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Lavoro accessorio: ultime sentenze

18 Marzo 2020
Lavoro accessorio: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: lavoro accessorio; qualificazione del rapporto in termini di rapporto di lavoro subordinato; prestazione resa nelle forme della subordinazione; reddito del lavoratore.

Prestazioni rese occasionalmente

Le modalità di esecuzione della prestazione sono indicative della qualificazione del rapporto in termini di rapporto di lavoro subordinato, seppure in presenza di prestazioni rese occasionalmente: ed infatti lo svolgimento dell’attività eseguendo le disposizioni ricevute dalla ditta, nelle giornate lavorative indicate dalla stessa, senza evidentemente assumere alcun rischio di impresa; la totale assenza di tale ultimo profilo (peraltro confermata direttamente dal sistema di retribuzione mediante voucher, tipico del rapporto di lavoro accessorio) e, in generale, dell’autonomia della prestazione porta ad escludere che il rapporto possa essere qualificato come autonomo ai sensi dell’art. 2222 c.c..

Tribunale Fermo sez. lav., 29/10/2019, n.192

Lavoro accessorio: modifiche normative

L’art. 54 bis, introdotto dalla l. 21 giugno 2017 n. 96, in sede di conversione del d.l. 24 aprile 2017 n. 50, ha disciplinato il lavoro accessorio apportando modifiche di carattere sostanziale alla normativa di cui agli art. 48,49 e 50 d.lg. 15 giugno 2015 n. 81, in linea con l’obiettivo perseguito dai promotori dell’iniziativa referendaria, per cui non possono dirsi realizzate le condizioni per il trasferimento del quesito referendario dalla vecchia alla nuova disciplina.

Ufficio centrale referendum, 29/11/2017

L’attuale disciplina del lavoro accessorio

È dichiarata ammissibile la richiesta di referendum popolare per l’abrogazione degli artt. 48, 49 (come modificato, al comma 3, dal d.lgs. n. 185 del 2016) e 50 del d.lgs. n. 81 del 2015, disciplinanti l’istituto del “lavoro accessorio”. Il quesito non è direttamente o indirettamente riconducibile a materie sottratte dall’art. 75 Cost. al vaglio referendario, e neppure inerisce a disposizioni cui possa essere attribuito il carattere di norma costituzionalmente necessaria (in quanto relativa alla materia del lavoro occasionale, che deve trovare obbligatoriamente una disciplina normativa), dal momento che l’evoluzione dell’istituto – nel superare (con l’integrale sostituzione degli artt. da 70 a 73 del d.lgs. n. 276 del 2003, ad opera del citato d.lgs. n. 81 del 2015) la originaria disciplina del lavoro accessorio quale attività lavorativa meramente occasionale, limitata a particolari categorie di prestatori e a specifiche attività – lo ha reso alternativo a tipologie regolate da altri istituti giuslavoristici e quindi non necessario; né ci si può rifare a un diverso carattere “costituzionalmente rilevante” [dell’istituto oggetto di richiesta abrogativa], non assurgendo tale criterio a valore discriminante in sede di vaglio di ammissibilità di un quesito referendario.

Sono altresì rispettate le indicazioni della giurisprudenza costituzionale relative alla chiarezza, omogeneità e univocità del quesito, che è espressione di una matrice razionalmente unitaria, essendo l’intento referendario quello di abrogare nella sua interezza l’attuale disciplina del “lavoro accessorio”.

Nel verificare il rispetto delle indicazioni della giurisprudenza costituzionale relative alla chiarezza, omogeneità e univocità del quesito referendario, l’obiettivo dei sottoscrittori va desunto esclusivamente dalla finalità “incorporata nel quesito”, cioè dalla finalità obiettivamente ricavabile in base alla sua formulazione ed all’incidenza del referendum sul quadro normativo di riferimento.

Corte Costituzionale, 27/01/2017, n.28

Lavoro accessorio: i limiti quantitativi relativi al reddito del lavoratore

Il lavoro accessorio è soggetto unicamente ai limiti quantitativi previsti dalla legge, relativi al reddito del lavoratore.

Ne consegue che nessun rilievo, quanto alla disciplina applicabile, può avere il fatto che la prestazione sia resa nelle forme tipiche della subordinazione, che il datore di lavoro impieghi i lavoratori accessori nell’ambito produttivo caratterizzante l’impresa o che il lavoro accessorio sia utilizzato in modo massivo.

Tribunale Milano sez. lav., 26/05/2016, n.429

Lavoro accessorio, lavoro intermittente e lavoro ripartito tra più persone

In tema di lavoro accessorio, allo stato attuale della normativa (l. n. 92 del 2012) non vi sono elementi di natura normativa o sistematica dai quali inferire la bontà e fondatezza dell’orientamento espresso nella circolare n. 4/2013 del ministero del Lavoro, secondo cui il lavoro accessorio sarebbe utilizzabile esclusivamente in relazione a prestazioni rivolte direttamente in favore dell’utilizzatore della prestazione stessa, senza il tramite di intermediari, dovendosi ritenere esclusa la possibilità per un’impresa di reclutare e retribuire lavoratori per svolgere prestazioni in favore di terzi, come nel caso dell’appalto e della somministrazione, evenienza ricorrente nel caso di specie.

Tribunale Milano sez. lav., 19/08/2015

La somministrazione di lavoro e il lavoro accessorio

Non sono fondate le q.l.c. dell’art. 9, comma 28 d.l. 31 maggio 2010, n. 78, censurato in riferimento agli art. 117, comma 3, e 119 cost. La disposizione censurata, imponendo, a partire dal 2011, limiti alla possibilità per le pubbliche amministrazioni statali di ricorrere alle assunzioni a tempo determinato e alla stipula di convenzioni e contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nonché limiti alla spesa sostenibile dalle stesse amministrazioni per i contratti di formazione-lavoro, gli altri rapporti formativi, la somministrazione di lavoro e il lavoro accessorio, è stata legittimamente emanata dallo Stato nell’esercizio della sua competenza concorrente in materia di «coordinamento della finanza pubblica».

Essa pone un obiettivo generale di contenimento della spesa relativa ad un vasto settore del personale, ma al contempo lascia alle singole amministrazioni la scelta circa le misure da adottare con riferimento ad ognuna delle categorie di rapporti di lavoro da essa previsti (sentt. n. 173 del 2012; 18 del 2013).

Corte Costituzionale, 28/03/2014, n.61

Le pubbliche amministrazioni: personale a tempo determinato

Le pubbliche amministrazioni possono avvalersi di personale a tempo determinato nel limite del 50 per cento della spesa sostenuta per la stessa finalità nell’anno 2009; allo stesso modo, la spesa di personale relativa a contratti di formazione-lavoro, alla somministrazione di lavoro, nonché al lavoro accessorio, non può essere superiore al 50 per cento di quella sostenuta nel 2009.

Il criterio principale da utilizzare per calcolare il limite del 50 per cento consiste nell’applicare tale limite percentuale alla spesa complessiva sostenuta nel 2009; ove tale criterio sia inutilizzabile, soccorre il parametro residuale in forza del quale, qualora nel 2009 l’amministrazione non abbia sostenuto spese per le finalità previste dalla norma, il limite è computato con riferimento alla media sostenuta per le stesse finalità nel triennio 2007-2009; in via ulteriormente gradata, in assenza di impegno di risorse anche nel triennio 2007-2009, l’ente potrà comunque ricorrere a rapporti di lavoro temporaneo, e l’esercizio finanziario nel quale la relativa spesa verrà impegnala costituirà il riferimento storico sulla base del quale computare la spesa nell’esercizio successivo.

Corte Conti, (Emilia-Romagna) sez. reg. contr., 14/11/2012, n.470

Assunzioni a tempo determinato

Non sono fondate le q.l.c. dell’art. 9, comma 28 d.l. 31 maggio 2010 n. 78, conv., con modificazioni, in l. 30 luglio 2010 n. 122, censurato in riferimento agli art. 117, comma 3, e 119 cost. La norma impugnata la quale, con disposizione espressamente qualificata come principio generale di coordinamento della finanza pubblica, al quale devono adeguarsi le regioni, le province autonome, e gli enti del S.s.n., impone, a partire dal 2011, limiti alla possibilità per le p.a. statali di ricorrere alle assunzioni a tempo determinato e alla stipula di convenzioni e contratti di collaborazione coordinata e continuativa, nonché limiti alla spesa sostenibile dalle stesse amministrazioni per i contratti di formazione-lavoro, gli altri rapporti formativi, la somministrazione di lavoro e il lavoro accessorio – è stata legittimamente emanata dallo Stato nell’esercizio della sua competenza concorrente in materia di coordinamento della finanza pubblica, ponendo un obiettivo generale di contenimento della spesa relativa ad un vasto settore del personale (e, precisamente, a quello costituito da quanti collaborano con le p.a. in virtù di contratti diversi dal rapporto di impiego a tempo indeterminato), ma al contempo lasciando alle singole amministrazioni la scelta circa le misure da adottare con riferimento ad ognuna delle categorie di rapporti di lavoro da esso previsti.

Corte Costituzionale, 06/07/2012, n.173

Tutela e sicurezza del lavoro

Non sono fondate, in riferimento agli art. 117 e 118 cost., le q.l.c. degli art. 70, 72, 73 e 74 d.lg. 10 settembre 2003 n. 276. Gli art. 70, 72 e 73 disciplinano prestazioni di natura meramente occasionale nell’ambito dei piccoli lavori domestici, di giardinaggio, d’insegnamento supplementare, di collaborazione con enti o associazioni per lo svolgimento di lavori di emergenza, prestazioni tutte accomunate dalla caratteristica di dar luogo in un anno solare a compensi che non superino un determinato tetto, e la circostanza che detta disciplina riguardi soggetti ai margini del mercato del lavoro attiene alle motivazioni di politica legislativa e non agli strumenti di cui il legislatore si è avvalso, mentre l’art. 74 si riferisce, escludendo ogni rilievo lavoristico, alle prestazioni occasionali riguardanti attività agricole, eseguite a favore di parenti o affini sino al terzo grado, e rientrano dunque in materie di competenza esclusiva dello Stato piuttosto che in quella della tutela e sicurezza del lavoro, riguardando in modo prevalente – se non esclusivo – aspetti privatistici e previdenziali relativi alle prestazioni di lavoro accessorio.

Corte Costituzionale, 28/01/2005, n.50

Compenso per un lavoro accessorio

Il lavoratore il quale, nel rispetto della professionalità e della qualificazione contrattuale conseguite, sia, nel corso del rapporto, adibito dal datore di lavoro allo svolgimento di mansioni ulteriori rispetto a quelle originariamente assegnategli non può pretendere, in mancanza di disposizioni legislative o contrattuali in tal senso, la corresponsione di un doppio salario, per la duplicità di mansioni conglobate in un’unica prestazione lavorativa, configurandosi eventualmente, nella situazione anzidetta, soltanto un problema di adeguatezza e proporzionalità della retribuzione in relazione alla qualità e quantità della prestazione lavorativa complessivamente svolta.

La soluzione di tale questione – anche sotto il profilo della spettanza o meno di un incremento retributivo a titolo di compenso per un lavoro accessorio – è riservata al giudice del merito, la cui valutazione, se sorretta da motivazione adeguata ed immune da vizi, è incensurabile in sede di legittimità.

(Nella specie la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva respinto la domanda di un dipendente di un consorzio di bonifica volta ad ottenere un supplemento di retribuzione per effetto dell’adibizione, a partire da un certo periodo, allo svolgimento di mansioni plurime, sul rilievo che la retribuzione del ricorrente – in ottemperanza all’art. 57 c.c.n.l. per i dipendenti dei consorzi di bonifica – era sempre stata parametrata a quella del livello più elevato, benché egli avesse svolto anche mansioni corrispondenti a livelli retributivi inferiori).

Cassazione civile sez. lav., 21/12/1998, n.12763

Adeguatezza e proporzionalità della retribuzione

Il lavoratore il quale, nel rispetto della professionalità e della qualificazione contrattuale conseguite, dia, nel corso del rapporto, adibito dal datore di lavoro allo svolgimento di mansioni ulteriori rispetto a quelle originariamente assegnategli non può pretendere, in mancanza di disposizioni legislative o contrattuali in tal senso, la corresponsione di un doppio salario, per la duplicità di mansioni conglobate in un’unica prestazione lavorativa, configurandosi eventualmente, nella situazione anzidetta, soltanto un problema di adeguatezza e proporzionalità della retribuzione in relazione alla qualità e quantità della prestazione lavorativa complessivamente svolta.

La soluzione di tale questione – anche sotto il profilo della spettanza o meno di un incremento retributivo a titolo di compenso per un lavoro accessorio – è riservata al giudice del merito, la cui valutazione, se sorretta da motivazione adeguata ed immune da vizi, è incensurabile in sede di legittimità.

Cassazione civile sez. lav., 11/04/1990, n.3044



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