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Cosa fare se il coniuge ti ignora?

16 Febbraio 2020
Cosa fare se il coniuge ti ignora?

I doveri del marito e della moglie: l’obbligo di assistenza morale impone di non essere freddi e di avere rapporti sessuali.

Alla rubrica «La posta del cuore» si chiede spesso cosa fare se il coniuge ti ignora. Ma la stessa domanda può essere posta anche a un avvocato. 

Perché mai un legale dovrebbe rispondere a una domanda del genere? Perché tra i doveri del matrimonio c’è anche quello della reciproca assistenza, non solo quella materiale, ma anche morale. Il che significa prendersi cura l’uno dell’altra. Un dovere di natura giuridica, quindi, non semplicemente morale: il che richiede la conoscenza della legge, del Codice civile e di tutte le norme che regolano il processo.

Se a un avvocato poco incline alle conciliazioni chiedi cosa fare se il coniuge ti ignora, potrebbe consigliarti di avviare subito una separazione. Se però gli domandi se, a causa di tale indifferenza, ti spetta il mantenimento dovrebbe risponderti di no.

Abbiamo stuzzicato la tua curiosità? Bene, se vuoi saperne di più su questo argomento non devi far altro che leggere il seguente articolo. Ma procediamo con ordine. 

Il coniuge che ignora l’altro coniuge è colpevole?

L’articolo 143 del Codice civile stabilisce che il matrimonio implica il dovere reciproco dei coniugi di prestarsi l’un l’altro assistenza morale e materiale, ossia l’impegno di entrambi a sostenersi, proteggersi e aiutarsi nella vita quotidiana. 

Nell’assistenza materiale rientra il cosiddetto «obbligo di contribuzione»: marito e moglie devono provvedere ai bisogni della famiglia in proporzione alle proprie capacità economiche o, in assenza di reddito, con l’opera materiale (ad esempio, badando al ménage domestico e alla cura dei figli). 

Nell’assistenza morale rientra, invece, l’obbligo di rispettare la personalità, la cultura e il temperamento dell’altro, l’obbligo di comunicare tutte le informazioni che possono influire sulla vita familiare e sul suo indirizzo, il sostegno reciproco alla sfera affettiva, psicologica e spirituale.

Viola l’obbligo di assistenza morale il coniuge violento o aggressivo, quello che non assiste l’altro in caso di malattia o che si rifiuta, senza una valida ragione, di avere rapporti sessuali con l’altro. 

Secondo la Cassazione [1] è responsabile il coniuge che non ha alcuna manifestazione d’affetto e comprensione per l’altro, in un complessivo quadro di freddezza di sentimenti e di comportamenti egoistici.

I rapporti sessuali tra coniugi sono obbligatori?

La legge si guarda bene dal dire che i rapporti sessuali tra coniugi sono obbligatori: se così fosse, si presterebbe il fianco a una deroga al principio di autodeterminazione del proprio corpo. Si finirebbe cioè per avallare la violenza sessuale imponendo prestazioni quando non sono volute. Tuttavia, non si può neanche negare che il sesso sia una componente costante di una coppia sana. Così, la dottrina e la giurisprudenza hanno fatto rientrare il diritto a chiedere – ma non a pretendere – rapporti sessuali nell’ambito del reciproco dovere di assistenza morale. Se da un lato non si può imporre al coniuge di prestarsi alle “coccole”, dall’altro lato però, se questi rifiuta sistematicamente e senza una valida ragione la propria disponibilità, si può chiedere la separazione con addebito nei suoi confronti. 

Che fare se il coniuge ti ignora?

Una volta appurato che ignorare il coniuge non è reato, ma neanche un comportamento lecito visto che viola uno dei doveri del matrimonio, vediamo quali sono le conseguenze di tale atteggiamento. 

Naturalmente, c’è la possibilità di chiedere la separazione con addebito. L’addebito non è altro che la dichiarazione di responsabilità in capo a uno dei due coniugi per il naufragio della convivenza. L’addebito scatta quando il marito o la moglie violano uno dei doveri del matrimonio come la convivenza, la fedeltà, appunto l’assistenza.

Chi subisce l’addebito non può pretendere di avere gli alimenti né ha diritto a succedere in caso di morte dell’ex coniuge. 

Se tuo marito o tua moglie ti ignora, il buon avvocato ti consiglierà di intraprendere prima un percorso di mediazione familiare al fine di ristabilire tra voi la comunicazione e sperare che l’amore possa risorgere dalle ceneri. Questo tentativo resta finalizzato a evitare il disgregamento della famiglia. 

Ma nessuno può importi di trovare un accordo, neanche il giudice. E, pertanto, potrai decidere di separarti per poi divorziare quando vuoi. Attento però: se lasci passare molto tempo dai gesti di intolleranza, ti sarà più difficile addebitare la colpa all’altro coniuge. 

Perché chiedere l’addebito? 

Perché mai dovresti fare una lunga battaglia in tribunale per chiedere l’addebito? Se sei, ad esempio, il marito e temi di dover pagare il mantenimento a tua moglie, più povera di te, nel momento in cui dimostrerai che la separazione è addebitabile al comportamento freddo e indifferente di quest’ultima, potrai evitare l’assegno mensile. 

Viceversa, se sei la moglie e pretendi gli alimenti perché tuo marito guadagna più di te, non è dando prova della sua indifferenza che otterrai l’assegno visto che questo ti spetta a prescindere da ogni sua colpa, per il solo fatto che il suo reddito è superiore al tuo. Ma ciò potrebbe non bastarti. Se sei giovane e hai ancora la possibilità di lavorare, il giudice ti negherà il mantenimento. Il mantenimento, infatti, spetta solo a chi, per età o condizioni di salute, è ormai tagliato fuori dal mercato del lavoro o per tutta la durata del matrimonio si è dedicata alla casa.


note

[1] Cass. 30 dicembre 1981 n. 6775. «Pur dopo l’abolizione della separazione dei coniugi per colpa, il concetto di addebitabilità della separazione non può avere altro significato che quello d’imputabilità e va inteso come riferibilità di un atto al comportamento volontario di persona capace di intendere e di volere contrario ai doveri del perdurante vincolo coniugale, con la conseguenza che il giudice del merito può valutare e porre a base della pronunzia tutti quei fatti esteriormente rilevabili che rendano intollerabile l’ulteriore convivenza dei coniugi, pur solo sul piano morale e fuori di precise tipicizzazioni. Pertanto, poiché l’intollerabilità della convivenza deve essere valutata non esclusivamente sul piano materiale delle sofferenze fisiche, aggravato dalla tolleranza da parte di un coniuge delle ingiuste interferenze nella vita familiare della propria madre, può ben costituire il motivo della addebitabilità della separazione al coniuge che l’ha determinata. (Nella specie, in applicazione del principio di cui alla massima, è stata ritenuta corretta la decisione del giudice del merito che ha ravvisato l’addebitabilità della separazione alla moglie per l’assenza di manifestazione d’affetto e comprensione verso il marito, spesso assente da casa per la sua qualità di comandante di nave risultante dalle lettere inviatigli e contenenti solo assillanti e persistenti richieste di denaro, in un complessivo quadro, di freddezza di sentimenti, di comportamenti egoistici di tolleranza della moglie ai soggiorni nella casa coniugale della di lei madre interferente ed ostile nei confronti del genero)».

Autore immagine https://it.depositphotos.com/


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