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Si può rifiutare una mobilità

10 Marzo 2020 | Autore:
Si può rifiutare una mobilità

Se sei un dipendente pubblico e vuoi trasferirti da un’amministrazione a un’altra puoi ricorrere all’istituto della mobilità. Vediamo di cosa si tratta e, soprattutto, se si può rifiutare.

Nell’ambito del diritto del lavoro, il termine “mobilità” può assumere diversi significati. Può indicare, da un lato, la richiesta di trasferimento di un dipendente da un’azienda a un’altra oppure, dall’altro, la collocazione del lavoratore al di fuori del mondo del lavoro. Mentre nel primo caso la mobilità fa riferimento esclusivo ai dipendenti pubblici, nel secondo si applica sia ai lavoratori pubblici sia a quelli privati. Si parla in quest’ultima ipotesi di ammortizzatore sociale derivante da licenziamento.

Se la tua necessità è quella di cambiare sede di lavoro e hai un contratto a tempo indeterminato con un’amministrazione pubblica, la tipologia di mobilità che ti interessa è la prima. Si tratta di uno strumento di frequente utilizzo per chi abita lontano da casa e vuole riavvicinarsi al proprio nucleo familiare. Le categorie professionali prevalentemente interessate sono quelle del comparto scuola e del comparto sanità. All’interno della categoria generale della mobilità si possono distinguere, poi, diverse procedure da seguire.

Ma cosa succede se il tuo datore di lavoro non acconsente alla tua richiesta? O se tu cambi idea e vuoi mantenere il tuo attuale posto di lavoro? Devi chiederti a questo punto se si può rifiutare una mobilità. La questione non è di poco rilievo in quanto incide direttamente sulla tua condizione lavorativa e può compromettere lo svolgimento sereno delle tue mansioni. Essa è disciplinata dal cosiddetto Testo Unico sul pubblico impiego [1] e ha la funzione di sopperire alle continue carenze di organico della pubblica amministrazione. Il blocco prolungato delle assunzioni ha, infatti, portato alla necessità di spostare i dipendenti pubblici in tutti quei casi in cui per la mancanza di personale non è possibile fornire i servizi minimi previsti per legge.

Vediamo anzitutto quali sono le diverse ipotesi di mobilità esistenti in Italia e chiediamoci poi se è possibile opporre un rifiuto e chi lo può fare. Ma una precisazione è da subito necessaria: in tutti i casi che vedremo, non c’è interruzione del rapporto di lavoro. Si dice, in termini giuridici, che non c’è soluzione di continuità. E ciò è particolarmente importante se consideri due aspetti della tua vita lavorativa: gli scatti di carriera e la pensione. Infatti, il trasferimento presso una sede di lavoro diversa non incide sulla decorrenza dei termini utili a maturare i corrispondenti diritti.

La mobilità interna

Si parla di mobilità interna quando il lavoratore viene trasferito da un ufficio a un altro della stessa struttura amministrativa, anche se frazionata in sedi diverse. Pensa, ad esempio, a un istituto scolastico che ha una sede centrale e diversi plessi secondari all’interno della stessa città. Si tratta della tipica ipotesi di mobilità adottata per sopperire a carenze di organico o per gestire difficoltà organizzative.

La mobilità volontaria

Questa tipologia di mobilità è prevista per soddisfare le tue esigenze lavorative. Ed è per questo che si può accedere al trasferimento solo dopo presentazione di una precisa istanza. La richiesta deve essere presentata sia all’amministrazione in uscita sia all’amministrazione in entrata. In termini più chiari: perchè ti sia garantito il trasferimento volontario è necessario che tu ottenga il nulla-osta della pubblica amministrazione presso la quale già lavori e quello della Pubblica Amministrazione presso la quale desideri trasferirti. Il nulla-osta è un atto attraverso il quale gli enti interpellati autorizzano il trasferimento per mancanza di motivi che lo ostacolano.

Per assolvere all’obbligo giuridico di trasparenza e per garantire un principio di parità di trattamento, gli enti che necessitano di personale possono pubblicare dei veri e propri bandi di accesso alla mobilità. Gli avvisi sono obbligatori quando si intende procedere a nuove assunzioni tramite concorso: in tale ipotesi, infatti, prima di procedere alle nuove selezioni bisogna provare a coprire i posti vacanti con il trasferimento dei dipendenti pubblici.

La mobilità volontaria può avvenire all’interno dello stesso settore lavorativo (il comparto) oppure tra settori diversi (mobilità intercompartimentale).

La mobilità per compensazione

È una tipologia particolare di mobilità che prevede il contemporaneo trasferimento di due o più dipendenti. Nel linguaggio comune, si parla anche di cambio compensativo in quanto i lavoratori coinvolti compensano le reciproche posizioni.

Due infermieri, uno lavora a Milano e l’altro a Roma. Entrambi desiderano trasferirsi nelle rispettive città e decidono di scambiarsi le posizioni. Allora, presentano la domanda alle amministrazioni di appartenenza e, se la risposta è positiva, l’uno prende il posto dell’altro nella nuova sede di lavoro.

La mobilità per comando

La mobilità per comando non è un vero e proprio trasferimento del lavoratore, ma un passaggio temporaneo a una sede diversa. In altri termini, si tratta di una mera assegnazione provvisoria. Così come avviene per la mobilità interna, l’istituto del comando assolve a esigenze organizzative della pubblica amministrazione. La differenza tra i due istituti sta nel fatto che mentre nel primo caso ci si trova di fronte a un trasferimento definitivo, nel secondo il passaggio da un luogo a un altro è soltanto provvisorio.

Si può negare la mobilità?

Viste le diverse possibilità che ti sono riconosciute dal nostro ordinamento, se hai il desiderio di trasferirti devi chiederti se la mobilità ti può essere negata. Per rispondere a tale quesito, bisogna distinguere due diverse ipotesi: il rifiuto che proviene dal dipendente e il rifiuto che proviene dal datore di lavoro. Ti anticipiamo che in entrambi i casi la risposta non può che essere positiva.

Come abbiamo visto, infatti, la mobilità incide su due interessi giuridici essenziali: il diritto del lavoratore al trasferimento e la necessità dell’amministrazione di non subire improvvise carenze di personale. Ne consegue che così come il datore di lavoro ha la discrezionalità di rifiutare il trasferimento del lavoratore se ne deriva un pregiudizio all’organizzazione interna, il lavoratore ha il diritto di rifiutare la nuova assegnazione se questa è incompatibile con le sue esigenze personali, lavorative o di salute.

Per evitare sanzioni disciplinari, il rifiuto del dipendente deve essere debitamente motivato per il comando e per la mobilità interna, mentre è libero in caso di mobilità per compensazione o di mobilità volontaria. L’obbligo di motivazione, per converso, è sempre imposto per legge alla Pubblica Amministrazione che si oppone al trasferimento.


note

[1] D.Lgs. 30.03.2001, n. 165 ” Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche”


1 Commento

  1. Ho vinto una mobilità in altro comparto, il mio ente non mi concede il nulla osta (nonostante i gravi motivi per avvicinamento a genitori malati), pur avendo io trovato due altri dipendenti che mi sostituirebbero, pari comparto e profilo e con identiche mansioni, già in possesso di nulla osta per l’uscita. Come posso agire? Al momento non ho ricevuto comunicazioni formali del diniego.Chiedono l’interscambio.

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