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Auto elettriche: chi le sta comprando?

18 Febbraio 2020
Auto elettriche: chi le sta comprando?

In un quadro generale di nuove immatricolazioni in calo, crescono invece le vendite di auto elettriche. Ma ci sono inconvenienti che scoraggiano l’acquisto.

Secondo i report aggiornati diffusi oggi dall’Acea, l’associazione dei costruttori di auto, attraverso la nostra agenzia stampa Adnkronos, a gennaio il mercato auto dell’Europa occidentale (che comprende l’Unione Europea, il Regno Unito e l’Efta, dunque anche la Svizzera) ha registrato 1.135.116 immatricolazioni, in calo del 7,4% rispetto al corrispondente mese, gennaio dell’anno 2019, che aveva visto ben 1.226.202 immatricolazioni.

Concentrandoci sulla sola Unione Europea, le immatricolazioni di auto nuove di gennaio sono state 956.779 unità, anche qui con un calo del 7,5%. In Italia invece, con 155.528 nuove immatricolazioni realizzate a gennaio 2020 si è registrato un calo più contenuto della media europea, il 5,9%. In Francia il calo è stato del 13,4%, in Spagna del 7,6% e in Germania del 7,3%.

In Italia però si sta manifestando un crescente interesse per le alimentazioni alternative che ha portato le vendite di auto elettriche in gennaio a toccare una quota del 10,9% contro il 2,8% che furono vendute nel gennaio 2019. In particolare per l’auto elettrica pura l’incremento è stato del 586,6%, ma l’incidenza sul totale delle vendite resta comunque modestissima. Si è passati dallo 0,2% del gennaio 2019 all’1,2% del gennaio scorso. Quasi il 99% delle auto nuove vendute rimangono dunque ad alimentazione tradizionale.

Secondo il Csp (Centro Studi Promotor) che ha commentato per l’Adnkronos questi nuovi dati appena diffusi, il calo delle immatricolazioni si spiega così:”A gennaio si pagano le conseguenze della forzatura fatta sulle immatricolazioni in dicembre per smaltire scorte di autovetture che non sarebbe più stato possibile vendere nel 2020 per il nuovo giro di vite sui livelli di emissioni“.

Ma ci sono anche altri elementi che incidono sul risultato del mese, “fattori non favorevoli” che, secondo il Centro, “potrebbero accentuare il loro impatto nel corso dell’anno. In particolare “pesa ancora sul mercato la demonizzazione del diesel, che sta determinando un crescente interesse per le alimentazioni alternative a cui non corrisponde, però, un’offerta di autovetture elettriche pienamente coerente con la capacità di spesa della massa degli automobilisti”.

Detto in altri termini, le auto elettriche rimangono ancora troppo care e la maggior parte delle persone interessate all’acquisto di una nuova auto non se le possono permettere. Ma ci sono ancora altri fattori che a giudizio degli italiani incidono sui pro e i contro dell’auto elettrica e che l’analisi mette in luce.

Oltre al prezzo proibitivo, infatti, si aggiungono altri inconvenienti che scoraggiano l’acquisto di vetture elettriche, come la difficoltà di ricarica delle batterie per l’assenza di infrastrutture: una situazione – rileva il Csp – “ancora molto lontana dagli standard minimi per assicurare la possibilità alla maggior parte degli automobilisti di utilizzare senza penalizzazioni vetture elettriche”.

Ma la conseguenza di questa problematica situazione, in gennaio, osserva il Csp, è stata singolare: si è registrata “una crescita in termini percentuali, ma non in valori assoluti, delle immatricolazioni di vetture elettriche accompagnata da una generalizzata richiesta di incentivi pesanti che consentano effettivamente il passaggio all’auto elettrica ad un numero significativo di persone e di aziende. Non vi sono tuttavia in questo momento in Europa le condizioni necessarie perché richieste di incentivi pesanti possano essere accolte”.

Questo accade perché il quadro economico, rileva Csp, “è in rallentamento e l’influenza da coronavirus potrebbe penalizzare fortemente anche gli acquisti di automobili. E ciò non tanto per l’impatto della mancanza di componenti fabbricati in Cina (che comunque ha determinato il primo fermo della produzione anche in uno stabilimento europeo), ma per l’impatto che il coronavirus potrebbe avere sull’economia mondiale e in particolare su quella europea”.



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