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Tredicesima: ultime sentenze

17 Marzo 2020
Tredicesima: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: calcolo del trattamento pensionistico; riparto dell’onere probatorio; aumenti periodici della tredicesima mensilità; accantonamento da parte del datore di lavoro.

Computo dei ratei di tredicesima

Nella base di calcolo del trattamento pensionistico vanno inclusi i ratei di tredicesima mensilità già maturati all’atto di esercizio dell’opzione prevista dall’art. 1, comma 12, l. n. 243 del 2004 – che consente ai soggetti in possesso dei requisiti per l’accesso al pensionamento di anzianità di proseguire il rapporto con esonero dalla ulteriore contribuzione ed attribuzione delle somme corrispondenti a titolo di incentivo – in forza del criterio di parità e secondo la “fictio iuris” stabilita dal successivo comma 13 dello stesso art. 1, senza considerare il criterio di cassa per il pagamento dei contributi ex art. 6, comma 9, del d.lgs. n. 314 del 1997, applicabile solo ai rapporti normalmente in corso.

Cassazione civile sez. lav., 20/12/2019, n.34193

Determinazione della base di calcolo per la tredicesima mensilità

Ai fini della determinazione della base di calcolo per la tredicesima e quattordicesima mensilità, l’art. 12 del c.c.n.l. Federambiente del 31.10.1995, nel far riferimento alla retribuzione globale ha incluso nel concetto di globalità tutte le indennità a carattere fisso e continuativo, cui sono riconducibili anche le indennità di “maggiore produttività” e di “manutenzione vestiario”, senza prevedere alcuna esclusione diretta o indiretta.

Cassazione civile sez. lav., 06/08/2019, n.21035

Azione del lavoratore per conseguire le retribuzioni spettanti

Qualora il lavoratore agisca in giudizio per conseguire le retribuzioni allo stesso spettanti, ha l’onere di provare l’esistenza del rapporto di lavoro quale fatto costitutivo del diritto azionato, mentre incombe sul datore di lavoro che eccepisce l’avvenuta corresponsione delle somme richieste, l’onere di fornire la prova di siffatta corresponsione; e tale principio vale sia per la retribuzione mensile, sia per la tredicesima mensilità (che costituisce una sorta di retribuzione differita), sia per la corresponsione del trattamento di fine rapporto (che integra parimenti una componente del trattamento economico costituendo in buona sostanza una sorta di accantonamento da parte del datore di lavoro), sia per il pagamento delle ferie non retribuite (atteso che l’obbligo di corrispondere la retribuzione incombe anche nel periodo in cui il lavoratore usufruisce delle ferie, che costituiscono un diritto irrinunciabile costituzionalmente garantito ai sensi dell’art. 36 Cost., comma 3).

Tribunale Roma sez. lav., 16/07/2019, n.7127

Riparto dell’onere probatorio

Qualora il lavoratore agisca in giudizio per conseguire le retribuzioni allo stesso spettanti, ha l’onere di provare l’esistenza del rapporto di lavoro quale fatto costitutivo del diritto azionato, mentre incombe al datore di lavoro che eccepisce l’avvenuta corresponsione delle somme richieste, l’onere di fornire la prova di siffatta corresponsione; e tale principio vale sia per la retribuzione mensile, sia per la tredicesima mensilità (che costituisce una sorta di retribuzione differita), sia per la corresponsione del trattamento di fine rapporto (che integra parimenti una componente del trattamento economico costituendo in buona sostanza una sorta di accantonamento da parte del datore di lavoro), sia per il pagamento delle ferie non retribuite (atteso che l’obbligo di corrispondere la retribuzione incombe anche nel periodo in cui il lavoratore usufruisce delle ferie, che costituiscono un diritto irrinunciabile costituzionalmente garantito ai sensi dell’art. 36 Cost., comma 3).

Tribunale Rieti sez. lav., 11/07/2019, n.238

Costituzione della retribuzione contributiva

La retribuzione contributiva, alla quale si commisura l’indennità premio di servizio per i dipendenti degli enti locali, è costituita, a norma dell’art. 4 della l. n. 152 del 1968, dai soli emolumenti testualmente menzionati dall’art. 11, comma 5, legge cit., la cui elencazione ha carattere tassativo e il cui riferimento allo “stipendio o salario” richiede un’interpretazione restrittiva, attesa la specifica ed esclusiva indicazione, quali componenti di tale voce, degli aumenti periodici della tredicesima mensilità e del valore degli assegni in natura, sicché non rientra nel computo rilevante a tal fine la retribuzione percepita in ragione dell’incarico di direttore generale della Regione Molise, in considerazione della distinzione tra rapporto di lavoro e rapporto previdenziale, disciplinato da diversa fonte.

Cassazione civile sez. lav., 17/05/2019, n.13433

Determinazione della retribuzione alla luce dei contratti collettivi di settore

Anche se il datore di lavoro non aderisce a una delle organizzazioni sindacali firmatarie, il contratto collettivo di settore, che rappresenta il più adeguato strumento per determinare il contenuto del diritto alla retribuzione, può essere assunto a parametro della determinazione della misura della retribuzione limitatamente ai titoli contrattuali che costituiscono espressione, per loro natura, della giusta retribuzione, e dunque con esclusione dei compensi aggiuntivi e delle mensilità aggiuntive oltre la tredicesima.

La giusta retribuzione deve poi essere adeguata anche in proporzione all’anzianità di servizio acquisita, atteso che la prestazione di lavoro, di norma, migliora qualitativamente per effetto dell’esperienza. Per tali motivi il contratto collettivo, quale norma formulata in condizioni che garantiscono la formazione del libero consenso, dalle stesse parti che sono immerse nella realtà da disciplinare, è il parametro più adeguato per determinare il contenuto del diritto alla retribuzione ex artt. 36 Cost. e 2099 c.c.

Tribunale Modena sez. lav., 16/04/2019, n.71

Controversie in tema di retribuzione

Qualora il lavoratore agisca in giudizio per conseguire le retribuzioni allo stesso spettanti, ha l’onere di provare l’esistenza del rapporto di lavoro quale fatto costitutivo del diritto azionato, mentre incombe sul datore di lavoro che eccepisce l’avvenuta corresponsione delle somme richieste, l’onere di fornire la prova di siffatta corresponsione; e tale principio vale sia per la retribuzione mensile, sia per la tredicesima mensilità (che costituisce una sorta di retribuzione differita), sia per la corresponsione del trattamento di fine rapporto (che integra parimenti una componente del trattamento economico costituendo in buona sostanza una sorta di accantonamento da parte del datore di lavoro), sia per il pagamento delle ferie non retribuite.

Tribunale Roma sez. lav., 15/01/2019, n.283

Calcolo della retribuzione mensile lorda

In tema di trattamento economico dei dirigenti della Regione Calabria, nella retribuzione mensile lorda utile ai fini del calcolo dell’indennità incentivante all’esodo ex art. 7, comma 6, della l.reg. Calabria n. 8 del 2005, va inclusa anche la tredicesima mensilità, indipendentemente dalla relativa previsione nel contratto intercorso tra le parti, in ragione della sua natura retributiva ed in quanto dotata dei requisiti di fissità, continua attività, costanza e generalità.

Cassazione civile sez. VI, 27/04/2018, n.10307

Adeguamento della retribuzione

In tema di adeguamento della retribuzione ai sensi dell’art. 36 Cost., il giudice, anche se il datore di lavoro non aderisca ad alcuna delle organizzazioni sindacali che lo hanno sottoscritto, può assumere come parametro il contratto collettivo di settore, con riferimento limitato ai soli titoli previsti dal CCNL che integrano il concetto di giusta retribuzione, costituita dai minimi retributivi stabiliti per ciascuna qualifica dalla contrattazione collettiva, e con esclusione dei compensi aggiuntivi, degli scatti di anzianità e delle mensilità ulteriori rispetto alla tredicesima.

Tribunale Roma sez. IV, 15/03/2018, n.1970

Adeguamento della retribuzione: va inclusa la tredicesima mensilità?

In tema di adeguamento della retribuzione ai sensi dell’art. 36 cost., il giudice del merito, il quale assuma come criterio orientativo un contratto collettivo non vincolante per le parti, non può fare riferimento a tutti gli elementi e gli istituti retributivi che concorrono a formare il complessivo trattamento economico, ma deve prendere in considerazione solo quelli che costituiscono il cosiddetto minimo costituzionale, dal quale sono escluse le voci tipicamente contrattuali quali i compensi aggiuntivi, gli scatti di anzianità o la quattordicesima mensilità.

In applicazione del suddetto criterio del “minimo costituzionale” va inclusa la tredicesima mensilità, stante il suo carattere oramai generalizzato e, quindi, attribuita alla generalità dei lavoratori subordinati, indipendentemente da una specifica contrattazione collettiva di settore; viceversa non può essere inclusa e considerata la quattordicesima mensilità, istituto di tipica provenienza pattizia dalla specifica contrattazione collettiva e di applicazione non generalizzata.

Tribunale Piacenza sez. lav., 13/03/2018, n.66

Lavoro subordinato e autonomo: differenze

Il criterio essenziale individuato dalla giurisprudenza per distinguere il lavoro subordinato da quello autonomo consiste nella sottoposizione del lavoratore al potere direttivo del datore e cioè verificare se l’attività di lavoro sia “eterodiretta”, essendo il prestatore di lavoro obbligato a conformarsi alle indicazioni del datore di lavoro in merito alle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa.

Quando l’elemento dell’assoggettamento del lavoratore alle direttive altrui non sia agevolmente apprezzabile a causa della peculiare struttura organizzativa del datore di lavoro, occorre fare riferimento a criteri sintomatici e sussidiari quali il pagamento con cadenza mensile di un corrispettivo, la corresponsione della tredicesima mensilità e del compenso per le ferie non godute, l’inserimento della stessa nell’organizzazione della struttura dell’azienda e infine la volontà delle parti come espressasi sia nel momento genetico che, eventualmente, nei momenti successivi.

Tribunale Treviso sez. lav., 25/01/2018, n.51

La tredicesima mensilità rientra nella retribuzione pensionabile?

Nella base di calcolo del trattamento pensionistico vanno inclusi i ratei di tredicesima mensilità già maturati all’atto di esercizio dell’opzione prevista dall’art. 1, comma 12, l. n. 243 del 2004 – che consente ai soggetti in possesso dei requisiti per l’accesso al pensionamento di anzianità di proseguire il rapporto con esonero dalla ulteriore contribuzione ed attribuzione delle somme corrispondenti a titolo di incentivo – in forza del criterio di parità e secondo la “fictio iuris” stabilita dal successivo comma 13 dello stesso art. 1, senza considerare il criterio di cassa per il pagamento dei contributi ex art. 6, comma 9, del d.lgs. n. 314 del 1997, applicabile solo ai rapporti normalmente in corso.

Cassazione civile sez. lav., 19/09/2017, n.21668



12 Commenti

  1. Le mensilità aggiuntive sono un chiaro esempio di come la contrattazione collettiva tra sindacati dei lavoratori e associazioni degli imprenditori abbia apportato ulteriori diritti ai lavoratori ed alle lavoratrici.

  2. Il rapporto di lavoro, al pari di ogni rapporto contrattuale, è un rapporto di scambio. Il dipendente si impegna a lavorare per l’azienda attenendosi alle regole stabilite nel contratto di lavoro e il datore di lavoro si impegna, in cambio, a pagargli regolarmente lo stipendio mensile.La regole generale è che lo stipendio venga pagato mensilmente. Ne deriva che il lavoratore, a stretto rigore, dovrebbe ricevere, nell’arco dell’anno, 12 mensilità di stipendio, quanti sono i mesi che compongono un anno solare.I contratti collettivi di lavoro, tuttavia, hanno previsto, in molti casi, il pagamento a favore dei lavoratori di ulteriori mensilità, le cosiddette mensilità aggiuntive, che vanno cioè ad aggiungersi alle 12 mensilità di stipendio di legge.

  3. Buongiorno a tutti voi che lavorate ogni giorno per fornirci tutte queste informazioni. ma potete spiegarmi Chi ha diritto alla tredicesima?

    1. Essendo un diritto dei lavoratori che trova la propria fonte esclusivamente nel Ccnl, non ci sono regole generali o di legge che prevedono a chi spetta la tredicesima, quando viene pagata, come si calcola, etc. E’ lo stesso Ccnl che deve prevedere la disciplina della tredicesima e, dunque, anche il suo ambito di applicazione.Nella generalità dei casi, la tredicesima spetta a tutto il personale in forza presso l’azienda e viene accumulata per ratei mensili a partire dalla data di assunzione. Come abbiamo detto, però, la tredicesima non la prevede la legge, ma solo i Ccnl. Ne consegue che, se ad un dipendente non venisse applicato nessun contratto collettivo di lavoro, egli non avrebbe diritto alla tredicesima mensilità.I Ccnl, infatti, in Italia, non si applicano a tutti i lavoratori, ma solo ai:rapporti di lavoro per i quali il contratto di lavoro richiama l’applicazione di un determinato Ccnl;rapporti di lavoro nei quali le parti stipulanti aderiscono ad organizzazioni sindacali o associazioni datoriali firmatarie del Ccnl;lavoratori che operano presso aziende dove viene data, per fatti concludenti e per prassi aziendale, applicazione ad un determinato Ccnl.

  4. Tizio viene assunto il 1° giugno con contratto di lavoro dipendente ed applicazione del Ccnl Commercio che prevede l’erogazione di 14 mensilità. La sua retribuzione è di 2.400 euro al mese e, dunque, l’ammontare della tredicesima mensilità da pagarsi a dicembre è pari a 2.400 euro.

  5. Nel caso di Tizio, essendo stato assunto a giugno, come si calcola la sua tredicesima? Occorre chiarire subito che la tredicesima matura nel tempo. Ciò significa che Tizio, essendo stato assunto a giugno, quando arriva dicembre non avrà diritto alla tredicesima piena di 2.400 euro, ma avrà diritto alla quota maturata.

    1. In alcuni casi, il dipendente continua ad essere assunto presso una certa azienda ma, in realtà, non sta effettivamente lavorando perché ci sono delle condizioni che gli impediscono di lavorare. E’ legittimo chiedersi se anche in queste ipotesi la tredicesima matura lo stesso.
      La tredicesima mensilità matura anche durante alcune ipotesi di assenza del dipendente, come:
      festività;
      giorni di ferie;
      permessi retribuiti;
      congedo matrimoniale;
      congedo per maternità obbligatoria, ivi compreso l’eventuale periodo di astensione anticipata [2] e i periodi di assenza per i riposi giornalieri post partum (il cosiddetto allattamento);
      assenza per malattia;
      assenza per infortunio e malattia professionale;
      sospensione da lavoro per Cassa Integrazione Guadagni (Cig) o contratto di solidarietà.
      Viceversa, in alcuni casi, la tredicesima non matura. Ciò accade, per esempio, quando il dipendente:
      è assente per malattia oltre il periodo massimo di conservazione del posto di lavoro (il cosiddetto periodo di comporto);
      è assente per infortunio o per malattia professionale oltre il periodo massimo di conservazione del posto di lavoro (il cosiddetto periodo di comporto);
      è assente per sciopero;
      è in cassa integrazione guadagni a zero ore;
      è assente per fruire di permessi non retribuiti o aspettative non retribuite;
      è assente ingiustificato;
      è sospeso dal lavoro e dalla retribuzione come conseguenza di una sanzione disciplinare;
      è in congedo per servizio militare.

    1. Per sapere quando viene pagata la tredicesima occorre consultare il contratto collettivo di lavoro applicato al rapporto. Infatti, come abbiamo già evidenziato, la tredicesima non è prevista dalla legge e trova, quindi, nel Ccnl la sua intera disciplina, anche con riferimento alle tempistiche di pagamento.Quel che è certo è che, nella quasi totalità dei Ccnl, si prevede che la tredicesima debba essere pagata insieme alla retribuzione del mese di dicembre. Per questo viene spesso definitiva gratifica natalizia. Infatti, durante il periodo natalizo, i lavoratori devono affrontare maggiori spese e, con questo stipendio aggiuntivo, possono contare su una maggiore disponibilità economica.Dal punto di vista contabile, poi, spesso nella mensilità di dicembre il datore di lavoro effettua, sullo stipendio del lavoratore, dei conguagli fiscali o contributivi. In sostanza, può accadere che a fine anno il datore di lavoro si accorga di aver trattenuto dalle buste paga del dipendente troppo pochi soldi per pagare le tasse o i contributi previdenziali. In questo caso, il datore di lavoro provvede, proprio nello stipendio di dicembre, a portare a conguaglio le minori somme trattenute, operando un maggiore prelievo sullo stipendio. Oppure, sempre a fine anno, il datore di lavoro potrebbe rendersi conto di aver erogato al lavoratore dei benefici che, alla luce del reddito annuale percepito, non gli spettano. Ciò accade soprattutto con riferimento al Bonus Renzi ed agli assegni per il nucleo familiare.Al pari di ciò che accade con i conguagli fiscale e contributivo, il datore di lavoro procede dunque a recuperare dallo stipendio di dicembre le somme versate, mese per mese, a titolo di Bonus Renzi e Anf che si sono rivelate non dovute alla luce del reddito del lavoratore. La possibilità di questi prelievi anomali sullo stipendio di dicembre rende la tredicesima mensilità quantomai opportuna. Infatti, anche se deve affrontare un prelievo maggiore, il lavoratore può contare su uno stipendio raddoppiato rispetto a quello ordinario e, dunque, può ammortizzare meglio eventuali conguagli fiscali, contributivi, recupero di Bonus Renzi, di assegni familiari, etc.Ricordiamo che, secondo la Cassazione, la tredicesima fa parte integrante del concetto di retribuzione proporzionata e sufficiente. Ne consegue che, quando si trova a valutare l’adeguatezza dello stipendio di un lavoratore, il giudice prende a riferimento sia i minimi stipendiali che la tredicesima mensilità.

  6. Le mensilità aggiuntive sono un chiaro esempio di come la contrattazione collettiva tra sindacati dei lavoratori e associazioni degli imprenditori abbia apportato ulteriori diritti ai lavoratori ed alle lavoratrici. ma come si calcola la tredicesima?

    1. La tredicesima, al pari della quattordicesima, delle ferie, dei permessi retribuiti, viene detta “istituto a maturazione progressiva”.Ciò significa che la tredicesima matura man mano che prosegue il rapporto di lavoro.Ma come si calcola la tredicesima? Le specifiche regole da seguire per il calcolo della tredicesima mensilità sono stabilite dai Ccnl. Infatti, come abbiamo detto, la tredicesima è una invenzione del contratto collettivo e trova, dunque, in esso la sua regolamentazione.In linea generale, tuttavia, lo schema di calcolo della tredicesima è, di solito, il seguente. Occorre prendere la retribuzione globale di fatto percepita dal dipendente nell’anno di riferimento. Ebbene, la tredicesima equivale ad un dodicesimo di questo totale.Per quanto concerne la maturazione della tredicesima, ogni mese il lavoratore matura un rateo di tredicesima, pari a un dodicesimo dello stipendio mensile.Il rateo matura a patto che vengano lavorati almeno 15 giorni nel mese. Se in un mese il lavoratore lavora solo 13 giorni, dunque, il rateo è pari a zero.Nel calcolo della tredicesima, la retribuzione annuale da dividere per dodici comprende solo le componenti fisse della retribuzione e restano, dunque, escluse le componenti variabili (come i bonus, i premi di produzione, i compensi per lavoro straordinario, festivo, notturno, etc.).Essendo un istituto a maturazione progressiva, se il rapporto cessa nel corso dell’anno, il lavoratore avrà diritto ai ratei maturati da inizio anno e sino alla data di cessazione del rapporto. Come abbiamo detto, non spetta il rateo del mese della cessazione se i giorni lavorati sono inferiori a quindici.Per quanto concerne i lavoratori part time, la tredicesima deve essere calcolata in proporzione a quanto il dipendente ha lavorato. C’è, quindi, un riproporzionamento del valore della tredicesima in base alla percentuale di part time rispetto al full time.

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