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Nullo l’accertamento tramite redditometro se non adeguato alla realtà

20 settembre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 settembre 2013



Nullo l’accertamento fiscale basato sul redditometro se l’Agenzia delle Entrate non lo adegua alla situazione reddituale effettiva del contribuente.

 

Un’altra sentenza contro l’uso illegittimo del redditometro. Si tratta di una recente pronuncia della Commissione Tributaria di Bari [1] che ha ricordato come l’accertamento tramite redditometro debba necessariamente tener conto dell’effettiva posizione fiscale del contribuente e non possa basarsi su meri indici statistici.

Il redditometro, infatti, costituisce una presunzione semplice, cioè un’elaborazione “probabilistica” [2] che deve essere adeguata alla realtà prima di essere seguita dall’atto impositivo.

La qualificazione del redditometro come appunto “presunzione semplice” comporta delle conseguenze sull’onere della prova: gli uffici fiscali devono fornire idonei riscontri al redditometro quando il maggior reddito è stato scovato grazie ad esso [3].

In altri termini, l’Agenzia delle Entrate presume, sulla base di alcuni beni e spese indicativi della capacità contributiva (immobili, auto ecc.), che il cittadino abbia un determinato reddito. Non è detto, però, che tale reddito presunto corrisponda a quello effettivo; e ciò, tanto più se il contribuente prova che il mantenimento dei beni e le spese considerati in sede di accertamento tramite redditometro provengono da fonti diverse dal reddito presunto.

È, pertanto, obbligo dell’Agenzia delle Entrate personalizzare l’accertamento: cioè verificare se il reddito accertato tramite redditometro corrisponda effettivamente a quello del contribuente e, nell’ipotesi negativa, adeguare l’accertamento stesso. L’eventuale atto impositivo emesso senza procedere all’adeguamento è nullo.

Le problematiche dell’accertamento tramite redditometro sono varie e segnalate più volte dai giudici italiani. Una delle più evidenti è l’illegittimità del redditometro per l’utilizzo di parametri troppo generici inidonei a rivelare la reale capacità contributiva dei cittadini.

Il redditometro fa, infatti, riferimento ai dati statistici forniti dall’Istat, dati che riguardano l’intero nucleo familiare e non la posizione fiscale del singolo contribuente.

Anche nel caso in esame, i giudici di Bari hanno annullato l’accertamento fiscale basato su redditometro perché quest’ultimo si era discostato dall’effettiva situazione reddituale del ricorrente.

In particolare, dall’accertamento risultava che il ricorrente, in quanto proprietario di due case e due auto, avesse un determinato reddito. In realtà, il contribuente aveva già chiarito, in sede di contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate, che la possibilità di mantenere quei beni derivava anche dalla pensione della moglie a da alcuni titoli di credito.

note

 

[1] Comm. Trib. Prov. di Bari , sent. n. 146/2013.

[2] Cass. sent. n. 8056 del 03.04.2013.

[3] Cass. sent. n. 23554/2012.

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