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Muffa: ultime sentenze

24 Marzo 2020
Muffa: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: sostanze alimentari invase da muffe; detenzione a scopo di vendita di sostanze alimentari nocive; vendita di alimenti con muffa e in stato di putrefazione.

Sostanze alimentari nocive: detenzione a scopo di vendita

Posto che la detenzione a scopo di vendita di sostanze alimentari “comunque nocive” [art. 5, lett. d), l. n. 283 del 1962] costituisce reato di pericolo concreto, affinché una sostanza alimentare possa qualifìcarsi nociva, è sufficiente la riscontrata presenza di agenti patogeni che abbiano l’attitudine a cagionare danni o porre a rischio la salute umana (nella specie, vendita di sostanze alimentari in stato di alterazione, così riqualificata l’originaria imputazione di cui all’art. 5, lett. b) – sostanze in cattivo stato di conservazione – per aver venduto 270 gr di formaggio emmenthal con presenza di muffa).

Cassazione penale sez. III, 20/01/2016, n.12454

Vendita pomodori con muffa

La delega di funzioni nell’esercizio di un’attività di impresa esonera il titolare dalla responsabilità penale connessa alla posizione di garanzia se è conferita per iscritto al delegato, essendo inidonea l’attribuzione in forma orale.

Ne consegue, ai fini della configurazione di una eventuale responsabilità del delegato, che questa deve essere esclusa nel caso in cui vi sia l’attribuzione meramente verbale di una qualifica, non accompagnata dalla specifica individuazione delle funzioni e delle responsabilità che a tale qualifica conseguono (esclusa la responsabilità della commessa nominata solo verbalmente capo del negozio per avere detenuto per la vendita pomodori con muffa e patate in stato di putrefazione).

Cassazione penale sez. III, 04/03/2014, n.27413

Consumo di alimenti in stato di alterazione

Non configura il reato di distribuzione per il consumo di alimenti in stato di alterazione ex art. 5, lett. d, l. n. 283 del 1962 la condotta del titolare di un esercizio commerciale che abbia venduto ad un cliente una confezione di yogurt in cui era presente uno strato di muffa, laddove il termine di conservazione non sia scaduto e la conservazione dell’alimento (in confezione integra) risulti operata in reparto refrigerato, poiché il rivenditore non è in grado di operare alcun ulteriore controllo dell’alimento che riguardi la composizione del prodotto e la sua condizione interna alla confezione originale.

Tribunale Napoli, 14/12/2009

Commercio di sostanze alimentari nocive

In caso di vendita di alimenti in stato di alterazione (nella specie, fra le buste di alimenti, destinate alla produzione dei pasti, ve ne era una che presentava un problema di aggraffatura all’esterno con conseguente lesione della sigillatura e formazione di muffa all’interno della confezione) la responsabilità del venditore non può essere affermata soltanto in base al fatto che lo stesso era titolare dell’autorizzazione sanitaria che, salvo prova contraria, avrebbe dovuto garantire il controllo sugli alimenti da somministrare, ma richiede sempre l’individuazione del comportamento, costituente violazione dell’obbligo di garanzia posto a suo carico, che avrebbe dovuto tenere per evitare la contestazione penale.

Cassazione penale sez. III, 08/11/2006, n.42201

Produzione di sostanze alimentari ricoperte di muffa

In tema di igiene degli alimenti, per “alterazione” (art. 5 lett. d, l. n. 283 del 1962) deve intendersi la presenza di un processo modificativo di una sostanza alimentare che diviene altra da sè per un fenomeno di spontanea degenerazione, la cui origine può essere dovuta all’azione di agenti fisici (es. luce, calore) ovvero chimici, tra i quali si collocano i microrganismi viventi, agevolati dall’azione dell’umidità (batteri, muffe, funghi, ecc.).

Ne consegue che le sostanze alimentari invase da muffe versano non già in stato di cattiva conservazione (art. 5 lett. b), bensì di alterazione. Integra pertanto la contravvenzione di cui alla lett. d) dell’art. 5 l. cit. l’impiego nella produzione di alimenti di sostanze alimentari ricoperte di muffa.

Cassazione penale sez. VI, 18/03/1994, n.8935

Formaggio con massima presenza di muffa

Risponde del reato di cui all’art. 5 della l. 30 aprile 1962 n. 283 non soltanto colui che detenga formaggio con massima presenza di muffa, ma anche il fornitore, il quale abbia consegnato le forme che, oltre alla normale formazione di muffa sulla crosta, presentavano crepe evidenti, le quali indicavano la probabile estensione della muffa all’interno.

Tribunale Parma, 02/10/1985

Produzione, vendita e consumo

In tema di igiene degli alimenti, per “alterazione” (art. 5 lett. d) legge n. 283/1962) deve intendersi la presenza di una processo modificativo di una sostanza alimentare che diviene altra da se` per un fenomeno di spontanea degenerazione, la cui origine puo` essere dovuta all`azione di agenti fisici (es. luce, calore) ovvero chimici, tra i quali si collocano i microorganismi viventi, agevolati dall`azione dell`umidita` (batteri, muffe, funghi ecc.).

Ne consegue che le sostanze alimentari invase da muffe versano non gia` in stato di cattiva conservazione (art. 5 lett. b), bensi` di alterazione.

Integra pertanto la contravvenzione di cui alla lettera d) dell’art.  5 legge citata l’impiego nella produzione di alimenti di sostanze alimentari ricoperte di muffa (nella specie formaggi e mozzarelle utilizzate per la produzione di burro).

Corte di Cassazione, Sezione 6, Penale, Sentenza, 17/08/1994, n. 8935

Formazione di muffe su prodotti da forno

L’alcool etilico non rientra fra gli additivi chimici cui si riferisce l`art.5, lett.g), della legge 30 aprile 1962, n.283.(In applicazione di questo principio la Corte ha escluso che costituisca reato l`impiego di detta sostanza allo scopo di prevenire la formazione di muffe su prodotti da forno, nella specie merendine denominate “Brioss”, prima della loro introduzione negli involucri destinati a contenerli).

Corte di Cassazione, Sezione 3, Penale, Sentenza, 7/10/1999, n. 11405


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