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Stress danno biologico: ultime sentenze

19 Marzo 2020
Stress danno biologico: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: danno biologico; domanda di risarcimento del danno da stress; relazione tra stress da attività lavorativa ed evento; danno conseguente al demansionamento.

Stress post-traumatico

In tema di sinistro automobilistico, ai fini del risarcimento dei danni, va valutato il danno biologico temporaneo da stress post-traumatico, inteso come menomazione psicofisica in sé e per sé considerata.

Tribunale Bolzano sez. II, 26/02/2019, n.201

Risarcimento del danno non patrimoniale

Dall’esame della documentazione depositata agli atti di causa risulta effettivamente provato che l’attrice ha subito l’iscrizione ipotecaria sugli immobili di sua proprietà, illegittimamente. In seguito alla notifica della suddetta illegittima iscrizione ipotecaria è agevole ipotizzare quello che la Corte Costituzionale ha definito: “danno-conseguenza”, nella fattispecie peculiare l’attrice ha subito una reazione traumatica da stress, in rapporto di causa diretto con lo stimolo stressogeno e quindi un danno non patrimoniale risarcibile.

Giudice di pace Lecce, 15/07/2013, n.3013

Lesione del diritto alla salute

Il danno biologico, conseguente alla lesione del diritto alla salute garantito dall’art. 32 Cost., è ontologicamente diverso dal danno derivante dalla lesione di un diverso diritto costituzionalmente protetto, non potendo, quindi, essere risarcito come danno biologico il danno, cosiddetto esistenziale, che si affermi essere derivato da “stress psicologico da timore”, per la compromissione della serenità e sicurezza del soggetto interessato, giacché detto stress è soltanto una conseguenza della lesione di un possibile interesse protetto il quale necessita di una previa individuazione, affinché possa venire poi in considerazione il pregiudizio che, in ipotesi, sia derivato dalla lesione dello stesso, con la precisazione, altresì, che la serenità e la sicurezza, di per sé considerate, non costituiscono diritti fondamentali di rango costituzionale inerenti alla persona, la cui lesione consente il ricorso alla tutela risarcitoria del danno non patrimoniale.

Cassazione civile sez. II, 21/06/2013, n.15707

Risarcimento del danno da stress

Non può essere accolta la domanda di risarcimento del danno da stress o comunque alla salute, in totale assenza di dimostrazione del pregiudizio subito, anche solo di un qualsiasi principio di prova, come da costante giurisprudenza civilistica in materia di danno biologico.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 06/06/2013, n.5696

Permanenza dello stato stressante

È possibile il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell’attività lavorativa stressante sulle malattie cardiovascolari (e non solo su queste). Lo stress produce un danno che si può definire: “biologico secondario”.

La relazione tra stress da attività lavorativa ed evento (purtroppo drammatico) si spezza, però, nel caso di lungo lasso di tempo tra il pensionamento del pubblico dipendente e l’evento stesso, oveppiù permangano altre cause certamente influenti (tabagismo e familiarità) documentalmente accertate da un Organo terzo e ciò soprattutto ove non sia introdotta in giudizio la prova che anche dopo la fine dell’attività di servizio vi sia stata una “permanenza” dello stato stressante, sia pur riconducibile “alla memoria” degli eventi vissuti durante l’attività lavorativa.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. III, 10/05/2012, n.1226

Risarcimento del danno da stress

Ai fini del risarcimento del danno da stress o alla salute è necessario dimostrare il pregiudizio subito, anche solo con un qualsiasi principio di prova ex art. 40, comma 1, lett. c), c.p.a.Naturalmente non vale ad integrare tale principio di prova l’autodichiarazione prodotta in giudizio, priva del necessario requisito della obiettività né può ritenersi sufficiente la relazione peritale, che ha una portata assolutamente generale, non essendo, infatti, la stessa riferita specificamente ad alcuno dei ricorrenti.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 01/08/2011, n.6858

Risarcimento del danno biologico, esistenziale e morale

Il risarcimento del danno biologico, esistenziale e morale, a seguito di una rapina con sequestro di persona, deve trovare giustificazione in una prova concreta e puntuale delle lesioni subite e delle stabili conseguenze negative nella vita quotidiana del lavoratore (nel caso di specie, la Corte ha escluso ogni risarcimento atteso che il ricorrente non era stato in grado di fornire una valida prova, essendosi limitato a produrre un’unica deduzione, relativa a un disturbo da stress post-traumatico con deflessione dell’umore, accertato tre giorni dopo la rapina con sequestro, e pertanto non idonea a dimostrare la sussistenza di stabili conseguenze dannose a carico della vittima).

Cassazione civile sez. VI, 05/05/2011, n.9954

Inflizione al lavoratore di uno stress forzato

Lo straining, a differenza del mobbing il quale presuppone una pluralità di atti persecutori ravvicinati nel tempo e di gravità crescente, consiste nell’inflizione al lavoratore di uno “stress forzato” a mezzo di pochi atti distanziati nel tempo o anche di un atto singolo, compiuto appositamente e deliberatamente e che continua a far sentire per lungo tempo e in modo costante i propri effetti negativi sulla posizione lavorativa del dipendente.

Lo straining compiuto tramite il demansionamento consistente nella sottrazione parziale di mansioni lavorative viola gli art. 2103 e 2087 c.c. nonché il generale principio di neminem laedere di cui all’art. 2043 c.c. e comporta il diritto del lavoratore colpito al risarcimento del danno patrimoniale per lesione della professionalità e del danno biologico, comprensivo sia della compromissione psicofisica subita che della sofferenza morale a essa connessa.

(Nella fattispecie, tenuto conto della gravità del demansionamento determinata dal suo inserimento in una fattispecie di straining e dall’elevata posizione professionale di partenza del lavoratore, il danno alla professionalità è stato liquidato nella misura del 100% della retribuzione mensile per ciascun mese di durata della dequalificazione).

Tribunale Brescia, 15/04/2011

Lavoro straordinario: danno biologico per stress 

Il danno biologico per stress da lavoro straordinario va liquidato non secondo equità, ma sulla base di valutazioni medico legali.

Cassazione civile sez. lav., 08/03/2011, n.5437

Domanda di risarcimento del danno alla salute

Non può essere accolta la domanda di risarcimento del danno alla salute, derivante dallo stress di espletare la propria attività lavorativa tutti i giorni usando i computers per più di quattro ore al giorno, in posizioni posturali e di luminosità precarie, ove sia carente la dimostrazione del pregiudizio subito e in assenza anche di qualsiasi principio di prova, come da costante giurisprudenza civilistica in materia di danno biologico.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 02/12/2010, n.35028

Sottoposizione a cure e ad interventi

La sofferenza morale non è mai stata risarcita dai tribunali con le tabelle del danno biologico che quindi non la contengono. Conseguentemente, in caso di lesione alla persona con una sofferenza che non ha determinato una vera e propria patologia, va riconosciuta in relazione alla sofferenza una somma ulteriore rispetto a quella delle tabelle del danno biologico.

In caso di reato di lesioni colpose, va risarcito il danno consistente nel patimento, preoccupazione, stress dovuti alla sottoposizione a cure e ad interventi e nelle sofferenze lunghe del sinistro. Le tabelle del danno biologico elaborate dai tribunali non contengono neanche il danno esistenziale, danno non suscettibile di tabellazione, non essendo possibile prevedere e tabellare le infinite situazioni vitali. La tabelle del danno biologico risarciscono solo i danni generici, come il danno alla capacità di lavoro generica e il danno generico alla vita di relazione.

Tribunale Roma, 22/10/2009

Dequalificazione del lavoratore

Il danno conseguente al demansionamento, essendo impossibile da provare nel suo preciso ammontare, deve essere quantificato – nei limiti del danno differenziale per quanto concerne il danno biologico – ricorrendo all’equità di cui all’art. 1226 c.c. avendo riguardo alla durata e all’entità del demansionamento, nonché alla notorietà della condizione di dequalificazione del lavoratore, senza operare alcuna distinzione tra i periodi di lavoro e i periodi di assenza per malattia causalmente collegati al demansionamento, permanendo anche durante tali periodi la situazione di sconforto, stress, sofferenza e preoccupazione del lavoratore per la propria posizione lavorativa.

Tribunale Monza, 23/07/2009



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