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Trasferimento lavoratore per esigenze organizzative: ultime sentenze

20 Marzo 2020
Trasferimento lavoratore per esigenze organizzative: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: trasferimento del lavoratore presso altra sede; esigenze organizzative dell’amministrazione; rifiuto della lavoratrice di prendere servizio nella nuova sede di lavoro; specifiche esigenze tecniche, organizzative e produttive dell’impresa.

Riconoscimento del trasferimento: condizioni e presupposti

Ai sensi dell’art. 33, comma 5, l. n. 104/1992, il lavoratore dipendente, pubblico o privato che assiste una persona con handicap grave caratterizzato da situazione di gravità ha diritto di scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere e non può essere trasferito senza il suo consenso ad altra sede. Al riguardo, poi, la l. n. 183 del 2010 (art. 4) ha eliminato dal citato art. 33 della l. n. 104 la previsione della continuità ed esclusività dell’assistenza che limitavano la concessione delle agevolazioni in questione per cui, una volta espunti i predetti requisiti, l’Amministrazione ha come parametri entro i quali deve valutare la concessione o meno del beneficio de quo unicamente, da un lato, le proprie esigenze organizzative ed operative e, dall’altra, l’effettiva necessità del beneficio, al fine di impedirne un uso strumentale.

T.A.R. Aosta, (Valle d’Aosta) sez. I, 15/07/2019, n.38

Il divieto di trasferimento del lavoratore che assiste un familiare disabile

Il divieto di trasferimento del lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile convivente, di cui all’art. 33, comma 5, della legge n. 104/1992 (nel testo modificato dall’art. 24, comma 1, lett. b, della legge n. 183 del 2010), opera ogni volta muti definitivamente il luogo geografico di esecuzione della prestazione, anche nell’ambito della medesima unità produttiva che comprenda uffici dislocati in luoghi diversi, in quanto il dato testuale contenuto nella norma, che fa riferimento alla sede di lavoro, non consente di ritenere tale nozione corrispondente all’unità produttiva di cui all’art. 2103 c.c. Il diritto del lavoratore a non essere trasferito ad altra sede lavorativa senza il suo consenso non può subire limitazioni risultando la inamovibilità giustificata dal dovere di cura e di assistenza da parte del lavoratore al familiare disabile, sempre che non risultino provate da parte del datore di lavoro specifiche esigenze tecniche, organizzative e produttive che, in un equilibrato bilanciamento tra interessi, risultino effettive e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte.

Tribunale Roma sez. lav., 20/05/2019

Il trasferimento richiesto dal militare per assistere il familiare infermo

Il trasferimento richiesto dal personale militare per assistere il proprio familiare infermo, non può essere inquadrato quale diritto soggettivo del lavoratore, poiché l’Amministrazione conserva comunque un margine di discrezionalità rispetto alle proprie esigenze organizzative.

Consiglio di Stato sez. IV, 05/02/2019, n.877

Diritto del lavoratore con handicap di scegliere la sede di lavoro

Il lavoratore portatore di handicap ovvero che assista con continuità un partente o affine entro il terzo grado portatore di handicap, convivente, può esercitare la scelta della sede di lavoro – ex art. 33 L. 104/92 – non solo all’inizio del rapporto di lavoro ma anche durante lo svolgimento dello stesso, nel momento in cui, nel corso della prestazione, si verifichino le condizioni necessarie per determinare l’insorgenza del diritto in questione; tale norma di favore, benché non attribuisca un diritto assoluto, non può tuttavia essere pretermessa, ove si discuta della individuazione della sede di lavoro di un lavoratore che ne sia beneficiario, né consente che tale diritto sia sacrificato se non a fronte di rilevanti esigenze economiche, organizzative o produttive dell’impresa, che è onere del datore di lavoro allegare, prima, e provare, poi.

Tribunale Roma sez. lav., 10/01/2019, n.111

Il diniego di trasferimento

Il diniego di trasferimento ex art. 33 della legge n. 104/1992, motivato da ragioni organizzative di servizio, deve puntualizzare i dati della dotazione organica della sede di appartenenza e della sede ambita dall’impiegato richiedente, in modo da rendere verificabile la legittimità sostanziale del provvedimento.

Gli unici parametri entro i quali l’amministrazione deve valutare se concedere o meno il trasferimento a domanda previsto dall’art. 33 della legge n. 104/1992 sono, da un lato, le proprie esigenze organizzative ed operative e, dall’altro, l’effettiva necessità del beneficio, al fine di impedire un suo uso strumentale. In tale contesto, g rava sull’amministrazione datrice di lavoro l’onere di dimostrare l’esistenza di ragioni oggettive di servizio tali da rendere prevalente l’interesse organizzativo a trattenere il dipendente nell’attuale sede e, per l’effetto, recessivo l’interesse alla tutela del congiunto disabile al quale prestare assistenza.

Tuttavia, se è vero che il trasferimento può essere negato ove non si concili con le esigenze organizzative dell’amministrazione, queste ultime non possono essere affermate in modo generico, ma debbono sempre essere supportate da un corredo di dati concreti, oggettivi e controllabili (numero di unità di personale impiegate nell’una e dell’altra sede, raffrontato alla consistenza delle rispettive dotazioni organiche), che permettano di verificarne rigorosamente la ragionevolezza: diversamente, il diniego finirebbe per essere di fatto insindacabile.

Né, trattandosi di attività eminentemente discrezionale, può farsi luogo a indebite integrazioni postume della motivazione del diniego (art. 21- octies co. 2 della legge n. 241/1990).

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 30/05/2018, n.772

Trasferimento del lavoratore: principi di buona fede e correttezza

Il controllo giurisdizionale delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato deve essere diretto ad accertare che vi sia corrispondenza tra il provvedimento adottato dal datore di lavoro e le finalità tipiche dell’impresa, e, trovando un preciso limite nel principio di libertà dell’iniziativa economica privata, garantita dall’art. 41 Cost., non può essere dilatato fino a comprendere il merito della scelta operata dall’imprenditore.

Ferma restando l’insindacabilità dell’opportunità del trasferimento, salvo che risulti diversamente disposto dalla contrattazione collettiva, il datore di lavoro, in applicazione dei principi generali di correttezza e buona fede (art. 1375 c. c.), qualora possa far fronte a dette ragioni avvalendosi di differenti soluzioni organizzative, per lui paritarie, è tenuto a preferire quella meno gravosa per il dipendente, soprattutto nel caso in cui questi deduca e dimostri la sussistenza di serie ragioni ostative al trasferimento.

Dal principio, secondo cui il controllo giurisdizionale delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che legittimano il trasferimento del lavoratore deve essere diretto ad accertare che vi sia corrispondenza tra il provvedimento adottato dal datore di lavoro e le finalità tipiche dell’impresa, discende che tale accertamento non può essere limitato alla situazione esistente nella sede di provenienza, ma deve estendersi anche alla sede di destinazione del lavoratore, restando a carico del datore di lavoro l’onere di provare la sussistenza di dette ragioni.

Sul punto non può non evidenziarsi che le ragioni tecniche aziendali non possono ledere il diritto del lavoratore alla conservazione della sua professionalità che ha carattere prevalente rispetto alle esigenze organizzative del datore di lavoro. La stessa funzione dequalificatoria del trasferimento ne determina l’illegittimità ontologica ex art. 2103 c.c.

Tribunale Salerno sez. lav., 20/03/2018

Trasferimento del lavoratore a seguito di reintegrazione

L’ordine di reintegrazione nel posto di lavoro emanato dal giudice nel sanzionare un licenziamento illegittimo esige che il lavoratore sia in ogni caso ricollocato nel luogo e nelle mansioni originarie, salva la facoltà per il datore di lavoro di disporne con successivo provvedimento il trasferimento ad altra unità produttiva, laddove ne ricorrano le condizioni tecniche, organizzative e produttive.

Ne consegue che il trasferimento del lavoratore al di fuori di tali condizioni, integrando un inadempimento contrattuale da parte del datore di lavoro, è nullo e giustifica, sia quale attuazione dell’eccezione di inadempimento ai sensi dell’art. 1460 c.c., sia in considerazione dell’inidoneità a produrre effetti da parte degli atti nulli, il rifiuto del dipendente di assumere servizio nella sede diversa cui sia stato destinato.

Pertanto, a seguito della riammissione in servizio deve ritenersi legittimo ed efficace il trasferimento presso altra sede a fronte della prova della sussistenza delle esigenze produttive ed organizzative ex art. 2103 c.c., il cui onere è posto in capo al datore di lavoro.

Tribunale Isernia sez. lav., 16/03/2018, n.104

Impossibile riallocazione del lavoratore nella sede originaria

Il datore di lavoro che eccepisce di non poter ricollocare il lavoratore nella sede originaria per intervenuta riassegnazione del posto, deve anche spiegare le ragioni per le quali non sia più possibile un nuovo avvicendamento, in modo tale che il trasferimento del dipendente risulti giustificato da comprovate esigenze tecniche, organizzative e produttive.

(Nella specie, il ricorrente è stato sostituito dal datore di lavoro per l’unica ragione legata al procedimento disciplinare ed il trasferimento è stato disposto in ottemperanza all’ordine giudiziale di reinserimento del lavoratore in azienda, entrando di fatto a far parte delle modalità esecutive dell’adempimento).

Corte appello Roma sez. II, 02/03/2018, n.34

Il trasferimento del lavoratore illegittimo

Il trasferimento del lavoratore presso altra sede, giustificato da oggettive esigenze organizzative aziendali, consente al medesimo di chiederne giudizialmente l’accertamento di legittimità, ma non lo autorizza a rifiutarsi aprioristicamente, e senza un eventuale avallo giudiziario (conseguibile anche in via d’urgenza), di eseguire la prestazione lavorativa richiesta, in quanto egli è tenuto ad osservare le disposizioni impartite dall’imprenditore, ex artt. 2086 e 2104 c.c., e può legittimamente invocare l’eccezione di inadempimento, ex art. 1460 c.c., solo in caso di totale inadempimento dell’altra parte.

Tribunale Roma sez. lav., 10/11/2017

Divieto del trasferimento di lavoratore dipendente

Il divieto di trasferimento del lavoratore che assiste con continuità un familiare disabile opera ogni volta che muti definitivamente il luogo geografico di esecuzione della prestazione anche se lo spostamento venga attuato nell’ambito della medesima unità produttiva.

Tale divieto non può subire limitazioni risultando l’inamovibilità giustificata dal dovere di cura e di assistenza nei confronti del familiare disabile, sempre che non risultino provate da parte del datore di lavoro specifiche esigenze tecniche, organizzative e produttive che, in un equilibrato bilanciamento tra interessi, risultino effettive e comunque insuscettibili di essere diversamente soddisfatte.

Cassazione civile sez. lav., 12/10/2017, n.24015

Trasferimento del dipendente per incompatibilità ambientale

Il trasferimento del dipendente dovuto ad incompatibilità ambientale non ha natura disciplinare, trovando la sua ragione nelle esigenze tecniche, organizzative e produttive di cui all’art. 2103 c.c., ed è subordinato ad una valutazione discrezionale dei fatti che fanno ritenere nociva, per il prestigio ed il buon andamento dell’ufficio, l’ulteriore permanenza dell’impiegato in una determinata sede.

(Nella specie la S.C., confermando la sentenza impugnata, ha ritenuto legittimo il trasferimento, dal servizio di polizia giudiziaria a quello di controllo del traffico e della mobilità, di un lavoratore a carico del quale era stata avviata un’indagine penale avente ad oggetto l’utilizzo indebito della password di accesso al computer dell’ufficio per visitare siti pornografici).

Cassazione civile sez. lav., 27/01/2017, n.2143

Trasferimento presso altra sede per esigenze organizzative

Il trasferimento del lavoratore presso altra sede, giustificato da oggettive esigenze organizzative aziendali, consente al medesimo di chiederne giudizialmente l’accertamento di legittimità, ma non lo autorizza a rifiutarsi aprioristicamente, e senza un eventuale avallo giudiziario (conseguibile anche in via d’urgenza), di eseguire la prestazione lavorativa richiesta, in quanto egli è tenuto ad osservare le disposizioni impartite dall’imprenditore, ex artt. 2086 e 2104 c.c., e può legittimamente invocare l’eccezione di inadempimento, ex art. 1460 c.c., solo in caso di totale inadempimento dell’altra parte.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva giudicato ingiustificato il rifiuto della lavoratrice di prendere servizio nella nuova sede di lavoro, avvenuto prima dell’inadempimento del datore di lavoro alla sua richiesta di convocazione per un’audizione).

Cassazione civile sez. lav., 26/09/2016, n.18866

Ragioni tecniche, organizzative e produttive per il trasferimento del lavoratore

Il trasferimento del dipendente dovuto ad incompatibilità aziendale, trovando la sua ragione nello stato di disorganizzazione e disfunzione dell’unità produttiva, va ricondotto alle esigenze tecniche, organizzative e produttive, di cui all’art. 2103 c.c., piuttosto che, sia pure atipicamente, a ragioni punitive e disciplinari, con la conseguenza che la legittimità del provvedimento datoriale di trasferimento prescinde dalla colpa (in senso lato) dei lavoratori trasferiti, come dall’osservanza di qualsiasi altra garanzia sostanziale o procedimentale che sia stabilita per le sanzioni disciplinari.

In tali casi, il controllo giurisdizionale sulle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive, che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato, deve essere diretto ad accertare soltanto se vi sia corrispondenza tra il provvedimento datoriale e le finalità tipiche dell’impresa e, trovando un preciso limite nel principio di libertà dell’iniziativa economica privata (garantita dall’art. 41 Cost.), il controllo stesso non può essere esteso al merito della scelta imprenditoriale, né questa deve presentare necessariamente i caratteri della inevitabilità, essendo sufficiente che il trasferimento concreti una tra le scelte ragionevoli che il datore di lavoro possa adottare sul piano tecnico, organizzativo o produttivo.

(Nella specie, è stato ritenuto legittimo il trasferimento del lavoratore disposto per risolvere la conflittualità con altra dipendente, sfociata in denunce penali reciproche, sebbene non strettamente inerenti all’ambito lavorativo, in quanto suscettibile di determinare disservizi all’interno della piccola unità produttiva ove prestavano servizio).

Cassazione civile sez. lav., 26/10/2018, n.27226



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