme loro spettanti richiedendo una firma per ricevuta o una dichiarazione di quietanza;
  3. eseguire il conguaglio fiscale sulle somme già percepite dal lavoratore deceduto e trattenere i contributi previdenziali dalle ultime competenze;
  4. erogare agli eredi l’eventuale credito Irpef risultante dal conguaglio.

Rimborso ferie non godute: spetta agli eredi del lavoratore?

Sulla base di quanto abbiamo detto, l’indennità sostitutiva delle ferie maturate e non godute deve essere dunque erogata agli eredi del lavoratore, seguendo le regole che disciplinano la successione legittima. Ma che cos’è l’indennità sostitutiva delle ferie maturate e non godute?

La legge [4] prevede che tutti i lavoratori abbiano diritto ad un periodo di ferie annue. Si tratta, in sostanza, di giornate nelle quali il lavoratore può legittimanente astenersi dalla prestazione di lavoro mantenendo, in ogni caso, il diritto alla retribuzione.

La funzione delle ferie è quella di permettere al lavoratore il recupero delle proprie energie psico-fisiche e di dedicarsi alle proprie attività personali che, durante il periodo di lavoro, tendono ad essere sacrificate.

La legge determina altresì il periodo di ferie minimo di legge inderogabile che è pari a 4 settimane annue. Questo periodo minimo di ferie non è rinunciabile dal lavoratore nè monetizzabile. Ciò significa che il lavoratore deve per forza di cose fruire di questa quota minima di ferie non potendo chiedere, in alternativa, la relativa indennità sostitutiva delle ferie. Ci sono, tuttavia, dei casi nei quali è possibile chiedere la monetizzazione delle ferie.

Innanzitutto, in alcuni casi, il contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto di lavoro prevede che il lavoratore abbia diritto ad un numero di giorni di ferie superiore a quello minimo indicato dalla legge. In questo caso, non c’è dubbio che il lavoratore possa chiedere all’azienda di monetizzare la quota di giorni di ferie che va oltre il minimo di legge. Si tratta, infatti, di un diritto ulteriore rispetto al minimo inderogabile di legge e il lavoratore può, dunque, disporne come preferisce.

Un altro caso in cui il lavoratore può ottenere la monetizzazione delle ferie è la cessazione del rapporto di lavoro. Se alla data di cessazione del rapporto il lavoratore aveva ancora un saldo ferie positivo egli non ha più, evidentemente, la possibilità materiale di fruire delle ferie residue. Il rapporto è, infatti, cessato e non c’è, dunque, altra possibilità che farsi pagare l’indennità sostitutiva delle ferie maturate e non godute.

Quando un lavoratore decede il rapporto di lavoro cessa e, al pari di qualsiasi altra ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro, le ferie maturate e rimaste non godute devono essere monetizzate. Ovviamente, essendo il lavoratore ormai deceduto, tale credito non potrà che entrare a far parte dell’asse ereditario, insieme a tutti gli altri beni del defunto, ed essere quindi erogato agli aventi diritto che, sulla base delle regole che abbiamo esaminato, devono essere individuati negli eredi del lavoratore.

Attenzione però. Può accadere che al lavoratore deceduto l’indennità sostitutiva delle ferie maturate e non  godute non spetti e, dunque, non spetti nemmeno agli eredi del lavoratore. Ciò può accadere in caso di rapporto di lavoro dirigenziale. Secondo la prevalente giurisprudenza, infatti, nel caso in cui il dirigente, a causa dell’ampia autonomia che gli viene riconosciuta, ha la libertà di scegliere se e quando fruire delle ferie, egli non può chiedere l’indennità sostitutiva delle ferie maturate e non godute al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Infatti, stante la sua autonomia nella determinazione delle ferie, egli non può chiedere all’azienda il rimborso di una prestazione che è stato lui stesso, in modo autonomo, a decidere di non fruire. Ovviamente, questa regola non si applica se si dimostra che, comunque, il dirigente, pur avendo ampia autonomia, concordava le ferie con un superiore gerarchico e non era, dunque, del tutto libero di decidere se e quando andare in ferie.

Morte del lavoratore straniero: quali regole si applicano?

Una ipotesi particolare può accadere quando il lavoratore deceduto non è di nazionalità italiana ma di nazionalità straniera. In questo caso, occorre ricordare che, nel diritto internazionale privato italiano, la legge regolatrice delle successioni a causa di morte [5] applicabile è la legge nazionale del soggetto della cui eredità si tratta, al momento della morte.

L’indennità sostitutiva delle ferie maturate e non godute, dunque, in caso di morte di un lavoratore straniero, deve essere erogata agli eredi tenendo in considerazione il diritto delle successioni del paese di nazionalità del de cuius.


note

[1] Art. 2122 cod.civ.

[2] Art. 2118 cod.civ.

[3] Artt. 565 ss. cod.civ.

[4] D.lgs. 66/2004.

[5] Art. 46, num. 1 e 2, L. n. 218 del 31.05.1995.


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