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Registrazione conversazione: ultime sentenze

21 Marzo 2020
Registrazione conversazione: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: registrazione della conversazione; registrazione fonografica; valutazione del contenuto delle registrazioni di conversazioni effettuate da privato; prova documentale.

La registrazione fonografica di conversazioni realizzata da chi vi ha partecipato costituisce prova documentale.

Registrazione della conversazione in presenza del lavoratore

In tema di sanzioni disciplinari, la registrazione della conversazione alla quale il lavoratore sia presente non costituisce condotta disciplinarmente rilevante, perché deroga consentita dall’ordinamento alle previsioni di cui al D.Lgs. 196/03 in quanto effettuata al fine di tutelare un proprio diritto.

Tribunale Venezia sez. lav., 17/07/2019, n.493

La registrazione fonografica di conversazioni 

In tema di prove, la registrazione fonografica di conversazioni o comunicazioni realizzata, anche clandestinamente, da chi vi abbia partecipato o sia stato comunque autorizzato ad assistervi non è riconducibile alla nozione di intercettazione ma costituisce prova documentale, a condizione che l’autore abbia effettivamente e continuativamente partecipato o assistito alla conversazione registrata.

(In applicazione del principio, la Corte ha annullato con rinvio la decisione di merito che aveva omesso di approfondire la circostanza del temporaneo allontanamento della persona offesa, autrice della registrazione, dal locale nel quale il colloquio era avvenuto, osservando che la registrazione occulta di una parte del colloquio, laddove accertata, avrebbe comportato l’inutilizzabilità di tale segmento quale intercettazione abusiva).

Cassazione penale sez. V, 11/02/2019, n.13810

Registrazione fonografica di conversazione tra presenti: l’efficacia probatoria

L’efficacia probatoria delle registrazioni fonografiche di conversazione tra presenti (ossia avvenute in presenza del soggetto autore della registrazione), disciplinate dall’art. 2712 cod. civ., in ragione della loro formazione al di fuori del processo e senza le garanzie dello stesso, è rimessa alla esclusiva volontà della parte contro la quale esse sono prodotte in giudizio, concretantesi nella non contestazione che i fatti che tali riproduzioni tendono a provare siano realmente accaduti con le modalità risultanti dalle stesse.

Il “disconoscimento” che fa perdere alle riproduzioni la loro qualità di prova, deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito, nel senso che deve concretizzarsi nell’allegazione di elementi che attestino la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta

Cassazione civile sez. II, 17/01/2019, n.1220

La registrazione su nastro magnetico di una conversazione

La registrazione su nastro magnetico di una conversazione può costituire fonte di prova, ex art. 2712 c.c., se colui contro il quale la registrazione è prodotta non contesti che la conversazione sia realmente avvenuta, né che abbia avuto il tenore risultante dal nastro, e sempre che almeno uno dei soggetti, tra cui la conversazione si svolge, sia parte in causa; il disconoscimento, da effettuare nel rispetto delle preclusioni processuali degli artt. 167 e 183 c.p.c., deve essere chiaro, circostanziato ed esplicito e concretizzarsi nell’allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra la realtà fattuale e quella riprodotta.

Tribunale Savona, 19/01/2019

Registrazione di una conversazione: può costituire fonte di prova?

La registrazione su nastro magnetico di una conversazione può costituire fonte di prova, ex articolo 2712 del Cc, se colui contro il quale la registrazione è prodotta non contesti che la conversazione sia realmente avvenuta.

In particolare la efficacia probatoria delle riproduzioni meccaniche – relativa a documenti costituenti dei supporti illustrativi e confermativi di deduzioni o allegazioni della parte producente è subordinata (in ragione delle modalità della loro formazione al di fuori del processo e, quindi, senza le garanzie dello stesso) alla esclusiva volontà della parte contro la quale esse sono prodotte e alla ammissione che siano realmente accaduti i fatti di cui si tendono a provare le effettive modalità e la rispondenza a quanto sostenuto dalla parte producente.

Deriva da quanto precede, pertanto, che le registrazioni fonografiche possono assurgere a dignità di fonte di prova limitatamente all’ipotesi in cui la parte contro la quale sono prodotte non contesti che le conversazioni o le dichiarazioni, con il tenore che le suddette registrazioni tendono a comprovare, siano realmente accadute. L’eventuale contestazione preclude la verifica per mezzo di consulenza tecnica, a differenza di quanto accade per le scritture private.

Cassazione civile sez. II, 09/01/2019, n.313

Registrazione di conversazione: utilizzabilità in giudizio

La previsione di cui al d.lgs. n. 196/2003 (nella sua versione antecedente all’entrata in vigore del regolamento UE 2016/679 e delle modifiche apportate dal d.lgs. n. 101/2018) circa la generale operatività del principio della necessità del consenso del titolare dei dati personali ai fini del loro trattamento subisce una deroga nel caso in cui si intenda esercitare in giudizio il diritto di difesa, le cui modalità di attuazione risultano disciplinate dal codice di rito.

Pertanto, la registrazione fonografica di un colloquio fra presenti, poiché rientra nel genus delle riproduzioni meccaniche di cui all’art. 2712 c.c., ha natura ammissibile sia nel processo del lavoro che penale; qualora sia svolta ad opera di un soggetto che partecipi a tale colloquio, essa rappresenta una prova documentale utilizzabile quantunque effettuata dietro suggerimento o su incarico della polizia giudiziaria, trattandosi di registrazione operata da una persona protagonista della conversazione e legittimata a rendere testimonianza nel processo.

Cassazione civile sez. lav., 10/05/2018, n.11322

Registrazione di conversazione fraudolentemente intercettata

Non configura il reato di rivelazione, mediante mezzi di informazione al pubblico, del contenuto di una conversazione telefonica fraudolentemente intercettata (art. 617, comma secondo, cod. pen.) la condotta di chi produce, in un giudizio di separazione tra coniugi, la registrazione e trascrizione di detta conversazione.

Cassazione penale sez. V, 30/01/2018, n.11965

Registrazione di conversazione eseguita da uno degli interlocutori

In tema di registrazione di conversazioni effettuata da un privato, costituisce questione di fatto, rimessa all’esclusiva competenza del giudice di merito, l’interpretazione e la valutazione del contenuto dei dialoghi, il cui apprezzamento non può essere sindacato in sede di legittimità se non nei limiti della manifesta illogicità ed irragionevolezza della motivazione con cui esse sono recepite.

Cassazione penale sez. I, 15/11/2017, n.54085

Registrazione di colloqui fra presenti

La registrazione fonografica di colloqui tra presenti, eseguita d’iniziativa della persona offesa dal reato, costituisce prova documentale ex art. 234 cod. proc. pen., utilizzabile in dibattimento, ma, nel caso in cui risulti accertato che detta registrazione presenta delle manipolazioni che rendono discontinua la conversazione, è necessaria una specifica valutazione della sua capacità probatoria, avuto riguardo alle ragioni della manipolazione medesima, e della attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa, non essendo a tal fine sufficienti la mera conseguenzialità dei brani, né la loro concordanza con quanto riferito da quest’ultima.

Cassazione penale sez. VI, 03/10/2017, n.1422

Registrazione fonografica di una conversazione telefonica: natura

La registrazione fonografica di una conversazione telefonica posta in essere da uno dei partecipanti è lecita e consiste in una prova tipica di natura documentale rappresentativa di un fatto storicamente avvenuto, pienamente utilizzabile nel procedimento a carico dell’altro soggetto che ha preso parte al colloquio.

Cassazione penale sez. fer., 08/08/2017, n.47602

Divulgazione della documentazione aziendale

Sebbene un lavoratore possa produrre, in una controversia di lavoro, copia di atti aziendali che riguardino direttamente la propria posizione lavorativa senza venire meno ai propri doveri di fedeltà di cui all’art. 2105 c.c., considerando che la corretta applicazione della normativa processuale in materia è idonea a scongiurare una vera e propria divulgazione della documentazione aziendale e che, in ogni caso, il diritto di difesa in giudizio prevale sulle eventuali esigenze di segretezza dell’azienda, è tuttavia necessario valutare la legittimità delle modalità di apprensione dei documenti, dal momento che tali modalità potrebbero essere idonee ad integrare una giusta causa di licenziamento per violazione dell’obbligo di fedeltà ex art. 2105 c.c.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza del giudice di merito, che aveva considerato rilevante per la configurabilità della giusta causa di licenziamento non la produzione in giudizio della documentazione da parte del lavoratore, bensì le sue modalità di apprensione, consistenti nella registrazione di una conversazione tra presenti all’insaputa degli stessi e nel trasferimento sul proprio indirizzo personale di posta elettronica di una e-mail non destinata alla visione del lavoratore).

Cassazione civile sez. lav., 08/08/2016, n.16629


13 Commenti

    1. La Cassazione ha ormai assunto un orientamento pacifico in merito alle registrazioni non autorizzate di conversazioni tra più persone, evidentemente non consapevoli di essere registrate. Secondo la Corte, è lecita la registrazione delle conversazioni: non si tratta, infatti, di “intercettazioni” in senso stretto, quelle cioè fatte dalla polizia giudiziaria e, come tali, soggette all’autorizzazione del pm solo in presenza di determinati reati. Allo stesso tempo, non si compromette il diritto alla segretezza della comunicazione. La registrazione implica «memorizzare fonicamente le notizie lecitamente apprese dall’altro o dagli altri interlocutori».Tale interpretazione è stata via via confermata nel corso degli anni, anche dopo l’approvazione della legge sulla privacy e l’entrata in vigore del Gdpr (ossia il regolamento europeo sul trattamento dei dati personali). E difatti «chi conversa accetta il rischio che la conversazione sia documentata mediante registrazione, ma è violata la privacy se si diffonde la conversazione per scopi diversi dalla tutela di un diritto proprio o altrui».La Corte ha così riaffermato la liceità dell’uso di registrazioni audio e video come prove documentali. Non ci sono, quindi, ostacoli al fatto che un soggetto registri, magari anche tramite il proprio smartphone, una conversazione con un’altra persona senza necessità che quest’ultima debba essere preventivamente informata.

    1. Si possono registrare le conversazioni che avvengono nel corso di un’assemblea condominiale se l’audio serve a difendere un diritto proprio.In proposito, il Garante della privacy ha affermato che la video-registrazione di quanto accade nel corso di un’assemblea condominiale è possibile solo previa autorizzazione di tutti i presenti. Ma l’affermazione si riferiva alla registrazione eseguita dall’amministratore, comunicata a tutti i condomini e, quindi, con la consapevolezza dei presenti. Invece, ciascuno di questi, senza dire nulla agli altri, potrebbe ugualmente azionare il proprio smartphone in modalità “registratore” per acquisire le prove relative alle lesioni del proprio diritto senza perciò prima dover chiedere permesso all’assemblea o all’amministratore.

  1. Ho presentato una querela per diffamazione nei confronti di alcuni condomini, dove ho indicato due altri condomini (marito e moglie) come testimoni. Questi, una volta convocati dai Carabinieri, non hanno confermato quanto accaduto e raccontato al sottoscritto (se non avessi avuto tale conferma non avrei sporto querela). Pertanto sulla scorta dell’unita registrazione audio relativa alla conversazione tra me ed uno dei testimoni (che mi ha contestato che avrei dovuto chiedergli il permesso prima di indicare lui e la moglie come testimoni) posso depositare in Procura tale registrazione audio per dimostrare che i testimoni non hanno detto la verità quando sono stati convocati dai Carabinieri?

    1. Innanzitutto è bene sottolineare quanto segue:
      1- Come il lettore ha riferito al condomino suo amico, la testimonianza non è una facoltà, bensì un obbligo previsto dalla legge e, in quanto tale, non prevede alcun avviso o richiesta di ‘permesso’ preventivo da parte di chi è informato su fatti che costituiscono (o possono costituire) reato.
      2- La falsa testimonianza è un reato e (a norma dell’art. 372 c.p.) prevede che chiunque, deponendo come testimone di fronte all’Autorità Giudiziaria (o alla Corte penale internazionale) affermi il falso o neghi il vero in relazione ai fatti sui quali è interrogato, sia punito con la reclusione da due a sei anni. Si tratta di un delitto procedibile d’ufficio che, si badi bene, si configura solo se il testimone è consapevole di dichiarare il falso.

      Ascoltando l’audio che il lettore ha allegato alla richiesta di consulenza, purtroppo, a parere dello scrivente non contiene una confessione del testimone che (oltre a non essere un testimone diretto dei fatti, in quanto li avrebbe appresi dalla moglie) nella conversazione conferma di non ricordare quanto accaduto.
      È bene sottolineare questo dato perché il lettore sappia che la sua registrazione non può essere una prova sufficiente a sostenere un’accusa per falsa testimonianza. Nonostante questo, proprio perché si tratta di un reato procedibile d’ufficio, il lettore può depositare la registrazione audio di cui è in possesso, rimettendo al Pubblico Ministero la decisione in ordine alla sussistenza del reato a carico del testimone.Il consiglio al lettore, dunque, è di non sporgere una querela (specifica) per falsa testimonianza (per non incorrere nel reato di calunnia) ma di presentare (in Procura) una integrazione della sua precedente querela per diffamazione, nella quale:
      – chiarire il tenore della conversazione avuta con il testimone;
      – allegare il file audio;
      – e chiedere che l’Autorità Giudiziaria valuti la sussistenza di un eventuale reato di falsa testimonianza, considerato che (essendo la moglie presente) ed essendo decorso decisamente poco tempo dai fatti, appare improbabile che i testimoni li abbiano rimossi.
      Se il lettore è in possesso del dispositivo sui cui è registrata la conversazione conviene che la depositi integralmente (sarà compito della autorità giudiziaria estrapolarne il contenuto e trascriverlo) oppure che incarichi un suo consulente per la trascrizione dell’audio che provvederà a depositare.

  2. Abito in una casa in affitto da 8 anni, con regolare contratto registrato e ricevute d’affitto da 200 euro al mese, anche se in realtà pago 600 euro al mese in contanti. Una registrazione audio\video fatta da me stesso, nella mia casa, senza estranei presenti, che inequivocabilmente riporta la conversazione in cui la proprietaria mi fa intendere “il nero”, con date,cifre,etc. avrebbe valore di prova certa in una eventuale causa civile intentata per ottenere la restituzione delle somme pagate in nero come da art. 1 comma 59 legge 208\2015?

    1. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27.424 del 2014, ha chiarito che:
      – la registrazione fonografica o audiovisiva di un colloquio o di una conversazione che si siano svolti tra persone presenti e che sia stata realizzata da un soggetto che abbia partecipato al colloquio (o alla conversazione) costituisce una prova documentale che può essere utilizzata in un processo civile anche se eseguita all’insaputa di una delle persone coinvolte nel colloquio;
      – affinché la registrazione realizzata all’insaputa dell’interlocutore possa essere prodotta ed utilizzata in una causa è necessario che chi produce ed intende utilizzare in giudizio la registrazione lo faccia per l’esigenza di tutelare o vedersi riconosciuto un proprio diritto (e nel caso specifico questa esigenza ci sarebbe) e che l’uso delle registrazioni avvenga esclusivamente per il periodo di tempo necessario a soddisfare quella esigenza di tutela.Dunque è possibile produrre ed utilizzare in giudizio anche registrazioni audiovisive le quali potranno avere valore di prova documentale dei fatti che esse mostrano.
      Tuttavia bisogna precisare che:
      – come ha stabilito la stessa Corte di Cassazione con sentenza n. 9.526 del 2000, la persona contro cui si intende utilizzare la videoregistrazione come prova (cioè, nel caso di specie, la proprietaria di casa) può, attraverso il suo difensore, disconoscere il contenuto della registrazione audio – video; ciò significa che il difensore della proprietaria di casa potrà dimostrare, se ne ha le prove, che i fatti che la registrazione mostra non corrispondono alla realtà (ed il cosiddetto disconoscimento dovrà obbligatoriamente avvenire nella prima udienza o nella prima risposta successiva al momento in cui la video registrazione viene acquisita tra i documenti del processo);
      – per quanto riguarda la prova della data in cui la video registrazione viene eseguita occorre dire che anche questa prova è carico di chi intende utilizzare la video registrazione a proprio favore: per dimostrare la data precisa in cui la video registrazione è stata eseguita occorrerà fornire al giudice elementi precisi e solidi in tal senso (ad esempio inserendo nella registrazione un quotidiano oppure un frammento di un programma televisivo che dia la dimostrazione del giorno in cui la ripresa viene eseguita);
      – la video registrazione, in ogni caso, per poter essere davvero utile dovrà poi dimostrare in modo inequivocabile l’importo preciso che viene pagato, per quale motivo avviene il pagamento (canone di locazione), quale sia l’immobile per il quale il pagamento viene eseguito e, chiaramente, dovrà anche non suscitare dubbi sull’identità delle persone che vengono filmate.

  3. Registrare una conversazione tra presenti è lecito a certe condizioni. Ma è possibile usare una registrazione davanti a un giudice?

    In un’epoca in cui la tecnologia la fa da padrona e in cui cellulari, mp3 e videocamere sono allo portata di tutti, video e registrazioni spopolano. Filmiamo momenti di vita quotidiana, incontri tra amici, riunioni di lavoro, con Whatsapp anche i semplici messaggi sono diventati file voce. Si comprende che registrare le conversazioni tra presenti per avere delle prove di cui servirsi in un eventuale processo è facilissimo e sempre più frequente.

  4. La legge dice che è lecito registrare una conversazione tra presenti ma nel rispetto di alcune condizioni ben precise. Che significa?

    1. La registrazione non deve avvenire nella privata dimora dell’ignaro soggetto registrato o in altro luogo privato di pertinenza dello stesso (per esempio, in casa della madre). Se così fosse, il soggetto che registra compie un reato (illecita interferenza nella vita altrui).
      Altro punto: se a registrare è un soggetto che fa parte del gruppo tra cui si sta tenendo la conversazione non c’è nessun divieto. Questi può registrare. Il reato, infatti, si ha quando a registrare la conversazione è un terzo. Per dirla in modo più semplice, la registrazione tra presenti effettuata nella dimora del registrato è illegittima solo se a farla è un terzo. Se, invece, avviene nell’abitazione del soggetto registrante o in qualsiasi luogo di pertinenza dello stesso (ad esempio nella sua macchina) o, ancora, in una pubblica via o all’interno di un esercizio pubblico è perfettamente lecita dato che non viene compromessa la privacy.

  5. Ho accettato un’offerta telefonica con Telecom con registrazione vocale del consenso, ma non mi è mai arrivato il contratto scritto per posta. Posso contestare le bollette?

    1. A seguito dell’attuazione, da parte dell’Italia nel 2014, della direttiva comunitaria sulla tutela dei consumatori, un contratto telefonico può essere concluso anche con consenso prestato oralmente tramite registrazione vocale, ma la compagnia ha l’obbligo di inviare successivamente al cliente copia del contratto scritto con tutte le condizioni approvate oralmente e ottenere da questi una copia controfirmata. Diversamente il contratto non è valido, con possibilità del consumatore di recedere in qualsiasi momento, anche senza rispettare i termini di preavviso e di scadenza. Ciò però non toglie – a nostro parere – che se dovesse risultare l’utilizzo del servizio da parte dell’utente questi dovrà comunque pagare il traffico in uscita sfruttato; diversamente potrebbe configurarsi un illecito arricchimento senza causa.
      Dunque la procedura per l’attivazione di una linea telefonica o di una nuova offerta è la seguente:
      l’operatore telefona al potenziale cliente e gli descrive succintamente le condizioni contrattuali;
      il cliente accetta l’offerta;
      si procede alla registrazione vocale dell’accettazione, ove l’operatore prima fornisce – scandendo in modo chiaro – gli estremi della società fornitrice e le condizioni contrattuali, nonché la possibilità per l’utente di recedere entro 14 giorni dal consenso; successivamente viene chiesto il consenso del cliente (basta un semplice «sì» o «accetto»);
      la compagnia telefonica conserva su supporto durevole il consenso dell’utente;
      la compagnia invia all’utente una copia scritta del contratto con tutte le condizioni contrattuali;
      l’utente firma il contratto e lo rispedisce alla compagnia telefonica.
      L’informazione che l’operatore telefonico fa al cliente prima della conclusione del contratto verbale e, quindi, prima del consenso da questi prestato deve essere chiara, intellegibile e completa. In ogni caso, entro 14 giorni dalla registrazione della telefonata l’utente ha il diritto di recedere senza dover fornire motivazioni.

      Il consumatore deve, inoltre, essere informato dall’azienda proponente della possibilità, in alternativa, di ricevere la proposta di contratto anche per email, pennetta usb, cd, dvd, per poi prestare il proprio consenso, anche telefonicamente, aderendo all’offerta (leggi Contratti conclusi telefonicamente: serve l’accettazione scritta).

      Secondo il nuovo regolamento Agcom, i contratti conclusi tra operatori e consumatori che riguardano la fornitura di servizi di comunicazioni elettroniche non possono imporre un primo periodo di impegno iniziale superiore a ventiquattro mesi.
      I contratti conclusi tra operatori ed utenti non possono prevedere termini per la comunicazione della disdetta del contratto superiori a trenta giorni dalla scadenza del periodo di durata del vincolo contrattuale. L’operatore deve avvisare i propri clienti dell’approssimarsi del termine per comunicare la disdetta con almeno trenta giorni di anticipo rispetto alla scadenza di tale termine.

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