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Tutte le eccezioni che le assicurazioni possono sollevare per non pagarvi

19 Settembre 2013


Tutte le eccezioni che le assicurazioni possono sollevare per non pagarvi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Settembre 2013



Franchigia e massimale, mancato pagamento del premio, colpa dell’assicurato, aggravamento del rischio: ecco una serie di possibili “scuse” che l’assicurazione può sollevare per non pagare o magare in misura ridotta l’assicurato.

 

Esistono una serie di eccezioni che l’assicuratore può sollevare – sia in causa che in via stragiudiziale – nei confronti dell’assicurato volte a limitare o impedire il pagamento del risarcimento. Val la pena conoscerle in anticipo per potersi mettere in regola e prendere le contromosse.

Tali eccezioni possono essere di natura legislativa o contrattuale.

1. Mancato pagamento del premio

Poiché il pagamento del premio assicurativo è un elemento necessario per la nascita stessa della copertura, il mancato pagamento del primo premio nel termine convenuto (o della prima rata, se l’importo è dilazionato) comporta l’immediata sospensione della garanzia. Essa ricomincia dalle ore 24 del giorno in cui viene regolarizzato il pagamento. La polizza può comunque derogare a tale sospensione in senso più favorevole all’assicurato [1].

Diverso è invece il caso in cui l’assicurato non paga alla scadenza pattuita il premio (o la rata di premio) successivo al primo. In questo caso, la garanzia continua fino alle ore 24 del quindicesimo giorno successivo alla scadenza, dopodiché viene sospesa.

La garanzia riprende validità a partire dalle ore 24 del giorno in cui viene pagato il premio arretrato.

Nel periodo di sospensione della copertura, l’assicurazione può legittimamente rifiutare l’indennizzo; a nulla vale il fatto che l’assicurato abbia provveduto in seguito a pagare quanto dovuto [2].

2. Franchigia e massimale

Tra le diverse eccezioni contrattuali che l’assicuratore può opporre all’assicurato per non pagare o pagare una somma inferiore rispetto al danno, vi rientrano la franchigia e il massimale

La franchigia è prevista da apposita clausola contrattuale e, a seconda del tipo, pone a carico dell’assicurato una parte del danno (ad esempio il 10% oppure una cifra fissa, come 500 euro) oppure fa scattare il diritto dell’assicurato ad ottenere il risarcimento solo se il danno supera un certo valore (ad esempio, non sono coperti i danni inferiori a 200 euro).

Il massimale – che deve essere sancito da apposita clausola contrattuale – pone un limite massimo al risarcimento dovuto dall’assicuratore e la parte di danno oltre tale cifra resta dunque a carico dell’assicurato (ad esempio, in caso di ricovero ospedaliero, il risarcimento è previsto fino alla cifra di 2.000 euro annui).

L’onere della prova dell’esistenza di un massimale spetta all’assicuratore.

Nell’assicurazione RC auto, la legge sancisce massimali minimi per i quali deve essere stipulata la garanzia. Gli importi sono abitualmente adeguati con decreto ministeriale e conseguentemente aumentati dall’assicuratore.

Sempre in ambito di RC auto, il massimale può essere superato in ipotesi di cattiva gestione della pratica risarcitoria da parte dell’assicurazione (per esempio di estremo ritardo nel pagamento del risarcimento che abbia comportato ulteriori danni all’assicurato).

3. Aggravamento del rischio

L’assicurato ha l’obbligo di dare immediato avviso all’assicuratore di tutti i mutamenti che aggravano il rischio assicurato con la polizza, tali che se il nuovo stato di cose fosse esistito o fosse stato conosciuto dall’assicuratore al momento della conclusione del contratto, l’assicuratore non avrebbe acconsentito all’assicurazione o l’avrebbe consentita ma ad un premio più elevato.

Ebbene, la mancata comunicazione a norma di polizza all’assicuratore, da parte dell’assicurato, dell’aggravamento del rischio, legittima la riduzione dell’indennizzo calcolata in proporzione al maggior premio che l’assicurato avrebbe dovuto versare se avesse voluto avere la garanzia del maggior rischio [3].

Perché il mutamento sopravvenuto del rischio legittimi l’assicurazione a ridurre il risarcimento, è necessario che:

– esso incida sulla gravità e sull’intensità del rischio assicurato, tale da alterare l’equilibrio tra il rischio e il premio oltre il limite del normale rischio contrattuale;

– la nuova situazione venutasi a creare sia “nuova”, nel senso che non sia stata prevista o non fosse prevedibile dalle parti al momento della conclusione del contratto;

– la nuova situazione sopravvenuta sia permanente e durevole.

In ogni caso, l’assicuratore che sia informato dell’aggravamento del rischio può sempre decidere di recedere dal contratto, comunicandolo per iscritto all’assicurato entro 1 mese dal giorno in cui ha ricevuto l’avviso o è venuto a conoscenza in altro modo dell’aggravamento.

4. Dolo o colpa grave

I sinistri cagionati dal comportamento dell’assicurato caratterizzato da dolo o colpa grave sono per legge esclusi dal risarcimento. Pertanto l’assicuratore sarà esonerato dal risarcimento se il danno si è verificato per il comportamento gravemente imprudente dell’assicurato o perché questi ha volontariamente e coscientemente determinato il sinistro.

Nell’assicurazione RC auto, l’esclusione vale solo per i sinistri cagionati da dolo. Ne consegue che, quando l’evento è derivato da una pluralità di comportamenti commissivi od omissivi, tra cui un comportamento gravemente colposo dell’assicurato è sufficiente per negare l’estensione della polizza accertare che, se detto comportamento non si fosse verificato, l’evento non si sarebbe prodotto.

note

[1] Cass. sent. n. 1855/1982.

[2] Cass. sent. n. 11946/2006.

[3] Cass. sent. n. 12880/2003.


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