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Bitcoin: pro e contro

16 Febbraio 2020 | Autore:
Bitcoin: pro e contro

Tutti i vantaggi e gli svantaggi della criptovaluta che promette allettanti guadagni: sarà vero? Gli elementi per formare un’opinione consapevole.

Non c’è forse un argomento attualmente tanto discusso quanto così poco conosciuto come quello dei bitcoin: tantissimi ne parlano ma pochi spiegano veramente cosa siano e come funzionano. Con ogni probabilità non ne hai mai visto uno se non in fotografia, una bella e grossa moneta luccicante che sembra d’oro. Infatti non esiste nel mondo fisico, ma solo virtualmente. Questo però non vuol dire che non sia reale. Molte cose, anche i soldi, vivono ormai prevalentemente nel mondo delle transazioni online.

L’esperienza ti dice che non è tutto oro quel che luccica, ma la curiosità e forse anche la voglia di guadagnare ti invitano ad approfondire. Forse conosci qualcuno che si vanta di aver fatto soldi grazie ai bitcoin; sicuramente avrai ricevuto sulla tua e-mail o visualizzato sul tuo smartphone varie inserzioni, che con insistenza ti invitano a non perdere la più clamorosa opportunità del secolo.

Certo è che il bitcoin rappresenta una svolta decisiva nel mondo delle valute… o delle monete? Ecco, come vedi c’è già un dubbio di partenza sulla definizione di questa misteriosa creatura di difficile classificazione. C’è parecchio da sapere, per arrivare a capire quali sono i pro e i contro dei bitcoin. Un oggetto misterioso, anzi neppure un oggetto perché non lo puoi afferrare con le mani; ed anche uno strumento finanziario ha quotazioni fluttuanti e in continuo movimento.

Cos’è e quali regole lo governano? Ma soprattutto, conviene o no investire in bitcoin? Non preoccuparti, perché non occorre una laurea in economia e neppure in informatica per comprendere quello che ora ti spiegheremo. Quando si tratta di soldi, la maggior parte degli elementi sono piuttosto facili da capire. E siccome proprio di soldi si tratta – perché per comprare i bitcoin occorre denaro, e quando li vendi si traducono nuovamente in valuta – bisogna farsi un’opinione consapevole, prima di decidere mosse azzardate.

Bitcoin: sono la rivoluzione?

I bitcoin e, più in generale, le criptovalute sono considerate una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche del nostro secolo: eliminano completamente l’intermediazione delle banche – a partire da quelle centrali – e, addirittura, degli Stati e dei loro governi, creando un sistema di circolazione monetaria sostanzialmente autogestito; alcuni fautori lo definiscono “democratico”, anche se le regole di funzionamento sono prefissate e non possono essere cambiate dagli appartenenti alla comunità.

Ma il sistema è autogestito da che cosa? Non da un organismo, ma dagli algoritmi decisi dagli sviluppatori che hanno ideato la blockchain, una catena digitale che registra e tiene traccia di tutti gli scambi di criptovalute, dal momento della loro creazione fino ad oggi, e viene aggiornata momento per momento.

La blockchain è la vera rivoluzione, indispensabile al funzionamento di tutte le criptovalute. Funziona in base ai meccanismi della crittografia, che sono abbastanza avanzati da poter “certificare” la proprietà in maniera univoca al soggetto che possieda la chiave di decriptazione.

Il bitcoin appartiene alla categoria delle criptovalute proprio perché si basa su questo sistema “criptato” di tracciamento degli scambi. Anzi, è il capostipite di una lunga serie di criptovalute: dopo di lui ne sono nate molte altre, ma finora nessuna ha raggiunto la sua notorietà ed i suoi successi.

Bitcoin e criptovalute: cosa sono?

Il bitcoin è, dunque, la prima e più conosciuta criptovaluta: fu creata nel 2009 da un personaggio ignoto nascosto dietro uno pseudonimo e da lì fu disseminata in rete e si è diffusa a poco a poco in tutto il mondo. Non tutti sanno che il quantitativo complessivo di bitcoin è predefinito in partenza in 21 milioni di pezzi unitari, ognuno dei quali viene suddiviso in unità frazionarie. Per convenzione prestabilita non possono esserne “stampate” altri. È per questo che i bitcoin vengono espressi con un gran numero di decimali: lo “zero virgola” fino a 8 cifre successive.

Tecnicamente parlando, i bitcoin non sono una moneta perché non sono agganciati a nessun valore stabilito da un ente centrale e tantomeno ad una materia fisica, come l’oro; non c’è nulla di male a chiamarli moneta per comodità, ma devi sapere che in realtà sono una valuta, cioè un mezzo di scambio accettato in determinati ambiti, sulla base del rapporto di fiducia sociale che c’è verso quel metodo di pagamento.

Se questa definizione non ti soddisfa, considera allora uesto aspetto: la moneta è un metro, un’unità di scambio abbastanza precisa nella comunità che la utilizza (a prescindere dall’inflazione che ne erode il valore, ma in tempi piuttosto lunghi, e dal rapporto di cambio con altre valute, esempio tra euro e dollaro, che è variabile); quindi è utilizzata proprio come “unità di conto” per attribuire un valore convenzionale alle cose, alle merci scambiate.

Infatti, la moneta storicamente nasce proprio per sostituire lo scomodo baratto tra le varie merci. Era troppo difficile e scomodo scambiare tra loro i singoli beni, pecore con olio, o gioielli con cammelli. Per questo furono inventate le monete. Ogni Stato, o unione di Paesi (come l’Unione Europea) ha la sua.

Ma ora, prova ad andare dal tuo negoziante di prodotti alimentari o dal tuo padrone di casa proponendogli di pagarlo in bitcoin: sarebbe disposto ad accettarli? Molto probabilmente no, proprio perché il bitcoin non è riconosciuto socialmente come moneta e non ha neppure corso legale. Chiunque può liberamente accettarlo ma anche rifiutarlo.

In futuro probabilmente le cose cambieranno, ma oggi è così; e non è detto che un domani sia proprio il bitcoin il vincitore tra le numerose criptovalute in circolazione. Ora hai capito che avere bitcoin nel tuo portafoglio non è proprio la stessa cosa che detenere euro o dollari. Ma i bitcoin indubbiamente un valore ce l’hanno; vediamo quindi quale può essere e come determinarlo.

Bitcoin: come funzionano

Il portafoglio di ogni possessore di bitcoin è virtuale e si chiama wallet; bisogna aprirlo presso un intermediario per diventarne titolari, e da quel momento si inserirà nel registro della blockchain e conterrà tutte le transazioni, in acquisto e in vendita, fatte a proprio nome.

Il meccanismo virtuale della blockchain fa sì che non ci sia nessun registro fisico e neppure un server di un soggetto preciso e terzo, come le banche o le istituzioni finanziarie, che vengono totalmente eliminate da questo processo.

Anche i nomi e i cognomi dei possessori non esistono, ma sono sostituiti da chiavi digitali, una parte delle quali è pubblica per riconoscere e indicare i soggetti – quelli a cui accreditare i bitcoin – e l’altra parte è strettamente privata e vale come firma digitale, da utilizzare per autenticare le transazioni.

Per inciso, questo rappresenta anche un grosso rischio: la chiave privata è esclusiva e nessuno ne possiede una copia di riserva, mancando un soggetto centrale che gestisce le operazioni; così l’eventuale perdita del supporto su cui è detenuta e conservata (è troppo complessa per essere mandata a memoria o trascritta come una normale password) è irrimediabile, e la “cassaforte” che contiene quei bitcoin non potrà mai più essere aperta da nessun altro. Così la perdita o la rottura del supporto (come un hard disk o una chiavetta usb) comporta automaticamente la perdita del wallet con tutti i bitcoin in esso detenuti.

Quanto abbiamo appena detto vale anche per rispondere alla domanda: i bitcoin sono anonimi? No, perché la blockchain intesa come registro è pubblica e può essere esaminata da tutti in “lettura” (per la “scrittura”, invece, cioè per compiere le transazioni, il meccanismo è privato); così le forze dell’ordine, ad esempio, potranno ricostruire tutte le operazioni effettuate a partire da un determinato wallet (che ha un codice identificativo univoco composto da 33 cifre e caratteri, non difficile da individuare per chi svolge indagini), magari utilizzato da un criminale o da un grande evasore, scoprendo non solo quanti bitcoin possiede ma anche e soprattutto come li ha avuti o a chi li ha riversati.

Bitcoin: i vantaggi

Una volta appurato che i bitcoin non sono oggetti fisici, e che possono esistere come valuta scambiata con un meccanismo tecnologico ma senza necessità di una banca centrale che la regola, possiamo esaminare i vantaggi che derivano dall’acquistarli o dal possederli.

Tieni presente che il meccanismo di scambio della blockchain è collaudato perché funziona senza intoppi da circa 10 anni, ed anzi a detta degli esperti è più sicuro di quello delle normali transazioni bancarie; perciò nell’analisi dei vantaggi e degli svantaggi ci concentreremo sui bitcoin dando per scontato che la blockchain è neutra da questo punto di vista, da un lato perché è immune da rischi e dall’altro perché il suo eventuale vantaggio competitivo si potrà manifestare soltanto in futuro, se e quando soppianterà il sistema di transazioni digitali gestito dagli intermediari finanziari e bancari.

Tenere i soldi nascosti al Fisco?

Partiamo subito da questo aspetto per dire che è un falso vantaggio. Se pensi di acquistare bitcoin per nascondere il tuo patrimonio al Fisco ti sbagli. In realtà in base alla normativa vigente i bitcoin sono considerati a tutti gli effetti come redditi prodotti o detenuti all’estero, e come tali vanno dichiarati al fisco, inserendoli per il loro ammontare posseduto nella dichiarazione dei redditi, ove è previsto un apposito quadro RW nel modello Redditi; in questo modo diventano anche soggetti a tutti gli obblighi di comunicazione ai fini di monitoraggio e di antiriciclaggio.

Il fatto che talvolta il meccanismo di scambio attraverso la blockchain consenta di eluderli non significa che questa possibilità di occultamento sia legittima; al contrario, la rende ancor più illecita, perché realizzata in un modo che ne rende più difficile la scoperta.

Dunque sotto questo profilo possedere bitcoin non si traduce in un vantaggio; anzi, integra un adempimento in più, che non consente, ad esempio, di fare la dichiarazione dei redditi attraverso il più semplice Modello 730 e così complica, sia pur leggermente, la vita dei contribuenti. In sintesi, anche i bitcoin rientrano nel tuo patrimonio e non sfuggono.

Guadagnare con il trading

É questo il modo più conosciuto, ed anche il più pubblicizzato, per trarre profitto dai bitcoin: comprarli e aspettare con pazienza che il loro valore salga, oppure speculare sulle oscillazioni di prezzo, che sono molto frequenti, compiendo operazioni di trading anche intraday, ossia durante la stessa giornata.

Dunque, in realtà, i modi per guadagnare con i bitcoin sono due: acquistarli in un’ottica di lungo periodo e tenerli parecchio tempo (chi lo avesse fatto anni orsono oggi avrebbe moltiplicato il capitale per decine di volte: è la strategia più fruttuosa) oppure compravenderli velocemente, in modo da guadagnare anche quando le quotazioni volgono al ribasso; ma qui bisogna essere esperti di trading e non si può certo improvvisare. Si gioca infatti con soldi veri, che vanno acquistati in moneta sonante, come l’euro o il dollaro, per poter cominciare a tradare.

Si tratta di un’attività che consente guadagni potenzialmente illimitati, ma espone anche al rischio di perdere tutto il capitale investito o la massima parte di esso. Le quotazioni dei bitcoin, infatti, sono molto variabili, e la loro storia recente ha visto periodi di forti impennate e crescita record, ma anche di cadute rovinose.

Tutti hanno sentito parlare delle quotazioni che galoppavano al rialzo fino a un paio di anni fa, poi è iniziata l’altalena e il valore non è ancora tornato a quei livelli (anche se ultimamente i livelli hanno ripreso a salire). Così chi in quel periodo è entrato acquistando ai massimi, spinto dalla moda del momento, non ha ancora recuperato le perdite, che rimangono solo potenziali se ancora non ha rivenduto i bitcoin in portafoglio, ma intanto è costretto a mantenere il suo investimento immobilizzato se non vuole che la perdita diventi effettiva.

Se ragioni in un’ottica di lungo periodo e non vuoi perdere le opportunità di crescita che forse i bitcoin rappresentano (è difficile comunque prevederlo), dovresti destinare all’investimento in questa criptovaluta solo una piccola quota del tuo capitale, quella che non ti è necessaria per esigenze a breve e che saresti anche disposto a perdere del tutto senza rimorsi e senza intaccare il grosso dei tuoi risparmi.

Nessun investimento serio e ragionevole può essere compiuto in un’ottica di scommessa o di lotteria, specialmente quando si tratta dei volatili bitcoin, che, come abbiamo visto, non sono agganciati a nessun valore reale, a differenza dei titoli azionari o obbligazionari che hanno dietro aziende (più o meno solide) o Stati (anch’essi più o meno in difficoltà). Investire in bitcoin è dunque più rischioso che farlo in Borsa.

Quello che conta è l’approccio e il metodo: se vuoi che i bitcoin rappresentino un vantaggio e diventino una vera opportunità di guadagno, adotta prima una strategia di diversificazione complessiva del tuo portafoglio, e infine destina ai bitcoin solo la piccolissima parte residuale, la frangia estrema e a più alto rischio.

Così, se le cose andassero male, perderesti solo una fettina; se invece dovessero andare bene, avresti dato una “coloritura” importante ai tuoi rendimenti. Ad esempio, se hai 100mila euro e dedichi all’investimento in bitcoin l’1%, cioè mille euro, nel caso (non improbabile, vista la storia) che il loro valore dovesse raddoppiare in un anno, avresti mille euro in più, che significa l’1% di rendimento sull’intero ammontare del tuo capitale. Un rendimento che oggi ti viene offerto a malapena dai migliori conti deposito o titoli di Stato, e ti richiederebbe di investire in essi l’intera cifra.

Guadagnare minando

C’era un tempo non troppo lontano – fino a 4 o 5 anni fa – in cui si poteva guadagnare parecchio facendo il minatore di bitcoin: in sostanza, con i propri computer si costruivano pezzi della catena blockchain, indispensabili per registrare le transazioni e gli scambi sempre più numerosi. Poi però, siccome il numero di bitcoin in circolazione è fisso, mentre i possessori sono aumentati, la catena si è allungata esponenzialmente, ed anche i minatori allettati dai guadagni sono diventati tantissimi (come nelle miniere d’oro in Alaska e in Klondike alla fine dell’Ottocento: per questo vengono chiamati così).

Così i loro compensi si sono ridotti all’infinitesimo e il proficuo filone si è esaurito: non conviene più, anche perché per farlo occorrono computer molto potenti e che consumano una grande quantità di energia, al punto che il costo della corrente elettrica di alimentazione dei processori supera di gran lunga il piccolo guadagno che ancora si può ottenere. Così se qualcuno dovesse proporti di mettere a disposizione il tuo computer per fare il miner (minatore, in inglese) non accettare: ci perderesti.

Zero limiti e costi

I bitcoin sono economici perché non si pagano spese di tenuta conto come nei normali rapporti bancari; sono veloci e universali perché possono essere scambiati in tutto il mondo senza alcun limite né di quantitativi né di soggetti. I costi di transazione e di operatività sono ridotti al minimo perché non esistono intermediari che applicano commissioni sugli scambi. Non occorrono nemmeno prerequisiti per iniziare ad operare in bitcoin, a differenza degli altri tipi di rapporti finanziari che sono sottoposti ad una regolamentazione stringente.

Possono essere sequestrati e confiscati in caso di illeciti, ma è molto difficile farlo, sia per le difficoltà tecniche e pratiche di individuazione dei portafogli e dei loro effettivi possessori, sia per gli ostacoli normativi: non c’è un’autorità centrale o statale che ne controlla i movimenti e non esiste neppure una regolamentazione uniforme che disciplina i rapporti di scambio internazionale dei bitcoin.

Bitcoin: gli svantaggi

Se hai letto con attenzione quanto abbiamo detto finora avrai già individuato quali sono i principali inconvenienti dell’investimento in bitcoin. Te li riepiloghiamo per comodità aggiungendo alcuni particolari utili da conoscere.

Le oscillazioni 

Le quotazioni dei bitcoin sono estremamente variabili. Le oscillazioni rapide e improvvise non sono fatte per chi ama la sicurezza. C’è il rischio molto forte di perdere anche tutto il capitale investito nell’acquisto.

La “febbre da bitcoin” esploda di recente ha aumentato ancora di più questo rischio, creando incrementi di valore spesso ingiustificati e che infatti si sono sgonfiati in fretta nei periodi successivi. Alcuni ritengono che ora la situazione si sia normalizzata, e che il mercato attraversi una fase relativamente tranquilla, altri invece ritengono che siamo tuttora in presenza di una bolla speculativa destinata a scoppiare in qualsiasi momento, lasciando con un pugno di mosche in mano tutti i possessori di bitcoin.

Certo è che il prezzo di quotazione dei bitcoin varia giorno per giorno e momento per momento; non c’è nessuna garanzia di stabilità. Al massimo ci sono tendenze di periodo, ad esempio nel momento in cui scriviamo la fase è orientata al rialzo. Ma tutto potrebbe cambiare ed è arduo fare previsioni. Puoi considerare questo fenomeno come un’opportunità oppure vederlo come un pericolo, tutto dipende dalla tua propensione al rischio. Se non ti senti sicuro ad affrontare la sfida, evita i bitcoin: non fanno per te.

Gli avversari

Anche se i bitcoin sono la criptovaluta più famosa e scambiata, non sono certo l’unica; e sui mercati la fama non basta a mantenere il successo. Tra le centinaia di competitor ce ne sono molte altre promettenti e che già rivaleggiano con i bitcoin quanto a numero di scambi e valore delle transazioni.

La più temibile avversaria in questo momento è Ripple, che oltretutto ha una funzione parzialmente diversa da quella dei bitcoin perché serve precipuamente al trasferimento di fondi, e questo in una prospettiva commerciale potrebbe rappresentare un vantaggio a suo favore. Tra le rivali c’è anche Ethereum, che è considerata una criptovaluta “di seconda generazione” in quanto è anche una rete di contatti, oltre che di scambi monetari; ha un valore aggiunto rispetto ai bitcoin che potrebbe consentirgli di vincere la gara se gli utenti preferiranno i suoi servizi più ampi.

Non si può oggi predire chi sopravviverà e chi invece scomparirà dalla scena. Quello delle criptovalute è un mercato emergente, ancora fluido e provvisorio, dove è pressoché impossibile individuare chi avrà successo in futuro. Il bitcoin è il vincitore del momento, e questo lo avvantaggia, ma nulla è definitivo. Se dovesse perdere quota a causa dell’emergere di qualche altra criptovaluta giudicata migliore dai mercati, le sue quotazioni crollerebbero, e a quel punto i possessori di bitcoin non avranno nessun modo per rivalersi: la loro moneta varrebbe quanto la carta straccia.

Si tratta di una situazione molto simile a quella della nascita di internet specialmente all’inizio della sua diffusione verso il grande pubblico, circa 25 anni fa, quando i primi siti internet non furono certo avvantaggiati dal fatto di essere arrivati in anticipo e di aver raggiunto una iniziale notorietà. Yahoo, Altavista, Excite, Lycos e molti altri giganti degli anni Novanta avevano i piedi d’argilla e furono scalzati da piccoli concorrenti giunti successivamente, come Google. Più del 90% dei siti di quell’epoca, compresi alcuni molto in voga, si sono definitivamente estinti.

La tassazione

Ti abbiamo già spiegato che i bitcoin vengono considerati come investimenti e precisamente come redditi di capitale prodotti all’estero. Quindi, vanno dichiarati al Fisco ed è possibile che nel prossimo futuro venga riconosciuta anche la loro finalità speculativa, se prevarrà il loro utilizzo come strumento di capital gain anziché di mezzo di pagamento. Dunque, la tassazione potrebbe aumentare ed essere anche operata in via transnazionale verso questi investitori considerati “evoluti” per il semplice fatto di scavalcare le frontiere.

Questo senza considerare le indagini fiscali e giudiziarie che potrebbero essere rivolte verso un mondo che utilizza anche i bitcoin per compiere traffici illeciti, come l’acquisto di armi o di sostanze stupefacenti, e la possibilità, sia pur remota, di essere coinvolti, anche inconsapevolmente, in inchieste internazionali su movimenti di capitali o di terrorismo. L’anonimato delle transazioni non consente al privato di sapere chi c’è dall’altra parte.

La difficoltà di spenderli

Nel mondo degli acquisti tradizionali è raro trovare chi accetta di farsi pagare in bitcoin. Le cose vanno diversamente nel commercio elettronico; gli acquisti online vedono un’ampia gamma di soggetti, sia privati sia esercenti e anche qualche grossa azienda, che accettano i bitcoin come forma di pagamento.

Anche qui, però, si è sottoposti al pesante rischio di oscillazioni: se compri in un momento in cui la quotazione è depressa, dovrai spendere più bitcoin per acquistare la stessa merce, perché essi avranno minor valore di scambio e con essi sarà possibile comprare solo una minore quantità di beni.

Le truffe

C’è infine il pericolo di truffe sempre in agguato: siccome l’intero processo di scambio è gestito elettronicamente attraverso il meccanismo del wallet e della blockchain, e il settore non è regolamentato, le possibilità di frodi si amplificano rispetto alle carte di credito tradizionali ed agli altri consueti mezzi di pagamento digitale, e oltretutto manca un soggetto intermediario su cui rivalersi. Se aggiungiamo il fatto che le controparti sono molto spesso internazionali, in questi casi la perdita subita diventa definitiva, non potrà essere recuperata in nessun modo.

Molte truffe sui bitcoin sono particolarmente insidiose proprio perché nuove e poco conosciute, ed è difficile prevenirle con i consueti sistemi di difesa su internet, come gli antivirus. Ci sono addirittura truffe che partono nel momento stesso in cui si decide di comprare i bitcoin e i soldi destinati al loro acquisto spariscono; non tutti gli exchange, infatti, cioè i soggetti che si propongono via internet per consentire la compravendita, sono affidabili e legalmente autorizzati. Leggi a tal proposito bitcoin: i metodi sicuri per acquistarli.



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2 Commenti

  1. Per quel che riguarda la dichiarazione nel quadro RW della dichiarazione dei redditi ci sarebbe un dettaglio non da poco da chiarire, ovvero stabilire CHI sia in possesso della chiave privata dei nostri bitcoin. Per come è strutturata la blockchain, infatti, si può tranquillamente dire che un soggetto possiede “fisicamente” i suoi bitcoin SOLO se detiene lui la chiave privata del wallet che li contiene. Questo particolare va a creare 3 situazioni diverse dal punto di vista della dichiarazione dei redditi. 1) Se tieni i bitcoin in un portafoglio privato, di cui TU possiedi la chiave privata, allora non devi dichiarare nulla perché è come se avessi dei contanti sotto al materasso, per capirci. 2) Se ti fai detenere i bitcoin da un soggetto terzo come ad esempio un exchange o un servizio di custodia (e quindi la chiave privata ce l’ha LUI), e questo ha sede legale in Italia (ad esempio Conio), allora anche in questo caso non devi dichiarare nulla perché è come se avessi degli euro depositati presso una banca con sede in Italia. 3) Se invece ti fai detenere i bitcoin da un soggetto terzo ma che ha sede legale all’estero (come ad esempio Coinbase), allora li devi dichiarare perché è come se avessi degli euro depositati presso una banca estera. Il mio commercialista concorda al 100% con questa visione per cui, per ora, mi attengo a queste regole.

    1. Ottimo. Quindi secondo questa regola l’anno prossimo nel quadro RW non dovrei dichiarare nulla perchè (nel mio caso) quel piccolo quantitativo in bitcoin che possiedo l’ho acquistato quest’anno esclusivamente da Conio (exchange italiano, quindi non andrebbero dichiarati) e poi trasferito in un wallet privato di cui solo io possiedo le chiavi (anche in questo caso non andrebbero dichiarati). Da qualche parte però ho letto che andrebbero dichiarati in ogni caso perchè prima di trasferirli nel tuo wallet sono comunque passati per l’exchange, ma qui gioca a favore il fatto che l’exchange sia italiano. Diciamo che non c’è un’uniformità di pensiero su questo, quindi si tenderebbe a dichiararli anche quando non sarebbe necessario per non avere problemi. Mi informerò a tempo debito.

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