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Deducibilità dei crediti prescritti o oggetto di transazione

2 Giugno 2014
Deducibilità dei crediti prescritti o oggetto di transazione

Deduzione delle perdite con effetto automatico: la rinuncia all’incasso o la transazione con il debitore.

Sono deducibili le perdite relative a crediti prescritti, nel periodo di imposta in cui è maturato il requisito temporale per la prescrizione. E ciò vale anche per il periodo anteriore alle recenti modifiche legislative [1]. È quanto confermato da una recente circolare delle Entrate [2].

Il documento di prassi ha sostanzialmente, confermato quanto già implicitamente anticipato nella circolare dell’anno scorso [3], secondo cui la prescrizione del credito !costituiva anche in passato un elemento certo e preciso cui far conseguire la deduzione della perdita”.

Oltre al caso delle perdite relative a crediti il cui diritto alla riscossione si è prescritto, la legge [1] considera sussistenti gli elementi certi e precisi nelle ulteriori ipotesi di

– perdite riguardanti crediti di modesto importo;

– derivanti da procedure concorsuali o accordi di ristrutturazione del debito;

– perdite rilevate per effetto della cancellazione dei crediti dal bilancio operata in dipendenza di eventi estintivi in applicazione dei princìpi contabili internazionali;–.

– perdite rilevate per effetto della cancellazione dei crediti operata dai soggetti che adottano i principi contabili nazionali.

Pertanto, dall’esercizio 2013, gli elementi certi e precisi si ritengono integrati anche in relazione alle perdite iscritte da soggetti non Ias adopter in seguito a fenomeni che, in coerenza con le indicazioni contenute nell’Oic 15, comportano l’eliminazione contabile del credito. È il caso, ad esempio, delle cancellazioni che avvengono per effetto della cessione pro soluto dei crediti, o ancora per effetto di rinunce al credito – perché si tratta di remissioni inerenti all’attività di impresa e non atti di mera liberalità – o ancora in conseguenza di transazioni con il debitore motivate dalle sue difficoltà finanziarie (al contrario, se l’origine della transazione è di diversa natura il relativo onere non costituisce una perdita su crediti, ma una sopravvenienza passiva, come precisato dalla circolare dell’anno scorso).

Con riferimento a quest’ultima ipotesi – in relazione alla perdita su crediti rilevata a seguito di una transazione (motivata dalle difficoltà finanziarie del debitore) – affinché le condizioni di deducibilità automatica siano considerate integrate è necessario che il debitore e il creditore non appartengano allo stesso gruppo e che le difficoltà finanziarie siano idoneamente documentate.

La deduzione delle perdite sui crediti non riscossi

La bussola per orientarsi nella deduzione delle perdite su crediti è la circolare emanata ad agosto dell’anno scorso [3], che ha trovato applicazione per la prima volta nei bilanci 2013 (appena chiusi per la generalità delle imprese) e sarà, quindi, recepita in sede di compilazione di Unico 2014.

Per le imprese commerciali, la disciplina attuale prevede la deducibilità delle perdite su crediti se queste risultano da elementi certi e precisi. Vediamo i casi in cui questi ultimi sussistono.

1. Il debitore è assoggettato a procedure concorsuali o ha concluso un accordo di ristrutturazione dei debiti.

2. Il credito è di modesta entità ed è scaduto da oltre sei mesi: la modesta entità si realizza quando l’importo non è superiore a 5mila euro per le grandi imprese (fatturato superiore a 100 milioni) e non superiore a 2.500 euro per le altre imprese.

3. Il diritto alla riscossione del credito è prescritto.

4. I crediti sono stati cancellati dal bilancio in applicazione dei princìpi contabili (nazionali o internazionali).

Pertanto, in presenza di una di queste fattispecie, una rettifica su crediti imputata al conto economico dell’esercizio 2013 (o di precedenti esercizi, ma con deduzione rinviata per assenza dei requisiti) è fiscalmente qualificata come perdita a prescindere dalle modalità di contabilizzazione.

Ad esempio, una rettifica di un credito di modesta entità, scaduto da oltre sei mesi al 31 dicembre 2013, è qualificata fiscalmente come perdita, anche se transitata a conto economico come svalutazione.

Allo stesso modo, una svalutazione contabilizzata nel bilancio 2012 in relazione a un minicredito che al 31 dicembre 2012 non aveva maturato il requisito temporale dei sei mesi dalla scadenza, alla chiusura dell’esercizio 2013 sarà automaticamente qualificata come perdita, con la possibilità di operare la deduzione extracontabile (salvo l’utilizzo del fondo).


note

[1] Art. 101, comma 5, del Tuir, a seguito delle modifiche introdotte dal Dl 83/2012 e della legge di stabilità 2014.

[2] Ag. Entrate, circolare n. 10/E/2014.

[3] Ag. Entrate, circolare n. 26/E/2013.

Autore immagine: 123rf com


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