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Caduta ghiaccio: ultime sentenze

18 Marzo 2020
Caduta ghiaccio: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: obbligo di prevenzione; tutela della sicurezza del lavoratore; lastra di ghiaccio; responsabilità del datore di lavoro; calzature adeguate per non scivolare sulla pavimentazione ghiacciata; danno riportato da un pedone a seguito della caduta su di una strada coperta di ghiaccio; imprudenza del danneggiato; responsabilità del Comune.

Infortuni sul luogo di lavoro 

L’obbligo di prevenzione di cui all’art. 2087 cod. civ. impone al datore di lavoro di adottare non solo le particolari misure tassativamente imposte dalla legge in relazione al tipo di attività esercitata, che rappresentano lo standard minimale richiesto dal legislatore per la tutela della sicurezza del lavoratore, ma anche tutte le altre misure che in concreto siano richieste dalla specificità del rischio, atteso che la sicurezza del lavoratore costituisce un bene di rilevanza costituzionale (art. 41 comma secondo, che espressamente prevede limiti all’iniziativa privata per la sicurezza) che impone – a chi si avvalga di una prestazione lavorativa eseguita in stato di subordinazione – di anteporre al proprio legittimo profitto la sicurezza di chi tale prestazione esegua (nel caso di specie il tribunale ha ravvisato la responsabilità del datore di lavoro per non ha provato di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno subito dal lavoratore a seguito di rovinosa caduta su ghiaccio: non aveva valutato l’evenienza e nulla aveva predisposto, né aveva fornito il lavoratore di calzature adeguate per non scivolare sulla pavimentazione ghiacciata all’esterno del locale).

Tribunale Venezia sez. II, 06/12/2019, n.761

Caduta del pedone sul ghiaccio

Non è risarcibile il danno riportato da un pedone a seguito della caduta su di una strada coperta di ghiaccio, posto che la situazione di pericolo andava evitata con l’adozione di normali ed esigibili cautele che il soggetto avrebbe dovuto tenere e che non ha tenuto (nella specie: visto che era ben visibile che quel tratto di strada era coperto di ghiaccio il pedone avrebbe dovuto adottare la minima cautela di incedere più lentamente in modo da evitare di scivolare).

Tribunale Bergamo sez. III, 26/11/2018, n.2477

Calzature antinfortunistiche

Un lavoratore, pur indossando calzature antinfortunistiche, scivolava su una lastra di ghiaccio, formatasi sul pavimento di una cella frigorifera per un malfunzionamento, di cui era a conoscenza il datore di lavoro, di un macchinario.

In conseguenza della rovinosa caduta il lavoratore riportava una lesione all’integrità psico-fisica, di cui chiedeva il risarcimento integrale al datore di lavoro, trattandosi di evento accaduto prima della socializzazione del suddetto pregiudizio.

Entrambi i giudici di merito accertavano la responsabilità civile del datore di lavoro, escludendo che l’infortunio fosse derivato da un comportamento, anomalo o imprevedibile, rimproverabile alla medesima vittima, liquidandole il risarcimento sia per il danno biologico sia per il danno emergente corrispondente al costo sopportato per l’acquisto di una protesi dentaria, la cui fornitura non spettava all’Inail poiché l’apparecchio riguardava postumi non incidenti sulla attitudine al lavoro.

Con ricorso per cassazione il datore di lavoro, oltre a contestare la propria responsabilità, con il terzo motivo di ricorso si doleva dell’imputazione a sé del costo relativo alla protesi dentaria, rilevandone la inclusione nella tutela previdenziale assicurata dall’Inail.

Cassazione civile sez. lav., 02/10/2018, n.23885

Comportamento colposo del danneggiato

In tema di danni da cose in custodia ex art. 2051 c.c., quando il comportamento colposo del danneggiato non è idoneo da solo a interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno, costituito dalla cosa in custodia, e il danno, esso può, tuttavia, integrare un concorso colposo ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., con la conseguente diminuzione della responsabilità del danneggiante secondo l’incidenza della colpa del danneggiato (fattispecie relativa alla caduta occorsa ad una donna su una strada coperta di ghiaccio e a cui, però, era stato ascritto un comportamento imprudente)

Cassazione civile sez. VI, 12/04/2018, n.9146

Caduta su una lastra di ghiaccio visibile

Esclusa la responsabilità dell’Ente custode per i danni occorsi ad una persona scivolata su una lastra di ghiaccio se la situazione di pericolosità determinata dalla lastra era, per le circostanze di tempo e di luogo, sicuramente visibile e tale da rendere molto probabile se non inevitabile l’evento.

Cassazione civile sez. VI, 17/01/2018, n.1064

La caduta avvenuta di giorno e causata da presenza di ghiaccio visibile

La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia, prevista dall’articolo 2051 del Cc, opera sul piano oggettivo e richiede, a carico del danneggiato, l’onere di provare l’accertamento della sussistenza del nesso causale tra la cosa in custodia e il pregiudizio subito e da questa provocato. La responsabilità del custode può, tuttavia, essere esclusa quando il danno sia ascrivibile al caso fortuito o alla colpa del danneggiato, in quanto fattori idonei a interrompere ed elidere la sussistenza del nesso causale tra il fatto e il danno.

Nel caso di specie, avente a oggetto la richiesta di risarcimento dei danni subiti da una signora in conseguenza della caduta provocata dalla presenza di ghiaccio sul viale di proprietà della società convenuta presso la quale la signora trascorreva le vacanze, il Tribunale ha ritenuto non responsabile il custode, in quanto la perfetta visibilità del ghiaccio e il verificarsi dell’evento durante il giorno costituiscono circostanze che consentono di ricondurre la responsabilità dell’accaduto alla condotta imprudente della danneggiata.

Tribunale Trento, 15/09/2017, n.900

Responsabilità di cose in custodia

Per aversi responsabilità del custode l’attore deve provare il rapporto di causalità tra cosa ed evento; siffatto rapporto di causalità deve ritenersi tanto più labile, fino alla completa elisione, quanto più le anomalie della cosa risultino pienamente visibili, prevedibili e quindi evitabili.

Nel caso di specie si tratta, infatti, di un danno che si assume causato da un “uno spesso strato di ghiaccio sugli scalini” dal quale sarebbe derivata un’azione dannosa che ha provocato la caduta della infortunata e, quindi, non da una condotta umana, ma dall’interferenza di una cosa con la sfera personale del danneggiato non sottoposta al controllo dell’Ente proprietario.

Tribunale Frosinone sez. I, 21/07/2017, n.977

Scivolosità della pavimentazione ghiacciata di una strada

Al riguardo di caduta determinata dalla scivolosità della pavimentazione ghiacciata di una strada di competenza comunale, la responsabilità del Comune può ritenersi integrata perché non risultavano segnalate le condizioni di pericolosità del tratto pedonale ove non era stato sparso il sale, e sul quale il Comune non aveva inibito l’accesso.

Neppure può ritenersi che questi non avesse avuto la concreta possibilità di porre in essere immediati accorgimenti per evitare la formazione di ghiaccio anche sui vialetti non interessati dalla circolazione stradale, dovendosi osservare al riguardo che è pacifico che la nevicata era iniziata da due giorni per cui era prevedibile che anche il vialetto pedonale si ghiacciasse e divenisse fonte di pericolo per gli utenti lasciati liberi di accedervi.

Corte appello Bologna sez. II, 27/01/2017, n.237

Sale sparso per il ghiaccio

Deve essere confermata la decisione dei giudici del merito, che hanno escluso il risarcimento in favore della parte, caduta dopo aver poggiato il piede sul passaggio pedonale di accesso ad una banca, dove era stato sparso del sale per il ghiaccio, atteso che il comportamento della danneggiata, la quale, accortasi del sale, accedeva comunque alla rampa da un punto in cui erano distanti sia il corrimano di destra che di sinistra, integrava quel fatto imprevedibile per il custode, che legittimamente può fare affidamento su comportamenti esigibili dagli utenti, fatto idoneo a interrompere il nesso causale tra la cosa e l’evento.

Cassazione civile sez. VI, 14/04/2015, n.7448

Presenza di ghiaccio sul marciapiede

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 3 e 14 c.d.s. della pulizia del marciapiede, quale pertinenza della strada, deve occuparsi l’ente pubblico proprietario di quest’ultima. Conseguentemente, dei danni derivati da una caduta provocata dalla presenza di ghiaccio sul marciapiede antistante un edificio condominiale, non può esserne chiamato a risponderne ex art. 2051 c.c. il condominio frontista, in assenza di prova a carico dello stesso circa la qualità di custode o la sussistenza di obblighi di natura manutentiva o di gestione svincolati dalla titolarità del bene.

Tribunale Torino sez. IV, 05/12/2012

Richiesta di risarcimento

È priva di fondamento la richiesta di risarcimento rivolta all’istituto di credito per una scivolosa caduta dinanzi al bancomat, dovuta alla presenza di neve e ghiaccio mattutini, ovvero in una situazione di piena e chiara visibilità, dovendosi considerare tale evento del tutto visibile e per nulla imprevedibile, così come la possibilità di scivolamento ed anche di caduta a terra.

Tribunale Monza sez. I, 07/12/2011, n.3240

Gestore di pista di pattinaggio su ghiaccio

La norma di cui all’art. 2051 c.c. introduce un’ipotesi di responsabilità oggettiva per la cui configurazione è sufficiente la ricorrenza di un nesso causale tra la cosa in custodia e il danno verificatosi, rimanendo irrilevante il comportamento del custode, salva la dimostrazione da parte dello stesso della ricorrenza di un caso fortuito.

Per l’effetto il danneggiato è tenuto a provare soltanto l’esistenza di un effettivo nesso causale tra la cosa e danno e, cioè, che l’evento dannoso si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione potenzialmente lesiva della cosa. Alla luce dei principi esposti deve ritenersi sussistere la responsabilità del gestore di una pista di pattinaggio su ghiaccio in quanto custode della stessa.

Non può ritenersi prova del caso fortuito, atta a far venire meno la presunzione di cui all’art. 2051 c.c., il fatto che altri pattinatori abbiano tagliato la strada al danneggiato, posto che tale circostanza può aver contribuito esclusivamente a far sì che il predetto si determinasse a percorrere il tratto di pista nel quale il ghiaccio era rovinato, condizione, quest’ultima, da sola sufficiente a causare la caduta.

Tribunale Padova sez. II, 08/09/2005, n.2190



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