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Marijuana: per quanto tempo la cannabis resta nell’organismo?

19 Febbraio 2020 | Autore:
Marijuana: per quanto tempo la cannabis resta nell’organismo?

Quanto durano gli effetti di uno spinello? Fino a quanto tempo addietro è possibile risalire al consumo di cannabis? Guidare dopo una canna: quando è reato?

Non farti fuorviare dal titolo: non si tratta di una articolo di tipo medico-scientifico, ma di uno che vuole fare luce sulla permanenza del thc (cioè, del più importante principio attivo della cannabis) nell’organismo di un assuntore per fini strettamente legali. Il quesito posto nel titolo dell’articolo deriva da una delle domande più frequenti che i nostri lettori ci pongono: se fumo marijuana, dopo quanto tempo risulto positivo ai test se mi fermano alla guida?

La domanda sorge spontanea a seguito di una comune constatazione: i principi contenuti nella cannabis restano nell’organismo di una persona anche a molta distanza dal tempo effettivo di assunzione. Ciò potrebbe significare, dunque, che se la polizia ti costringesse, a seguito di un sinistro, a sottoporti all’esame del sangue o delle urine, potresti risultare positivo alla cannabis nonostante in quel momento non stessi guidando sotto i suoi effetti. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme per quanto tempo la cannabis resta nell’organismo.

Marijuana: quanto durano gli effetti?

Prima di spiegare per quanto tempo la cannabis resta nell’organismo, vediamo quanto durano gli effetti della marijuana. In pratica: se fumi della marijuana, per quanto tempo sarai sotto il suo effetto?

Chi fuma una canna introduce nel proprio organismo una serie di principi attivi, di cui il più importante è quello conosciuto come thc (delta-9-tetraidrocannabinolo), una sostanza psicotropa con diverse proprietà euforizzanti e antidolorifiche.

Il thc agisce sul cervello, influenzando l’attività delle cellule cerebrali. La sostanza viene rapidamente trasferita nel sangue e messa in circolo nell’organismo con effetti diversi, la cui durata dipende da svariati fattori che differiscono da individuo a individuo.

È chiaro che l’effetto della marijuana va rapportata anche alla quantità che se ne assume: una cosa è farsi solamente un tiro, un’altra è fumare più spinelli a breve distanza di tempo l’uno dall’altro.

In linea di massima, gli effetti della marijuana iniziano appena il thc raggiunge il cervello e durano da una a tre ore circa.

Come appena ricordato, però, la velocità di azione e la durata possono dipendere anche da fattori individuali come, ad esempio la quantità di grasso adiposo o dall’assunzione ravvicinata di cibi e bevande: in quest’ultimo caso gli effetti si manifestano più lentamente e la durata complessiva è maggiore (fino a quattro ore).

Cannabis: per quanto tempo resta nell’organismo?

Stabilito che gli effetti della marijuana si protraggono per qualche ora dopo l’assunzione, giungiamo al punto cruciale: per quanto tempo la cannabis resta nell’organismo?

Ebbene, nonostante gli effetti (almeno quelli più visibili) della marijuana svaniscano dopo qualche ora, la presenza della sostanza all’interno del sangue, delle urine o della saliva permane per molto più tempo.

Ad esempio, il test della saliva permette di rilevare la presenza di thc fino a un massimo di sedici ore dal momento dell’effettiva assunzione della sostanza stupefacente.

Con il test delle urine o con quello del sangue è possibile risalire al consumo di marijuana ancora più indietro nel tempo: il thc della cannabis può essere riscontrato nelle urine anche fino a trenta giorni; gli effetti di una canna nel sangue attraverso le analisi possono essere riscontrati fino a due settimane dopo l’effettiva assunzione.

Per non parlare, poi, dell’analisi del capello che consente di rilevare gli effetti del fumo di uno spinello anche fino a novanta giorni.

Effetti marijuana: quando guidare è reato?

Il problema di quanto resta la cannabis nell’organismo si pone tutte le volte in cui dall’assunzione di sostanze stupefacenti possa derivare un illecito. Il caso più evidente è quello della guida sotto effetto di droghe.

Mettiamo il caso che tu venga coinvolto in un sinistro stradale e, portato in ospedale per verificare le condizioni di salute, venga rilevata la presenza di thc nelle urine, nonostante il tuo ultimo spinello risalga a settimane prima. Cosa accade in una circostanza del genere? Puoi essere incriminato del reato di guida sotto effetto di sostanze stupefacenti?

La risposta è negativa: affinché si integri il reato di guida sotto effetto di sostanze droganti [1] occorre che il soggetto che si trova al volante si trovi concretamente in stato di alterazione psicofisica.

Dunque, se gli esami ematici oppure quelli delle urine rilevano la presenza di sostanza psicotropa nel tuo organismo, ciò non significa che hai guidato sotto l’effetto di sostanze stupefacenti; non vuol dire, cioè, che tu abbia guidato in stato di alterazione.

Alla legge, infatti, interessa che tu non sia pericoloso alla guida, cioè che non stia conducendo un veicolo mentre la droga esercita i suoi effetti.

Guida sotto effetto di sostanze stupefacenti: quando è reato?

Tirando le fila di quanto detto sinora, possiamo affermare che la condotta tipica del reato di guida sotto effetto di sostanze stupefacenti non è quella di chi si mette al volante dopo aver assunto sostanze droganti, bensì quella di colui che guida in stato d’alterazione psico-fisica determinato da tale assunzione.

Perché possa dunque affermarsi la responsabilità penale dell’agente non è sufficiente provare che, precedentemente al momento in cui lo stesso si è posto alla guida, egli abbia assunto stupefacenti, ma altresì che egli guidava in stato d’alterazione causato da tale assunzione.

Per poter contestare il reato, dunque, occorre la contemporanea presenza di questi due requisiti:

  • l’evidente alterazione psico-fisica del guidatore, rilevabile anche sulla base di indici sintomatici (occhi rossi, problemi di reazione, lentezza di riflessi, sonnolenza ecc.);
  • la presenza di sostanze psicotrope nell’organismo, da effettuare mediante accertamenti scientifici sui liquidi fisiologici del conducente.

Il solo esito positivo degli accertamenti scientifici (esame del sangue, delle urine, ecc.) dimostra esclusivamente che il trasgressore abbia assunto sostanza stupefacente in epoca precedente alla guida, ma non che il medesimo versi in stato di alterazione al momento del controllo.

Alterazione psicofisica e sanzioni amministrative

L’assenza della concreta alterazione psicofisica determina l’impossibilità di poter comminare le sanzioni amministrative: secondo il codice della strada, infatti, solo all’accertamento  del  reato  consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida.

La legge stabilisce però che, qualora l’esito degli accertamenti scientifici non sia immediatamente disponibile e risulti comunque evidente lo stato di alterazione psicofisica del conducente (magari anche a seguito di rilevamento mediante apparecchiature portatili), se ricorrono fondati motivi per ritenere che il conducente abbia assunto sostanze stupefacenti o psicotrope gli organi di polizia stradale possono disporre il ritiro della patente di guida fino all’esito degli accertamenti e, comunque, per un periodo non superiore a dieci giorni.


note

[1] Art. 187 cod. str.

Autore immagine: Canva.com


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