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Legge sul femminicidio: cosa prevede

17 Febbraio 2020 | Autore:
Legge sul femminicidio: cosa prevede

Violenza di genere: cosa dice la legge? Quali tutele per le donne vittime di abusi? Codice rosso: cosa prevede? Stalking: scatta l’arresto?

I numerosi casi di violenza di genere che si registrano in Italia hanno spinto il legislatore a prendere seri provvedimenti a riguardo: nello specifico, si è pensato di inasprire le pene per i reati che hanno come vittime “privilegiate” le donne, nonché di prevedere specifiche aggravanti che possano ricorrere nell’ipotesi in cui ad essere coinvolte sono proprio le donne (si pensi alla vittima che si trovi in stato di gravidanza). Nel 2013 è stato emanato un apposito provvedimento che, per via del suo contenuto, è stato immediatamente ribattezzato legge sul femminicidio. Cosa prevede?

Come vedremo, è improprio chiamare in questo modo la riforma, in quanto il femminicidio riguarda, almeno etimologicamente, l’uccisione di una donna. In realtà, la cosiddetta legge sul femminicidio prevede diverse disposizioni volte a combattere la violenza di genere in senso ampio, non soltanto le uccisioni. Il senso della normativa, però, è chiaro: evitare che si possa giungere a privare della vita una donna. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, ti invito a proseguire nella lettura: vedremo insieme cosa prevede la legge sul femminicidio.

Legge sul femminicidio: cos’è?

La legge sul femminicidio [1] è un provvedimento legislativo emanato dal Parlamento nel 2013 al fine di contrastare il deplorevole fenomeno della violenza sulle donne.

Come vedremo, la legge sul femminicidio prevede alcune misure volte a combattere la violenza di genere, non introducendo però alcun reato che punisca espressamente l’uccisione della donna.

In altre parole, il femminicidio inteso come l’atto di togliere la vita a una donna è punito a titolo di omicidio come qualsiasi altra uccisione: dunque, il femminicidio resta un omicidio a tutti gli effetti.

Per l’ordinamento giuridico, anche a seguito della legge sul femminicidio, non c’è nessuna differenza tra uccisione di un uomo o di una donna: l’assassino viene punito alla stessa maniera in qualsiasi caso.

Cosa prevede la legge sul femminicidio?

La legge sul femminicidio ha apportato diverse modifiche al codice penale. Vediamo quali sono le principali, cercando di suddividerle con ordine.

Legge sul femminicidio e stalking

Innanzitutto, prendendo atto del fatto per cui sono numerosissime le donne a denunciare lo stalking proveniente da uomini, la legge sul femminicidio prevede un’apposita aggravante per questo reato nel caso in cui la vittima sia una donna in stato di gravidanza, oppure sia persona della quale il colpevole sia il coniuge (anche separato o divorziato), ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza [2].

La legge sul femminicidio prevede inoltre un’aggravante comune (cioè, applicabile a più reati) per tutti i delitti contro la vita, l’incolumità individuale e la libertà personale quando il fatto è commesso in danno di persona in stato di gravidanza [3].

In sintesi, chiunque commetta stalking oppure una violenza di qualsiasi tipo (percosse, lesioni, abusi, maltrattamenti, ecc.) contro una donna incinta oppure contro una donna con la quale ha avuto una relazione sentimentale, si vedrà aumentata la pena.

Legge sul femminicidio e violenza sessuale

La legge sul femminicidio è intervenuta anche sul reato di violenza sessuale: anche in questa circostanza, chi commette un qualsiasi abuso su donna in stato di gravidanza [4] si vedrà aumentata la pena.

Lo stesso accade se la violenza sessuale è commessa nei confronti di persona della quale il colpevole sia il coniuge, anche separato o divorziato, ovvero colui che alla stessa persona è o è stato legato da relazione affettiva, anche senza convivenza.

Femminicidio: allontanamento urgente dalla casa familiare

Oltre ad aver previsto l’aggravante del delitto commesso su donna in stato di gravidanza ovvero contro una donna con cui si è avuta una relazione, la legge sul femminicidio ha introdotto una nuova misura (pre)cautelare da applicarsi nei confronti di chi si macchia di violenza di genere.

Per la precisione, la legge sul femminicidio prevede la possibilità per la polizia giudiziaria di disporre, previa autorizzazione del magistrato pubblico ministero, l’allontanamento urgente dalla casa familiare con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa, nei confronti di chi è colto a commettere determinati reati, qualora sussistano fondati timori di reiterazione delle condotte e di pericolo per le persone offese

Nello specifico, può essere allontanato d’urgenza dalla propria casa colui che è stato sorpreso in flagranza per uno dei seguenti delitti: violazione degli obblighi di assistenza familiare; abuso dei mezzi di correzione o di disciplina; minaccia grave; stalking; altri delitti di violenza, prostituzione e pornografia in danno di minori [5].

Si tratta di una misura (pre)cautelare prevista nei confronti degli individui che si sono macchiati di delitti per lo più commessi in ambito familiare e per i quali si ritiene sia opportuno provvedere con immediatezza all’allontanamento.

Il provvedimento può essere adottato indifferentemente nei confronti di un uomo o di una donna: tuttavia, è innegabile il fatto che tale misura sia stata inserita dal legislatore in un più ampio progetto di prevenzione della violenze sulle donne.

Addirittura, il pubblico ministero può disporre il giudizio direttissimo nei confronti di una persona che è stata allontanata d’urgenza dalla casa familiare per la contestuale convalida dell’arresto entro le successive quarantotto ore, salvo che ciò pregiudichi gravemente le indagini.

Legge sul femminicidio e ammonimento questore

La legge sul femminicidio prevede, oltre all’aggravante del delitto commesso nei riguardi di donna in gravidanza e alla misura dell’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, la possibilità di ricorrere all’ammonimento del questore.

L’ammonimento del questore è uno strumento che è stato introdotto in Italia nel 2009 per contrastare lo stalking: invece della querela, la vittima di stalking può invocare l’aiuto del questore affinché convochi lo stalker e gli intimi di desistere dal suo comportamento illecito, pena l’inizio di un processo penale.

La legge sul femminicidio prevede che, anche in assenza di querela, il questore possa procedere all’ammonimento dell’autore del fatto nei casi in cui alle forze dell’ordine siano segnalati in forma non anonima fatti riconducibili ai delitti di percosse e lesioni personali aggravate consumate o tentate, nell’ambito di violenza domestica. L’ammonimento, quindi, è stato esteso ad ogni forma di violenza perpetrata tra le mura domestiche; un’arma in più per combattere la violenza sulle donne.

Il gratuito patrocinio nella legge sul femminicidio

La legge sul femminicidio prevede un’ulteriore forma di tutela per le donne: la possibilità di accedere al patrocinio a spese dello Stato a prescindere dal reddito posseduto.

In buona sostanza, secondo la legge sul femminicidio, la persona offesa dai reati di maltrattamenti in famiglia, mutilazioni femminili, violenza sessuale di gruppo e stalking può essere ammessa al gratuito patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito previsti dalla legge.

Legge sul femminicidio: altre tutele

La legge sul femminicidio prevede infine ulteriori forme di tutela per le vittime delle violenze; per la precisione:

  • la vittima ha diritto ad essere informata della facoltà di nominare un difensore e di conoscere tutto ciò che attiene all’applicazione o modifica di misure cautelari o coercitive nei confronti dell’imputato in reati di violenza alla persona. Dunque, se l’autore della violenza è stato scarcerato, la vittima ha diritto a una comunicazione scritta da parte delle autorità;
  • c’è arresto obbligatorio in caso di flagranza e anche nei reati di maltrattamenti in famiglia e stalking;
  • chi è allontanato dalla casa familiare potrà essere controllato attraverso il braccialetto elettronico o altri strumenti elettronici. Nel caso di atti persecutori, inoltre, è possibile ricorrere alle intercettazioni telefoniche;

Legge sul codice rosso: cosa prevede?

Nel 2019 [6] il legislatore è intervenuto nuovamente, adottando altre misure per contrastare la violenza di genere; per la precisione, la legge ha introdotto una particolare procedura d’urgenza per tutti i delitti di violenza domestica, di stalking e, più in generale, di abusi e maltrattamenti familiari.

La legge sul codice rosso ha introdotto l’obbligo della polizia giudiziaria di comunicare immediatamente al magistrato del pubblico ministero le notizie di reato acquisite, qualora queste riguardino delitti di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate commessi in contesti familiari o di semplice convivenza, senza lasciare discrezionalità sulla sussistenza dell’urgenza.

Praticamente, se presso una caserma dei carabinieri giungono, lo stesso giorno, una denuncia per furto e una per maltrattamenti familiari, questa verrà “lavorata” con precedenza rispetto all’altra.

Ciò ha ripercussioni anche sullo svolgimento delle indagini, le quali avranno la priorità su tutte le altre quando si tratti di reati di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate, commessi in ambito familiare o di semplice convivenza. Nello stesso tempo, le risultanze acquisite con l’attività svolta devono essere documentate e trasmesse in modo altrettanto tempestivo al pubblico ministero

Il magistrato del pubblico ministero ha l’obbligo di sentire la persona vittima di uno dei reati sopra elencati entro il termine massimo di tre giorni dall’avvio del procedimento, salvo che sussistano imprescindibili esigenze di tutela della riservatezza delle indagini, anche nell’interesse della vittima.

Così facendo, il p.m. potrà valutare fin da subito se sussistono gli estremi per chiedere al giudice l’emissione di una misura cautelare (tipo l’allontanamento da casa o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima).

Infine, la legge sul codice rosso introduce l’obbligo di formazione per le forze dell’ordine (polizia di Stato, carabinieri e polizia penitenziaria), attraverso la frequenza di corsi specifici, in modo tale da essere ancor più preparati nel caso in cui abbiano a che fare con i reati visti sopra.


note

[1] Legge n. 119/2013.

[2] Art. 612-bis, comma terzo, cod. pen.

[3] Art. 61, nr. 11-quinquies, cod. pen.

[4] Art. 609-ter, cod. pen.

[5] art. 384-bis c.p.p.

[6] Legge n. 69 del 19 luglio 2019.

Autore immagine: Canva.com


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