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Assunzioni senza concorso: ultime sentenze

20 Marzo 2020
Assunzioni senza concorso: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: procedimento di concorso; graduatoria e scorrimento; costituzione di rapporti di pubblico impiego fuori dei casi previsti dalla legge e dal reclutamento mediante pubblico concorso.

Il divieto di assunzioni senza concorso interno

La previsione di cui all’art. 24, d.lg. n. 150 del 2009 precludendo assunzioni senza il previo concorso pubblico, impedisce non solo di bandire nuovi concorsi interni, ma anche di utilizzare le graduatorie ancora in essere dei concorsi interni precedentemente espletati.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 02/12/2016, n.12056

Violazione del principio del pubblico concorso

È costituzionalmente illegittimo l’art. 39 comma 1 l. reg. Basilicata 4 agosto 2011 n. 17. Nel prevedere, sulla base di un’altra l.reg. che l’avrebbe già autorizzata (l. reg. 7 dicembre 2000 n. 60, recante “Norme per la stabilizzazione lavorativa dei soggetti impegnati in progetti di lavori socialmente utili”), la stabilizzazione di lavoratori socialmente utili che erano stati esclusi da tale beneficio in forza di una precedente delibera della Giunta regionale, la disposizione censurata non tiene conto del fatto che l’art. 17 comma 10 d.l. n. 78 del 2009 ha introdotto specifiche limitazioni all’effettuazione di assunzioni senza concorso e si pone quindi in contrasto con la vigente normativa nazionale in materia e configura una lesione dei principi di cui all’art. 117 comma 3 cost. (coordinamento della finanza pubblica), nonché con il principio del pubblico concorso e con quello di buona amministrazione, atteso che per taluni lavoratori essa realizza una forma di assunzione riservata, senza predeterminazione di criteri selettivi di tipo concorsuale ed esclude o riduce irragionevolmente la possibilità di accesso al lavoro dall’esterno (sent. n. 108, 127, 310 del 2011).

Corte Costituzionale, 30/07/2012, n.211

Assunzione con contratti a termine

In relazione all’assunzione con contratti a termine di un farmacista da parte di un’azienda farmaceutica municipalizzata, il mancato rispetto delle prescrizioni della l. 18 aprile 1962 n. 230, sui contratti a termine non può comportare l’instaurazione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, dovendosi fare riferimento alle disposizioni dell’art. 5 commi 15 e 17 d.l. 10 novembre 1978 n. 702, conv. con modificazioni dalla l. 8 gennaio 1979 n. 3, che, nell’ambito di una disciplina limitativa delle assunzioni da parte degli enti locali, ha previsto che i comuni, i loro consorzi e le rispettive aziende possano procedere ad assunzioni di personale straordinario solo per eccezionali sopravvenute esigenze e per non più di novanta giorni in un anno, contemplando la risoluzione di diritto oltre questo termine e la nullità delle assunzioni temporanee e dei provvedimenti di conferma in violazione delle limitazioni poste; tale normativa non risulta espressamente abrogata e non può ritenersi incompatibile con la nuova disciplina delle aziende municipalizzate di cui all’art. 23 l. 8 giugno 1990 n. 142, poiché, anche ipotizzata una configurazione delle aziende in questione come soggetti di diritto privato, non ne rimane preclusa la sussistenza di interessi pubblici rispetto alle loro attività e quindi l’ammissibilità di autorizzazioni e controlli da parte dei pubblici poteri, in attuazione di quanto previsto dall’art. 41 comma 3 cost.; d’altra parte, la clausola del contratto collettivo del settore 31 marzo 1992 che ammette l’assunzione dei farmacisti mediante richiesta nominativa deve ritenersi affetta da nullità per violazione di norma imperativa, ove interpretata nel senso che comporti una deroga ai limiti posti dall’art. 5 d.l. n. 702 del 1978 cit., a prescindere dalla questione circa l’ammissibilità o meno di assunzioni senza concorso. (Fattispecie relativa ad assunzioni a termine nel periodo 1992-1994).

Cassazione civile sez. lav., 17/12/1999, n.14262

Conversione di un rapporto di lavoro a termine

Il principio ex l. 18 aprile 1962 n. 230, in tema di conversione di un rapporto di lavoro a termine in uno a tempo indeterminato, opera nel pubblico impiego solo quando la p.a. ne riceva legittimazione da adeguata fonte, che faccia proprio il principio in argomento, adattandolo alle finalità ed ai limiti connessi all’esercizio della sua potestà organizzatoria.

La nullità ex art. 5 comma 18 d.l. 10 novembre 1978 n. 702 (convertito, con modificazioni, dalla l. 8 gennaio 1979 n. 3), che irretisce le assunzioni senza concorso presso gli enti locali, oltre ad essere sine die, dev’essere intesa in senso proprio, ossia nel significato che è inidonea a costituire un rapporto di lavoro subordinato pubblico e, quindi, pure la conversione di un rapporto autonomo simulato in uno, dissimulato, di pubblico impiego.

Consiglio di Stato sez. V, 13/06/1998, n.828

Rapporti di pubblico impiego fuori dei casi previsti dalla legge

La nullità degli atti, che stabiliscono la costituzione di rapporti di pubblico impiego fuori dei casi previsti dalla legge e dal reclutamento mediante pubblico concorso, dev’essere intesa in senso tecnico, ossia nel senso che il legislatore qualifica come rapporto d’impiego solo quello effettivamente riconducibile ai provvedimenti tipici all’uopo previsti dall’ordinamento (nella specie, il giudice ha respinto l’accertamento della costituzione del rapporto alle dipendenze di un’Usl, le cui assunzioni senza concorso sono nulle, ai sensi dell’art. 9 d.P.R. 20 dicembre 1979 n. 761, ribadito dall’art. 4 comma 9 l. 20 maggio 1985 n. 207, a nulla rilevando che la normativa regionale sull’assistenza ai portatori di “handicap” consente assunzioni temporanee, perché tali vicende organizzative nulla hanno a che vedere con la sussistenza dei rapporti d’impiego).

Consiglio di Stato sez. V, 01/12/1997, n.1459

Assunzioni senza concorso: criteri selettivi della PA

Nelle assunzioni senza concorso l’adozione di criteri selettivi da parte della p.a. non può porsi in contrasto con la legge ma individuare prioritariamente quei titoli che possono scaturire dalle condizioni familiari e personali nonché riflettere la particolare situazione ed eventuali precedenti esperienze di lavoro che consentono agli interessanti la chiamata diretta; è illegittimo, di conseguenza, il comportamento della p.a. qualora abbia adottato una vera e propria procedura concorsuale e selezionato i candidati attraverso prove d’esame senza tener conto, in alcun modo, delle condizioni di essi.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. I, 11/01/1991, n.30

Norme pubblicistiche relative al divieto di assunzione senza concorso

La clausola a termine non può considerarsi sufficientemente specifica, non potendo la mera enunciazione di ragioni generiche, ovvero la indicazione di esigenze di tipo comune (attività di pronto intervento, sgombero neve, cura e ripristino delle condizioni della strada, al fine di garantire la circolazione stradale in condizioni di sicurezza per gli utenti), sopperire all’esigenza normativamente posta (art. 1 D.Lgs. n. 368 del 2001), di indicare il fatto effettivo eziologicamente collegato alla stipulazione a termine e alla durata del rapporto lavorativo.

Va, inoltre, respinta al riguardo l’eccezione della società in ordine alla sottoposizione del datore alle norme pubblicistiche relative al divieto di assunzione senza concorso o ai limiti della spending review, in quanto la trasformazione da azienda in ente pubblico economico, il rapporto di lavoro del relativo personale dipendente è regolato dalle norme di diritto privato.

Corte appello Roma sez. lav., 22/01/2018, n.157

Denuncia assunzione senza concorso pubblico

Non è fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 43, comma 3, l. reg. Molise 4 maggio 2015, n. 8, censurato per violazione dell’art. 97 Cost., in quanto prevede il subentro della Regione Molise alla soppressa Autorità di bacino dei fiumi Trigno ed altri nell’esercizio delle funzioni e dei rapporti giuridici attivi e passivi, compresi quelli relativi ai beni e al personale appartenente al ruolo regionale, con conseguente asserita assunzione senza concorso pubblico.

La sintetica formulazione della censura non è sufficiente a supportare i vizi di legittimità costituzionale evocati e comunque non possono attribuirsi al dettato normativo effetti e portata lesiva dei dedotti principi costituzionali. In particolare, poiché nel ricorso manca la descrizione della l. reg. Molise 29 dicembre 1998, n. 20, istitutiva dell’Autorità di Bacino interregionale soppressa dall’art. 43 della l. reg. impugnata, e della reale natura dei rapporti di lavoro già in essere con la predetta Autorità, il riferimento al subentro della Regione nelle funzioni e nei rapporti giuridici attivi e passivi si ritiene debba riguardare, eventualmente, tipologie di rapporto di lavoro diverso da quello di tipo subordinato, come quello di tipo consulenziale e professionale, e comunque fino alla scadenza dei relativi termini di durata, senza comportare per tali rapporti alcuna immissione nei ruoli regionali, escludendosi, quindi, che essa possa determinare in via automatica, in contrasto con i principi di accesso al pubblico impiego dettati dall’art. 97 Cost., un possibile inquadramento riservato di personale eventualmente assunto dalla soppressa Autorità di Bacino senza concorso pubblico.

Corte Costituzionale, 05/12/2016, n.257

Violazione dei canoni di ragionevolezza e del principio del pubblico concorso

La disposizione censurata, sostituendo al sistema del trasferimento automatico dei lavoratori quello basato sull’espletamento di una prova attitudinale e condizionando il trasferimento alla effettiva disponibilità, da parte della Regione, delle risorse finanziarie per l’aggiunta in pianta organica dei nuovi posti da coprire, si pone in contrasto con il principio del pubblico concorso per l’assunzione di personale a tempo indeterminato da parte delle amministrazioni pubbliche, non risultando specificamente individuate le ragioni giustificatrici della deroga sul piano della funzionalità, la previsione di meccanismi di verifica dell’attività professionale svolta dagli interessati, i limiti percentuali della prevista assunzione senza concorso, e trovando tale principio applicazione anche per il trasferimento da una società partecipata alla Regione o ad altro soggetto pubblico regionale, perché altrimenti il trasferimento senza concorso si risolve in un privilegio indebito per i soggetti che possono beneficiarne, in violazione dell’art. 97 cost. (sentt. n. 205 del 2004, 215 del 2009, 108 del 2011, 62, 226 del 2012).

Corte Costituzionale, 01/07/2013, n.167

Pretesa di assunzione senza concorso

È priva del fondamento giuridico — essendo invero assolutamente vietata — la pretesa di assunzione senza concorso sottesa alla domanda di riconoscimento del pubblico impiego di fatto.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. III, 11/07/2011, n.3680

Personale degli enti pubblici: assunzione senza concorso

Il divieto di assunzione senza concorso pubblico con conseguente nullità del rapporto di impiego instaurato senza l’osservanza delle procedure prescritte è rinvenibile nella normativa statale vigente in materia, alla quale rinvia l’art. 100 l. reg. Puglia n. 18 del 1974 sullo stato giuridico del personale regionale, alla quale, a sua volta, rinvia l’art. 96 l. reg. Puglia n. 12 del 1982, che disciplina lo stato giuridico del personale dell’Ersap.

Consiglio di Stato sez. VI, 01/10/2003, n.5691

Annullabilità degli atti amministrativi illegittimi

L’art. 3, d.P.R. n. 3 del 1957 è una norma di principio nel settore del pubblico impiego e chiarisce espressamente che l’assunzione senza concorso è nulla e “non produce effetto a carico dell’amministrazione”.

In tale quadro, l’art. 5, d.l. n. 702 del 1978 (conv. in l. n. 3 del 1979) ribadisce un’espressa sanzione di nullità a presidio della regolarità delle operazioni di reclutamento del personale degli enti locali. Infatti la comminatoria di nullità, prevista per i provvedimenti di assunzione contrastanti con le disposizioni di legge, è da intendere in senso proprio, come invalidità improduttiva di effetti giuridici, imprescrittibile, insanabile e rilevabile di ufficio, e non già alla stregua di un mero vizio di violazione di legge, secondo i principi generali regolanti il regime di annullabilità degli atti amministrativi illegittimi.

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. V, 08/04/2002, n.1935



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