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Comunione dei beni: come funziona

24 Aprile 2020
Comunione dei beni: come funziona

Il regime patrimoniale della famiglia: quando i coniugi scelgono la comunione dei beni.

Tu e il tuo fidanzato avete finalmente deciso di sposarvi. Entrambi lavorate e siete pronti per fare il grande passo. Tuttavia, non avete ancora parlato degli aspetti economici del vostro rapporto, cioè quale regime patrimoniale scegliere: comunione o separazione dei beni? Vorresti saperne di più, ad esempio, sulla comunione dei beni: come funziona? Forse di questi tempi, la cosa migliore sarebbe scegliere il regime della separazione dei beni. In questo modo, ognuno resta proprietario esclusivo dei propri beni. Tu, però, vorresti optare per il diverso regime della comunione per condividere ogni acquisto con il tuo futuro marito. Hai deciso, quindi, di informarti meglio e chiedere un parere ad un avvocato esperto in diritto di famiglia. Nell’articolo che segue faremo il punto sulla comunione dei beni: come funziona?

Comunione dei beni: cos’è?

Prima di affrontare il tema centrale, cerchiamo di capire cos’è la comunione dei beni. Devi sapere che prima di sposarti hai la possibilità di scegliere il regime patrimoniale, vale a dire il regime che regolerà gli acquisti dei beni effettuati da te e il tuo coniuge nel corso del vostro matrimonio. Quindi,  in buona sostanza, il regime patrimoniale regola esclusivamente gli aspetti economici del matrimonio.

Se, al momento della celebrazione del matrimonio, la coppia non specifica nulla circa il regime patrimoniale, scatterà automaticamente la comunione dei beni. Con tale regime, ogni acquisto compiuto dai coniugi (anche separatamente), appartiene ad entrambi (fatte salve alcune eccezioni che vedremo tra poco). Facciamo un esempio pratico: supponiamo che tu sia sposata in regime di comunione dei beni e acquisti un televisore e un frigorifero. In tal caso, tuo marito sarà proprietario per metà (quindi al 50%) sia del televisore sia del frigorifero, nonostante detti beni siano stati acquistati da te soltanto. La stessa cosa vale, ovviamente, anche per gli immobili (ad esempio, la casa).

Comunione dei beni e separazione dei beni: qual è la differenza?

La comunione dei beni e la separazione dei beni sono entrambi due regimi patrimoniali che i coniugi possono scegliere di adottare per regolare i loro rapporti economici. Sussiste, però, una differenza sostanziale: mentre con la comunione dei beni, i coniugi scelgono che i beni acquistati in costanza di matrimonio appartengono ad entrambi per metà; con la separazione dei beni avviene l’esatto opposto, nel senso che ciascun coniuge è libero di acquistare un bene ed esserne il proprietario esclusivo. Quindi se, ad esempio, tuo marito compra una motocicletta, questo bene apparterrà soltanto a lui. 

Inoltre, il regime della comunione si instaura in automatico al momento della celebrazione del matrimonio in assenza di un diverso accordo dei coniugi. Per la separazione dei beni, invece, è necessaria una espressa dichiarazione nell’atto di matrimonio (oppure successivamente, tramite atto pubblico stipulato davanti al notaio).

Comunione dei beni: come funziona?

A questo punto, ti è chiaro che scegliendo il regime patrimoniale della comunione, ogni bene acquistato dopo le nozze sarà di proprietà di entrambi i coniugi. 

Ma praticamente, come si attua il regime della comunione dei beni? In automatico, se i coniugi non manifestano alcunché. In altre parole, se gli sposi – al momento della celebrazione del matrimonio – non dicono nulla in merito al regime patrimoniale, si applicherà la comunione dei beni; se, invece, dichiarano di voler optare per la separazione dei beni, in tal caso l’ufficiale di stato civile (o il sacerdote) annoterà tale decisione sull’atto di matrimonio.

Va detto che i beni oggetto della comunione si dividono in tre categorie:

  • beni che rientrano nella comunione al momento dell’acquisto (cosiddetta comunione immediata): si pensi, ad esempio, agli acquisti effettuati dai coniugi durante il matrimonio (ad esempio, la casa, un terreno, una macchina, una bicicletta, ecc.), alle aziende costituite dopo il matrimonio e gestite da entrambi i coniugi, agli utili e agli incrementi dell’azienda di cui è titolare un solo coniuge e costituita prima del matrimonio;
  • beni che rientrano nella comunione solo al momento dello scioglimento della stessa (cosiddetta comunione de residuo): ad esempio, supponiamo che un coniuge percepisca un canone di locazione. Al momento dello scioglimento della comunione, il coniuge dovrà dividere con l’altro la somma di denaro percepita a titolo di locazione e non ancora spesa;
  • beni personali che non rientrano nella comunione, in quanto rimangono nella titolarità esclusiva del coniuge. Si pensi, ad esempio, ai beni che appartengono al coniuge prima del matrimonio, ai beni acquistati per effetto di una donazione o di un testamento dopo il matrimonio, ai beni di uso strettamente personale (ad esempio, i capi di abbigliamento, i gioielli, ecc.), ai beni destinati all’esercizio della professione, ecc.

Per quanto riguarda la gestione della comunione, ciascun coniuge è libero di amministrare i beni comuni in maniera autonoma. Se però gli atti eccedono l’ordinaria amministrazione, occorre il consenso dell’altro (si pensi, ad esempio, a quando un coniuge intende vendere la casa). Se manca l’accordo, l’atto eventualmente compiuto può essere annullato. 

Come si scioglie la comunione dei beni?

Il regime della comunione dei beni può sciogliersi nei seguenti casi:

  • morte di uno dei due coniugi oppure dichiarazione di assenza o morte presunta del coniuge;
  • separazione personale, divorzio o annullamento del matrimonio;
  • separazione dei beni;
  • convenzione con cui i coniugi scelgono di abbandonare il regime della comunione dei beni;
  • fallimento del coniuge dichiarato con sentenza del giudice. lo scioglimento della comunione sarà automatico nel momento stesso del deposito della sentenza di fallimento.

La causa statisticamente più frequente di scioglimento del regime di comunione è sicuramente la separazione personale dei coniugi. Al riguardo, occorre chiarire che lo scioglimento della comunione dei beni si avrà solo nel momento in cui la sentenza di separazione passa in giudicato, cioè diviene definitiva.

Comunione dei beni e separazione dei beni: quale conviene?

La comunione dei beni conviene sceglierla quando uno dei due coniugi si trova in una posizione più debole rispetto all’altro. Si pensi, ad esempio, alla moglie che non lavora.

Conviene optare per il diverso regime della separazione dei beni, invece, quando uno dei coniuge è un libero professionista, un titolare di partita iva, un lavoratore autonomo, un lavoratore dipendente con incarichi dirigenziali. Ciò in quanto eventuali suoi creditori potrebbero aggredire i beni della comunione. Si pensi, ad esempio, ad un ingegnere che nella progettazione di un’opera commetta degli errori. In un’eventuale causa, l’altro coniuge potrebbe essere chiamato a risarcire il danno cagionato a terzi.

Si consiglia, comunque, di rivolgersi sempre ad un professionista esperto prima di compiere una scelta di questo tipo.


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