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Coltello: ultime sentenze

16 Febbraio 2020
Coltello: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: coltello utilizzato per minacciare una persona; porto di arma impropria; qualificazione di un coltello quale arma propria o impropria; omicidio e circostanza aggravante dell’uso del mezzo insidioso.

Il porto di arma impropria

Il porto di arma impropria integra il reato solo se non vi sia un giustificato motivo. (Nel caso di specie, si trattava di un coltello a serramanico della lunghezza complessiva di 20 cm marca Beta il cui modello veniva commercializzato con funzione di taglia- cinture di sicurezza e martello frangi-cristallo per cui poiché l’imputato in quel periodo svolgeva mansioni di operaio qualificato presso una società di meccanica il reato non era integrato).

Tribunale Ivrea, 20/09/2019, n.685

Condotta minacciosa e violenta con un coltello

Integra il delitto di estorsione, e non quello di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, la condotta minacciosa o violenta che, estrinsecandosi in forme talmente aggressive da annichilire le capacità di reazione della vittima e trasformarla in mero strumento di soddisfazione delle pretese dell’autore, esorbita dal ragionevole intento di far valere un preteso diritto (nella specie, l’imputato per tutelare il suo presunto diritto alla restituzione di una somma da parte della persona offesa, l’aveva minacciata in un paio di occasioni con un coltello).

Cassazione penale sez. II, 29/05/2019, n.26608

Detenzione di armi: la particolare tenuità del fatto

In tema di detenzione di armi la particolare tenuità del fatto ex Art 131 bis c.p. può essere esclusa pur concedendo il giudice la circostanza attenuante della lieve entità del fatto ex Art.4  , comma terzo, legge numero 110 del 1975 poiché la circostanza attenuante va riferita alla quantità degli oggetti e alle modalità d’uso degli stessi e cioè ad una valutazione complessiva del fatto.

(Nel caso di specie, si trattava di un coltello a serramanico detenuto da parte di un soggetto con un precedente penale per guida in stato di ebbrezza, risalente nel tempo, ma poiché lo stesso con il coltello si trovava in evidente stato di ebbrezza alcolica il giudice negava la particolare tenuità del fatto ex Art. 131 bis c.p. e accoglieva ipotesi della lieve entità del terzo comma dell’art.4 L. 110/75).

Tribunale Pescara, 08/05/2019, n.1461

Porto abusivo di armi: elemento materiale e soggettivo

Integra l’elemento materiale del reato di porto abusivo di armi, di cui all’art. 699, comma 2, c.p., la condotta dell’agente che in pieno giorno, mentre si trovi alla guida del veicolo di proprietà condotto lungo una pubblica via, detenga, senza giustificato motivo, nell’abitacolo del mezzo un coltello a pugnale dotato di lama tagliente ben appuntita della lunghezza di 12 centimetri.

In tale contesto, può ritenersi motivo giustificato del porto solo quello determinato da specifiche esigenze dell’agente corrispondenti a regole comportamentali lecite e relazionate alla natura dell’oggetto ed alle modalità del fatto. Sotto il profilo soggettivo è sufficiente la mera colpa, ovvero la coscienza e la volontà di portare un’arma fuori della propria abitazione, a prescindere dall’intenzione o dal proposito di volerla utilizzare, essendo del tutto irrilevanti i motivi. Nel caso di specie, viene riconosciuta la penale responsabilità dell’imputato il quale, trovato in possesso del coltello, non aveva fornito alcuna giustificazione a riguardo.

Tribunale Ferrara, 07/05/2019, n.742

Delitto di atti persecutori: l’arresto in flagranza

È consentito procedere all’arresto in flagranza per il delitto di atti persecutori attesa la natura abituale del reato, anche quando il bagaglio conoscitivo del soggetto che procede all’arresto deriva da pregresse denunce della vittima, relative a fatti a cui non abbia assistito personalmente, purché egli assista ad una frazione dell’attività delittuosa, che, sommata a quella oggetto di denuncia, integri l’abitualità richiesta dalla norma, ovvero sorprenda il reo con cose o tracce indicative dell’avvenuta commissione del reato immediatamente prima.

(Fattispecie in cui la Corte ha confermato l’arresto in flagranza di persona vista dalla polizia giudiziaria mentre si disfaceva di un coltello utilizzato per minacciare una persona, la quale aveva in precedenza sporto più denunce con riferimento a precedenti condotte di minacce e di tentata intrusione nella sua abitazione ascrivibili alla medesima persona).

Cassazione penale sez. V, 16/04/2019, n.19759

Violenza sessuale: la reazione della vittima

In tema di violenza sessuale, la reazione violenta posta in essere dalla persona offesa per impedire il protrarsi della condotta dell’autore del reato ed il conseguente danno riportato da quest’ultimo non rilevano quanto alla circostanza attenuante del fatto di minore gravità, dovendo aversi riguardo, ai fini della graduazione della gravità del reato, esclusivamente alla violenza subita dalla vittima.(Fattispecie in cui persona offesa aveva provocato al suo aggressore, con un coltello, una lesione guaribile in trenta giorni).

Cassazione penale sez. III, 09/04/2019, n.36372

Coltello con meccanismo di scatto 

Ai fini della qualificazione di un “coltello” quale arma propria od impropria, deve farsi riferimento, rispettivamente, alla presenza o alla assenza della punta acuta e della lama a due tagli, tipica delle armi bianche corte, mentre sono irrilevanti le particolarità di costruzione dello strumento.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che erroneamente i giudici di merito avessero riqualificato il reato ascritto all’imputato ai sensi dell’art. 699, comma 2, c.p., ritenendo arma propria il coltello, del cui porto ingiustificato era chiamato a rispondere, in ragione soltanto della presenza del meccanismo di scatto e di blocco della lama, mancando in atti la prova che la lama fosse dotata di due taglienti).

Cassazione penale sez. I, 01/04/2019, n.17255

Il concetto di arma è riferibile ad un coltello a serramanico?

Ai fini della configurabilità del reato di inosservanza degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale, per violazione del divieto di detenere e portare armi, il concetto di arma deve intendersi limitato alle sole armi proprie e non può essere riferito ad un coltello a serramanico, da considerarsi arma impropria.

Cassazione penale sez. I, 01/03/2019, n.17877

Delitto di furto commesso da persona armata e reato di illecita detenzione di arma

In tema di furto, la circostanza aggravante di cui all’articolo 625, comma 1, n. 3, del Cp è integrata laddove la condotta furtiva sia realizzata da persona che detenga un’arma senza utilizzarla, a prescindere dal fatto che la detenzione e il porto di quest’ultima siano illegali.

Ne consegue che sussiste un concorso tra il delitto di furto commesso da persona armata e il reato di illecita detenzione di arma o di porto ingiustificato di essa, non rilevando il principio dell’assorbimento poiché non sussiste identità di elementi costitutivi tra l’aggravante de qua e il reato in tema di armi. Ciò posto, nel caso di specie, il tribunale ha riconosciuto il concorso di reati, uniti dal vincolo della continuazione, nei confronti dell’imputato, il quale si era impossessato di 5 bottiglie di whisky, sottraendole dai banchi espositori dell’esercizio commerciale e occultandole in un borsone, con addosso un coltello svizzero della lunghezza totale di 15 cm con lama di 7 cm, strumento chiaramente utilizzabile per l’offesa della persona.

Tribunale Genova sez. I, 27/02/2019, n.874

Porto abusivo d’armi: i gravi precedenti penali 

In materia di porto abusivo di armi, costituiscono elementi sufficienti a giustificare la reiezione dell’istanza di concessione della diminuente della lieve entità del fatto la presenza di gravi precedenti penali a carico dell’imputato ed il conseguente giudizio negativo sulla sua personalità. (Fattispecie relativa a porto abusivo di una mazza da “baseball” in metallo con impugnatura in gomma della lunghezza di circa 75 cm., rinvenuta nel bagagliaio dell’autovettura condotta dall’imputato che, attinto da numerosi e gravi precedenti penali, viaggiava in compagnia di un passeggero trovato a sua volta in possesso di un grosso coltello nascosto nel giubbotto).

Cassazione penale sez. I, 12/02/2019, n.13630

Criteri per la qualificazione del coltello come arma propria o impropria

Ai fini della qualificazione del “coltello” quale arma propria, di cui è vietato il porto in modo assoluto, non essendo ammessa licenza da parte delle leggi di pubblica sicurezza (articolo 699, comma 2, del codice penale), ovvero come arma impropria, di cui è sanzionato il solo porto ingiustificato fuori della abitazione o delle relative appartenenze (articolo 4 della legge 18 aprile 1975 n. 110), deve farsi riferimento, rispettivamente, alla presenza o all’assenza della punta acuta e della lama a due tagli tipica delle armi bianche corte, mentre sono irrilevanti le particolarità di costruzione dello strumento (a scatto, a serramanico, ecc.).

Cassazione penale sez. I, 05/02/2019, n.8032

Atti persecutori: la minaccia

Integra il reato di atti persecutori a seguito dell’interruzione di una relazione sentimentale e durante la stessa porre in essere un comportamento molesto quale quello di minacciare insultare la vittima facendole lasciare la scuola di danza i gruppi WhatsApp e vietandole di frequentare le compagne di classe.

(Nel caso di specie, minacciava la vittima di non interrompere la loro relazione sentimentale altrimenti avrebbe postato sui social network le sue foto che la ritraevano nuda minacciandola con un coltello che avrebbe ucciso i suoi familiari).

Ufficio Indagini preliminari Milano, 12/12/2018, n.3112

Tentato omicidio: la gravità delle lesioni inferte

In tema di omicidio tentato, in assenza di esplicite ammissioni da parte dell’imputato, ai fini dell’accertamento della sussistenza dell'”animus necandi” assume valore determinante l’idoneità dell’azione, che va apprezzata in concreto, con una prognosi formulata “ex post” ma con riferimento alla situazione che si presentava “ex ante” all’imputato, al momento del compimento degli atti, in base alle condizioni umanamente prevedibili del caso.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero correttamente desunto la sussistenza del dolo di tentato omicidio dalla pericolosità dell’arma usata – un coltello da cucina con una lama di 17 cm. – dal distretto corporeo attinto, dalla gravità delle lesioni inferte alla vittima e dal comportamento immediatamente successivo dell’indagato, che, nell’effettuare un movimento teso a colpire la vittima alla gola, aveva pronunciato la frase: “Ti sgozzo”).

Cassazione penale sez. I, 29/11/2018, n.11928

Omicidio: occultamento del coltello da cucina

In tema di omicidio, la circostanza aggravante dell’uso del mezzo insidioso ricorre quando il mezzo usato, per la sua natura ingannevole o per il modo e le circostanze che ne accompagnano l’uso, reca in sè un pericolo occulto, tale da sorprendere l’attenzione della vittima e rendere alla stessa impossibile o più difficile la difesa.

(Fattispecie relativa a tentato omicidio, in cui la Corte ha escluso la configurabilità dell’aggravante in relazione all’occultamento di un coltello da cucina successivamente impiegato dall’imputato per ferire la vittima che era riuscita a difendersi e a respingere l’aggressione).

Cassazione penale sez. I, 08/11/2018, n.7992



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7 Commenti

  1. È legale portare fuori di casa un coltello a condizione che se ne possa giustificare l’uso e la situazione sia tale da non generare il sospetto che possa essere usato per ferire o uccidere.

    1. Una sentenza della Cassazione ha affermato che un soggetto incensurato, che gira con un coltello di 22 centimetri e 10 di lama, può essere “perdonato” perché, se anche non riesce a giustificare le ragioni per cui ha in mano l’arma, il fatto è tutto sommato tenue. In buona sostanza, se anche il certificato penale resta macchiato, non c’è alcuna condanna penale né alcuna pena. Il processo viene quindi archiviato. In conclusione, viene riconosciuta in Cassazione la «causa di non punibilità», proprio tenendo presente la condotta tenuta dall’uomo e l’importante dettaglio che egli non ha precedenti penali.

    1. Non esiste più una dimensione minima della lama sotto la cui soglia è lecito portare il coltello con sé, non considerandosi lo stesso come un’arma. Al contrario, anche una lama di ridottissime dimensioni, come ad esempio quella di un coltellino svizzero o “a scatto” può essere il presupposto per contestare il reato nei confront del possessore. Quindi, l’elemento di distinzione lo fa solo la possibilità di giustificare il possesso del coltello. Quando, infatti, il cittadino è in grado di fornire idonee giustificazioni sulle ragioni per cui circola con un coltello nella tasca o nello zaino, e tali giustificazioni risultano credibili, non vi è alcun reato.

    1. A riguardo la giurisprudenza ha ritenuto, ad esempio, che portare con sé un coltello in un bar integra il reato di porto ingiustificato di armi. Lo stesso dicasi nel caso in cui il possessore sia un soggetto con numerosi e rilevanti precedenti penali che trasporta l’arma in un luogo pubblico molto frequentato. Secondo i giudici, infatti, è possibile conservare nella tasca un coltello solo per motivo giustificativo, quello cioè giustificato da particolari esigenze del possessore. Tali esigenze devono però essere credibili, ossia perfettamente corrispondenti a regole comportamentali lecite, relazionate alla natura ed alla normale funzione del coltello, alle modalità di verificazione del fatto, alle condizioni soggettive del portatore, ai luoghi dell’accadimento. Si tratta di una serie di parametri che valuterà, caso per caso, il giudice.In un altro caso giurisprudenziale, è stato ritenuto lecito il possesso del coltello per chi si dirige in un luogo di cura, per assistere un infermo, visto che nelle strutture sanitarie di norma non sono presenti coltelli. Non altrettanto giustificato potrebbe dirsi il possesso del coltello rivenuto mentre si entra in un tribunale.E se il possessore sostiene di portare con sé il coltello per volersi suicidare? Non c’è nulla da fare: anche in questo caso scatta il reato.Il reato di porto abusivo di coltello non sussiste quando vengono trovati degli strumenti nell’autovettura (come appunto: un coltello da cucina e un bastone di legno) ed il titolare in quel momento si trova a casa.Integra invece il reato di porto d’arma in luogo pubblico il trasporto di un coltello a serramanico a bordo di un’autovettura che circoli in strade e spazi pubblici, quando l’agente possa direttamente e prontamente disporne, non essendo necessario che l’arma sia materialmente portata addosso.

      Insomma si può portare con sé un coltello solo se vi è una giusta causa. Non rileva poi che il coltello sia davvero tale oppure si tratti di un temperino o di un coltello con la lama smussata. In tal ultimo caso, infatti, si parla pur sempre di «arma impropria» ossia di un oggetto destinato ad altri scopi ma comunque in grado di far male e ferire. Sono armi improprie gli strumenti, anche se non da punta o da taglio, che, in particolari circostanze di tempo e di luogo, possono essere usati per l’offesa alla persona. Ne consegue che anche un bastone, se usato in un contesto aggressivo, diventa uno strumento atto ad offendere. Secondo una sentenza, integra il reato di porto senza giustificato motivo, fuori della propria abitazione, di strumento atto all’offesa personale il fatto di chi, in occasione del carnevale e intenzionato a colpire i passanti, circoli per le vie cittadine munito di bastone o manganello di plastica dura, atto ad offendere efficacemente (c.d. bastone di carnevale)

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