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Valida la costituzione in appello con la velina in corso di notifica se si deposita l’originale

20 Settembre 2013
Valida la costituzione in appello con la velina in corso di notifica se si deposita l’originale

È possibile costituirsi in appello con la velina dell’atto regolarmente notificato, purché poi, anche se scaduto ormai il termine, si deposita l’originale: l’improcedibilità si configura per la costituzione non tempestiva e non per il mancato rispetto delle forme.  

Conta il raggiungimento dello scopo: questa la motivazione con cui, ieri, la Cassazione [1] ha finalmente confermato la piena validità della costituzione in giudizio, da parte dell’attore, con la cosiddetta velina, nell’attesa che gli ufficiali giudiziari restituiscano all’avvocato l’originale dell’atto con la relata di notifica. Ciò a condizione che poi, anche se ormai scaduto il termine per la costituzione, il difensore depositi in cancelleria l’originale dell’atto.

Il problema, per gli operatori del diritto, si pone puntualmente a causa delle lentezze degli uffici amministrativi (ufficiali giudiziari) nelle operazioni di registrazione degli atti notificati e successiva restituzione all’avvocato. È quindi invalsa l’abitudine di costituirsi con una copia dell’atto uso studio, con la certificazione degli uffici dell’avvenuta notifica. Ma sulla legittimità di tale pratica in appello si è, a volte, divisa la giurisprudenza.

La questione stava per approdare alle Sezioni Unite, finché ieri è giunta la sentenza in commento. È dunque legittima – dice la Cassazione – la costituzione in appello, depositando una copia dell’atto di citazione priva di qualsiasi indicazione sull’avvenuta notifica alla controparte: l’originale con la prova della notificazione può essere depositato alla prima udienza di trattazione. Infatti, l’improcedibilità dell’appello è comminata dalla legge [2] solo se l’appellante non osserva il termine di costituzione, e non anche se non rispetta le forme entro le quali la costituzione è prevista.

Chi si serve della velina incorre sì in un vizio della costituzione, la quale resta tuttavia tempestiva: la mera inosservanza delle forme soggiace al regime della nullità e obbedisce al principio del raggiungimento dello scopo, per il quale contano anche comportamenti successivi alla scadenza del termine; come, ad esempio, l’aver depositato, in un momoento successivo, l’originale dell’atto in cancelleria, conforme alla velina ma con in più la relata di notifica. Insomma: è sufficiente rispettare i termini di cui agli articoli 165 e 347 cod. proc. civ.


note

[1] Cass. sent. n. 21434/13 del 19.09.2013.

[2] Art. 348, primo comma, Cod. proc. civ.


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