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I diritti di chi va al supermercato

18 Febbraio 2020
I diritti di chi va al supermercato

Dal furto ai prodotti scaduti, dalla caduta a terra alla restituzione della merce difettosa: tutti i diritti di chi fa la spesa. 

Il diritto vive dentro ogni azione che facciamo. Anche quando non ce ne accorgiamo, entriamo in relazione con una serie infinita di norme che regolano i nostri diritti e doveri. Succede, ad esempio, quando siamo al lavoro, in palestra, a fare la spesa. 

In questa breve guida, ci vogliamo occupare proprio dei diritti di chi va al supermercato. In situazioni del genere, sono numerosi i casi in cui interviene la legge: si pensi all’acquisto di prodotti scaduti, alla restituzione di merce guasta o avariata, ad una caduta sul pavimento bagnato, al furto dagli scaffali, alla presenza di telecamere che possono violare la nostra privacy, ecc. Chi conosce queste regole può accompagnare, alla saggezza della “spesa intelligente” ed economica, anche la preparazione dell’avvocato. 

Ma procediamo con ordine e vediamo in quali casi la legge e la giurisprudenza assistono il consumatore che entra in un supermercato. 

Risarcimento per caduta al supermercato 

Non sono pochi i casi in cui chi si reca al supermercato a fare la spesa rimane vittima di una caduta accidentale sul pavimento bagnato o scivoloso. Può succedere a causa dell’acqua caduta dagli ombrelli degli altri clienti o di una foglia di lattuga nei pressi del reparto verdura; per un detergente usato dalla ditta di pulizie (e non segnalato dall’apposito e necessario cartello) o per la presenza di un uovo fresco a terra. 

La società che gestisce il supermercato deve salvaguardare la salute e l’integrità fisica dei propri dipendenti e dei clienti, eliminando tutte le fonti di rischio presenti all’interno dei locali. Sul titolare, quindi, ricade la responsabilità per la frattura o la contusione provocata a chi scivola sul pavimento, qualsiasi sia la causa. Leggi caduta al supermercato: risarcimento. 

Attenzione però: è possibile far valere le proprie ragioni e farsi risarcire solo a condizione che l’insidia sia nascosta o non facilmente visibile. Così, la presenza di un avviso o di un segnale per mettere in allarme l’utenza è più che sufficiente per ritenere che la causa della caduta sia stata solo la distrazione del cliente, il quale pertanto non potrà rivalersi nei confronti della società. 

Per farsi liquidare il risarcimento bisogna dimostrare la presenza a terra dell’insidia (con una foto o una dichiarazione testimoniale) e produrre tutti i certificati medici e del pronto soccorso che attestano le lesioni. A guarigione avvenuta (che sarà certificata dal medico di base) verranno calcolati i punti del danno biologico a cui si aggiungerà il rimborso per le medicine e la fisioterapia successiva.

Cibo scaduto in vendita

Se sei una persona attenta alle etichette e alla data di scadenza dei prodotti, ti sarà capitato, qualche volta, di accorgerti di un alimento non più “fresco”. Che fare in questi casi? Si può vendere cibo scaduto? 

Il reato di «commercio di sostanze alimentari nocive» si configura solo quando la merce è avariata, non anche quando è spirata la data di scadenza. Quest’ultima costituisce solo un “consiglio” fornito dal produttore al consumatore. Il latte già scaduto da un giorno non fa male (del resto, il latte vecchio si trasforma in formaggio che è un prodotto assolutamente commestibile), ma se è ormai rancido allora non può essere venduto e il cliente ha diritto alla restituzione dei soldi. Non solo: può chiamare i Nas affinché eseguano i controlli all’interno del supermercato per verificare lo stato di conservazione degli alimenti. 

La Cassazione [1] ha ritenuto lecita la vendita di alimenti scaduti purché non deteriorati. Secondo la Suprema Corte, il superamento della data di scadenza non è necessario per determinare un cattivo alimento. Ben si può mangiare un pacco di pasta o una confezione di yogurt se la scadenza è già sopraggiunta. L’importante è che l’alimento non sia stantio, degradato o deteriorato.

In buona sostanza, purché sia in ottime condizioni, un alimento scaduto può essere ancora venduto. O meglio, se si vende non si commette alcun reato.

La dicitura riportata sulla confezione di alimenti «da consumarsi preferibilmente entro il…» ha un’importante valenza probatoria: secondo la Corte Suprema, la messa in commercio di prodotti confezionati la cui data di scadenza è già spirata non fa scattare alcuna ipotesi di reato, ma al massimo solo un illecito amministrativo [2].  

In sintesi, se ti accorgi che la data di scadenza è già passata, puoi chiedere il rimborso dei soldi solo nel caso di prodotto avariato, ma non per quello che è semplicemente scaduto e ancora commestibile.

Leggi: si può vendere un cibo scaduto? 

Prodotti difettosi

Nei supermercati non si acquista più solo il cibo. Oggi, ci sono anche giocattoli per i bambini, elettrodomestici, apparecchi per la casa, indumenti e oggetti di ogni tipo. Qui entrano in gioco le norme sui prodotti difettosi ma non anche il diritto di recesso. Ci spieghiamo meglio.

Se non sei soddisfatto dell’acquisto fatto, una volta che arrivi a casa, non puoi più cambiarlo. Questa facoltà ti spetta solo quando compri su internet, per telefono, con le televendite e, in generale, fuori dai negozi. Pertanto, l’acquisto all’interno del supermercato non è soggetto al diritto di ripensamento (o di recesso).

Se, però, il prodotto dovesse risultare già rotto o dovesse rompersi dopo poco, per ragioni legate alla sua produzione e non per l’uso del cliente, quest’ultimo può restituirlo entro 60 giorni da quando lo ha acquistato. Si tratta della cosiddetta garanzia per prodotti difettosi che opera per due anni dall’acquisto. 

Per far valere la garanzia bisogna solo dimostrare di aver acquistato il prodotto in un determinato centro commerciale o supermercato. Non è necessario lo scontrino, come potranno farti credere i gestori (lo scontrino è solo un documento fiscale); può essere sufficiente anche l’estratto conto se hai pagato con carta di credito o bancomat. 

La garanzia ti consente di chiedere la sostituzione del prodotto con un altro o la riparazione. Se la prima non è possibile o la seconda è antieconomica, puoi chiedere la restituzione dei soldi o una riduzione del prezzo pagato. 

Prelievo dagli scaffali

Il contratto di vendita che il cliente stipula (oralmente) per l’acquisto della merce riposta sugli scaffali si conclude con l’arrivo alla cassa: è lì che, depositando i prodotti sul rullo, il consumatore dichiara di volerli acquistare. Ragion per cui chi supera le casse, nascondendo uno o più oggetti dentro il cappotto o nelle tasche, commette furto. Anche per prodotti di basso valore c’è il reato. 

Ma attenzione: secondo la Cassazione, il reato di furto – in particolare, il tentativo di furto – si configura anche in un momento anteriore, ad esempio quando il cliente preleva la merce dagli scaffali e la nasconde in uno zaino [3]. In questo caso, è evidente la volontà di non pagare e non c’è bisogno di aspettare che il responsabile scappi per querelarlo. Leggi furto al supermercato: giurisprudenza e ultime sentenze. 

Quindi, se il personale interno di vigilanza o la polizia riesce a intercettare il furto prima del superamento delle casse non si realizza il furto consumato ma solo il furto tentato, che resta comunque reato. 

Se si tratta, però, di vigilanza privata non può perquisirti. Tuttavia, il titolare del supermercato può chiamare le autorità affinché lo facciano. Cosa può fare il titolare nel frattempo? Può fermare il colpevole in attesa della polizia? Può chiedergli i documenti? E se questo vuole per forza andarsene? Lo si può bloccare o è sequestro di persona?

Solo le autorità possono procedere all’arresto di chi viene colto in flagrante. C’è un’eccezione: in caso di reati perseguibili d’ufficio e per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza, ogni persona è autorizzata a procedere all’arresto del malvivente e a consegnare, senza ritardo, alla polizia giudiziaria l’arrestato e gli oggetti costituenti il corpo del reato; si tratta dei reati più gravi come quelli contro l’incolumità pubblica, la violenza sessuale, la rapina, lo spaccio, terrorismo, furto in appartamento, ecc. Pertanto, chi viene trattenuto dal titolare del supermercato può denunciarlo per sequestro di persona.

Secondo la Cassazione [4], infatti, integra il delitto di sequestro di persona chi, in qualità di dipendente o titolare di un supermercato, fermi una persona (minorenne o maggiorenne che sia) sospettato di essersi appropriato di un oggetto trovato sugli scaffali e messo in vendita, lo trascini con la forza negli uffici della direzione e ivi lo sottoponga a perquisizione personale al fine di reperire il bene sottratto. Per far scattare il reato di sequestro di persona è sufficiente che vi sia in concreto una limitazione della libertà fisica della persona, in modo da privarne la capacità di spostamento. A nulla rileva la durata dello stato di privazione della libertà, che può essere limitato anche ad un tempo breve.

Telecamere e privacy

Il titolare del supermercato che adotta dei sistemi di videosorveglianza, con telecamere puntate sugli scaffali e tra i corridoi deve darne avviso alla clientela con cartelli posti in bella vista, di solito sulle porte a vetri del locale, dimodoché tutti possano leggerli. Se la presenza delle telecamere non è segnata, le prove acquisite con i filmati – ad esempio, in caso di furto – non possono essere usate contro il colpevole che, peraltro, potrebbe denunciare il gestore per violazione della privacy.


note

[1] Cass. sent. n. 38841/2016 del 13.09.2016; cfr. cass. sent. n. 17063/2019; Cass. sent. n. 16108/18.

[2] Artt. 10, comma 7 e 18, d.lgs. n. 109/1992.

[3] Cass. sent. n. 17916/18 del 20.04.2018.

[4] Cass. sent. n. 29755/2010 del 20.05.2010.


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