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Le edicole a rischio sopravvivenza diventano multiservizi

16 Febbraio 2020
Le edicole a rischio sopravvivenza diventano multiservizi

Cresce il negozio polifunzionale, che diventa un luogo di servizi, dal ritiro pacchi al rilascio di certificati; intanto crollano i prezzi delle licenze ed è precluso l’accesso al regime forfettario.

Le edicole stanno sparendo: nel 2019 hanno chiuso a un ritmo di due al giorno, ed è un fenomeno che si tocca con mano sia nelle grandi città che nei piccoli centri. Tra il 2011 e il 2019 la rete di vendita di quotidiani e riviste si è ridotta di quasi un quarto, passando da 18.447 a 14.345; una perdita di 4.102 attività, il 22% del totale delle imprese del settore.

Ma le edicole tradizionali rimaste, cioè i chioschi specializzati nella vendita di giornali e periodici, sono appena 5mila; gli altri sono negozi che abbinano la vendita di carta stampata ad altre attività prevalenti. Lo rivela oggi Fenagi, l’associazione di giornalai ed edicolanti di Confesercenti, in uno studio diffuso dalla nostra agenzia stampa Adnkronos.

La causa principale non è difficile da individuare: è il calo delle vendite che riguarda i prodotti editoriali cartacei. Così i giornalai faticano a sopravvivere: nel 2019 hanno visto ridurre i loro ricavi del 7,5% sui giornali quotidiani e del 12,5% sulle riviste e le altre pubblicazioni periodiche. È il dato peggiore degli ultimi 5 anni. L’utile medio annuo d’esercizio è irrisorio e al limite della sopravvivenza: 6 edicole su 10 realizzano 10mila euro o anche meno, e dal 2013 il reddito medio è diminuito di un terzo.

Così le edicole stanno inventando altri modi per mantenere a galla il loro commercio: diventano sempre più dei luoghi dove è possibile trovare non più soltanto giornali e riviste, ma anche una serie di servizi, come ritirare un pacco Amazon, prelevare soldi o ottenere un certificato.

“Le edicole oggi, per sopravvivere, stanno diventando dei veri e propri ‘hub’ dove si va sempre più per ritirare pacchi consegnati dalle multinazionali dell’e-commerce, un servizio questo che garantisce un certo flusso di clienti”, spiega Ermanno Anselmi, coordinatore nazionale Fenagi-Confesercenti.

Dunque le edicole si stanno attrezzando per diventare sempre più polifunzionali. “All’edicola oggi – prosegue Anselmi – si va anche per acquistare i biglietti dell’autobus, dei bus turistici, i biglietti per lo stadio. Addirittura, vi si possono ritirare certificati anagrafici, visure catastali o prelevare soldi laddove vengono installati gli sportelli automatici Atm”.

Il fenomeno però è differenziato: mentre nelle grandi città “i giornalai – spiega il responsabile Fenagi – chiudono l’attività nei quartieri più periferici dove non ha senso neanche la trasformazione dei chioschi in piccoli empori che vendono cineserie, magliette, souvenir, come avviene nelle zone centrali di Roma, Napoli, Torino, Milano, Firenze”, nei piccoli centri le edicole resistono quando il giornalaio si trova all’interno di una cartoleria.

Le edicole periferiche poi scontano anche il fatto che non vengono rifornite come una volta e, ultimamente, si è scatenata una “guerra tra poveri – sostiene Anselmi – tra gli edicolanti e le imprese della distribuzione che in 10 anni si sono più che dimezzate, passando da 85 a 40, sempre a causa della crisi dell’editoria”.

Inoltre i prezzi di vendita o di affitto sono crollati. “Le licenze un tempo si vendevano a 100mila euro oggi siamo a circa 25mila ma è più facile affittare l’attività spesso a orientali, per lo più dal Bangladesh – argomenta Anselmi – perché guadagnare 1.000 euro al mese, circa 10mila in un anno, per una famiglia non è remunerativo”.

L’associazione chiede che il Governo intervenga sulla crisi del settore con una legge quadro per l’editoria 5.0. Intanto, di recente, gli edicolanti hanno incontrato il sottosegretario all’Editoria Andrea Martella al quale hanno chiesto di intervenire sulla leva fiscale estendendo a questa categoria le agevolazioni previste con il regime forfettario, alle quali ad oggi non possono accedere visto che hanno un regime Iva speciale.

“Oggi noi paghiamo aliquote Irpef che vanno dal 23 al 27% e vorremmo che venisse ridotta al 15%, ci vorrebbe una norma, speriamo che il governo possa provvedere quanto prima”, conclude Anselmi esponendo le ragioni dei giornalai.



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