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Abbandono del posto di lavoro: ultime sentenze

17 Marzo 2020
Abbandono del posto di lavoro: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: abbandono del posto di lavoro; durata della condotta contestata; previsioni del contratto collettivo; condotte punibili con sanzione conservativa; licenziamento del dipendente; insubordinazione; reiterato abbandono del posto di lavoro prima del turno; causa giustificativa di licenziamento in base al contratto collettivo per i dipendenti degli istituti di vigilanza privata.

Abbandono del posto di lavoro

Ai fini della sussistenza di una condotta integrante abbandono del posto di lavoro non è, invero, necessario che l’abbandono stesso si protragga per l’intero orario residuo del turno di servizio svolto, tenuto conto che la durata nel tempo della condotta contestata deve essere apprezzata non già in senso assoluto ma in relazione alla sua possibilità di incidere sulla esigenza del servizio.

Corte appello Roma sez. lav., 14/10/2019, n.3535

Abbandono del posto di lavoro: cosa significa?

Il c.d. abbandono del posto di lavoro, secondo il suo significato letterale, individua il totale distacco dal bene da proteggere e non ricorre quando la persona sia fisicamente reperibile nel luogo ove la prestazione dev’essere svolta.

Cassazione civile sez. lav., 16/01/2017, n.856

Codice disciplinare del contratto collettivo

La previsione dell’art. 18, co. 4, l. n. 300/1970, secondo cui il giudice deve applicare la tutela reintegratoria attenuata per licenziamento ingiustificato nel caso in cui «il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle previsioni dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili», è riferibile esclusivamente all’ipotesi in cui la condotta contestata al lavoratore sia tipizzata dal codice disciplinare del contratto collettivo, in quanto soltanto in tale evenienza la non irrogabilità di un licenziamento è chiaramente conoscibile in anticipo dal datore di lavoro.

(La S.C. ha cassato la pronuncia di merito che, tenuto conto di una previsione del ccnl che comminava una sanzione conservativa nel caso di «abbandono del posto di lavoro», aveva applicato la tutela reintegratoria in un caso di specie in cui il lavoratore licenziato non si era limitato ad abbandonare il posto di lavoro durante l’orario notturno ma si era recato in un altro luogo dello stabilimento e si era lì messo a dormire, venendo svegliato soltanto dall’improvviso sopralluogo, alcune ore dopo, del superiore gerarchico).

Cassazione civile sez. lav., 09/05/2019, n.12365

Licenziamento del dipendente per grave negligenza

E’ legittimo il licenziamento del dipendente che, preposto al controllo di una vasca di un impianto di smaltimento di reflui, intervenga tardivamente, provocando l’anomalo innalzamento del livello dell’olio all’interno della vasca e il successivo tracimare di acqua e oli lubrificanti sulla sede stradale, con conseguente sversamento in fogna e, attraverso il secondo canale di scarico, in mare, poiché trattasi di comportamento grave, assimilabile all’abbandono del posto di lavoro, non di mera disattenzione o negligenza; eventuali responsabilità della società per non aver predisposto meccanismi ulteriori e più efficaci di sicurezza, atti ad evitare, anche in caso di mancata chiusura della valvola di scarico da parte dell’operatore addetto, la produzione di simili incidenti, non escluderebbero il ruolo significativamente concausale della negligente condotta del dipendente, nè diminuirebbero la responsabilità del medesimo per l’accaduto.

Corte appello Bari sez. III, 09/05/2019, n.1073

Interruzione del lavoro 10 minuti prima della fine del turno

È licenziabile per “insubordinazione” il dipendente che per otto volte nel giro di poco più di un mese interrompe il lavoro 10 minuti prima della fine del turno, attribuendosi un “tempo tuta” non previsto dal contratto, nonostante i ripetuti ammonimenti da parte dell’azienda. A stabilirlo è la Cassazione che ha respinto il ricorso del lavoratore licenziato, un addetto al magazzino di una industria grafica campana, nonché rappresentante sindacale dell’azienda, che si era battuto affinché il tempo necessario alla vestizione non venisse retribuito come “straordinario”.

Non si sono mostrati dello stesso avviso però i giudici, di merito e di legittimità, per i quali si è trattato dì reiterato abbandono del posto di lavoro prima del turno, commesso da un rappresentante sindacale il cui comportamento, vista la qualifica rivestita, “poteva assurgere per gli altri dipendenti a modello diseducativo e disincentivante dal rispetto degli obblighi”.

Cassazione civile sez. lav., 13/09/2018, n.22382

Sospensione del lavoro senza giustificazione

La condotta del medico di guardia che non risponde al cercapersone durante il turno di notte non si qualifica come abbandono del posto di lavoro, alla stregua di quanto previsto all’art. 11, lett. f), c.c.n.l., rappresentando tale condotta, al più, un’ipotesi di sospensione del lavoro senza giustificazione, ai sensi della lett. b) del medesimo art. 11 c.c.n.l., che non legittima il licenziamento del medico ma solo la sua sospensione dal servizio, ciò anche in quanto l’abbandono del posto di lavoro presuppone che il medico esca materialmente dai locali della struttura sanitaria, rendendosi così irreperibile.

Cassazione civile sez. lav., 16/01/2017, n.856

Licenziamento per giusta causa

In tema di abbandono del posto di lavoro da parte della guardia giurata privata, quale mancanza suscettibile di licenziamento per giusta causa, l’art. 140 del c.c.n.l. per gli Istituti di vigilanza privata del 6 dicembre 2006 si interpreta nel senso che è richiesta la “coscienza e volontà di allontanamento dal posto di servizio” qualificata dalla precisa intenzione di violare le direttive ricevute.

Ne consegue la legittimità del licenziamento ove il lavoratore abbandoni il posto di lavoro senza previa autorizzazione dell’istituto di vigilanza e senza aver comunicato la propria necessità di allontanarsi, sempreché il datore di lavoro abbia rispettato i propri obblighi circa le dotazioni strumentali da fornire ai dipendenti per consentire l’immediatezza delle comunicazioni della guardia con la centrale.

Tribunale Roma sez. lav., 07/12/2016

Motivo dell’allontanamento

La fattispecie dell’abbandono del posto di lavoro, di cui all’art. 140 del c.c.n.l. Istituti di vigilanza privata del 2 maggio 2006, presenta una duplice connotazione, oggettiva, per cui, dovendosi identificare l’abbandono nel totale distacco dal bene da proteggere, rileva l’intensità dell’inadempimento agli obblighi di sorveglianza, e soggettiva, consistente nella coscienza e volontà della condotta di abbandono indipendentemente dalle finalità perseguite e salva la configurabilità di cause scriminanti, restando irrilevante il motivo dell’allontanamento.

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza di appello, che aveva ritenuto sussistente non l’abbandono del posto di lavoro, ma l’allontanamento da esso, da parte di una guardia giurata che si era recata ad acquistare un giornale a circa cinquecento metri di distanza, lasciando incustodito, in orario diurno e per poco più di cinque minuti, l’ingresso pedonale del perimetro aziendale).

Cassazione civile sez. lav., 26/07/2016, n.15441

Esiguità temporale dell’allontanamento e di abbondono del posto di lavoro

L’elemento discriminante tra le nozioni giuridiche di allontanamento e di abbandono del posto di lavoro è costituito dal concetto di definitività, elemento identificativo solo della seconda. [Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva annullato, ex art. 18 comma 4 st. lav., il licenziamento disciplinare irrogato nei confronti di un lavoratore, non avendo ravvisato nella condotta dello stesso un abbandono del posto di lavoro – sanzionabile con il licenziamento disciplinare ai sensi del c.c.n.l. di settore -, bensì un momentaneo allontanamento dal posto stesso, tenuto conto dell’esiguità temporale dell’allontanamento (10-13 minuti), delle motivazioni della condotta (la necessità di espletare esigenze di carattere fisiologico) e della mancanza di conseguenze di sorta in ordine alla funzionalità del servizio].

Cassazione civile sez. lav., 16/05/2016, n.10015

Potere disciplinare del datore di lavoro

In tema di mobbing, va esclusa la sussistenza di una condotta persecutoria nella contestazione di una serie di addebiti al lavoratore (rientro in azienda, dopo le festività di fine anno, in ritardo; abbandono del posto di lavoro; non corretta esecuzione delle prestazioni lavorative; “disordine nella postazione di lavoro”; assenza non giustificata) allorché in nessuno dei casi specificamente presi in considerazione risulti l’assoluta insussistenza degli addebiti, l’evidente sproporzione dei richiami o altro sintomo che consenta di ravvisarvi un carattere meramente pretestuoso o discriminatorio, atteso che l’intento persecutorio del datore di lavoro non può ricavarsi dalle iniziative disciplinari poste in essere dal medesimo, avverso le quali è pur sempre consentito al lavoratore tutelare le proprie ragioni attraverso gli specifici rimedi apprestati dalla legge.

Cassazione civile sez. lav., 04/06/2015, n.11547

Superficialità e negligenza del lavoratore

Ricorre l’ipotesi del “lavoratore assente ingiustificato dal posto di lavoro” quando presentata la richiesta e confidando, sia pure con superficialità e negligenza, nell’esito positivo della stessa sulla base della prassi aziendale, il lavoratore non svolge la prestazione nelle ore del permesso non autorizzato, diversamente nell’abbandono del posto di lavoro, presentata la richiesta di permesso e presa visione del diniego di autorizzazione, il lavoratore maliziosamente ne dissimula la conoscenza.

Tribunale Milano sez. lav., 23/12/2015

Qualificazione dell’abbandono del posto di lavoro

In tema di abbandono del posto di lavoro da parte della guardia giurata privata, quale mancanza suscettibile di licenziamento per giusta causa, l’art. 140 del c.c.n.l. per gli Istituti di vigilanza privata si interpreta nel senso che è richiesta la “coscienza e volontà di allontanamento dal posto di servizio” qualificata dalla precisa intenzione di violare le direttive ricevute.

Ne consegue la legittimità del licenziamento ove il lavoratore abbandoni il posto di lavoro senza previa autorizzazione dell’istituto di vigilanza e senza aver comunicato la propria necessità di allontanarsi, sempreché il datore di lavoro abbia rispettato i propri obblighi circa le dotazioni strumentali da fornire ai dipendenti per consentire l’immediatezza delle comunicazioni della guardia con la centrale.

Cassazione civile sez. lav., 17/10/2014, n.22054

Inadempimento del lavoratore

Per i dipendenti degli istituti di vigilanza privata la fattispecie dello “abbandono del posto di lavoro” è sanzionabile con il licenziamento in base ad una clausola del CCNL di categoria e sussiste, attese la natura e le peculiari caratteristiche del servizio di vigilanza, sempreché sia stata accertata, in concreto l’idoneità dell’inadempimento del lavoratore ad incidere sulle esigenze di prevenzione, repressione e, più in generale, di controllo proprie del servizio stesso (confermato, nella specie, il licenziamento nei confronti di una guardia giurata che si era allontana per un bisogno fisiologico e per effettuare una ricarica del proprio telefono cellulare, ma la sua assenza si era protratta troppo a lungo, e, per giunta, l’istituto di credito era stato preso d’assalto da un gruppo di rapinatori).

Cassazione civile sez. lav., 31/10/2012, n.18811



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