Coronavirus, le iniziative ancora da prendere

17 Febbraio 2020
Coronavirus, le iniziative ancora da prendere

Il virologo Pregliasco spiega le iniziative che restano da prendere per combattere efficacemente in Italia un’eventuale epidemia.

L’Italia si è attrezzata per affrontare un’eventuale emergenza dovuta al diffondersi del coronavirus. Resta però ancora tanto da fare per contrastare l’epidemia, che potrebbe dilagare anche lontano dal focolaio cinese. Le precauzioni non sono mai poche, soprattutto se ci si trova di fronte a una malattia su cui si dovrà ancora lavorare molto. Sono lunghi i tempi per scoprire un vaccino e, allora, è necessario predisporre tutte le misure di sicurezza. A lanciare l’allarme in questa direzione è Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano.

All’AdnKronos Salute, il virologo ha spiegato come l’Italia deve muoversi, esaminando il caso della nave Diamond Princess. La nave è ferma nel porto di Yokohama e si attende che, dopo gli americani, anche gli italiani possano sbarcare e fare rientro in patria.

Emergenza reparti

«Sicuramente questo episodio e questa situazione di vicinanza, costretta dagli spazi limitati, pone preoccupazioni rispetto a quello che dovremo fare per prepararci al futuro – ha detto Pregliasco -. Dobbiamo sfruttare questo periodo per essere pronti e attrezzarci alla possibilità di far fronte a una quota di casi di infezione da nuovo coronavirus che potrebbe arrivare anche in Italia. I nostri reparti di malattie infettive sulla carta sono pronti, ma questi piani vanno implementati».

Per il virologo, «c’è la necessità di fare ciò che con i piani pandemici contro l’H1N1 è già stato attuato, e far sì che ci si organizzi per far fronte a ipotesi di casi di Covid-19 sul territorio italiano. Sulla nave Diamond Princess si è visto come le condizioni di vicinanza facilitino la diffusione del virus, ancorché contatti con soggetti nella fase finale della quarantena. L’Istituto Spallanzani di Roma è il punto di riferimento per la conferma delle diagnosi e la gestione dei casi più complessi, ma in Italia ogni reparto di malattie infettive è attrezzato. Capacità di risposta e organizzazione vanno però implementate al di là di quello che c’è scritto sui piani: bisogna prepararsi a una quota di casi secondari, che si sono già verificati in altri Paesi, come Francia e Germania».



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