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Medico curante: ultime sentenze

16 Marzo 2020
Medico curante: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: medico curante; prova positiva dell’adempimento della prestazione sanitaria; visite fiscali; obbligo di reperibilità e obbligo di comunicazione preventiva di assenza.

Visite fiscali

In tema di visite fiscali, gli obblighi di buona fede e correttezza correlati all’osservanza dell’obbligo di reperibilità durante gli orari di visita fiscale non prescindono dall’obbligo di comunicazione preventiva di assenza alla visita fiscale; l’obbligo del lavoratore di comunicare preventivamente le assenze alle visite fiscali consente all’azienda di controllare l’effettività dello stato morboso; se il dipendente risulta più volte assente alle visite fiscali senza addurre valide giustificazioni e senza preventiva comunicazione, non rileva, ai fini dell’inadempimento dell’obbligo di comunicazione preventiva dell’assenza dal domicilio, il fatto che il medico curante abbia successivamente confermato la malattia diagnosticata con la relativa prognosi; e anche quando sussistono motivi urgenti ed indifferibili l’assenza dall’abitazione durante gli orari di reperibilità va prima comunicata al datore di lavoro e all’Inps; la preventiva comunicazione può essere evitata solo in presenza di gravi ed indifferibili ragioni, ed il lavoratore ha l’onere di dimostrare l’impossibilità di avvisare il datore di lavoro della repentina uscita di casa.

Tribunale Bari sez. lav., 10/10/2019, n.4072

Prestazioni previdenziali ed assistenziali

In tema di prestazioni previdenziali ed assistenziali, al fine di integrare il requisito della previa presentazione della domanda amministrativa, di cui all’art. 443 c.p.c., non è necessaria la formalistica compilazione dei moduli predisposti dall’Inps o l’uso di formule sacramentali, essendo sufficiente che la domanda consenta di individuare la prestazione richiesta affinché la procedura, anche amministrativa, si svolga regolarmente; ne consegue che non costituisce requisito ostativo all’esercizio dell’azione per il riconoscimento del beneficio dell’indennità di accompagnamento la circostanza che la domanda amministrativa sia corredata da un certificato medico negativo rilasciato all’assistito dal medico curante, non potendo l’istituto previdenziale introdurre nuove cause di improcedibilità ovvero di improponibilità in materia che deve ritenersi coperta da riserva di legge assoluta ex art. 111 Cost.

Cassazione civile sez. lav., 04/10/2019, n.24896

Responsabilità per i danni al paziente ricoverato o sottoposto a visita ambulatoriale

Tra la struttura sanitaria presso cui il paziente viene ricoverato o sottoposto a visita ambulatoriale o ad altri accertamenti, il medico che lo prende in cura ed il paziente stesso, sorge un vero e proprio contratto, soggetto in quanto tale alla disciplina dettata in materia di inadempimento del debitore nei rapporti aventi ad oggetto prestazioni professionali e ciò, anche per quanto riguarda il rapporto tra il singolo medico curante ed il paziente, sia che si intenda aderire alla nota teoria del cd. “contatto sociale” sia che si ravvisi anche nel rapporto medico – paziente un contratto atipico a prestazioni corrispettive- L’ospedale risponde a titolo contrattuale dei danni patiti dal paziente, per fatto proprio, ex art. 1218 cod. civ., ove tali danni siano dipesi dall’inadeguatezza della struttura, ovvero per fatto altrui, ex art. 1228 cod, civ., ove siano dipesi dalla colpa dei sanitari di cui l’ospedale si avvale.

Tribunale Arezzo, 05/08/2019, n.667

Smarrimento della cartella clinica: onere del medico 

Il medico curante è responsabile della tenuta e della conservazione della cartella clinica per il tempo del ricovero, mentre la consegna del documento presso l’archivio centrale della struttura sanitaria determina il trasferimento della responsabilità in capo a quest’ultima; tuttavia, è onere del sanitario munirsi di apposita copia della cartella clinica, in vista della necessità di produrla in giudizio per articolare le proprie difese ed adempiere al proprio onere probatorio, cosicché, nell’ipotesi di smarrimento della cartella clinica, è onere del medico curante fornire la prova positiva dell’adempimento della prestazione sanitaria.

Cassazione civile sez. III, 13/07/2018, n.18567

La prevalenza della certificazione del medico curante

Posto che la certificazione dell’Inail non ha valenza probatoria privilegiata, tale da confutare l’attestazione del medico curante in assenza di ulteriori risultanze che dimostrino l’insussistenza della malattia, in riforma della pronuncia gravata, il licenziamento va dichiarato nullo perché le assenze del lavoratore erano giustificate e non ricorrono, quindi, gli estremi della giusta causa. Di conseguenza, il datore va condannato a corrispondere al dipendente la somma derivante dalle retribuzioni maturate a seguito dell’illegittimo licenziamento.

Ai fini della quantificazione del risarcimento, non è ravvisabile il concorso del creditore nel fatto colposo, avendo il dipendente agito in giudizio nei termini previsti dalla legge, ed avendo provveduto a mettere al corrente il datore di lavoro dell’evolversi della propria malattia finché quest’ultimo non è receduto dal rapporto lavorativo.

Corte appello Ancona sez. lav., 24/04/2018, n.160

Certificato medico: giustifica la malattia dell’avvocato?

La malattia del difensore costituisce un carattere impeditivo atto a rinviare l’udienza solo se accuratamente certificata dal medico; in mancanza di un’accurata certificazione del medico curante il Giudice può legittimamente pervenire ad un giudizio negativo circa l’assoluta impossibilità di comparire senza necessariamente disporre ulteriori accertamenti medici (nella specie,, il certificato medico non forniva alcuna informazione sulla natura assoluta della impossibilità di comparire, limitandosi ad attestare lo stato influenzale e la prognosi consigliata -quattro giorni di riposo -, senza nemmeno indicare il grado della febbre e a quale grave e non evitabile rischio per la salute sarebbe andato incontro il difensore in caso di presenza all’udienza).

Cassazione penale sez. III, 17/04/2018, n.49668

Immunizzazione a seguito di malattia naturale

L’avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale, comprovata dalla notifica effettuata dal medico curante ai sensi della normativa di riferimento, ovvero dagli esiti dell’analisi sierologica, esonera dall’obbligo della relativa vaccinazione.

Conseguentemente il soggetto immunizzato adempie all’obbligo vaccinale di cui alla nuova disciplina introdotta dalla l. 119/2017 in tema di vaccinazioni obbligatorie, di norma e comunque nei limiti delle disponibilità del Sistema sanitario nazionale, con vaccini in formulazione monocomponente o combinata, in cui sia assente l’antigene per la malattia infettiva per la quale sussiste immunizzazione.

Tribunale Milano sez. IX, 09/01/2018

Paziente psichiatrico

Compete al medico curante l’attestazione di non pericolosità di una paziente psichiatrica sicché non possono essere ritenuti responsabili della condotta della paziente eteroaggressiva l’amministratore e gli infermieri di una struttura assistenziale dove trovano ricovero esclusivamente pazienti psichiatrici stabilizzati.

Cassazione penale sez. V, 30/10/2017, n.53992

La scelta del medico curante

La scelta, da parte del medico curante, del principio sanitario attivo più idoneo può essere sottoposta dalla Regione a limitazioni, nell’esercizio del potere e per le finalità di risparmio della spesa farmaceutica, stabiliti dagli artt. 4 e 6, d.l. n. 347 del 2001, in relazione al conseguimento delle cd. “soglie di adeguatezza prescrittiva”, definite ai sensi dell’art. 11, d.l. 31 marzo 2010, n. 78, ma tali limitazioni possono essere disposte solo qualora risulti l’equivalenza terapeutica tra medicinali basati su diversi principi attivi, che non può essere oggetto della valutazione del singolo medico né della Regione in sede di organizzazione della distribuzione dei farmaci ma, al contrario, incidendo sui livelli essenziali delle prestazioni sanitarie, ai sensi dell’art. 15, comma 11-ter, d.l. 6 luglio 2012, n. 95, nella formulazione vigente, l’equivalenza deve risultare da motivate e documentate valutazioni espresse dall’Agenzia italiana del farmaco (A.I.FA); ne consegue che una limitazione regionale sulla possibilità di prescrivere farmaci, in assenza della valutazione qualificata e insostituibile dell’A.I.FA., finisce per risultare lesiva, oltre che delle competenze di questa, anche delle prerogative professionali dei medici in ordine alla scelta della cura più appropriata; aggiungasi che la (da parte del medico curante) riconosciuta facoltà delle Regioni, nell’esercizio delle proprie competenze, di enunciare direttive tese ad ottenere il risparmio di spesa non può incidere in alcun modo sulla libera prescrivibilità e sulla piena rimborsabilità di farmaci essenziali, in assenza del necessario passaggio tecnico di riconosciuta equipollenza da parte dell’AIFA.

T.A.R. Torino, (Piemonte) sez. I, 13/04/2017, n.485

Farmaco

L’accesso anticipato a un farmaco non validato, in casi eccezionali e comunque in forma strettamente controllata, sia da parte delle autorità competenti sia da parte del medico curante e della casa farmaceutica, deve sottostare alla procedura disciplinata dal d.m. salute 8 maggio 2003, che non è stata rispettata nella presente fattispecie mancando la documentata richiesta del medico all’impresa produttrice, la predisposizione del protocollo e la richiesta del parere del comitato etico.

Tribunale Udine, 06/05/2016, n.1249

Omessa rilevazione e comunicazione della malformazione fetale

L’impossibilità della scelta abortiva della madre, imputabile a negligente carenza informativa da parte del medico curante, è fonte di responsabilità civile, ove ricorrano i presupposti di cui all’art. 6 della l. 22 maggio 1978, n. 194, cioè siano provate le rilevanti anomalie del nascituro e il loro nesso eziologico con un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna nonché la conforme volontà abortiva di quest’ultima.

Trattandosi di un accadimento complesso ed essendo impossibile fornire la dimostrazione analitica di tutti gli eventi e i comportamenti che lo compongono, è sufficiente porre a oggetto della prova alcuni elementi rappresentativi dell’insieme, dai quali possa derivare la conoscenza, per estrapolazione, dell’intero fatto complesso.

L’onere della prova del fatto psichico, nel caso di specie costituito dalla volontà abortiva della gestante, può essere assolto tramite dimostrazione di altre circostanze, anche atipiche, emergenti dai dati istruttori raccolti, dalle quali si possa ragionevolmente risalire, secondo un criterio di regolarità causale, all’esistenza del fatto psichico da accertare.

Resta sul professionista la prova contraria che la donna non si sarebbe determinata comunque all’aborto, per qualsivoglia ragione a lei personale. Va perciò cassata con rinvio la decisione della Corte di Appello di Firenze che ha escluso la possibilità di assolvere in via presuntiva l’onere della prova della volontà della gestante di interrompere la gravidanza.

Cassazione civile sez. un., 22/12/2015, n.25767



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