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Lo sai che? Animale domestico maltrattato: riconosciuto il danno morale al padrone

Lo sai che? Pubblicato il 6 maggio 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 maggio 2014

Il padrone ha diritto al risarcimento del danno morale per la perdita dell’animale domestico o per il suo maltrattamento.

Chi maltratta gli animali domestici deve risarcire anche il danno per la sofferenza psicologica causata al padrone.

La Cassazione [1] ha stabilito che, nell’ipotesi di maltrattamento di animali domestici, il molestatore deve risarcire, oltre al danno fisico cagionato all’animale, anche il danno morale arrecato al padrone.

Questa regola vale, a maggior ragione, in caso di morte dell’animale, come stabilito dal Giudice di Pace di Ortona (Chieti) [2]. Ad esempio, se si è alla guida dell’automobile e si uccide un animale domestico si sarà tenuti a risarcire il danno per il peggioramento della qualità della vita del padrone. Infatti la morte dell’animale rompe l’intenso legame affettivo che lega il cane al padrone e determina, quindi, un cambiamento nella vita di quest’ultimo.

Si è anche stabilito che la morte di un gatto dovuta alla negligenza della clinica veterinaria faccia scattare il risarcimento del danno morale in favore del padrone [3].

Il risarcimento spetta a chi concretamente cura e governa l’animale, anche se dall’anagrafe canina non risulta come proprietario. Lo ha sottolineato, in passato, la Pretura di Rovereto [4] , che ha riconosciuto il danno alla ragazza che da sempre si era presa cura dell’animale, seppure non iscritta all’anagrafe canina. In pratica non conta chi è registrato come proprietario, ma chi costantemente governa e costruisce la relazione affettiva con l’animale.

L’uomo ha da sempre cercato di addomesticare gli animali, passando da una finalità di difesa del nucleo familiare alla costruzione di un rapporto simbiotico, affettivo e, da poco, anche terapeutico [5]. Oggi, gli animali domestici rappresentano per le famiglie veri e propri simili da tutelare, al pari dei familiari.

L’animale è considerato, secondo i giudici della Corte Suprema, come una “persona non umana”, in grado di percepire tanto il dolore fisico, quanto le sofferenze a livello emotivo. Pertanto, sotto un aspetto strettamente giuridico, l’interesse (di cui è titolare il padrone) all’integrità dell’animale domestico, essendo questi un essere senziente [6], deve essere sempre tutelato. Infatti il fatto di maltrattare un animale domestico è considerato reato [7], ciò anche in virtù del fatto che l’animale, rivestendo un ruolo importante all’interno della famiglia, proietta, seppur indirettamente, il proprio malessere nella sfera emotiva dei suoi padroni. La loro sofferenza e il patema per la perdita dell’animale meritano, perciò, considerazione.

note

[1] Cass. sent. n. 47391 21.12.2011.

[2] Gdp Chieti sent. del 30.07.2006.

[3] Cass. sent. n. 4493/2009 del 25.02.2009.

[4] Pretura di Rovereto, 15.06.1994

[5] Si pensi alla Pet Therapy (ZooTerapia), praticata in molte strutture ospedaliere. Attraverso l’interazione tra animali e malati si cerca di migliorare lo stato psico-fisico dei pazienti.

[6] Essere in grado di percepire gli stimoli fisici e psichici, quindi anche la sofferenza.

[7] Art. 638 c.p.: “uccisione o danneggiamento di animali altrui” .


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