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Medico fiscale: ultime sentenze

16 Marzo 2020
Medico fiscale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: malattia del lavoratore; medico fiscale; accertamenti sanitari da eseguirsi al fine di verificare lo stato di morbosità del lavoratore; divieto di annotazione della diagnosi del paziente sulla copia del datore di lavoro; impiegati dello Stato.

Refertazione del medico fiscale

La riservatezza imposta nella refertazione del medico fiscale esige che sulla copia destinata al datore di lavoro non debba essere annotata la diagnosi del paziente (art. 6 d.m. 15 luglio 1986).

Tuttavia, qualora il lavoratore (nel caso di specie, il preside di una scuola) sia stato vittima dell’isolamento dipendente dal comportamento diffidente e persecutorio posto in essere da colleghi e parenti venuti a conoscenza dell’accertamento psichiatrico disposto dal medico fiscale, il danno subito non è riconducibile alla annotazione effettuata da quest’ultimo sulla copia del referto destinata al datore di lavoro, bensì alla divulgazione delle informazioni sensibili da parte dell’amministrazione scolastica e alla condotta della cerchia amicale e parentale.

Cassazione civile sez. III, 31/01/2018, n.2367

Licenziamento e valutazione della gravità del fatto

In tema di licenziamento, la valutazione della gravità del fatto non va operata in astratto, ma con riferimento agli aspetti concreti afferenti alla natura e alla qualità del singolo rapporto, alla posizione delle parti, al grado di affidabilità richiesto dalle singole mansioni, nonché alla portata soggettiva del fatto, ossia alle circostanze del suo verificarsi, ai motivi e all’intensità dell’elemento intenzionale e di quello colposo.

(Nella specie, relativa al licenziamento del lavoratore per l’assenza ingiustificata alla visita di controllo effettuata presso il suo domicilio, il giudice del merito nel ritenere la sanzione espulsiva proporzionata alla entità dei fatti, non aveva sufficientemente dato conto del suo convincimento, non considerando che il ricorrente, dopo il primo accesso del medico fiscale, rimasto senza esito, si recò, per la visita di controllo, come da avviso immesso dallo stesso medico nella cassetta postale, presso l’ambulatorio indicato, dove venne riscontrata la sua inidoneità a riprendere servizio).

Cassazione civile sez. lav., 10/03/2016, n.4695

Verifica dello stato di morbosità del lavoratore

Nel rispetto della normativa sugli accertamenti sanitari da eseguirsi al fine di verificare lo stato di morbosità del lavoratore, la sovrapposizione tra la figura del dirigente e quella del medico fiscale non può invero essere consentita potendo ingenerare nel dipendente un legittimo sospetto di parzialità soprattutto laddove vi fossero precedenti ragione di disappunto del superiore; il dirigente medico sovraordinato al dipendente da sottoporre ad accertamento, presentando invece la richiesta di visita fiscale del dipendente all’Ufficio di Medicina Legale competente.

Tribunale Pescara sez. lav., 20/01/2016, n.49

Bando di concorso per l’assunzione di personale

In tema di procedura selettiva per il conferimento dell’incarico di medico fiscale, l’accertamento del diritto dell’aspirante ad assumere ed espletare l’incarico determina, in caso di inadempimento dell’ASL, il risarcimento del conseguente danno avente natura contrattuale, senza che, in senso contrario, possa opporsi la carenza di affidamento da parte del sanitario in ragione della tempestiva comunicazione dell’esito negativo; né il danno può essere limitato al solo interesse negativo per perdità di chances e per rimborso delle spese sostenute, trattandosi di pregiudizio che attiene alla diversa ipotesi di responsabilità precontrattuale.

Cassazione civile sez. lav., 16/09/2015, n.18159

Verifica medico-fiscale

L’assoluto impedimento a comparire (nella specie del difensore) conseguente a patologia deve risolversi in una situazione tale da impedire all’interessato di partecipare all’udienza se non a prezzo di un grave e non evitabile rischio per la propria salute, ben potendo fare il giudice ricorso, per la valutazione di tali requisiti, anche a nozioni di comune esperienza, indipendentemente da una verifica medico-fiscale.

(Fattispecie di ritenuta insussistenza dell’impedimento, ricondotto dall’interessato ad una gastrite, quale patologia per comune esperienza non invalidante).

Cassazione penale sez. V, 24/09/2013, n.44845

Sottoposizione a visite fiscali

Il lavoratore ammalato, risultato irreperibile alla visita di controllo, ha l’onere di provare, in applicazione dell’art. 1218 c.c., l’esistenza di uno specifico impedimento che abbia reso impossibile l’adempimento del suo obbligo, non essendo rilevante la convinzione dello stesso lavoratore di avere adempiuto ad esso, occorrendo la prova di un impedimento oggettivo, quindi un caso fortuito o una forza maggiore, la cui influenza negativa per l’adempimento non poteva essere evitata che con l’adozione di tutte le cautele necessarie al fine di consentire al medico fiscale l’accesso al domicilio del lavoratore.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. II, 22/11/2012, n.1142

Assenza per malattia

In caso di assenza per malattia è legittima la trattenuta della retribuzione da parte del datore relativamente alle giornate di malattia qualora non comunicando al datore di lavoro l’indirizzo esatto abbia impedito di fatto qualsiasi controllo del medico fiscale.

Tribunale Milano sez. lav., 23/06/2010, n.2881

Richiesta di giustificazioni al medico fiscale

È illegittimo il provvedimento di decadenza, in quanto atto finale di un procedimento amministrativo viziato sin dalla sua attivazione, per l’omissione della richiesta di giustificazioni al medico fiscale in ordine al referto dallo stesso redatto in totale difformità dalla certificazione del medico curante (fattispecie relativa a decadenza dall’impiego di dipendente regionale).

Consiglio di Stato sez. V, 10/05/2010, n.2752

Visita sanitaria di competenza

La dipendente del Coni non può essere ritenuta responsabile né “di leggerezza né di malafede”, se ha rispettato gli obblighi di comunicazione previsti nei confronti dell’Amministrazione da cui dipendeva e non essendo a lei imputabili i disguidi verificatisi, derivati invece dal comportamento degli uffici del Coni che, in definitiva, non hanno fornito al medico fiscale, in modo preciso, il necessario indirizzo dell’interessata, per l’effettuazione della visita sanitaria di competenza.

Consiglio di Stato sez. VI, 26/01/2010, n.271

Assenza dal proprio domicilio constatata dal medico fiscale

Durante il periodo di malattia, l’assenza del lavoratore dal proprio domicilio, constatata dal medico fiscale in sede di visita, comporta l’irrogazione della relativa sanzione, a meno che il lavoratore assente non dimostri l’esistenza di motivi indifferibili ed urgenti che lo hanno costretto ad assentarsi.

Inoltre, la giustificazione dell’assenza alla visita di controllo non deve consistere in una « impossibilità » o in una « inevitabilità » del comportamento. Costituisce giustificato motivo l’esistenza di una circostanza tale da rendere necessario o anche solo opportuno l’allontanamento dal domicilio.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 03/09/2009, n.8369

Referto compilato dal medico fiscale

Il referto compilato dal medico fiscale, attestante l’assenza del lavoratore dalla propria abitazione in occasione di accertamento sanitario, costituisce atto destinato a sortire effetti giuridici in ordine alla presenza e patologia del lavoratore subordinato, e quindi si qualifica come pubblico corrispondendo appieno alla previsione dell’art. 2699 c.c.

Consiglio di Stato sez. VI, 24/04/2009, n.2538

Verbale redatto dal medico fiscale

La fede privilegiata che deve riconoscersi ai verbali redatti da pubblici ufficiali, ai sensi e per gli effetti di cui alla l. 689/1981, riguarda la constatazione senza alcun margine di apprezzamento di un fatto avvenuto in presenza del pubblico ufficiale e, pertanto, non può estendersi a quelle circostanze che, pur contenute nel documento, si risolvano in suoi apprezzamenti personali, perché mediati attraverso una percezione sensoriale che non può ritenersi fornita, in capo al pubblico ufficiale, di una indiscutibilità maggiore di quella normalmente presente in ogni soggetto.

Anche i pubblici ufficiali possono essere soggetti a errori di rilevazione, che dovranno essere fatti valere con la querela di falso (nella specie, nel verbale redatto dal medico fiscale era stato indicato che sui campanelli di uno stabile e sulle cassette delle lettere mancava l’indicazione del nome del lavoratore malato).

Cassazione civile sez. lav., 10/07/2007, n.15372



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20 Commenti

  1. Una commissione urgente, una corsa a ritirare i bambini da scuola, un appuntamento dal medico impossibile da rinviare: i motivi che possono costringerti ad assentarti da casa durante le fasce di reperibilità per la visita fiscale sono davvero tanti, come gli imprevisti quotidiani. Purtroppo, però, non tutti i contrattempi giustificano l’assenza alla visita fiscale e, quando l’assenza è considerata ingiustificata, possono scattare sanzioni disciplinari anche gravi, assieme alla perdita dell’indennità di malattia.

    1. Il medico dell’Inps può passare a controllare il lavoratore in malattia (il cui medico deve aver inoltrato l’apposito certificato telematico all’istituto) 7 giorni su 7, comprese domeniche e festivi, nelle seguenti fasce orarie:
      dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 per i lavoratori del settore privato;
      dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 per i dipendenti pubblici.

    1. Se ti sei accorta che l’indirizzo indicato nel tuo certificato non risulta corretto, oppure se devi cambiare domicilio durante il periodo di malattia, è indispensabile che comunichi la variazione all’Inps. La comunicazione all’Inps può essere inoltrata, per i dipendenti del settore privato:contattando il call center Inps al numero verde 803164 (06164164 da cellulare); gli operatori, in questi casi, inviano una segnalazione telematica alla sede competente: è consigliabile farsi mandare un sms di conferma o farsi rilasciare il numero di segnalazione;
      tramite mail alla propria sede Inps competente, all’indirizzo (che varia a seconda della sede) nomesede@inps.it; ad esempio: MedicoLegale.cagliari@inps.it;tramite fax o raccomandata: in quest’ipotesi è consigliabile inviare la comunicazione diversi giorni prima, per non rischiare che arrivi in ritardo;se l’indirizzo di reperibilità dovesse spostarsi all’estero, il dipendente deve effettuare un’esplicita richiesta di autorizzazione presso la propria la sede Inps prima della partenza.I dipendenti pubblici devono invece contattare la propria amministrazione di riferimento. Per quanto riguarda i dipendenti privati, è comunque importante inoltrare la comunicazione anche al proprio datore di lavoro che, nel caso in cui dovesse richiedere una visita fiscale, potrà fornire all’Inps l’indirizzo corretto al quale reperire il lavoratore.

    1. L’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità per la visita fiscale è escluso se sei assente a causa di:
      patologie gravi che richiedono terapie salvavita, comprovate da idonea documentazione sanitaria;
      patologie collegate alla situazione di invalidità riconosciuta, che ha determinato una riduzione della capacità lavorativa in misura pari o superiore al 67%.
      L’Inps, in questi casi, può comunque effettuare controlli sui certificati, e il datore di lavoro può segnalare possibili eventi che richiedono particolari verifiche.

    1. Se il medico dell’Inps non ti trova nel tuo domicilio:rilascia, possibilmente a una persona presente nella tua abitazione, un avviso recante l’invito a presentarti il giorno successivo (non festivo) alla visita di controllo ambulatoriale, salvo che tu non riprenda l’attività lavorativa;comunica la tua assenza all’Inps che, a sua volta, avvisa il datore di lavoro;se non ti rechi alla visita ambulatoriale, l’Inps ne dà comunicazione al datore di lavoro e ti invita a fornire le tue giustificazioni entro 10 giorni.In base a quanto abbiamo appena osservato, dunque, puoi sapere se è passato il medico fiscale perché trovi un suo avviso e ricevi una comunicazione di contestazione dall’Inps e, probabilmente, anche dal datore di lavoro.

  2. Quando posso allontanarmi da casa durante le fasce orarie della visita fiscale? Come comunico l’assenza alla visita fiscale?

    1. L’assenza alla visita fiscale si considera giustificata se: sei ricoverata in ospedale; la tua assenza è dovuta a un giustificato motivo, come: forza maggiore; situazioni che abbiano reso imprescindibile ed indifferibile la tua presenza altrove;concomitanza di visite, prestazioni e accertamenti specialistici se dimostri che non potevano essere effettuate in ore diverse da quelle corrispondenti alle fasce orarie di reperibilità ogni serio e fondato motivo che rende plausibile il tuo allontanamento da casa (deve trattarsi di una seria e valida ragione, socialmente apprezzabile).

    2. L’assenza alla visita fiscale può essere giustificata, ad esempio, nei seguenti casi:
      ritiro presso gli Uffici sanitari di radiografie collegate alla malattia in atto;
      effettuazione di un’iniezione, se il trattamento terapeutico è urgente;
      visita presso l’ambulatorio del medico, in caso di impossibilità di conciliare l’orario di ricevimento con le fasce di reperibilità;
      visita presso l’ambulatorio del medico finalizzata a far constatare l’eventuale guarigione della malattia, per riprendere il lavoro;
      visita presso un medico specialista, in caso di cure dentistiche urgenti;
      effettuazione di un ciclo di cure presso un istituto convenzionato;
      urgenza di recarsi in farmacia;
      effettuazione di attività di volontariato non realizzabile in tempi diversi da quelli delle fasce orarie;
      visita a un familiare stretto ricoverato in ospedale, quando l’orario di visita ai degenti coincide con le fasce di reperibilità;
      necessaria assistenza prestata dal lavoratore in ospedale al familiare stretto in gravi condizioni.

    3. Il contratto collettivo può prevedere l’obbligo che tu comunichi al datore di lavoro l’allontanamento da casa durante le fasce orarie di reperibilità (con diverse modalità, come sms, telefono, mail, fax…): se il risulti assente alla visita fiscale e non hai effettuato la comunicazione, puoi subire delle sanzioni disciplinari anche se l’assenza è dovuta ad un giustificato motivo.
      Ad ogni modo, nei casi di assenza giustificata durante le fasce di reperibilità, è consigliabile che tu invii una tempestiva comunicazione al datore di lavoro, anche nel caso in cui non sia previsto un obbligo in tal senso dal contratto collettivo, o dal regolamento aziendale; il datore di lavoro, a sua volta, tramite gli appositi servizi telematici, comunica l’assenza all’Inps.
      Resta fermo il fatto che tu sia tenuto a fornire un’idonea documentazione giustificativa, anche se hai comunicato l’assenza.

    1. Se risulti assente ingiustificato alla visita fiscale:alla prima visita fiscale: perdi qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia;alla seconda visita fiscale: oltre alla precedente sanzione, si riduce del 50% il trattamento economico per il residuo periodo;
      alla terza visita fiscale: l’erogazione dell’indennità Inps viene interrotta da quel momento e fino al termine del periodo di malattia: in pratica, si realizza il mancato riconoscimento della malattia ai fini della corresponsione della relativa indennità.In ogni caso, l’assenza alla visita fiscale costituisce un’inadempienza, non solo verso l’Inps, ma anche nei confronti del datore di lavoro, che ha interesse a ricevere regolarmente la prestazione lavorativa e perciò a controllare l’effettiva sussistenza della causa che impedisce lo svolgimento dell’attività.Potresti essere sanzionato, in relazione alla gravità del caso, anche con il licenziamento per giusta causa, a prescindere dalla presenza o meno dello stato di malattia. In ogni caso, le sanzioni disciplinari devono essere proporzionate al comportamento tenuto complessivamente nel corso dell’intero rapporto di lavoro.

  3. Sono molti i casi nei quali, a rigor di logica, si dovrebbe disporre l’esonero del lavoratore in malattia dalla reperibilità durante le fasce orarie per la visita fiscale: pensiamo a chi soffre di stress, di sindrome ansioso-depressiva, di forti mal di testa. In queste situazioni, il lavoratore non trae certamente giovamento dalla permanenza prolungata in casa, ma sarebbe per lui opportuno uscire e stare all’aria aperta il più possibile.

  4. MI spiegate gentilmente la questione relativa all’utilizzo del codice E per esonerare i dipendenti dalla visita fiscale?

    1. In un noto messaggio dell’Inps del 2015, è indicato che, attraverso l’utilizzo del codice E, il medico dell’Inps ha l’opportunità di escludere uno specifico certificato dall’applicativo con cui si dispongono le visite fiscali d’ufficio, se la diagnosi del medico curante evidenzia una condizione di gravità tale da sconsigliare o addirittura controindicare il controllo domiciliare disposto d’ufficio.La formulazione del messaggio, effettivamente, si presta a molteplici interpretazioni: letteralmente, sembrerebbe che il medico curante possa segnalare le situazioni meritevoli di esclusione dalla visita fiscale, contrassegnando il certificato col codice E, codice poi recepito dal medico dell’Inps che dispone l’esclusione.In molti, sulla base del contenuto del messaggio, hanno chiesto al proprio medico curante di contrassegnare il certificato col codice E per essere esonerati dalla visita fiscale: tuttavia, il certificato medico telematico da inviare all’Inps non contiene alcun campo E.L’Inps è allora recentemente intervenuta, spiegando che il codice E può essere assegnato soltanto dal medico dell’istituto e non dal medico curante, sulla base di quanto descritto nella diagnosi.In buona sostanza, quindi, se la diagnosi del medico curante evidenzia patologia talmente grave da rendere controindicato il controllo domiciliare dell’Inps, è lo stesso medico dell’Inps ad escludere il dipendente dalla visita fiscale.

  5. Non sono pochi i casi in cui il lavoratore, risultato non reperibile alla visita fiscale del medico di controllo inviato dall’Inps, adduca a propria discolpa di non aver sentito il citofono suonare o di essere affetto da ipoacusia, ossia una riduzione dell’udito lieve, media o, talvolta, grave. Che succede in questi casi? Può il lavoratore contestare il verbale del medico che asserisca di non aver trovato il malato presso il suo domicilio o che lo stesso abbia reso impossibile, con qualsiasi tipo di ostacolo o artificio, il compimento della visita?

    1. Di tanto si è occupata espressamente la Cassazione, con una sentenza datata, ma che è proprio diretta a fissare la regola da seguire in casi del genere.Ricordiamo innanzitutto cosa succede in caso di assenza ingiustificata del lavoratore alla visita fiscale.L’assenza ingiustificata del lavoratore alla visita domiciliare di controllo entro le fasce orarie previste dalla legge è di per sé un illecito, a prescindere dall’effettività o meno dello stato di malattia. Questo significa che, se anche il lavoratore è effettivamente malato, ed è a casa, ma non ha reso possibile la visita medica è comunque responsabile. Ciò può costituire giusta causa di licenziamento, specie se le modalità concrete con cui egli si è sottratto al controllo dimostrino l’assenza di buona fede e correttezza.L’applicazione delle sanzioni disciplinari deve comunque sottostare alla procedura di contestazione previste dallo Statuto dei lavoratori.Riguardo a tutte le altre conseguenze per la mancata reperibilità, leggi l’approfondimento: “Reperibilità durante la malattia: se il medico fiscale non ti trova”.Passiamo ora al problema delle possibili “giustificazioni” fornite dal lavoratore. Con riferimento alla ipoacusia del malato (scarso udito) o all’asserito mancato funzionamento del citofono, secondo la Cassazione il lavoratore è tenuto ad adottare tutti gli accorgimenti pratici necessari che rendano possibile la visita; in mancanza egli risponde per incuria e negligenza. Questo significa che il dipendente in malattia dovrebbe verificare che il citofono funzioni ed, eventualmente, in caso negativo, lasciare per esempio un biglietto sul portone per il medico o fare in modo che il portone stesso rimanga aperto. Gli accorgimenti possono essere vari e disparati: di certo, non potrà essere una valida scusa il fatto che il citofono non abbia funzionato dalla sera alla mattina, altrimenti si finirebbe per giustificare una serie di condotte fraudolente volte a pregiudicare dolosamente l’utilizzo del citofono.Allo stesso modo, secondo la Cassazione, il non aver udito il campanello o il citofono per essersi trovati sotto la doccia non costituisce motivo di giusta causa di assenza.In tutti questi casi spetta al lavoratore dimostrare di aver rispettato il dovere di diligenza.Nello stesso tempo il lavoratore con scarso udito dovrebbe poter comunicare preventivamente al datore di lavoro questa patologia, rendendo in qualche modo possibile l’accesso del medico (eventualmente, attraverso la presenza di un’altra persona all’interno del domicilio). Ad ogni modo, non potendosi fare “di tutta l’erba un fascio”, il giudice è chiamato a valutare, nel caso specifico, la validità e credibilità delle giustificazioni adottate dal dipendente, per indagare se le stesse siano sorrette da una logica motivazione o meno.

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