L’esperto | Articoli

Prodotti difettosi: ultime sentenze

19 Agosto 2022
Prodotti difettosi: ultime sentenze

Tutela del consumatore; entità del difetto; accertamento della responsabilità; riparto dell’onere probatorio.

Prodotto difettoso: a chi rivolgersi per il risarcimento dei danni?

Il consumatore deve essere liberato dall’onere di dover determinare il vero produttore dell’oggetto acquistato e difettoso al fine di proporre la sua domanda di risarcimento del danno. Apponendo sul prodotto di cui trattasi il proprio nome, marchio o altro segno distintivo, la persona/società che si presenta come produttore dà l’impressione di essere implicata nel processo di produzione o di assumerne la responsabilità; pertanto, l’utilizzo di tali menzioni equivale ad utilizzare la sua notorietà al fine di rendere tale prodotto più attraente agli occhi dei consumatori, il che giustifica che, in cambio, la sua responsabilità possa sorgere a titolo di tale utilizzo.

Corte giustizia UE sez. X, 07/07/2022, n.264

Nozione di produttore

L’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 85/374/CEE, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati Membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi, come modificata dalla direttiva 1999/34/CE, deve essere interpretato nel senso che la nozione di «produttore», di cui a tale disposizione, non richiede che la persona che ha apposto il proprio nome, marchio o altro segno distintivo sul prodotto, o che ha autorizzato tale apposizione, si presenti anche come il produttore dello stesso in qualsiasi altro modo.

Corte giustizia UE sez. X, 07/07/2022, n.264

Danno da prodotto difettoso: contro chi deve agire il compratore?

Il compratore può far valere la responsabilità da prodotto difettoso solo ed esclusivamente nei confronti del proprio venditore, e non può agire, a livello contrattuale, nei confronti degli altri anelli della catena di vendita, come il produttore e/o l’importatore. Il venditore, dunque, è tenuto a risponderne, salva la possibilità di agire in regresso nei confronti degli altri soggetti facenti parte della catena di vendita, per il recupero di quanto è stato condannato a pagare.

La responsabilità, è totalmente in capo al venditore finale. A questo però, in caso di responsabilità nei confronti del consumatore per un difetto di conformità del prodotto imputabile al produttore o di un precedente venditore della medesima catena contrattuale distributiva o di qualsiasi altro intermediario, è attribuito diritto di regresso (exart. 131 d.lgs. n. 206/2005), nei confronti del soggetto o dei soggetti responsabili facenti parte della suddetta catena distributiva (si veda Cass. 5 febbraio 2015, n. 2115).

L’azione di manleva può essere promossa dal venditore anche con chiamata del terzo nel processo intentato contro di lui dal consumatore e anche prima che abbia adempiuto nei confronti di quest’ultimo.

Inoltre, il terzo indicato come produttore o precedente fornitore può essere chiamato nel processo ai sensi dell’art. 106 c.p.c. e il fornitore convenuto può essere estromesso, se la persona indicata compare e non contesta l’indicazione.

Tribunale Pisa, 06/06/2022, n.752

Responsabilità da prodotto difettoso

Nel caso di compravendita di prodotto difettoso l’acquirente danneggiato deve provare il nesso causale non tra prodotto e danno, bensì tra difetto e danno; una volta fornita tale prova, incombe sul produttore la prova liberatoria consistente nella dimostrazione che il difetto non esisteva nel momento in cui il prodotto veniva posto in circolazione o che all’epoca non era riconoscibile in base allo stato delle conoscenze tecnico -scientifiche. Infatti risulterebbe troppo oneroso per il consumatore acquirente riuscire a provare il vizio specifico da cui è affetto il prodotto, in quanto ciò richiederebbe l’accesso a dati tecnici relativi al prodotto, nonché un’assistenza tecnica specializzata, che invece si trovano nella più agevole disponibilità del venditore.

Tribunale Torre Annunziata sez. II, 26/04/2022, n.892

Onere della prova

La responsabilità da prodotto difettoso ha natura presunta, e non oggettiva, poiché prescinde dall’accertamento della colpevolezza del produttore, ma non anche dalla dimostrazione dell’esistenza di un difetto del prodotto. Incombe, pertanto, sul soggetto danneggiato – ai sensi dell’art. 120 del d.lgs. n. 206 del 2005 (cd. codice del consumo), come già previsto dall’8 del d.P.R. n. 224 del 1988 – la prova del collegamento causale non già tra prodotto e danno, bensì tra difetto e danno e, una volta fornita tale prova, incombe sul produttore – a norma dell’art. 118 dello stesso codice – la corrispondente prova liberatoria, consistente nella dimostrazione che il difetto non esisteva nel momento in cui il prodotto veniva posto in circolazione, o che all’epoca non era riconoscibile in base allo stato delle conoscenze tecnico-scientifiche.

Cassazione civile sez. III, 07/04/2022, n.11317

Danni da prodotto difettoso: riparto dell’onere probatorio

Ai sensi dell’art. 117 del codice del consumo la ‘difettosità’ del prodotto va ricollegata alla circostanza che il prodotto non offre la sicurezza che ci si può legittimamente aspettare in relazione all’uso al quale il è destinato. La responsabilità da prodotto difettoso è un’ipotesi di responsabilità presunta, per cui il danneggiato che chiede il risarcimento del danno derivato dal prodotto difettoso deve provare il “difetto” del prodotto – prova che può esser data anche in forma presuntiva – e il nesso causale tra difetto e danno. Spetta invece al fornitore dimostrare che il difetto non esisteva quando ha posto il prodotto in circolazione ovvero che all’epoca non era riconoscibile come tale a causa dello stato delle conoscenze scientifiche e tecniche.

Tribunale Teramo sez. I, 08/03/2022, n.231

Bene difettoso: termine di sei mesi

In tema di bene difettoso, una volta accertato che la denunzia del vizio è avvenuta oltre il termine di sei mesi, in cui si applica la presunzione di preesistenza di cui al d.lg.. n. 206 del 2005, art. 132, comma 3, incombe sul consumatore l’onere della prova positiva dell’esistenza del difetto, della sua risalenza all’epoca dell’acquisto del bene e del collegamento tra difetto e danno lamentato.

Cassazione civile sez. VI, 15/02/2022, n.4948

Prodotto difettoso: la denuncia dei vizi

Si presume che i difetti di conformità, che si manifestino entro sei mesi dalla consegna del bene, siano sussistenti già a tale data sicché il consumatore deve allegare la sussistenza del vizio mentre grava sul professionista l’onere di provare la conformità del bene consegnato rispetto al contratto di vendita. Ove la sostituzione o riparazione del bene non siano state impossibili né siano eccessivamente onerose, il consumatore, scaduto il termine congruo per la sostituzione o riparazione, senza che il venditore vi abbia provveduto, ovvero se le stesse abbiano arrecato un notevole inconveniente, può agire per la riduzione del prezzo o per la risoluzione del contratto, pur in presenza di un difetto di lieve entità.

Cassazione civile sez. II, 07/02/2022, n.3695

Garanzia per vizi della cosa venduta

In caso di vendita di prodotto difettoso opera la speciale garanzia prevista dall’art. 1490 c.c. (garanzia per i vizi della cosa venduta), con conseguente possibilità, per l’acquirente, di chiedere la risoluzione del contratto oppure la riduzione del prezzo (in forza del disposto dell’art. 1492 c.c.). In tali casi il compratore deve provare l’esistenza dei vizi ed in particolare, dovrà provare l’an ed il quantum debeatur, nella sua duplice dimensione.

Tribunale Vibo Valentia sez. I, 30/09/2021, n.678

Difetti di conformità

In tema di vendita di beni di consumo, si presume che i difetti di conformità che si siano manifestati entro sei mesi dalla consegna del bene siano sussistenti già a tale data, sicché sarà onere del consumatore provare la sussistenza dei vizi, mentre sarà onere del venditore provare la conformità del bene consegnato rispetto al contratto di vendita. Superato il suddetto termine semestrale, trova applicazione la disciplina generale posta in materia di onere della prova posta dall’art. 2697 c.c..

Tribunale Ravenna sez. I, 22/09/2021, n.668

Tutela del consumatore e difetti di conformità del bene

L’art. 130 del codice del consumo prevede che in caso di prodotto difettoso il consumatore può scegliere se far riparare il bene o sostituirlo, salvo che il rimedio richiesto sia eccessivamente oneroso. Quanto all’accertamento dell’eccessiva onerosità, occorre considerare il valore che il bene avrebbe se non si fosse verificato il difetto di conformità, l’entità del difetto stesso e l’eventualità che il rimedio alternativo possa essere esperito senza notevoli inconvenienti per il consumatore, da eseguirsi entro un congruo termine dalla richiesta e senza causare rilevanti inconvenienti al consumatore, in relazione alla natura del bene ed allo scopo per il quale il consumatore si è determinato all’acquisto.

Corte appello Ancona sez. I, 06/07/2021, n.790

Farmaci difettosi: responsabilità del produttore

La nozione di prodotto difettoso, ex art. 117 codice del consumo, non riguarda ogni prodotto genericamente insicuro, ma, piuttosto, quello che non raggiunga lo standard di sicurezza che il consumatore può legittimamente attendersi, in relazione ad una pluralità di elementi, quali le modalità con cui è stato messo in circolazione, la sua presentazione, le sue caratteristiche estrinseche, le istruzioni o avvertenze fornite dal produttore ai consumatori e l’uso cui lo stesso è destinato. Il concetto di sicurezza del prodotto, pertanto, è strettamente connesso all’assenza o carenza di istruzioni ed è differente da quello di vizio del prodotto, di cui all’art. 1490 c.c., che può invece coincidere anche con un’imperfezione, che non ne determini la pericolosità per il consumatore (fattispecie relativa alla responsabilità del produttore per i danni cagionati da un prodotto farmaceutico difettoso).

Cassazione civile sez. III, 10/05/2021, n.12225

Danno da prodotto difettoso: riparto dell’onere probatorio

In materia di responsabilità per prodotto difettoso, chi agisce invocando il risarcimento del danno non può limitarsi a provare il nesso di causa tra l’uso del prodotto ed il danno, ma deve provare il nesso tra il difetto del prodotto ed il danno; in sostanza il danneggiato – ai sensi dell’art. 120 del codice del consumo – deve dimostrare il collegamento causale non già tra prodotto e danno, bensì tra difetto e danno. Una volta assolto tale onere probatorio sarà poi il produttore a dover fornire la prova liberatoria, consistente nella dimostrazione che il difetto non esisteva nel momento in cui il prodotto veniva posto in circolazione, o che all’epoca non era riconoscibile in base allo stato delle conoscenze tecnico -scientifiche.

Tribunale Torino sez. lav., 20/04/2021, n.1964

Responsabilità del produttore o distributore

In tema di prodotti difettosi e tutela del consumatore, ai sensi dell’art. 117 del Codice del Consumo, un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di tutte le circostanze, tra cui: a) il modo in cui il prodotto è stato messo in circolazione, la sua presentazione, le sue caratteristiche palesi, le istruzioni e le avvertenze fornite; b) l’uso al quale il prodotto può essere ragionevolmente destinato e i comportamenti che, in relazione ad esso, si possono ragionevolmente prevedere; c) il tempo in cui il prodotto è stato messo in circolazione. Inoltre, un prodotto non può essere considerato difettoso per il solo fatto che un prodotto più perfezionato sia stato in qualunque tempo messo in commercio (comma 2 dell’art. 117 citato), mentre un prodotto è difettoso se non offre la sicurezza offerta normalmente dagli altri esemplari della medesima serie (comma 3 dell’art. 117 citato).

Tribunale Prato sez. I, 16/06/2020, n.244

Difettosità di un prodotto: nozione, responsabilità e onere probatorio

Poiché la difettosità del prodotto è sostanzialmente riconducibile al difetto di fabbricazione ovvero alle ipotesi dell’assenza o carenza di istruzioni ed è strettamente connesso al concetto di sicurezza va anche esaminato il grado ed il livello di sicurezza prescritto, al di sotto del quale deve, perciò, considerarsi difettoso, e dunque il carattere di difettosità non corrisponde a quello della sua più rigorosa innocuità, dovendo, piuttosto, farsi riferimento ai requisiti di sicurezza generalmente richiesti dall’utenza. La responsabilità prescinde dall’accertamento della colpevolezza del produttore gravando sul danneggiato la prova del collegamento causale tra difetto e danno, non già tra prodotto e danno.

Tribunale Milano sez. I, 27/01/2020, n.723

Auto prodotta in un altro Stato UE causa danni per un difetto di sicurezza

Non basta fare causa alla filiale italiana del produttore se un’auto prodotta in un altro Stato Ue causa danni per un difetto di sicurezza. Va dimostrato, infatti, il suo legame con il costruttore stesso che, nel caso della responsabilità per prodotti difettosi, non va dato per scontato. Ad affermarlo è la Cassazione che si è pronunciata sul caso in cui il soggetto che immetta il veicolo in commercio non sia lo stesso che lo abbia effettivamente fabbricato, come da prassi dei gruppi automobilistici.

Nel caso di specie, si trattava di un difetto dell’airbag e l’azione risarcitoria era stata promossa dal danneggiato, in Italia, nei confronti non della capogruppo e/o della controllata spagnola che aveva costruito l’auto , bensì alla filiale italiana.

Cassazione civile sez. III, 30/08/2019, n.21841

Responsabilità da prodotto difettoso o per vizi della cosa venduta

La responsabilità per esercizio di attività pericolosa ex art. 2050 c.c. – che può prescindere dall’attività in sé e per sé considerata e sussistere quando il pericolo sia intrinseco ai beni – non si configura in danno del produttore e del distributore e a favore di chi professionalmente impieghi gli oggetti potenzialmente lesivi come materie prime in una fase autonoma di un successivo ciclo produttivo, assumendo così propri oneri di precauzione adeguati a quello sviluppo, a meno che il danneggiato non provi, impregiudicati eventuali diversi titoli di responsabilità (da prodotto difettoso o per vizi della cosa venduta), il nesso causale tra l’esercizio della fase specifica dell’attività pericolosa gestita dalle controparti e il danno subito.

(Nella specie, la S.C. ha corretto la motivazione della sentenza d’appello affermando che la semplice presenza di nitrocellulosa – in precedenza prodotta e commercializzata da altri e poi stoccata, come materia prima, in un impianto di produzione di vernici – non poteva di per sé sola considerarsi la causa dell’incendio divampato nello stabilimento e, comunque, non era eziologicamente riconducibile all’attività pericolosa esercitata dalle controparti e, segnatamente, alle fasi della produzione e della distribuzione del materiale esplodente).

Cassazione civile sez. III, 07/11/2019, n.28626

La disciplina sui danni da prodotto difettoso

La disciplina sui danni da prodotto difettoso e quella di cui all’art. 2050 c.c. hanno una diversa ratio ed una diversa sfera di operatività e la prima non esclude l’applicazione della seconda. Pertanto, la produzione e commercializzazione di un farmaco che non sia difettoso ai sensi della disciplina contenuta nel Codice del consumo può qualificarsi come attività pericolosa nella accezione accolta dal codice civile.

Cassazione civile sez. III, 07/03/2019, n.6587

Prova del vizio di origine

In tema di prove, è inammissibile la c.d. “praesumptio de praesumpto”, non potendosi valorizzare una presunzione come fatto noto per derivarne da essa un’altra presunzione.

(In applicazione del suddetto principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto insufficiente, ai fini della prova del vizio di origine di un’autovettura dedotto a fondamento di una domanda di risarcimento del danno da prodotto difettoso, il solo argomento presuntivo tratto dal fatto che il vizio era stato denunciato su blog reperibili in internet in relazione allo stesso modello di auto).

Cassazione civile sez. III, 18/01/2019, n.1278

Bene importato da altro Paese UE

Non è responsabile nei confronti del consumatore per danno da prodotto difettoso il distributore che abbia importato il bene da altro Paese appartenente alla Comunità europea, in quanto il combinato disposto degli art. 3 e 11 D.P.R. n. 224 del 1988 e dell’art. 2, lett. d), D.Lgs. n. 115 del 1995, consente di chiamare a rispondere l’importatore solo nel caso in cui il produttore risieda in uno Stato extracomunitario. Ove il produttore dell’oggetto difettoso risieda all’interno della Comunità europea, il consumatore è infatti in condizione di agire comodamente contro il produttore, diretto responsabile del vizio, al fine di ottenere il risarcimento dei danni.

Tribunale Crotone, 17/01/2019, n.64

Danno da prodotti difettosi: il regime di responsabilità solidale

In tema di danno da prodotti difettosi, il regime di responsabilità solidale ex art. 9 del d.P.R. n. 224 del 1988 (ora art. 121 del d.lgs. n. 206 del 2005) opera solo tra i produttori che collaborano nella destinazione del prodotto finito alla circolazione e non riguarda il fornitore, in quanto estraneo alla catena produttiva e soggetto, ai sensi dell’art. 4 del citato d.P.R. (oggi art. 116 del d.lgs. n. 206 del 2005), alla responsabilità, alternativa a quella del produttore, derivante dalla mancata comunicazione (nel termine prescritto) al danneggiato dell’identità e del domicilio del medesimo produttore, che non risulti individuato; ne consegue che l’atto interruttivo della prescrizione indirizzato al fornitore non produce effetti nei confronti del produttore.

Cassazione civile sez. III, 13/12/2018, n.32226

Accertamento responsabilità del produttore

L’articolo 4 della direttiva 85/374/Cee del Consiglio, del 25 luglio 1985, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi, dev’essere interpretato nel senso che non osta a un regime probatorio nazionale, come quello di cui al procedimento principale, in base al quale il giudice di merito, chiamato a pronunciarsi su un’azione diretta ad accertare la responsabilità del produttore di un vaccino per danno derivante da un asserito difetto di quest’ultimo, può ritenere, nell’esercizio del libero apprezzamento conferitogli al riguardo, che, nonostante la constatazione che la ricerca medica non stabilisce né esclude l’esistenza di un nesso tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza della malattia da cui è affetto il danneggiato, taluni elementi in fatto invocati dal ricorrente costituiscano indizi gravi, precisi e concordanti i quali consentono di ravvisare la sussistenza di un difetto del vaccino e di un nesso di causalità tra detto difetto e tale malattia.

I giudici nazionali devono tuttavia assicurarsi che l’applicazione concreta che essi danno a tale regime probatorio non conduca a violare l’onere della prova instaurato da detto articolo 4 né ad arrecare pregiudizio all’effettività del regime di responsabilità istituito da tale direttiva (fattispecie relativa all’azione risarcitoria intrapresa da alcuni cittadini francesi per danni provocati da un vaccino difettoso).

Corte giustizia UE sez. II, 21/06/2017, n.621

Danno da prodotti difettosi: responsabilità del produttore

La tutela prevista a favore del consumatore in materia di danno da prodotti difettosi configura in capo al produttore o all’importatore del prodotto nella Comunità Europea, relativamente ai danni da prodotto difettoso, una responsabilità di natura oggettiva, fondata non sulla colpa, ma sulla riconducibilità causale del danno alla presenza di un difetto nel prodotto.

Il danneggiato – in presenza di un danno riconducibile al bene in questione – deve provare l’esistenza di un vizio che renda il bene non conforme agli standard minimi di sicurezza previsti per legge, nonché il collegamento causale tra il difetto e il danno.

Tribunale Bari, 26/05/2016, n.2937

Risarcimento del danno all’acquirente

Per il principio di causalità della lite le spese sostenute dal compratore debbono essere rifuse dalla ditta venditrice che fornì prodotti difettosi, causando l’opponibilità dell’eccezione “inadimplenti non est adimplendum” di cui all’art. 1460 c.c., e la necessità che la rivenditrice chiami in causa la propria venditrice, affinché operi il principio valevole nella “vendita a catena”.

(Cass. Sez. 2, Sentenza n. 2115 del 05/02/2015: “Nella vendita a catena, il principio dell’ autonomia di ciascuna vendita non impedisce al rivenditore di proporre nei confronti del proprio venditore domanda di rivalsa di quanto versato a titolo di risarcimento del danno all’acquirente, quando l’inadempimento del rivenditore sia direttamente connesso e consequenziale alla violazione degli obblighi contrattuali da lui assunti dal primo venditore”).

Tribunale Vicenza, 04/02/2016, n.238

Responsabilità per danno da prodotti difettosi

L’art. 6, par. 1, della direttiva 85/374/Cee, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi, deve essere interpretato nel senso che l’accertamento di un potenziale difetto dei prodotti appartenenti al medesimo gruppo o alla medesima serie di produzione, quali i pacemakers e i defibrillatori automatici impiantabili, consente di qualificare come difettoso un siffatto prodotto senza che occorra riscontrare il suddetto difetto in tale prodotto.

Corte giustizia UE sez. IV, 05/03/2015, n.503

Effetti collaterali del prodotto difettoso

La direttiva 85/374/Cee del Consiglio, del 25 luglio 1985, relativa al ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi, come modificata dalla direttiva 1999/34/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio del 10 maggio 1999, dev’essere interpretata nel senso che non asta ad una normativa nazionale, quale quella oggetto del procedimento principale, che introduce un regime speciale di responsabilità ai sensi dell’art. 13 di tale direttiva, regime secondo il quale, a seguito di una modifica di detta normativa intervenuta successivamente alla data di notifica di tale direttiva allo Stato membro interessato, il consumatore ha il diritto di chiedere al fabbricante di un prodotto farmaceutico informazioni sugli effetti collaterali di tale prodotto.

Corte giustizia UE sez. IV, 20/11/2014, n.310

Ripristino tecnico di prodotti difettosi

In tema di imposte sui redditi d’impresa, i componenti positivi o negativi che concorrono a formare il reddito possono essere imputati all’anno di esercizio in cui ne diviene certa l’esistenza o determinabile in modo obiettivo l’ammontare, qualora di tali qualità fossero privi nel corso dell’esercizio di competenza.

Tuttavia, i costi sostenuti dopo la chiusura dell’esercizio contabile di riferimento, ma incidenti sul ricavo netto determinato dalle operazioni dell’anno già definito (nella specie, costi, sostenuti nell’anno 2000, di ripristino tecnico di prodotti difettosi venduti a terzi nell’anno precedente), devono costituire elementi di rettifica del bilancio dell’anno precedente, così concorrendo a formare il reddito d’impresa di quell’anno ed incidendo legittimamente in flessione sullo stesso – senza che sia lasciata al contribuente la facoltà di decidere a quale anno imputare tali costi – tutte le volte in cui siano divenuti noti, in quanto certi e precisi nell’ammontare, prima della delibera approvativa del risultato d’esercizio.

Cassazione civile sez. trib., 14/02/2014, n.3484

Competenza giudiziaria in materia civile e commerciale

L’art. 5, punto 3, del regolamento (Ce) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che, in caso di contestazione della responsabilità di un fabbricante per prodotti difettosi, il luogo del fatto generatore del danno è costituito dal luogo di fabbricazione del prodotto di cui trattasi.

Corte giustizia UE sez. IV, 16/01/2014, n.45



Sostieni laleggepertutti.it

"La Legge per Tutti" è una testata giornalistica indipendente che da oltre 10 anni informa gratuitamente milioni di persone ogni mese senza il supporto di finanziamenti pubblici. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale.Diventa sostenitore clicca qui

8 Commenti

    1. Il consumatore ha diritto a far valere la garanzia sugli acquisti difettosi entro 2 anni dalla consegna della merce (possono ridursi a 1 anno sui prodotti usati). Da quando viene scoperto il difetto, l’acquirente ha 2 mesi di tempo per denunciarlo al venditore. In totale, quindi, il consumatore ha diritto a far valere la garanzia sugli acquisti difettosi entro 26 mesi dalla data della consegna della merce (2 anni + 2 mesi dalla scoperta del difetto, che può avvenire al 24mo mese).Se il difetto si presenta quando la garanzia legale è scaduta, conviene sempre verificare se si è in tempo ad utilizzare la garanzia convenzionale sottoscritta dal produttore (a volte più lunga di quella offerta dal venditore).

  1. Qual è la condizione indispensabile per far valere la garanzia su acquisti difettosi e, quindi, per difendere i propri diritti come consumatori?

    1. è quella di conservare ogni documento legato alla vendita della merce: scontrino o fattura, libretto, ecc. Fotocopiare lo scontrino è sempre buona norma: dalla carta termica su cui viene stampato, spesso scompaiono i dati.Da chi si va con questi documenti? Solo ed esclusivamente dal venditore. E’ lui l’unico interlocutore del consumatore quando questi ha qualcosa da obiettare sulla merce acquistata. E se il venditore si rifiuta di accettare la merce in riparazione? Si va al comando di Polizia municipale o dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Entrambi, dietro segnalazione, sono tenuti ad intervenire.Se il difetto viene riscontrato entro 6 mesi dalla consegna, è probabile che si tratti di un problema nato in fabbrica. Altrimenti, ne risponde sempre e solo lui: il venditore.

    1. La risposta è affermativa. Il difetto del prodotto deve essere denunciato al venditore entro il termine di due mesi dalla data in cui l’acquirente lo ha scoperto.Il termine di due mesi decorre solo dal momento in cui il compratore ha acquistato certezza oggettiva dell’esistenza del difetto; con la conseguenza che ove la scoperta avvenga per gradi e in tempi diversi e successivi occorre far riferimento al momento in cui sia completata la relativa scoperta. Si pensi ad esempio al consumatore che abbia acquistato una vernice da stendere sulla ringhiera dei balconi della propria abitazione e che dopo la prima posa si avvede che essa non è coprente, credendo che ciò sia dovuto alla necessità di un secondo strato di vernice. Se dopo la seconda posa il consumatore riscontra che il difetto persiste, è da tale momento che decorreranno i due mesi per la garanzia. Infatti solo dal secondo tentativo egli ha avuto la certezza del difetto.Poiché la durata della garanzia è, come detto, di due anni, il difetto potrebbe manifestarsi ed essere quindi scoperto dal consumatore in prossimità della scadenza, anche l’ultimo giorno: perciò la legge prevede che il diritto dell’acquirente alla garanzia può essere fatto valere entro il termine massimo di prescrizione di 26 mesi dalla consegna (ossia 2 anni + 2 mesi per la comunicazione). Se il problema non viene risolto puoi ripetere la richiesta entro i successivi 26 mesi e così via.La denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del vizio (anche con un comportamento concludente, ad esempio prendendolo in consegna per la riparazione) o lo ha occultato all’atto della vendita.

    1. Per evitare contestazioni sul rispetto dei termini dell’invio della denuncia è necessario che la stessa sia spedita con raccomandata a.r. oppure con posta elettronica certificata precisando il difetto di conformità e il rimedio di cui ci si intende avvalere.Nella denuncia, il consumatore deve comunicare al venditore i difetti di conformità riscontrati: cattivo o mancato funzionamento, mancanza di una caratteristica prevista o dichiarata dal venditore, ecc.Quando scriverai la lettera per denunciare il difetto del prodotto fai molta attenzione a non darti “zappate sui piedi” e a non dire frasi che potrebbero far desumere che il vizio si è verificato da oltre 60 giorni. Ad esempio, se hai acquistato una lavatrice il 1° febbraio e a settembre invii la lettera per la contestazione del difetto evita di scrivere frasi come «Sin dal primo utilizzo, la lavatrice non ha funzionato bene»: sarebbe come ammettere di essere ormai fuori termine.

      Modello di denuncia di guasto

      Spett.le [Nome del venditore]
      Via…
      Raccomandata a/r
      Luogo e data
      Oggetto: acquisto in data… denuncia di guasto – richiesta di riparazione

      Il sottoscritto … ha acquistato, in data …, presso il vostro negozio sito in …, il seguente prodotto … Da qualche giorno il prodotto ha presentato dei difetti che lo rendono non conforme all’uso cui è destinato e promesso in contratto. In particolare si tratta del seguente difetto: [… descrivere il problema].
      vi invito, pertanto, ai sensi dell’art. 130 del d.lgs. n. 206/2005 a provvedere entro 15 giorni e a vostre spese alla riparazione dello stesso. Se ciò non dovesse essere possibile vi chiedo l’integrale restituzione dei soldi [oppure scrivere in alternativa: la sostituzione con un altro prodotto nuovo o con prodotto di qualità superiore].
      In mancanza di quanto sopra ricorrerò presso le competenti sedi giudiziarie.
      Distinti saluti, Firma

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube