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Pignoramento: come evitare vendita?

6 Marzo 2020 | Autore:
Pignoramento: come evitare vendita?

Il debitore può sottrarre alla vendita i beni pignorati presentando un’istanza di conversione o di riduzione del pignoramento.

Il legislatore italiano ha previsto strumenti diversi al fine di tutelare un creditore qualora il debitore si rifiutasse di restituire spontaneamente quanto gli deve. Pertanto, se quest’ultimo non dovesse adempiere di sua volontà, il creditore potrà iniziare contro di lui una procedura di espropriazione forzata. In tal modo verranno pignorati determinati beni mobili (espropriazione forzata mobiliare) o immobili (espropriazione forzata immobiliare) facenti parte del patrimonio del debitore per essere convertiti in denaro mediante la vendita.

E’ opportuno precisare che esiste anche un altro tipo di espropriazione forzata, quella presso terzi, con la quale si vincolano principalmente i crediti del debitore che non sono in suo diretto possesso ma si trovano nella disponibilità di un’altra persona, evidentemente sua debitrice (si pensi ad esempio all’espropriazione forzata di un conto corrente di cui il debitore è intestatario presso una banca o alla posta, a quella dello stipendio o della pensione).

L’espropriazione forzata inizia con la notifica dell’atto di pignoramento. Come evitare la vendita dei beni che ne formano oggetto? Vediamo insieme cosa la legge consente di fare ai debitori per fermare la procedura esecutiva già attivata dal creditore.

Quali sono le fasi che precedono l’espropriazione forzata

L’espropriazione forzata sia mobiliare sia immobiliare ed anche presso terzi, è preceduta da diverse fasi.

Al fine di comprendere meglio l’argomento relativo alla vendita dei beni pignorati e di come è possibile evitarla, è opportuno prima esaminare tali fasi, una alla volta.

Tutte le procedure di espropriazione forzata sono anticipate dalla notifica al debitore del titolo esecutivo (ad esempio una sentenza, un decreto ingiuntivo, una cambiale, ecc.), cioè dell’atto nel quale è accertato in modo certo ed incontrastato il diritto del creditore ad ottenere il pagamento di quanto dovuto.

Una volta ricevuta la notifica del titolo esecutivo, se il debitore non dovesse saldare il proprio debito, il creditore allora notifica un atto di precetto, con il quale gli intima di pagare nel termine di 10 giorni.

Qualora il debitore dovesse rimanere sordo anche a questa ulteriore richiesta di pagamento, il creditore può richiedere il pignoramento dei beni di proprietà del debitore, sia mobili sia immobili, nel termine perentorio di 90 giorni dalla notifica del precetto. Perciò, se il pignoramento non viene richiesto nei 90 giorni, il precetto perde efficacia ed il creditore dovrà notificarne uno nuovo prima di richiedere il pignoramento.

Come inizia l’espropriazione forzata

Lo step successivo alla notifica del titolo esecutivo e dell’atto di precetto è rappresentato dalla notifica dell’atto di pignoramento. Più precisamente, l’espropriazione forzata inizia con la notifica dell’atto di pignoramento [1], con il quale l’ufficiale giudiziario ingiunge al debitore di astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del credito, i beni oggetto dell’espropriazione [2].

Con tale atto, redatto dal suo difensore e notificato dall’ufficiale giudiziario, quindi, il creditore intima al debitore di non disporre del bene o dei beni oggetto del pignoramento. Gli stessi, infatti, vengono vincolati al soddisfacimento delle sue ragioni di credito. Pertanto, saranno inefficaci nei confronti del creditore procedente, gli atti che abbiano ad oggetto la vendita o qualunque altra disposizione giuridica dei beni espropriati.

Ne consegue che se ad esempio è stata pignorata una casa di proprietà del debitore, questi non può nè venderla né donarla in quanto il pignoramento rende inefficaci tali atti nei confronti del suo creditore.

Come evitare il pignoramento

Il legislatore italiano ha previsto la possibilità per il debitore di evitare il pignoramento versando nelle mani dell’ufficiale giudiziario la somma per cui si procede e l’importo delle spese, con l’incarico di consegnarli al creditore [3].

Una volta effettuato il pagamento, che deve avvenire in contanti, il debitore si libera immediatamente dal suo obbligo e la procedura può considerarsi conclusa.

Tale strumento è utilizzabile per qualsiasi tipo di esecuzione, tuttavia può attuarsi concretamente solo nell’espropriazione mobiliare. Infatti, il pagamento deve essere effettuato nelle mani dell’ufficiale giudiziario prima dell’inizio del pignoramento e solo in tale tipo di espropriazione ciò può avvenire tempestivamente mentre negli altri casi di espropriazione (immobiliare o presso terzi) la notifica non avviene di persona ma tramite servizio postale. In tal modo, il debitore adempie seppur tardivamente alla obbligazione in forza della quale il creditore si stava attivando coattivamente.

Il debitore può, altresì, evitare il pignoramento di cose, depositando nelle mani dell’ufficiale giudiziario, in luogo di esse, come oggetto di pignoramento, una somma di denaro uguale all’importo del credito o dei crediti per cui si procede e delle spese, aumentato di due decimi [4].

In questa ipotesi, la somma versata costituisce l’oggetto del pignoramento in sostituzione dei beni del debitore. Pertanto, si viene a creare un pignoramento vero e proprio con la particolarità che non è più necessaria la fase della vendita.

Cos’è l’istanza di vendita o di assegnazione dei beni pignorati

Successivamente alla notifica dell’atto di pignoramento, il creditore può presentare istanza di vendita o di assegnazione dei beni pignorati [5], depositandola nella cancelleria del giudice dell’esecuzione solo dopo che siano decorsi dieci giorni dalla notifica del pignoramento al debitore ma entro il termine massimo di quarantacinque giorni dal pignoramento stesso.

Se i beni pignorati sono deteriorabili (si pensi ad esempio a degli alimenti) è possibile chiedere che la vendita o l’assegnazione vengano disposte immediatamente.

Il giudice dell’esecuzione dispone la vendita o l’assegnazione dei beni pignorati mediante un apposito provvedimento. Le modalità con le quali avviene la vendita forzata o l’assegnazione sono diverse a seconda se si tratta di un’espropriazione mobiliare o immobiliare.

Come si svolge la vendita forzata dei beni pignorati

La vendita forzata ha come obiettivo quello di convertire i beni pignorati in denaro liquido. Perciò, se oggetto del pignoramento è una somma di denaro, il creditore deve richiederne direttamente l’assegnazione.

In generale, la vendita può avvenire con pubblico incanto ovvero tramite un’asta, o senza pubblico incanto. In entrambi i casi, bisogna comunque seguire le disposizioni dettate in materia dal codice di procedura civile.

L’incanto può essere disposto dal giudice nel caso in cui ritenga che, con tale modalità, la vendita può avere luogo ad un prezzo superiore alla metà rispetto al valore del bene determinato [6].

In cosa consiste l’assegnazione dei beni pignorati

L’assegnazione consiste nell’attribuzione diretta del bene pignorato al creditore procedente sulla base di un determinato valore.

Se vi è un solo creditore, è necessario predeterminare il valore del bene prima dell’assegnazione in modo tale da stabilire se il creditore viene soddisfatto in tutto o in parte. Se, invece, vi sono più creditori, questi si devono accordare se assegnare il bene ad uno solo di essi o a più soggetti.

Il giudice dell’esecuzione decide sull’istanza di assegnazione con un provvedimento (ordinanza), nella quale sono indicati l’assegnatario, gli eventuali altri creditori, il debitore e il bene o la somma assegnata.

Come evitare la vendita o l’assegnazione dei beni pignorati

Una volta ricevuta la notifica dell’atto di pignoramento il debitore può evitare la vendita o l’assegnazione dei beni pignorati:

  1. presentando un’istanza di conversione del pignoramento;
  2. chiedendo la riduzione del pignoramento.

Cos’è la conversione del pignoramento

Il codice di procedura civile prevede che prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione il debitore può chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all’importo dovuto al creditore pignorante (e ai creditori intervenuti), comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese processuali [7]. Insieme all’istanza di conversione deve essere depositata anche una somma di denaro non inferiore ad un sesto dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento (e dei crediti degli eventuali creditori intervenuti) al netto dei versamenti già effettuati. La somma è depositata dal cancelliere presso un istituto di credito indicato dal giudice [8].

E’ il giudice dell’esecuzione a determinare la somma da sostituire al bene pignorato, dopo avere sentito le parti in udienza non oltre trenta giorni dal deposito dell’istanza di conversione [9].

Se oggetto del pignoramento sono beni immobili o beni mobili, il giudice, in presenza di giustificati motivi, può ordinare che il debitore versi la somma determinata, aumentata degli interessi, con rate mensili, entro il termine massimo di quarantotto mesi.

Ogni sei mesi, il giudice provvede al pagamento al creditore pignorante o alla distribuzione tra i creditori delle somme versate dal debitore [10].

Nel caso in cui il debitore dovesse omettere di versare l’importo determinato dal giudice o dovesse omettere o ritardare di oltre trenta giorni il pagamento anche di una sola rata, le somme già versate formano parte dei beni pignorati. Il giudice su richiesta del creditore può disporre la vendita immediata di questi ultimi [11]. L’istanza di conversione può essere presentata solo una volta a pena di inammissibilità [12]. Va comunque precisato che la conversione può essere chiesta dal debitore anche dopo che il creditore ha presentato l’istanza di vendita o di assegnazione dei beni pignorati ma solo nel caso in cui riesce a dimostrare che il ritardo non è a lui imputabile (ad esempio, perché è dipeso da un grave problema di salute).

Cos’è la riduzione del pignoramento

Nell’ipotesi in cui oggetto del pignoramento siano almeno due beni o sia stato espropriato un solo bene ma divisibile, il debitore può evitare la vendita presentando un’istanza di riduzione del pignoramento [13] se il valore dei beni pignorati è superiore a quello del debito.

La riduzione del pignoramento può essere chiesta dal debitore mediante ricorso scritto al giudice dell’esecuzione, il quale fissa un’udienza per sentire le parti oppure può essere formulata in udienza.

Il giudice dispone la riduzione del pignoramento, anche d’ufficio, se l’entità dei beni pignorati è eccessiva rispetto alle obiettive esigenze del creditore. Pertanto, è diritto del debitore di subire una giusta esecuzione senza che i suoi beni vengano vincolati in misura non proporzionata al soddisfacimento del creditore.

Nel caso in cui il bene sia uno solo indivisibile, la riduzione non è possibile.


note

[1] Art. 491 cod. proc. civ.

[2] Art. 492 co. 1 cod. proc. civ.

[3] Art. 494 co. 1 cod. proc. civ.

[4] Art. 494 co. 3 cod. proc. civ.

[5] Art. 501 cod. proc. civ.

[6] Art. 568 cod. proc. civ.

[7] Art. 495 co. 1 cod. proc. civ.

[8] Art. 495 co. 2 cod. proc. civ.

[9] Art. 495 co. 3 cod. proc. civ.

[10] Art. 495 co. 4 cod. proc. civ.

[11] Art. 495 co. 5 cod. proc. civ.

[12] Art. 495 co. 7 cod. proc. civ.

[13] Art. 496 cod. proc. civ.


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