L’esperto | Articoli

Assenza ingiustificata lavoro: ultime sentenze

22 Marzo 2020
Assenza ingiustificata lavoro: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: assenza ingiustificata; inadempimento della prestazione contrattuale; doveri di diligenza e di informazione; onere della prova del datore; irrogazione della sanzione disciplinare per assenza ingiustificata; licenziamento; onere della prova del lavoratore.

Assenze giustificate e non giustificate del lavoratore

La assenza ingiustificata si sostanzia in una forma radicale di inadempimento della prestazione contrattuale in quanto il lavoratore nega la propria presenza sul luogo di lavoro in maniera immotivata, priva di ragione, senza avvertimento e, in tal senso, ingiustificatamente. Qualora invece l’assenza sia stata giustificata alla datrice di lavoro, l’illecito disciplinare addebitato al lavoratore non risulta sussistente, con l’ulteriore conseguenza che viene meno il fatto materiale contestato secondo una valutazione di carattere storico ed oggettivo.

Tribunale Brescia sez. lav., 26/02/2019, n.143

Equiparazione dell’omessa comunicazione della malattia all’assenza giustificata

In tema di sanzioni disciplinari, è estraneo all’area di attuazione dell’art. 7, comma 1, della l. n. 300 del 1970, l’obbligo del datore di lavoro di portare a conoscenza dei lavoratori, mediante affissione in luogo accessibile a tutti, il contenuto dell’art. 173 del c.c.n.l. commercio per i dipendenti da aziende del terziario, della distribuzione e dei servizi, concernente l’equiparazione dell’omessa comunicazione della malattia all’assenza giustificata, in quanto, soddisfatto l’onere datoriale di pubblicità in ordine al rilievo disciplinare dell’assenza ingiustificata, la conoscenza dell’esatta portata dell’obbligo di giustificazione dell’assenza rientra, invece, tra gli oneri del lavoratore, nell’ambito dei generali doveri di diligenza e di informazione scaturenti dal rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 27/09/2018, n.23345

Dipendenti della polizia penitenziaria: è ammessa l’assenza ingiustificata?

L’assenza ingiustificata dal servizio comporta un aggravio nei confronti degli altri operatori che, proprio a causa della diminuzione delle risorse umane disponibili, per garantire un servizio efficiente ai fini dell’ordine e della sicurezza per l’adempimento del mandato istituzionale dell’Amministrazione penitenziaria, devono assumere un maggior carico di lavoro.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 18/09/2018, n.2086

Assenza ingiustificata dal lavoro: sanzione disciplinare

Il datore di lavoro, su cui a norma dell’art. 5 della l. n. 604 del 1966 grava l’onere della prova della condotta che ha determinato l’irrogazione della sanzione disciplinare, può limitarsi, nel caso in cui l’addebito sia costituito dall’assenza ingiustificata del lavoratore, a provare il fatto nella sua oggettività, mentre grava sul lavoratore l’onere di provare elementi che possano giustificarlo.

(Nella specie, è stata ritenuta legittima la sospensione dal servizio in assenza di prova sull’esistenza di una prassi che equiparasse la mancata risposta sulla domanda di permesso all’autorizzazione ad assentarsi, in quanto non applicabile al rapporto di lavoro, avente sua propria disciplina, l’art. 20 della l. n. 241 del 1990, che detta un principio valevole nei rapporti tra privato e P.A.).

Cassazione civile sez. VI, 22/06/2018, n.16597

Licenziamento intimato per assenza ingiustificata dal servizio

In caso di trasferimento adottato in violazione dell’art. 2103 c.c. il rifiuto del lavoratore di assumere servizio presso la sede di destinazione deve essere, in ragione delle circostanze, conforme a buona fede.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento intimato per assenza ingiustificata dal servizio in ragione dell’offerta della prestazione presso l’ufficio originario e delle addotte esigenze familiari di assistenza dei genitori inabili conviventi, avuto riguardo alla distanza del luogo di nuova destinazione).

Cassazione civile sez. VI, 01/06/2018, n.14138

Assenza ingiustificata del lavoratore: licenziamento

In tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo il giudice adito è tenuto ad accertare in concreto la reale entità e gravità delle infrazioni addebitate al dipendente e il rapporto di proporzionalità tra quest’ultime e la sanzione del licenziamento.

(Nella specie, la Corte di Cassazione ha rilevato che il Giudice di merito, nel ritenere fondato il licenziamento per assenza ingiustificata, aveva omesso di valutare l’incidenza della condotta della datrice di lavoro sotto il profilo della correttezza e buona fede, la quale non aveva dato riscontro alla richiesta di usufruire del periodo di ferie ed, altresì, aveva proceduto alla formulazione della contestazione proprio allo scadere dei tre giorni di assenza ingiustificata, senza alcun richiamo preventivo e, nonostante, la conoscenza dei problemi familiari del lavoratore).

Cassazione civile sez. VI, 16/04/2018, n.9339

Assenza ingiustificata prolungata per oltre tre giorni consecutivi

In punto di reclamata qualifica superiore, nessuno dei testi ha riferito lo svolgimento delle mansioni previste dalla contrattazione collettiva di riferimento da parte della ricorrente, mentre al riguardo del licenziamento intimato per l’assenza ingiustificata della lavoratrice dal posto di lavoro, la norma del CCNL prevede la possibilità di sanzionare con il licenziamento l’assenza ingiustificata prolungata per oltre tre giorni consecutivi, quindi, con il superamento dei tre giorni, non ricorrente nel caso concreto e il datore di lavoro avrebbe potuto sanzionare il comportamento della lavoratrice con una diversa sanzione, di tipo conservativo. Concludendo, sul punto, a modifica della sentenza impugnata, il licenziamento irrogato va dichiarato illegittimo e, applicata la disposizione di cui all’art.8 della legge n.604 del 1966.

Corte appello Ancona sez. lav., 11/04/2018, n.519

La mancata comunicazione dell’assenza per malattia 

Il contratto collettivo nazionale di lavoro per le industrie metalmeccaniche prevede una serie di obblighi a carico del lavoratore assente per malattia, tutti volti a portare a conoscenza il datore di lavoro del motivo che giustifica l’assenza del dipendente.

Nel caso che sia omesso anche uno solo di tali adempimenti, salvo giustificato impedimento (ossia un impedimento che giustifichi la mancata ottemperanza di tali obblighi), l’assenza è considerata ingiustificata.

La mancata osservanza di tali obblighi è punita con una sanzione conservativa solo se l’assenza anzidetta non travalichi il quarto giorno, mentre il protrarsi dell’assenza oltre tale limite costituisce giusta causa di licenziamento, posto che l’ingiustificatezza dell’assenza non riguarda l’effettività o meno della malattia, ma il mancato adempimento degli obblighi di comunicazione gravanti sul lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2017, n.26465

Licenziamento con preavviso

In tema di sanzioni disciplinari, il mancato rispetto anche di uno solo degli adempimenti per la comunicazione dell’assenza per malattia o infortunio non sul lavoro, di cui all’art. 2 del c.c.n.l. industria metalmeccanica privata del 20 gennaio 2008, realizza un’ipotesi di assenza ingiustificata, per cui è prevista, ex art. 9 dello stesso contratto, una sanzione conservativa, ove l’assenza non travalichi il quarto giorno, mentre il superamento di tale termine, ai sensi del successivo art. 10, è causa di licenziamento con preavviso.

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2017, n.26465

Obbligo retributivo: permane in assenza della prestazione lavorativa?

L’obbligo retributivo sorge in capo al datore di lavoro a fronte della mera sottoscrizione del contratto di assunzione (anche a tempo determinato) non rilevando a tal fine l’esecuzione, o meno, della prestazione lavorativa che è solo estrinsecazione di una delle prestazioni del rapporto sinallagmatico.

Ne consegue che il datore di lavoro sarà tenuto al pagamento della retribuzione anche in assenza di una prestazione lavorativa salvo il caso in cui questi fornisca la prova ex art. 2697, comma 2 c.c., della sussistenza di fatti impeditivi o modificativi dell’obbligo di retribuire (assenza ingiustificata, ecc.). Non è considerato fatto impeditivo idoneo ad escludere l’obbligo retributivo il rifiuto datoriale di ricevere la prestazione lavorativa.

Tribunale Roma, 02/10/2017, n.7932

Assenze lavorative e giusta causa di licenziamento

Risultando che il dipendente chiese ed ottenne il permesso verbale di assentarsi, in quanto rientrato al lavoro, oltre a non essergli contestata l’assenza ingiustificata, gli fu concesso nei giorni seguenti il riposo compensativo, e quanto al secondo periodo di assenza, questo era giustificato dai certificati medici in atti, regolarmente trasmessi all’INPS e, per come risulta dalla documentazione in atti, anche al datore di lavoro. Alla luce di tutte le considerazioni espresse, il licenziamento deve essere dichiarato illegittimo per insussistenza della giusta causa, trovando, così, applicazione il comma 4 dell’art. 18, come modificato dalla L. n. 92 del 2012.

Corte appello Potenza sez. lav., 09/05/2017, n.105


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube