Anoressia, i casi tra gli uomini

17 Febbraio 2020
Anoressia, i casi tra gli uomini

Pazienti maschi in crescita, colpiti anche i bambini: l’allarme dopo la morte di un ventenne.

Nell’immaginario collettivo, l’anoressia è stata sempre associata alle donne. Ma, soprattutto negli ultimi anni, questa subdola malattia ha coinvolto maggiormente i ragazzi, che si sono rivelati anche più fragili delle proprie coetanee. Il 15 per cento dei pazienti che rifiutano il cibo sono maschi: il dato fa riferimento agli ultimi 20 anni. E diminuisce l’età: si registrano diagnosi anche tra i bambini, a partire dagli 8 anni. Lo ha detto all’Adnkronos lo psichiatra Secondo Fassino, che ha diretto per 20 anni il Centro esperto regionale per i disturbi del comportamento alimentare della Città della Scienza e della Salute di Torino. Lo psichiatra ha spiegato le dinamiche della malattia commentando il caso del ventenne Lorenzo Seminatore, morto per anoressia.

I ragazzi più fragili e il digiuno come droga

Il fenomeno legato a diversi fattori, ha spiegato Fassino: «I ragazzi sono più fragili delle ragazze. Hanno spesso più difficoltà ad affrontare i cambiamenti». A differenza delle donne, i maschi, in genere, «si rivolgono ai centri di cura quando le loro condizioni sono più compromesse». Lo psichiatra ha sottolineato che questa malattia ha le caratteristiche della dipendenza, come nelle droghe.

«L’anoressia è un sintomo, come la febbre, che segnala un problema molto più grande. Il rifiuto di mangiare è il segno di un’angoscia fortissima. Ma, in qualche modo, rappresenta anche una forma distorta di “autocura”. Questo perché il digiuno stimola la dopamina, quando è prolungato. In pratica – ha aggiunto Fassino – viene usato come un farmaco, che è velenoso però». Dietro questi problemi alimentari – anoressia ma anche bulimia – «c’è una sorta di disturbo dell’identità. Si tratta di ragazzi che hanno difficoltà ad assumere un ruolo adulto, cercano modelli prestabiliti che spesso, purtroppo, puntano tutto sul corpo».

La solitudine delle famiglie

Lo psichiatra ha, infine, commentato la denuncia dei genitori di Lorenzo, che hanno affermato di essere stati lasciati soli dalle strutture pubbliche. «Anche le famiglie dei ragazzi che soffrono di anoressia devono essere sostenute – ha detto  – è parte della cura. Le emozioni sono contagiose: lo scoraggiamento, la rabbia, le paure. Mentre per i pazienti, una volta dimessi dall’ospedale, sono necessari almeno 6 mesi in comunità e, comunque, di assistenza sul territorio».



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