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Codice fiscale per stranieri

14 Marzo 2020 | Autore:
Codice fiscale per stranieri

I documenti di riconoscimento ti consentono di esercitare i diritti tutelati in Italia. Se sei un cittadino straniero hai la possibilità di farne richiesta. Come fare?

Prima di interrogarti sulle procedure da seguire per richiedere il codice fiscale in Italia, devi essere sicuro di sapere che cosa si intenda per “straniero”. Se ti stai interessando dell’argomento, infatti, è probabile che tu non sia italiano. Per tale motivo, è importante fornirti una definizione corretta. Solo così potrai fare le richieste giuste alle persone giuste. A molti capita di cadere in errori di valutazione. Forse anche a te.

È straniero il cittadino non appartenente a uno Stato dell’Unione Europea.

Se ti rispecchi in questa definizione, sappi che il nostro sistema giuridico ti riconosce diversi diritti. In particolare, a determinate condizioni, hai la possibilità di entrare nel nostro territorio e di soggiornarvi per un periodo più o meno lungo.

Le ragioni che possono giustificare il tuo ingresso sono varie: turistiche, umanitarie, di studio, familiari e di lavoro. In tutti questi casi, per poter risiedere legalmente in Italia devi chiedere delle autorizzazioni che possono avere natura temporanea o duratura.

Per intraprendere un’attività lavorativa o godere di benefici economici hai necessità di approfondire un argomento: quello del codice fiscale per stranieri.

Il codice fiscale è un codice composto di 16 cifre (lettere e numeri) che identifica ogni singola persona presente sul territorio nazionale e permette di realizzare una serie di attività altrimenti vietate.

Forse ti sarà già capitato di verificare come il codice fiscale sia richiesto in tutti i campi della vita: dall’iscrizione a scuola dei figli all’affitto di una casa. Ma averlo è fondamentale soprattutto se vuoi iniziare un’attività lavorativa.

A cosa serve il codice fiscale

Il codice fiscale ha una duplice funzione. Da un lato consente alle amministrazioni dello Stato di identificarti in maniera precisa, dall’altro permette a te di intrattenere tutta una serie di rapporti che viceversa ti sarebbero negati. Infatti, le 16 cifre di cui abbiamo parlato riassumono tutte le tue caratteristiche personali: le prime tre sono tratte dal tuo cognome, le successive dal tuo nome e dal tuo sesso, le ultime dalla data e dal luogo di nascita.

Il codice fiscale, quindi, è unico e irripetibile per ogni singolo individuo. Il suo utilizzo consente al nostro ordinamento giuridico di controllare che tu non faccia il cosiddetto “furbetto” e non violi le regole fiscali del nostro Stato. Hai notato, ad esempio, che il codice fiscale ti viene richiesto dal tabaccaio quando devi fare una ricarica Postepay? La ragione è proprio questa: impedire piccole o grandi frodi.

Codice fiscale: a chi bisogna fare richiesta

Come dice la parola stessa, il codice fiscale risponde a esigenze prevalentemente economiche. Attraverso il suo utilizzo si possono stipulare contratti, assumere incarichi di lavoro, presentare richieste fiscali. Per tale motivo l’Ente al quale bisogna presentare la richiesta di rilascio è l’Agenzia delle Entrate.

Così come fa un qualsiasi cittadino italiano, anche tu dovrai recarti presso lo sportello di un ufficio dell’Agenzia delle Entrate per compilare il modulo di richiesta. Ovviamente, dovrai portare con te il titolo di soggiorno, ossia il documento che giustifica la tua presenza in Italia e che ti è stato rilasciato quando hai chiesto l’autorizzazione all’ingresso. Questa è la procedura ordinaria che si applica nell’ipotesi in cui tu abbia già ottenuto il riconoscimento del diritto di soggiornare in Italia.

La situazione è completamente diversa se ancora sei in attesa di risposte e se la tua pratica non è stata definita. In altri termini: hai fatto richiesta di visto o di permesso di soggiorno, ma non hai ancora ottenuto una risposta. In tali ipotesi, la richiesta di codice fiscale può essere rivolta a un soggetto diverso. Facciamo riferimento alla questura, ossia allo stesso ente presso il quale hai presentato o stai per presentare la domanda di permesso di soggiorno. Sarà, quindi, la questura a traferire tutta la documentazione utile all’Agenzia delle Entrate.

E se non parli l’italiano?

La poca conoscenza della lingua potrebbe rappresentare un serio problema. Ti potrebbe, infatti, risultare impossibile compilare la documentazione necessaria alla richiesta.

Per aggirare l’ostacolo potresti decidere di percorrere due strade.

La prima, soprattutto se ti rechi in questura, è quella di chiedere l’aiuto di un interprete. Considera, però, che molto frequentemente nei pubblici uffici non è presente questa figura professionale o non è presente un interprete che parli la tua stessa lingua.

Appare più opportuno ricorrere a una soluzione diversa. Se non ci sono amici o familiari in grado di leggere e scrivere in italiano e disponibili ad accompagnarti per uffici, forse sarai costretto a chiedere aiuto ad alcuni professionisti. Potresti, in particolare, pensare di rivolgerti a un caf o a un patronato oppure a un avvocato specializzato in diritto dell’immigrazione. Tali soggetti potrebbero anche fornirti un elenco completo dei benefici assistenziali che il nostro sistema ti riconosce. Ad esempio, sai che potresti aver diritto al bonus libri scolastici per i tuoi figli?

Sia che tu ti rivolga a un caf sia che ti rivolga a un avvocato non dovrai sostenere alcuna spesa. E questo perché i caf forniscono molti servizi a titolo gratuito e gli avvocati, in tema di immigrazione, possono chiedere che tu sia esonerato da ogni forma di pagamento. In queste ipotesi si applica, infatti, la disciplina dal cosiddetto gratuito patrocinio. In altri termini: è lo Stato che si fa carico di pagare l’avvocato per te.

Sono previsti limiti di età?

Assolutamente no. Il codice fiscale in Italia viene attribuito a tutti i cittadini, a prescindere dalla loro età. Analoga situazione può verificarsi te che sei straniero. Chiaramente, se sei minorenne dovrai chiedere ai tuoi genitori di fare la richiesta per te.



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